Raccontami una storia

L’ho raccontato e lo racconto ancora. Avevo 39 anni e mi ero rassegnato: tutto quello che scrivevo non mi piaceva. Rileggevo e distruggevo. Una sera presi un bloc notes e pensai: Inutile che scrivi, poi, tanto, non ti piacerà. Arrivò un secondo pensiero, diverso dal solito. Era una richiesta che facevo a me stesso: Raccontami una storia. Mesi dopo, quando rilessi queste righe volli continuare. Quella domanda – raccontami una storia – c’è sempre, solo che spesso la storia non viene.
 
Sa di antico il mio piccolo bar, è sotto i portici, nel cuore di questo paese, proprio vicino alla grande piazza dove si svolgono i comizi, si va al mercato oppure in Municipio, dove gli operai salgono sull’autobus che li porta nella zona industriale e dove la domenica la gente prima va a sentir messa nella maestosa chiesa di Santa Flavia e poi va a comprare i dolci della pasticceria Delrosso.
 
È un bar d’altri tempi, questo, con qualche trasgressione: un televisore, un telefono a gettoni, un biliardo eu n vecchio flipper. Ma il banco è più vecchio di me, i tavoli e le seggiole son tutti di noce. (Il bar delle voci rubate)
Il bar delle voci rubate uscì nel 2002 con il titolo Il quaderno delle voci rubate. La nuova edizione è stata pubblicata da I Buoni cugini editori
Gli occhi della copertina sono tratti da un’opera di Lorena Fosanto

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