Pubblicato da: remo | 9 novembre 2013

Ciro Paglia ricordato da Paride Leporace

di Paride Leporace

 

Con Ciro, per Ciro,su Ciro. Ciro Paglia non e’ più’ tra i vivi ma la sua firma resta nei giornalisti giornalisti.
In un mio pensato ma mai realizzato libro sui grandi giornalisti non celebrati dal sistema dei media il nome di Ciro Paglia era impresso a chiare lettere.
Il mio primo incrocio con la sua firma fu da imberbe cronista degli anni Novanta quando lessi un suo strabiliante reportage per il Mattino nella mia Cosenza, articolo custodito nel mio lontano archivio bruzio e che mi brucia domani non possa essere pubblicato in qualche giornale calabrese. Aveva portato al suo seguito uno di quei brillanti giovanotti che hanno sempre fatto parte del suo seguito e con cui va ancora avanti un’amicizia professionale e umana.S’illudeva di poter far aprire una redazione calabrese del Mattino per aggredire il monopolio della Gazzetta del Sud, ma le buone idee nei giornali non sempre sono ascoltate da chi ha i cordoni della borsa. Nel mio archivio c’è anche una straordinaria intervista a Franco Piperno sui primi anni di Ciroma. Paginate dell’Europeo di vibrante giornalismo colto e tosto in grado di capire mutamenti e saper raccontare. Chi s’immaginava che Ciro Paglia era andato a Parigi nel Sessantotto per vederle da vicino le barricate della più’ rutilante rivoluzione giovanile del secolo breve. Il destino riserve sorprese incredibili. E unendomi in sodalizio con mia moglie Lucia scopri’ che era stato il suo maestro, uno dei più’ decisivi.
Ciro Paglia era stato cronista da giovane. Conosceva e amava Napoli come l’Evaristo Carriego di Borges conosce i quartieri di Buenos Aires. La cronaca precisa e data. I fatti. La cultura e la mediazione con il pubblico. Una carriera in salita in un giornale complesso. Era il caporedattore del Mattino la sera del 23 novembre 1980 quando il terremoto feri’ l’Osso del Mezzogiorno e tutta la Campania. Di turno al giornale è lui che si rende conto che sono saltate le comunicazioni ufficiali di mezzo Meridione e che deve raccontare un racconto epocale. Tra le sue decisioni l’ordine in tipografia e in distribuzione di portare gratuitamente il giornale a chi bivacca terrorizzato nelle piazze di Napoli. Contribuirà a scrivere il celebre titolo “Fate presto” che sarà fonte di ispirazione per artisti di fama internazionale. Per settimane dormirà in una stanza di un grande albergo adiacente alla redazione di via Chiatamone per non perdere tempo negli spostamenti con la sua casa napoletana e seguire il giornale con determinazione. Nel fascicolo del trentennale del terremoto ho avuto l’onore di ospitare il suo contributo testimonianza in un fascicolo rievocativo del Quotidiano della Basilicata.
La sua vita fu un romanzo. Attraverso’ con dignità e fermezza vicende noir personali che scossero Napoli e il Mattino. Nell’avvicendarsi dei ruoli fu sempre grande giornalista. A Campobasso, a Salerno, a Roma. Un combattente mai domo amante della vita, meridionalista vero, libertario a modo suo, divoratore di libri, analista secco e preciso, mai prono al pensiero unico. Durante Tangentopoli scelse la strada del torto. L’unico che non abbandono’ mai al suo destino De Lorenzo caduto nel fango adoperandosi a tentare di smontare la canea giudiziaria ordita tra procure e redazioni. Rispose all’Inferno di Giorgio Bocca con un libro bellissimo sul Nord altrettanto infernale. Un lupo di redazione. Uno di quelli che da tre righe di comunicato comprende che dietro c’è una notizia che dura sei giorni. Comandante dalle parole giuste. L’analisi sempre utile ma con il sorriso presente e la battuta partenopea ferma nel segnartela.
Decise con l’amata Stefania di ritirarsi nella verde campagna umbra di Bettona in un buon retiro che in questi anni è stata una comunità separata di spiriti liberi di ogni sorte e contrada. Con Lucia quando siamo andati nel loro splendido casale si è sospeso il tempo come quel sonetto di Dante che inneggia alla buona vita. A Bettona ha preso forma “Toghe rosso sangue” grazie all’incontro con Remo Bassini, grande scrittore e giornalista, seguace di Ciro. Fuochi d’artificio napoletani a Capodanno nella quiete umbra. Ore a discutere nella sua biblioteca. Ho visto crescere il figlio oggi giornalista che tiene alta tanta schiatta. Non rimase un Cincinnato. Pronto ad essere marsigliese, corso, napoletano. Come un lupo raccolse il richiamo della foresta e ando’ a dare una mano al Corriere dell’Umbria a modo suo facendo il giornale all’antica come non si vedeva da più’ da tempo. Chiamo’ tutta la sua compagnia di giro a descrivere le città d’Italia e per lui ho potuto raccontare Cosenza come quel progetto meritava.Fu decisivo anche nello scegliere il mio nuovo destino professionale. Notando il mio esitare esistenziale mi disse: “Farai bene. Una cosa e’ certa. Non sprecherai soldi pubblici inutilmente”. Mi mancheranno le ore trascorse a tavola a discutere, la sua simpatia, la sua cultura libera e garantista, l’aneddotica da teatro napoletano.
Un maestro generoso, un comandante nato, un amico vero. Ti sia lieve la terra Ciro. Da domani nell’altro mondo leggeranno ottimi giornali.


Responses

  1. sulla mia bacheca di facebook, il 7 nevembre, mattino

    è morto Ciro Paglia, un grande amico, un grande giornalista, un grande cuore. ci eravamo detti nell’ultima mail: il capodanno, quest’anno, lo festeggiamo di nuovo insieme, a bettona, come qualche anno fa. sono onorato di averlo conosciuto. per diverso tempo ha scritto su La Sesia. addio Ciro.

  2. Mi dispiace. L’ho conosciuto meglio grazie a te, Remo. Ricordo interventi sul tuo blog. Ricordo che – senza alcun problema – concordava con me (con me!) su tanti argomenti. Uno su tutti ricordo una sintesi sui ragazzi di oggi. Ricordo chiaramente Ciro Paglia difendere i ragazzi e sottolineare come le responsabilità fossero nostre. La frase era […] noi li abbiamo educati […] (o diseducati?) e comunque ricordo la sua umanità, la sua conoscenza e la sua umiltà. Tipica dei ‘grandi’ autentici.
    Inutile aggiungere qualsiasi cosa. Forse, pur restando in moltissimi di noi, ritroverà la sua amata che – il male e la cattiveria degli uomini – gli portarono via… chissà?

  3. […] Ciro Paglia ricordato da Paride Leporace. […]

  4. Grazie, Ciro, x me, trapiantata italiana in Francia,, sei una meteora in questo mondo, Italia in primis, di faccendieri e potenti che coltivano solo i propi interessi. Piera Emilia Gorini . Arles,FR.


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