LIBRI MIEI

11 – La notte del Santo, Timecrime Fanucci, 2017

cop def notte santo

L’uomo si alza a fatica dalla poltrona, le gambe malferme sembrano cedere, invece, trascinando i piedi, muove qualche passo verso la nestra, scosta la tendina, guarda le poche case ancora illuminate, controlla l’orologio. Ha ssato il niente per ore, senza accorgersi che era sopraggiunta la notte. Finalmente. Perché la notte porta il silenzio e il silenzio può portare le voci.

 

10 – Vegan. Le città di dio, Tlon, 2016

vegan coopertina definita

(estratto) Stanno per sorgere tante nuove e piccole città, fuori dal tempo, con alberi, ori e orti dovunque. Saranno senza plastica, senza veleni, senza fretta.
Le case saranno di legno, con i camini di pietra dove fa freddo. Verranno costruite dovunque, queste città: vicino ai monti, nelle piane, davanti al mare o ai laghi.
(…) Saranno città accerchiate dagli orti: si chiameranno Le città di dio, o degli orti, non importa. Saranno i semi le monete di queste città.

 

9 – Buio assoluto, Racconti, Historica 1915

buioassoluto

 

8 – Vicolo del precipizio, Perdisa Pop, 2011

 

Dedicato a Cortona. Lo spunto sono i quaderni, di storie contadine e mezzadri, che mi ha lasciato mia madre.

 

 

 

 

Torino, luglio. La tazza è quella della sua infanzia, era quella del latte, dei biscotti e di «sbrigati Tiziano, sei sempre l’ultimo, guarda che chiudon la scuola». Sta sorseggiando il suo caffè forte e amaro, è in piedi, quando avrà finito di bere porterà la tazza in cucina, la laverà e la asciugherà con cura, quindi si metterà a rincorrere i ricordi, scrivendo fino all’alba. Anche se non è mancino, la tazza è sorretta con la sinistra; la destra, però, è sotto, per precauzione, metti che caschi. Non è un gesto di sempre: è di stasera. Stasera, per la prima volta ha pensato che quella tazza lo ha seguito, sempre. Fa caldo stanotte, a Torino.

 

7 – Bastardo posto, Perdisa Pop, 2010

Sotto i portici, di notte passate le tre, il manichino nudo e senza sesso del negozio d’abbigliamento non si vergogna, come succede di giorno, se qualcuno, per caso, si ferma e lo osserva.
E’ una notte di marzo. Sta diluviando.
In questo momento Paolo Limara, fissando la vetrina col manichino nudo, ha appena incrociato i suoi occhi. Non l’ha fatto apposta, non avrebbe voluto, eppure è successo. Fissando le palpebre di plastica, socchiuse e spente del manichino, è successo che Limara ha visto i suoi, di occhi,  persi come due monete nel tombino, bersagliato dalla pioggia e che, proprio adesso, è stato scosso violentemente da un’auto in corsa.

 

6 – Il Monastero della risaia, SenzaPatria, 2010

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5 – Tamarri (racconti), Historica 2008

Tamarri

 

4 – La donna che parlava con i morti, Newton Compton, 2007

Si parlava poco di lei. Quando se ne parlava i vecchi dicevano, ma solo in certe occasioni, banchetti funebri, domeniche nebbiose trascorse tra amici e parenti a mangiar castagne, dicevano, questi vecchi, che era «come una santa». Santa Nunzia del bosco. O dei castagni. Aveva poco più di vent’anni quando lasciò il Palazzone per andare a vivere come in clausura nel cascinale in fondo alla valle, costruito in una sola estate dai muratori venuti da lontano con muli e cavalli da tiro, in fretta, e un capomastro che urlava, e gente armata su cavalli e mule, a controllare. E di lei per anni e anni si disse, ma si seppe poco. Si seppe, ma si disse poco del suo peccato.

 

3 – Lo scommettitore, Fernandel, 2006

Libro del mese di Fahrenheit, nell’agosto 2006. Poi anche finalista tra i libri dell’anno, sempre di Fahrenheit.

L’origine di tutto si perdeva lontano. Scommetto che da qui alla scuola riesco a correre senza respirare. Scommetto che se la mamma me le dà col battipanni io non piango. Scommetto che se il maestro mi guarda cattivo io non abbasso gli occhi. Scommetto che se me lo tocco, poi, quando mi piace tanto tanto, riesco a fermarmi. Scommetto che nessuno ci riesce a fare questo. Scommetto che se ho sete resisto senza bere. Scommetto che se ho mal di pancia non lo dico a nessuno. Scommetto che gli altri non sono così bravi.

 

2 – Dicono di Clelia, Mursia 2006

 

1 – Il quaderno delle voci rubate, La Sesia, 2002




Lo pubblicò il giornale La Sesia 2002, regalandolo agli abbonati. Non tutti, però: alcuni preferirono un’agenda (bella) con euroconvertitore. L’ho rivisto, e adesso ho un’altra versione dal titolo Il bar delle voci rubate. E’ una sorta di libo fantasma che periodicamente io e la mia agente (Juliane Roderer) proponiamo a quelche editore. 

Sa di antico il mio piccolo bar: è sotto i vecchi portici, nel cuore di questo paese, proprio vicino alla grande piazza dove si svolgono i comizi, si va al mercato oppure in Municipio, dove gli operai salgono sull’autobus che li porta nella zona industriale e dove la domenica la gente prima va a sentir messa nella maestosa chiesa di Santa Flavia e poi va a comperare i dolci della pasticceria Delrosso. Qui agli inizi del 900 c’era la bottega di un falegname.


 

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Responses

  1. Ciao Remo, sono una anoobiana milanese. Grazie ad anoobi appunto, ho letto recensioni dei tuoi libri e grazie anche ad Enrico Gregori, mi è venuta voglia di leggerli…ma non è così semplice acqistarli, su ibs ad esempio, non si trova tutto.
    Mi sai dire se per esempio da feltrinelli, o che so rizzoli, mondadori etc… posso trovare tutti e quattro i libri?
    Ti ringrazio, sin d’ora per le informazioni.
    PaolaGa

  2. cara paola, l’ultimo, La donna che parlava con i morti, si trova con facilità (anche nei supermercati, scontato).
    Nelle Feltrinelli dovrebbero averlo.

    Il terz’ultimo, Lo scommettitore, non ti so dire; ma c’è la possibilità di farselo spedire a casa da Fernandel, senza costi di spedizione.

    Il secondo, Dicono di Clelia, Mursia, non so se si trova ancora in libreria. Di sicuro ce l’ha Mursia, nella sua libreria a Milano.

    Per il primo ti dirò per posta elettronica

  3. Che onore ricevere un tuo commento. Sei uno scrittore! Mo vado a cercare un tuo libro da comprare. ciao

  4. salve… ho letto “la donna che parla con i morti”… mi è piaciuto tantissimo…ero in biblioteca e per caso mi è capitato sotto il naso e l’ho letto in poche ore… spero di riuscire a leggere anche gli altri suoi libri.. complimenti… voglio sperare che ne pubblichi degli altri… a risentirci :)

  5. grazie a te Perflinka
    grazie michela

  6. Davvero interessante l’ultimo libro, ti andrebbe di dedicarci un pò del tuo tempo per un’intervista nel mio sito!! spero di si.

    Una curiosità? come ti sei trovato con la case editrice Fernandel?

  7. grazie,
    puoi contattarmi
    bassini.remo(et)gmail.com
    discorso Fernandel.
    mi sono trovato bene perché Giorgio Pozzi è un bravo, attento, editor, perché l’ufficio stampa ti segue. Con Fernandel – ma la colpa non è di Fernandel – può venire un po’ di mal di pancia perché magari la gente va in libreria, chiede il tuo libro, e si sente rispondere, Fernandel? I libri si trovano alle Feltrinelli oppure si possono ordinare alla casa editrice, che te li manda senza spese di spedizione. E comunque: io con editori piccoli come Fernandel, Sironi, Effigie pubblicherei.

  8. Lo sai che volevo andare da Natuzza?
    Poi rimango sospesa tra l’incredulo e l’incazzato mentre mi guardo sedere a guardarmi la punta delle scarpe.
    Leggerò la Donna che parlava con i morti, che forse mi passa.

    p.s. hai ragione la copertina di “Dicono di Clelia” non c’entra un fico secco col titolo. Forse nemmeno col contenuto.

  9. Una della mie più care amiche è bibliotecaria… mi recupererà tutte le tue opere (esclusa “la donna che parlava con i morti” che è fuori in prestito= comprerò il libro).
    molto curiosa di leggerti…
    ciao

  10. Che strano..il mio nome è Clelia e la storia della donna fragile ed un po fatale..che si fida troppo degli altri mi raffigura molto..dovrò leggere assolutamente quel libro…

  11. Grazie Clelia.
    Mi piace dire, pensare, scrivere Clelia.

  12. Che cosa chiediamo a un libro, alla fine?
    Piacere e dispiacere.
    Che entri – fisicamente – in contatto con noi, per qualche sera, notte, tragitto o viaggio.
    Non sempre accade: equilibri delicati, alchimie evanescenti.
    Che la storia prenda il sopravvento al punto da non farci scorgere l’abilità dello scrittore, che ci tiri in mezzo con naturalezza e senza la nostra collaborazione.
    E che, impensieriti, notiamo di aver superato la metà da un pezzo. Che peccato. Le ultime pagine le centelliniamo, rassegnati al commiato. Inevitabile. Ci consola il non doverlo restituire, se lo possediamo.
    “Lo scommettitore” è perfettamente riuscito a farmi provare tutto questo.

  13. cavolo, mi sei sfuggito a fahrenheit!
    ma ti recupero, non credere
    marina

  14. Una gran bella carrellata..:-)

  15. Buonasera Remo,

    ho appena finito di leggere il romanzo “La donna che parlava con i morti”, volevo dirle che mi è piaciuto moltissimo. L’ho trovato in una libreria di Roma, al Rione Monti, dove alcuni miei amici facevano un reading. Al momento di andare via ci siamo resi conto che la porta era bloccata, così, in attesa del fabbro, ho curiosato tra i libri e mi sono imbattuta nel suo.
    Mi è piaciuta tanto Anna, ho adorato il suo amore così grande e impossibile per Fabrizio.
    Le cose che non abbiamo avuto sono sempre le più perfette.
    Grazie e buona scrittura.
    Ilaria

  16. “….sono tristi le risaie d’inverno….”

    Mai affermazione fu più reale…soprattutto per una “collinare” trapiantata tra le risaie….

    Dovrò leggere il tuo libro. Sicuramente…

    Ciao :-)
    Paola

  17. Grazie Remo ,Clelia mi è piaciuto mi hai fatto un regalo davvero speciale Ciao

  18. Che cosa chiediamo a un libro, alla fine?Piacere e dispiacere.Che entri – fisicamente – in contatto con noi, per qualche sera, notte, tragitto o viaggio.Non sempre accade: equilibri delicati, alchimie evanescenti.Che la storia prenda il sopravvento al punto da non farci scorgere l’abilità dello scrittore, che ci tiri in mezzo con naturalezza e senza la nostra collaborazione.E che, impensieriti, notiamo di aver superato la metà da un pezzo. Che peccato. Le ultime pagine le centelliniamo, rassegnati al commiato. Inevitabile. Ci consola il non doverlo restituire, se lo possediamo.“Lo scommettitore” è perfettamente riuscito a farmi provare tutto questo.
    +1

  19. Che cosa chiediamo a un libro, alla fine?Piacere e dispiacere.Che entri – fisicamente – in contatto con noi, per qualche sera, notte, tragitto o viaggio.Non sempre accade: equilibri delicati, alchimie evanescenti.Che la storia prenda il sopravvento al punto da non farci scorgere l’abilità dello scrittore, che ci tiri in mezzo con naturalezza e senza la nostra collaborazione.E che, impensieriti, notiamo di aver superato la metà da un pezzo. Che peccato. Le ultime pagine le centelliniamo, rassegnati al commiato. Inevitabile. Ci consola il non doverlo restituire, se lo possediamo.“Lo scommettitore” è perfettamente riuscito a farmi provare tutto questo.+1
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  20. Ho letto il tuo blog e deciso che Bastardo posto doveva essere a tutti i costi mio.

    Però qui a Napoli, Feltrinelli, mi han detto di aspettare l’edizione Newton Compton che però pare non arrivare mai.

    Mi sai dire perché?

  21. C’è un equivoco, caro Sandro. Il libro doveva uscire per Newton Compton ma poi le cose sono andate diversamente. L’editore, in ogni caso, è Perdisa; ed è distribuito nelle Feltrinelli.
    Ciao e buone cose

  22. ;) ora è tutto chiaro, grazie per la pronta risposta.

  23. LO SCRITTORE
    Uno scrittore di thriller di Lortallo
    voleva scrivere un cruento giallo:
    per trovar la storia buona
    frequentò una battona…
    ma si prese le ‘creste di gallo‘!

    Pier Luigi

  24. caro Remo, bravo scrittore, vorrei sapere se saresti interessato a recensire il mio nuovo romanzo dal titolo: “eppure da piccoli eravamo tutti juventini (ovvero tetralogia H)” edito da ACAR. E’ un romazo con quattro storie legate fra loro che parlano di piccoli eroi disabili del nostro tempo! la mia e mail è la seguente: m.signo1@alice.it. cordiali saluti prof. signò marco

  25. Mi spiace Marco, avessi tempo scriverei recensioni e farei degli editing (alla buona) come ero solito fare in passato. Adesso, oltre al lavoro (e quando sono ispirato, cosa che capita sempre più raramente) ho un bimbo di tre anni e mezzo che mi chiede di giocare ai super eroi o di raccontargli storie. Faccio fatica a leggere un libro ogni quindici venti giorni, anche ad aggiornare questo blog. Buone cose


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