Pubblicato da: remo | 8 agosto 2013

La Mimma (da Vicolo del precipizio)

Sono a Cortona, ora, il paese dove sono nato, il paese a cui ho dedicato Vicolo del precipizio (Perdisa Pop, 2011).
Il più bel personaggio del libro sicuramente è la Mimma.

Un estratto di Vicolo del precipizio.

Non ricordo – è una zona d’ombra della mia testa – quan-
do fu che la Mimma mi fece questi racconti. Ho come la
sensazione di averli sempre conosciuti, perché la voce della
Mimma è come un flusso che sento scorrere dentro me.
Era una donna meticolosa: le storie che da ragazza ave-
va imparato leggendo i libretti andati persi dei cantastorie,
dopo averle imparate a memoria, le aveva trascritte in un
quaderno.
Mi sembra di risentirla che me le canta al telefono. «Ma
guarda che io c’ho poche scuole», mi aveva detto quando le
avevo spiegato che i suoi ricordi erano il punto di partenza
per la mia tesi di laurea.
Povera Mimma. I suoi genitori, mezzadri e analfabeti, la
sgridavano quando vedevano i suoi quaderni. Quello con i
dettati poteva andare, ma quello di matematica no: c’era-
no troppi spazi bianchi tra un’operazione e l’altra, la Mim-
ma sciupava la carta («E qui, qui perché ’un ci scrivi?» «Oh
mamma, queste son divisioni, ’un posso scrive dappertutto,
la maestra s’arrabbia») e i quaderni costavano.
Comunque: il canto che più amava e più mi cantava vo-
lentieri, senz’altro, era Pia de’ Tolomei. «’Un ti ricordi più
che ti piaceva tanto quand’eri piccino, e mi dicevi “Mimma,
ricantamela”».
No, non mi ricordavo.

Negli anni che de’ Guelfi e Ghibellini
repubbliche a quei tempi costumava,
batteano i Cortonesi e gli Aretini,
specie d’ogni partito guerreggiava:
i Pisani battean co’ Fiorentini,
Siena con le Maremme contrastava;
e Chiusi combattea contro Volterra
non v’era posto che non facesse guerra.

Io però insistevo per un altro canto, legato a un fatto di
cronaca nera: un sacerdote accusato di aver ucciso l’amante,
dopo averla saputa incinta.

Chi la gettò la donna sul rio
fu don Amilcare figlio di Dio…

E tante, tante altre. Ho ancora il quaderno con tutte le
trascrizioni che la Mimma mi regalò. Me le portò a Torino
quando venne a trovarmi, mi ero trasferito da poco, era un
giorno di dicembre, poco prima di Natale.
«Io di Cortona c’ho solo ricordi brutti, ma un capirò mai
perché tu te ne sia andato… la Stefania ha pianto tanto!» mi
diceva, ma senza insistere.
Quando diceva Cortona, intendeva la sua vita da mezzadra.
Non mi confidò mai, per pudore, il vero motivo della sua
fuga dal paese. Sapeva però che ne ero al corrente. Credo,
anzi sono sicuro, che fu proprio lei a dire a mia madre di
raccontarmi tutto. Così da potermi dire la famosa frase: «Vo’
a stare in un bel posticino».
Era stata per anni e anni l’amante di un ricco uomo spo-
sato, proprietario di case e di vigneti, un nobile. Quando lui
crepò – all’improvviso, senza segni di malattia – scoppiò il
putiferio: la Mimma, al funerale, si accodò, ma in fondo al
corteo funebre. Fu però raggiunta dal figlio del suo amante,
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che la svergognò, bastarono poche parole: «Mia madre e io
non gradiamo la sua presenza, signora, ci ha già fatto abba-
stanza male». Le pronunciò a bassa voce, ma vedendo che
la Mimma se ne andava via, correndo e barcollando per la
vergogna, tutti capirono.
Però l’uomo di cui era stata amante aveva fatto in tempo a
lasciarle un bel po’ di soldi, mi aveva raccontato mia madre.
Adesso dorme all’ombra di un cipresso, al camposanto del
paese, la Mimma. La tomba è proprio davanti alla tomba di
famiglia dell’uomo che ha amato per tutta la vita. La sua foto
guarda lui e lui guarda lei.
«Brava Mimma, scacco matto».


Responses

  1. Io questo libro l’ho letto. E mi è piaciuto tanto. Spero che l’autore non me ne vogla se segnalo qui una pagina del mio blog in cui ne ho parlato:
    http://rosaliamessinaioscrivo.blogspot.it/2013/09/consigli-di-lettura-vicolo-del.html


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