Pubblicato da: remo | 15 dicembre 2017

Il capodanno che non si dimentica

Il capodanno che non dimentichi. E’ il 2002, io e Francesca siamo a Cortona per qualche giorno ma, a Capodanno, andiamo in giro senza meta, in Umbria. Finiamo a Gubbio, dove ammiriamo i presepi per strada, riusciamo anche a trovare un locale dove non fanno il cenone. Mangiamo un boccone e verso le 23 e qualcosa si riparte. Non c’è anima viva in strada.
Quando mancano una decina a mezzanotte siamo in località Santangelo, dove ho vissuto i miei primi due anni di vita col babbo e la mamma (e poi sarà Vercelli).
Vediamo un bar, decidiamo di entrare per un brindisi all’anno nuovo che sta per arrivare. guardando la televisione con degli sconosciuti. Solo qualche minuto.
Entriamo.

Dentro c’è gente che gioca a carte. In quattro tavoli. Scopone all’asse, e bicchieri di vino. La televisione è spenta, e i due titolari, marito e moglie, non hanno la minima intenzione di accenderla o festeggiare, si capisce benissimo. Hanno risposto al nostro saluto, sì, ma senza entusiasmo.

Ordiniamo un caffè, aspettiamo mezzanotte, ma nessuno ci fa caso, nessuno brinda. Si gioca a carte lì, bevendo vino. Ci guardano, anche un po’ di traverso. Passatata la mezzanotte usciamo. Ci son fuochi d’artificio, in lontananza, il capodanno impazza, insomma. Già.

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Responses

  1. È un peccato che il tuo raccontare si fermi… È una “scena da romanzo”


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