Pubblicato da: remo | 9 dicembre 2011

il violino e l’arpa

Io non credo in dio, ma negli spiriti sì, ho appena scritto a una mia amica, vedova da pochi mesi.

Passiamo ad altro, che è meglio.
Hanno aperto una nuova libreria, a Vercelli. Ero tentato di farlo io, giuro. Licenziarmi (gioirnalismo addio) per vendere libri. Così da leggerne, quando non ci fossero stati clienti, così da poter continuare a scrivere, come faccio ora, ma non sempre.

Oddio, mentalmente scrivo sempre. Stamattina, mentre ero in giro col piccolo al mercato, e dal momento che il piccolo impazzisce per i suonatori di strada, stavo, appunto, ascoltando un violinista credo ungherese, e al contempo scrivendo: mentalmente. Un paio di storie. (Che poi è difficile che io scriva su carta, ma mi serve, mi serve).

Il suonatore ungherese, comunque, ogni volta che mi vede, che ci vede, dopo aver salutato il piccolo mi dice qualcosa: solo che me lo dice in ungherese, credo. Avrà una sessantina d’anni. Ha vestiti lisi, ma è pulito. Ha una sua eleganza. Cravatta, impermeabile, scarpe lucidate. Stamattina, guardandogli i capelli, ho ipotizzato che siano tinti: non li sopporto, io, gli uomini che si tingono. L’ungherse, però, mi sta simpatico, quindi faccio un’eccezione.
Eppure l’ungherese lo sa che io non capisco l’ungherese. Perché indicandomi il suo violino mi dice sempre: Ha trecento anni (per la verità dice “ani”).
Piange sempre il piccolo quando gli dico che fa freddo e che bisogna andare via.
L’avremo sentito già dieci volte, l’ungherese.
Ha pianto anche stamattina, fortuna ha voluto però, stamattina, che incontrassimo, dopo cento metri, dopo il violinista ungherese cioè, altri due suonatori, lui col clarino, lei con l’arpa.
Lei, dopo venti minuti di brani tutti per il piccolo (che ballava e batteva le mani, e la gente che passava lo guardava divertita), lo ha chiamato e gli ha fatto suonare l’arpa.
Non ha pianto, Federicolibero, quando ce ne siamo andati.
Erano stranieri anche loro: ungheresi? Chissà.

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Responses

  1. sono rimasta incantata anch’io, al tuo raccontare e al tuo bimbo.
    ciao

  2. Federicolibero che balla e batte le mani nella piazza del mercato al suono della musica ungherese, è meglio di una cartolina con gli auguri per il giorno in cui è nato il figlio di colui in cui non credi. Ciao Remo.


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