Ci sono stati giorni di blog (e un vecchio post)

Son tanti che questo blog vive. Dal 2003, mi pare. Poi è arrivato facebook, e da allora questo blog vive male.
Ho passato due sere a rivedere come funziona il sistema editoriale, a controllare link, concellare quelli che rimandavano a pagine diventate inesistenti.
Per alcuni anni anche il blog era la mia vita. Lo usavo per parlare di tutto. Facevo così: mi mettevo a scrivere la prima coa che mi veniva in mente.
A volte nemmeno, perché la mente era vuota come una campana arrugginita. Mettevo giù una frase, lasciavo che fossero le mani a scrivere (sembra una minchiata ma così non è). Uno dei miei post – migliori credo – nacque proprio così. Una frase, poi un’altra, poi arrivò Luciana alle mia mani che scrivevano.

Copioincollo la parte iniziale

Ho cambiato bar, ieri mattina. Desidera? Un caffè ristretto, grazie. Poso un euro, in attesa del caffè, e mi giro verso i clienti, ai tavolini; ci sono sei sette persone, ma conosco nessuno penso, del resto, penso ancora, questo è un bar nuovo. Mi ri-giro, e il caffè è servito. Appena porto la tazzina alle labbra mi sento sfiorare da qualcuno, sulla spalla. Qualcuno che, appena mi volto, sento che mi chiede, “E Luciana?”, dileguandosi. A questo punto il… sogno è finito.

Giuro: mentre scrivevo le prime frasi – Ho cambiato bar, ieri mattina. Desidera? Un caffè ristretto, grazie. Poso un euro – non sapevo cosa sarebbe arrivato. A volte arriva il buio, così uno cancella, e arrivederci e grazie. Oppure arriva, arrivò Luciana.

Il resto del post eccolo qua.

Era un sogno. Il bar esiste. Io pure, ho il sospetto di esistere. Chi abbia detto “E Luciana?” non lo so. Nei sogni a me capita spesso di vedere persone senza volto, oppure di ricordare un volto che sembra una foto terribilmente sfuocata. E Luciana? Esiste? Quante ne conosco? Nemmeno una, ho pensato ieri mentre andavo a lavorare. Devo dire la verità: durante il giorno non è che ci ho pensato molto. Prima di arrivare in redazione ho incontrato un avvocato (che non è il mio), poi, a parte due telefonate a due amiche, una che sta in Romagna e una che sta invece nella mia città, non ho fatto altro che lavorare, rispondere al telefono, rispondere alla posta elettronica, il mio solito giorno di lavoro, insomma, che inizia un po’ prima delle 11 di mattina e termina verso le 23 tra menabò, riunioni, titoli da passare. E Luciana?, mi sto domandando ora, da un po’, che è notte fonda e il cane e il gatto, stranamente, stanotte dormono e non fanno avanti indietro dal giardino scambiandomi per il loro portinaio. Forse so chi è Luciana. C’è una Luciana nella mia vita, e forse è anche la donna più importante della mia vita. C’è un ma: ma io, questa Luciana, non l’ho mai vista. Era duro il lavoro nei campi per i mezzadri. Una giovane copia, Franco e Nella, lavorano in podere con viti, ulivi, grano. Si sono appena sposati. E’ il 1955. Nella resta incinta. Ma lavora anche. Ha trent’anni, è da quando aveva sei anni che porta al pascolo maiali o pecore. Ed è una donna forte: sa sollevare da terra una balla di grano da un quintale e se la porta sulle spalle. Roba da uomini: forti. E’ incinta, certo, e un po’ si riguarda, ma deve comunque lavorare. Non mangi se non lavori, quando sei a mezzadria. Sotto il sole o la pioggia. C’è abituata, lei. Una sera, però, si sente male. Franco corre, chiama il dottore che arriva, visita Nella e le fa una visita ginecologica, perché vede che ha perso sangue. No, non ha perso sangue: ha perso la bambina. La chiamarono Luciana, nata morta (e prematura: doveva venire al mondo a gennaio, credo, del 1956). Era l’autunno del 1955 quando sotterrarono il corpicino di Luciana nel cimitero di Sant’Angelo vicino a Cortona. Un anno dopo, settembre 1956, sono nato io. Per caso. Certo tutti nasciamo per un caso. Un incontro tra due persone. L’incontro casuale delle due persone che mi hanno messo al mondo avvenne perché Luciana lo consentì, morendo prima del tempo. Nasciamo tutti per caso. Io per un caso, come tutti, e per Luciana.

Spero di riuscire ancora. Mettermi a scrivere per poi leggere cosa le mia mani hanno scritto.

 

 

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Proposte editoriali in miniatura, su Il Fatto

Prosegue la mia rubrica sul Fatto con proposte editoriali. Sono arrivato alla sesta di Quattro mezze cartelle.

Ecco qua
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/08/13/quattro-mezze-cartelle6-1968/3784940/

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La notte del santo, tre recensioni

Recensione su Notizia Oggi, settimanale di Vercelli e dintorni, il pdf qui a sinistra

 

 

Poi. Recensione su La Poesia e lo spirito de La notte del santo

https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2017/07/25/remo-bassini/


Recensione sul blog Sonnenbarke

https://sonnenbarke.wordpress.com/?s=Remo+Bassini


 

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Presentazione – intervista de La notte del santo

Prima presentazione a Vercelli, del mio giallo pubblicato da Fanucci (Time crime).
Presentazione con domande e risposte.

Ecco il link dell’articolo

http://www.infovercelli24.it/2017/07/13/leggi-notizia/argomenti/arte-e-cultura/articolo/intervista-a-remo-bassini-su-la-notte-del-santo.html

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Presentazione libro con intervista al sottoscritto

 

Prima presentazione del mio libro La notte del santo.
Con domande e risposte qui riportate

http://www.infovercelli24.it/2017/07/13/leggi-notizia/argomenti/arte-e-cultura/articolo/intervista-a-remo-bassini-su-la-notte-del-santo.html

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La notte del santo, un piccolo estratto

Piccolo brano tratto dal mio ultimo libro, La notte del santo. Time crime edizioni.

Giuliano Amadei vide il corpo senza vita di suo figlio pochi
minuti prima che arrivasse la polizia. Marco era seduto in auto, sul lato guidatore, bloccato dalla cintura di sicurezza. Con la testa penzoloni, quasi staccata dal corpo. La bocca incerottata. E sangue sul sedile, sui tappetini, sul vetro interno.
Non furono rilevate tracce di cocaina o di altre droghe, ma che il ragazzo fosse un assuntore e anche un piccolo spacciatore era noto, sebbene l’avesse sempre fatta franca (il padre era convinto che il figlio si fosse fermato alle canne).
E comunque, era rincasato da bravo figlio.
«È tornato perché mia moglie, proprio oggi, va sotto i ferri»
disse in lacrime il padre.
L’ispettore Tavoletti, entrando in casa Amadei, notò un grande poster appeso nell’ingresso: era una fotografia di una ventina d’anni addietro, di una manifestazione a Torino, con tante bandiere rosse e del sindacato. Giuliano Amadei, guardando l’obiettivo del fotografo, sorrideva orgoglioso di essere lì con un bel bimbo che stava portando sulle spalle.

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10 domande su “La notte del santo”

Ho risposto (di getto, come faccio sempre) a dieci domande su La notte del santo.
Ecco qua
https://www.facebook.com/notes/timecrime/10-domande-a-remo-bassini-autore-del-romanzo-la-notte-del-santo/1304544379643687/

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