ricordi di don Luisito

La prima volta che andai a Viboldone era una domenica pomeriggio. Avevo appena letto La messa dell’uomo disarmato, di don Luisito Bianchi. Mi incuriosivano lui, il prete scrittore, e Viboldone. Mi piacciono le abbazie, come quella di Sant’Antimo che è dalle mie parti, in Toscana, che sembrano isole di silenzio e di pace.
Piacciono anche a me, agnostico e a volte mangia-preti.
Immaginavo, quel giorno quasi estivo (era dopo il salone del libro di Torino) ma uggioso che don Luisito fosse un omone grande e grosso, sempre sorridente.
Invece Luisito l’ho conosciuto a Vercelli, nelle redazione del giornale che dirigo.
Piccolo ed esile, sorridente sì, ma non sempre, dolce sì, ma non sempre dolce.
Rammento come mi squadrò, la prima volta che mi vide: con diffidenza.
Pensai tra me e me: poi vedrai che ti tirerò un bello scherzetto.
Il “poi” era la presentazione di due suoi libri: La messa dell’uomo disarmato e Come un atomo nella bilancia, entrambi pubblicati da Sironi grazie alla coppia Paola Borgonovo e Giulio Mozzi.
L’incontro si doveva fare in seminario, e seminario fu: ci saranno state una settantina di persone.
Nessun prete, eppure qualche prete vercellese aveva assicurato che sarebbe venuto.
Eppure – dissi a Luisito – qualche prete vercellese doveva venire.
Mi guardò sorridendomi: lui sapeva già che sarebbe stato boicottato.
Prima della presentazione gli rifilo lo scherzetto.
Luisito, gli dico, anche io come te ho lavorato in fabbrica: sette anni. Anche io come te l’ho fatto per scelta: tu volevi conoscere il mondo del lavoro io volevo sapere chi era, ma per davvero, il proletariato.
Ricorda ancora adesso e ancora adesso mi commuovo nel ricordare cosa successe: Luisito che mi guarda, è serio serio, e che poi mi accarezza il braccio, in prossimità del gomito, e che poi mi dice: Abbiamo avuto dei veri amici noi…
Non ricordo, poi, le domande che gli feci.
Ricordo che quando rispondeva chiudeva gli occhi, così da essere più concentrato.
Ricordo però che parlammo, quasi subito, di gratuità.
Ricordo il silenzio, e la voce di Lusito, sottile ma potente.
Cosa credete che un giovane prete non sia sensibile al fascino di una donna? Io lo ero. Ma come primo gesto di gratuità verso Gesù Cristo decisi di rinunciare da subito alla bellezza femminile…
Lo riportammo a Viboldone che era notte fonda. Saremo arrivati alle tre.
Tornerò a trovarti, posso?, gli dissi scendendo.
E lui serio: Ora ti preparo il lasciapassare.

Sul sito degli amici dell’abbazia di Viboldone raccolgono testimonianze.
Il sito è questo
http://www.viboldone.it/

Poi.
Su Orasesta
e su La poesia e lo spirito
c’è quelche scrissi in occasione del compleanno di Luisito a Viboldone.
Vado mai ai compleanni, io. E Luisito c’era perché organizzarono tutto di nascosto.
Caro Luisito abbiamo fatto bene a esserci, no?
Ci siamo commossi e divertiti tutti quando abbiamo visto le suore di Viboldone ascoltare con attenzione quel tuo compagno di fabbrica che, chitarra alla mano, cantava Addio Lugano bella.

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2 pensieri su “ricordi di don Luisito

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