Pubblicato da: remo | 29 aprile 2013

epilessia (e una data da ricordare)

Ho sofferto di epilessia. Una tara ereditaria, pare.
Lo fu un fratello del babbo, han sofferto di epilessia due miei cugini. Anche mio fratello Moreno.
La prima crisi, il 23 settembre 1975, giorno del mio diciannovesimo compleanno.
Ultima crisi: agosto del 1991.
Ma c’è un’altra data da ricordare.
Allora, prima crisi, ho 19 anni. Ne arriva un’altra l’anno successivo, settembre 1976. Lavoravo in fabbrica.
Da allora, una crisi ogni due mesi, a volte anche una al mese.
Va a sapere tu: tutte al mattino, soprattutto di sabato o domenica. Ma qualche volta succedeva anche in fabbrica.
1980, primo maggio: nasce mia figlia Sonia.
15 di maggio, ho una crisi.
Ed è questa la data da ricordare
Ho una crisi e dico: non ne voglio più avere, non voglio avere PAURA di tenere questa bimba in braccio.
va a sapere, ma da allora niente più crisi fino al 1991.

I medici, prima di quel 15 maggio 1980, mi dicevano: cerca di fare una vita tranquilla.
Di dormire. di nutrirti senza eccessi.
Dal 1982  ula mia vita cambia: e non è per niente tranquilla.
Fabbrica, palazzo nuovo ogni giorno (quindi Vercelli- Torino andata e ritorno).
4 ore di sonno, a volte anche meno.insomma, da quel 15 maggio 1980 in poi sono stato operaio-studente, ho recitato a teatro, lavorato di notte in un albergo, giocato a bowling a livello agonistico, scritto libri, letto libri: quasi sempre di notte.
Bevendo caffè e fumando o il toscano o la pipa.
Io credo sia stato importante, per me, aver messo da parte la paura.

Nel 1983 mi iscrivo a Lettere e leggo I demoni di Dostoevskij.
Nei demoni, si dice che Maometto era epilettico perché dormiva poco.
All’epilessia di Dostoevskij, alla mia epilessia e all’epilessia di tutti gli epilettici, ancora oggi guardati di traverso e spesso con disprezzo, dedicai una poesia.
Non so scrivere poesie, io.
Ma questa mi piace:

A Dostoevskij

Epilessia,
malefica dea che insegni
ai tuoi figli bastardi
a sottrarre
secondi alla notte:
la pena di morte
è
a ogni passo.
Ad ogni passo
il viso può schiantare
nel selciato
dove
calpestati e rinnegati
crescon fiori il cui nome
nessuno conosce.

Domenica è la giornata nazionale per la lotta contro l’epilessia.
Andrò a Torino, io.
http://www.apice.torino.it/appuntamenti.htm


Responses

  1. Caro Remo, che dire? Che ancora una volta mi confermi come tu sia una coraggiosa e bella persona. Non è da tutti mettersi così pubblicamente a nudo, condividere in rete un’esperienza così intima, dolorosa e che la maggior parte delle persone che la vivono cerca, erroneamente, di nascondere. E un grande coraggio lo hai dimostrato combattendo la paura, stimolato dalla responsabilità verso tua figlia. Hai disatteso le indicazioni dei medici, ma ne sei uscito vincitore. Credo che la tua testimonianza possa essere positiva per tante altre persone affette da epilessia. Che, hai ragione, per l’ignoranza che ancora alberga in molti, vengono guardate come esseri alieni. Senza capire che sono loro ad essere malati, malati di ignoranza.
    La poesia piace anche a me. È durissima e bella.
    Ti abbraccio, Remo. A presto. E grazie per questo post.

  2. Fiera di essere uscita dalla clandestinità e di aver conquistato un pensiero libero, amici come te e una consapevolezza notevole.
    La paura – io – la rinnego.
    Megliomentelettrica che mentecatta.

  3. Il condividere e parlare pubblicamente delle nostre storie ci ha fatti incontrare, e questa è già una bellissima cosa
    Ciao
    Elisa

  4. Morbo divino? Non so… ma i tuoi versi sono bellissimi. E la tua confessione ancora di più: mai avere paura di ciò che si è, specie di ciò che ci rende diversi. Perché può essere la nostra forza.


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