Pubblicato da: remo | 6 febbraio 2012

la scena in chiesa e il libro nero

Sono a spasso col cane, tra la neve, mentre mia moglie e il piccolo sono in chiesa. Li raggiungerò. Il cane pare non sentire il freddo, io ho una sola parte del corpo calda: la mano sinistra (con cui fumo la pipa).
No, il freddo acuto come un coltello l’ho provato anni fa: alzandomi alle cinque per andare a lavorare in fabbrica. Alle sei eravamo dentro, a scaldarci alle macchinette di un caffè che faceva schifo, ma che almeno era caldo. E ci scaldavamo, anche, le mani coi fiammiferi, che usavamo per accendere le sigarette.
Finito il giro, porto a casa il cane, vado in un bar a prendere un caffè, raggiungo Francesca e il piccolo Federico Libero. La messa, ormai, è agli sgoccioli.
Allora, la chiesa è piccina. Ci sono due file di banchi, quattro persone a banco. Ai lati, ci sono sedie, quasi sempre occupate. Quelli che sono seduti per guardare l’altare devono girarsi a sinistra, se hanno le sedie lungo il perimetro di sinistra, devono girarsi a destra se invece stanno dalla parte opposta.
(Chiaro: se invece di guardare il prete guardano dritti davanti a loro, questi delle sedie laterali vedono i profili di chi sui banchi).
Allora, vedo questo io (poco interessato alla cose di chiesa, ho Federico Libero in braccio, che è tutto intento a osservare una giovane flautista che accompagna l’organista, vicino all’altare): vedo che una ragazza che conosco, giovane, carina, acqua e sapone, bei modi di fare, a un certo punto – ormai siamo agli sgoccioli della messa, del resto – resta sola, perché i suoi genitori se ne vanno. Un ragazzo giovane e carino, che non conosco e che stava dietro il suo banco, appena vede che è sola la raggiunge e le sorride; e vedo che il sorriso è ricambiato.
Andate in pace, vien da pensare, e invece no.
Né io, né il ragazzo avevamo fatto caso a un altro ragazzo, faccia meno carina, faccia incazzosa direi: seduto, appunto, su una sedia laterale, corrispondente al banco della ragazza carina.
Dunque, io sono all’altro lato della chiesa e ho pure gli occhiali da sole (son anche da vista ma ci vedo un piffero) comunque ho la nette sensazione che il ragazzo seduto sulla sedia di lato dica al ragazzo che ha raggiunto la ragazza, Cazzo fai?
Lei, la ragazza, non fa una piega, lui, il ragazzo carino, torna al suo posto, nel banco dietro, l’altro, quello incazzoso, se ne va: incazzato.
Cose della vita, in chiesa.
Si può immaginare di tutto.
Finita la messa sono andato al mercatino che c’è ogni prima domenica del mese. Ho comperato quattro libri usati.
La lunga notte del dottor Galvan, di Pennac.
Bersaglio, l’oblio, di Valerio Varesi.
La variante di Luneburg, di Paolo Maurensig.
Pericle il nero, di Giuseppe Ferrandino.
Totale spesa, 15 euro. I libri sono in ottimo stato.
Leggerò La variante di Luneburg, per primo.

Tornando a casa, incontro un tipo strano. Che alleva cocorite.
Mi fa. La vuoi una coppia di cocorite per il bambino?
E io: Ho già un cane e un gatto.
Poi dico a Francesca: Quello l’ho messo sul libro nero.
Che ti ha fatto, è una così brava persona?
Un giorno mi ha domandato se sono il nonno del bambino, è il quarto che me lo dice, solo con gli uomini mi succede, le donne, no, tutte le donne capiscono che sono il padre; oddio, a cinquantacinque anni uno potrebbe anche essere nonno, certo che lo so, ma il tipo comunque resta nel libro nero.
Stop.
Poi ci ho ripensato. No, non solo quattro individui di sesso maschile, no.
L’estate scorsa, sono col bimbo a Specchia.
Facciamo la coda per prendere pistacchi e ceci dolci.
Una bimba ci guarda e mi fa: Sei il nonno?
La mamma la guarda e le fa: E’ il padre, no?
Ho odiato una bimba, in quel momento: Ma ho amato follemente sua madre.

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Responses

  1. La variante di Lunenburg… splendido. E La lunga notte del dottor Galvan? Un minuscolo capolavoro: l’ho adorato. Buone scelte, Remo. E, per la cronaca, se a te gli uomini chiedono se sei il nonno, a me le donne dicono che i bambini non mi assomigliano per niente. E dopo una dozzina di volte, diamine, ti verrebbe da dire: guardi che eppure li ho fatti io, sa? …

  2. Accidenti, questa cosa del nonno papà capiterà spesso anche a me (già mi hanno preso per il padre di mia moglie un paio di volte). Mi ci devo abituare.

  3. conosco pericle il nero. denso, forte e caldo come uno di quei caffè che credo piacciano a te.

  4. queste scene di vita con Federico mi piacciono proprio. Se vai in chiesa più spesso non consumerai molte pagine del libro nero, là, frequentano di più le donne e con loro pare ti vada meglio, un consiglio: non dovresti arrivare sempre alla fine della funzione e soprattutto non soffermarti troppo con lo sguardo sulle ragazze altrimenti qualche giovane maschio che si trova lì non per caso potrebbe rivolgersi a te con un che cazzo fai nonno? e allora i libri usati della bancarella glieli tiri in testa.
    Un pomeriggio di qualche anno fa mi hanno mandato a prendere mia nipote(sono lo zio, preciso) alla scuola materna con tanto di certificato di parentela altrimenti non te li mollano i bambini, ero tutto tirato per fare bella figura con le maestre( fisicamente nonostante i ’58 sono un ragazzotto) avevo la giacca a vento, berretta e sciarpa dalla quale spuntavano pizzetto e baffi bianchi. Si è avvicinato un bambino appena sfuggito dal nonno-nonno(di questo sono sicuro) mi ha afferrato i peli sul mento cantando a voce spiegata nonnino- nonnino. La mia precocissima nipote nel salire in macchina ha detto – zio a quanto pare stai invecchiando!.

    P. S. Remo, sto scrivendo dei semplici post sul mio blog dove commento le canzoni sospese dei miei amici, mi piacerebbe conoscere la tua, se me la scrivi, qui o là, poi mi invento qualcosa e te la faccio leggere. Ho fatto anche quella per Aitan . Un caro saluto Fausto il falconier


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