Pubblicato da: remo | 8 settembre 2011

come funghi, i “docenti” di scrittura creativa

A volte tengo dei corsi, di scrittura (che a me scrittura creativa sembra un po’ una minchiata).
Mi faccio dare il rimborso spese e in cambio racconto “cose” tratte per lo più dalla mia esperienza.
Una volta una persona mi ha detto: Anni fa ho seguito un corso con Pontiggia, sai che tu mi ricordi lui? Immediatamente le ho pagato da bere (sospettando, chiaro, che mentisse).
Un’altra volta invece ho ricevuto una mail: di una partecipante delusa. Domenica (era in due giorni il corso) mi sei piaciuto, ma il giorno prima no, poitevi fare di meglio.
Io le ho risposto, lei no.
Comunque, il discorso sulle scuole di scrittura è mica facile. Son qui a dire, ora, però questo: che crescon come funghi i docenti. Leggo di una scrittrice (ora ora) che ha pubblicato un libro e che fa corsi. Ha una trentina d’anni.
Nella mia città, invece mesi fa ho saputo di un ventenne, molto intraprendente. Dopo aver pubblicato un romanzo breve per le edizioni Il filo (e quindi a pagamento) ha tenuto un corso di scrittura creativa: così è rientrato (suppongo) un po’ nelle spese.
Chissà se ha parlato anche di editoria banditesca, a pagamento.

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Responses

  1. Quasi quasi mi viene voglia di tenere un corso di scrittura discreativa o diserbante..:-)

  2. Il corso che ho tenuto l’anno scorso e’ stato completamente gratuito per chi ha partecipato e io non ho preso un soldo intutti i mesi in cui ero presente come “docente”. La prima cosa che ho detto, subito dopo essermi presentato e’ stato spiegare la mia opinione, ovvero che nessuno puoi insegnarti a scrivere al di fuori di una maestra elementare…quello che ho provato a insegnare e’ un modo di vedere le cose. Certo ho parlato di come faccia schifo il mondo dell’editora e di come evitare di essere raggirati come e’ capitato a me.
    Io ho pagato per pubblicare, fa questo di me uno scrittore meno valido? Lei ha mai letto qualcosa che ho scritto o e’ stato presente ad un mio corso?
    Hofatto sempre le cose con grande umilta’ seguendo unpensiero in cui credo fortemente e credo di aver fatto bene xke questo e’ quello che mi e’ stato detto.
    Credo di aver fatto qualcosa di interessante, come portare una scrittrice come chiara zocchi a Vercelli, il tutto senza chiedere una lira solo per passione.
    Certo avere 20 anni e’ un colpa, lo ammetto….ma ci sto lavorando per migliorare.

  3. d’altronde se la domanda c’è, è naturale che crescano le proposte.

    @Giuseppe: avere vent’anni è un grande lusso: puoi ancora fare tutti gli sbagli che vuoi. A volte vorrei averli io. E non solo per la scrittura ;)

  4. @Remo: aggiungo che non credo nei corsi di scrittura ma sono venuta ad ascoltare te, proprio perché sei tu e perché ciò che hai detto non era una faccenda seduta sul trono ma le nostre sedie erano sullo stesso pavimento.
    Ed è anche vero che un giorno la ‘lezione’ è stata più interessante dell’altra ma questo è naturale: non sempre le cose ci vengono allo stesso modo.

  5. Non sapevo che il corso fosse gratuito, e quindi ti chiedo scusa Giuseppe.
    Sul pubblicare a pagamento: l’errore è grave, più per alcuni – come te, che hai vent’anni e bazzichi su internet – che per altri – che magai non sanno dove andare a sbattare la testa perché non conoscono l’editoria minore o altre strade.
    Pubblicare a pagamento oggi è come gettare in discarica quel che si è scritto. Meglio rivolgersi a uno stampatore e poi promuovere il proprio libro (cercando su internet, e vedendo questo mio stesso blog, è un’opzione che si trova).
    Questo non vuol dire che chi ha pubblicato a pagamento scrive male.
    E comunque. Sono ancora stupito per quel che corso che organizzasti. Su questo no, non torno indietro.

  6. Cara Morena, ai corsi di scrittura non ci credevano nemmeno Yates e Flannery O’Connors.
    Uno comunque prima dovrebbe averne seguiti prima di parlare, certo.
    Io però questo so. Che alcune persone che hanno seguito corsi poi si sono rivolte a me per consigli editoriali: ma come, non dovrebbero saperne più di me?
    E poi. Una ragazza una volta mi scrisse, spiegandomi perché seguiva i corsi organizzati da una casa editrice romana: Così facendo, mi disse, conosco gli editor.

  7. Ho pubblicato 5 anni fa, io avevo 22 anni e internet era molto diverso da ora.
    Ora mi comporterei sicuramente in maniera differente.
    Il mio comunque non era un corso, ma un laboratorio di scrittura creativa…. Insomma una scusa per confrontarsi. I compiti che davo da fare a casa li facevo anche io. Sono giovane e spero non solo per poter sbagliare ma anche per fare qualcosa di buono. Qualcosa che e’ molto difficile fare dato l’aria che si respira….
    Saro’ lieto di invitarla quest’anno per vedere come mi comporto, cosi avra’ modo di criticarmi su qualcosa di certo e non di supposto.
    Dato che sono giovane e quindi arrogante, mi permetto di ricordarle la prima lezione di giornalismo che lei sicuramente conosce perfettamente ma che forse non sempre adotta.
    Prima di divulgare informazione (specie se denigranti) e’ opportuno documentarsi.

  8. Giuseppe, mi spieghi una cosa. Tu dici di aver detto (quindi spiegato) che l’editoria fa schifo. Su quali basi, quali esperienze?
    E un po’ invidio la tua sicurezza.
    Due anni fa un grosso blog letterario mi chiese di tenere un corso di scrittura creativa. Dissi, ma perché ne ero convinto, che non ne ero in grado.
    Mi insegni qualcosa di creativo, per favore, ora qui? Pronto a cospargermi il capo di cenere…

  9. L’editoria come la discografia come molti altri settori dove c’un numero di persone che tentano di entrare nettamente superiore a quello che il sistema e’ in grado di reggere sono mondi governati da squali. Dove e’ molto difficile trovR persone oneste ( ce ne sono molte) e molto facile trovare persone pronte a lucrare sui sogni delle persone. Ovvio che un sogno e’ un sogno non una reale capacita’.
    La frase “mi insegni qualcosa di creativo” sminuisce tanto me quanto lei. Il mio laboratorio di scrittura creativa e’ stato chiamato cosi’ per cercare di catturare l’attenzione delle persone tentando di far capire in poche parole di cosa si trattasse. Come dovevo chiamarlo? Laboratorio di scrittura? Non ho mai parlato di grammatica? Laboratorio sul romanzo? Ho parlato anche di scrittura pubblicitaria e nuovi media. Credo che il termine creativo racchiuda bene il concetto che volevo esprimere. Per scrivere serve creativita’, inventiva non corsi o lezioni schemTiche e metodologiche. Quello che ho detto e’ stato proprio questo. La creativita’ non si insegna, si puo’ allenare…. Ha da obiettare su altri termini visto che non sa giustificasti del fatto che lei ha ingiuriato me senza un motivo e senza alcuna base?
    Prego sono pronto a spiegarle perche’ ho usato ogni termine

  10. Sarebbe come fare un corso d’intelligenza. Mica si insegna, o ce l’hai o no. Ciao Remo

  11. Allora, guarda Giuseppe. Io parto da questo presupposto: che per insegnare scrittura (e tu nel comunicato non ti proponevi forse come insegnate?) bisogna avere – almeno – alcune caratteristiche.
    Conoscenza dell’italiano.
    Delle figure retoriche.
    Del correlativo oggettivo.
    Avere letto una montagna di libri.
    Aver seguito altri corsi di scrittura.
    Avere rudimenti di editing.
    (Avere o meno scritto non c’entra un piffero).
    Allora, io non credo che tu a 23, 24 anni avessi letto una montagna di libri di generi dissparati; né penso che tu abbia (avuto allora) esperienze di editoria e di edting.
    Le avessi avute lo avresti specificato nel comunicato, no?
    Se così non è allora hai ragione tu. Ti ho ingiuriato, O forse no, Giuseppe,. Perché io ho scritto.

    Nella mia città, invece mesi fa ho saputo di un ventenne, molto intraprendente. Dopo aver pubblicato un romanzo breve per le edizioni Il filo (e quindi a pagamento) ha tenuto un corso di scrittura creativa: così è rientrato (suppongo) un po’ nelle spese.
    Chissà se ha parlato anche di editoria banditesca, a pagamento.

    Tu mi hai scritto che non era a pagamento, e io ti ho chiesto scusa. Mi hanno informato male.
    Mi hai detto che hai parlato di editoria che raggira e ne ho preso atto.
    Non mi pare di averti “ingiuriato”. Che dici?
    A te l’ultima risposta, ciao

  12. Sono perfettamente d’accordo a volte basta pero’ avere qualcosa da dire. Io non mi venderei mai come un bravo insegnante di scrittura, avevo qualcosa da dire e credo di avrlo fatto bene con il mio stile e le mie idee se e’ la forma il problema va bene. Se dopo aver visto quello che faccio qualcuno mi vuole criticare mi va benissimo lo stesso. L’immagine che ha dato di me in quelle righe l’ho trovata davvero banale e avvilente. Ha i miei contatti la prossima volta che vuole fare delle illazioni sul mio conto, mi contatti ho un sacco di informazioni da darle per farmi mettere in cattiva luce pubblicamente, informazioni vere non supposte pero’. In conclusione quello che ci tengo a precisare e’ che ognuno e’ libero di agire e pensare come crede, per lei io posso essere uno sprovveduto o un esaltato, a me la cosa non tange perche’ mi sento onesto in quello che faccio, non prendo in giro nessuno. Quello che mi da davvero fastidio e’ come si possa essere cattivi parlando di cose che non ai conoscono. E il discorso non c’entra con i soldi… L’anno scorso nn ho preso una lira e mi sono impegnato non poco, quest’anno puo’ essere che avro’ un rimborso spese perche’ si vede che quello che dico qualcuno lo trova interessante al punto da offrirmi qualcosa per il disturbo e non me ne vergogno.

  13. a proposito della dicitura Corso di scrittura creativa
    http://www.rivistaorigine.it/laboratorio-scrittura/corsi-scrittura-creativa/

  14. Senti Remo, magari hai ragione tu che tanti corsi di scrittura creativa sono menate, solo che a me piacciono un sacco: sapessi quanti barliccamenti di culo allo scrittore o editor di turno affermati. Lo so, sono velenosa

  15. Ah Pontiggia, Pontiggia!
    Scampoli di serate estive, trascorse in auto, dalle 20,30 alle 21.
    Su e giù, su e giù, dentro la città.
    Finestrini serrati e Pontiggia, la sua voce di caverna, a riempire l’abitacolo.
    Poi la bolgia della sala corse.
    Bei tempi.

  16. ziacap,
    alcune lezioni di Pontiggia le ho sentite sul sito della Rai, qualche anno fa. Ne ricordo una che iniziava con la lettura di Roth…
    Sì. immagino…

  17. Un saluto a Remo.
    Solo una rapida segnalazione, a un testo che mi sembra molto interessante, specie per la questione dell’apprendibile nella scrittura, ma anche con delle belle spianate sulla tecnica, sulla forma, sui livelli di realtà, di spazio e di tempo della narrazione. Il tutto in uno stile piacevole, colloquiale, poco metodico (non penso che esistono metodi certi per creare) Mi riferisco a “Lettere a un aspirante romanziere”, di Mario Vargas Llosa”. Einaudi-Stile Libero.
    Buona serata.
    l.s.

  18. grazie Luigi, copio incollo un vecchio post, su llosa

    Per scrivere chiaramente bisogna pensare chiaramente. E questo richiede un grande lavoro.

    Una narrazione funziona quando a poco a poco scopri connessioni misteriose, che non sapevi esistessero. O quando certi personaggi secondari crescono e quelli che credevi importanti impallidiscono. Bisogna sapere ubbidire ai demoni che evochiamo (se riusciamo a evocarli).

    A volte vedi uno scrittore che ami, ti accorgi che è un ometto insignificante. Ma il fatto è che dentro quell’ometto lì, quando scrive, si aprono le paratìe. E perché questo avvenga, perché dentro di te si aprano le paratìe. E perché questo avvenga, perché dentro di te si aprano le paratìe, devi usare tutti i materiali che davvero ti servono, senza preoccuparsi della loro provenienza.

    La cosa più pericolosa è credere di avere talento. E’ pericoloso anche riuscire a scrivere con eccessiva facilità. I grandi libri nascono da un grande sforzo
Non bisogna fermarsi. Scrivere è una lotta simbolica contro la morte. E’ un rischio totale e un fiume lucente. E’ salvare immagini, persone, pezzi di mondo.

    All’inizio faccio degli schemi, traccio delle traiettorie. Ma poi non obbedisco a questi schemi. Sarebbe la morte. Gli schemi sono trampolini. Dalla storia e dai personaggi ci si aspetta delle sorprese, è questa la parte più emozionante.

    Anche quando scrivo romanzi c’è la presenza della ragione, dell’idea, ma io faccio partecipare altri aspetti, i demoni che tutti abbiamo, i mostri, le passioni, i deliri.

    cose dette da Vargas llosa alla Holden di Torino, anni fa

  19. Bello e vero.
    l.s.

  20. Ora, partendo dal presupposto che nessuno ti può insegnare a scrivere un romanzo o un racconto, anche se a dire la verità io ho imparato molto, non tutto, quasi tutto quello che so, leggendo, per cui qualcuno insegna e qualcun altro apprende. Poi i corsi servono magari a qualcosa d’altro, al confronto per esempio, alla condivisione di una passione, e poi c’è sempre uno scambio tra i partecipanti e l’insegnante, penso che a volte anche l’insegnante impari qualcosa, anzi a volte può imparare tante cose, dipende da come ci si pone all’ascolto di chi sta intorno. Insomma, voglio dire questi corsi non sono morsi di tarantola, e poi anche l’età conta fino a un certo punto, non credo che, solo per il fatto che ho quasi 55 anni, io sia più brava di un ragazzo di 20 anni, magari io non ho il suo entusiasmo e il suo sguardo giovane. Ascoltando un ventenne potrei provare a guardare al mondo coi suoi occhi. Ecco in un corso tenuto da un ventenne potrei tanto annoiarmi a morte (ma questo può succedere con il cinquantenne, il sessantenne ecc..) quanto essere stimolata e proiettata verso il mondo per me sconosciuto e oscuro della nuova gioventù.
    E scusami Remo se ti faccio la domanda, non è cattiva per sua natura, è soltanto una domanda curiosa, ed è una curiosità che mi viene da lontano, da quando ti conosco, perchè spesso parli di corsi di scrittura e sempre con molto scetticismo, ma se tu non ami i corsi di scrittura perchè li tieni? E’ proprio solo una curiosità la mia
    Ciao Lucia

  21. cara Lucia, io, punto primo, ho parecchie perplessità sui corsi di scrittura creativa che, come dico in questo post, spuntano come funghi. Ma a lezione da Pontiggia sarei andato, forse per curisoità andrei anche alla Holden (ma mi sfagiola poco), di sicuro da gente come Luigi Bernardi (da cui imparo anche solo andando a cena) o Giulio Mozzi ci sarebbe da imparare.
    Dico di più. Nella mia città fino a poco tempo fa c’era un bel corso di scrittura, sul genere giallo e sul genere noir tenuto di Franco Ricciardiello e Alberto Odone, di cui ho sempre pensato o detto un gran bene.
    Torno a me.
    Quando ho scritto un solo libro, Il quaderno delle voci rubate, ho la possibilità di tenere dei corsi in carcere. Di esperienza ero davvero a corto: in università per un anno avevamo studiato la struttura dei Malavoglia, soffermandoci sul primo capitolo; sempre in università avevo un docente di storia che lavorava all’Einaudi e che mi aveva spiegato cose, ma relative ai libri di storia, durante i ritagli di tempo.
    Dal momento che ci tenevo a fare quel corso studiai, penso abbastanza bene, don Milani e Rodari.
    Fu una bella esperienza quella del carcere. Difficile anche. Avevo nello stesso gruppo gente che non sapeva scrivere e gente che aveva due lauree.
    Scrivevamo in gruppo, come i ragazzi di Barbiana.
    Ho ancora qualche racconto di vita vera, vissuta.
    In carcere imparai quel che dici tu: che insegnando ricevi, anche.
    I corsi che faccio adesso e che preferisco chiamare incontri, allora, provo a spiegarmi.
    Quando lavoravo e studiavo (treno alle 6 del mattino, università a torino dalle 9 alle 12, treno delle 12,40 da vercelli a torino, fabbrica il pomeriggio, due ore di studio, quattro di sonno, ogni notte) imparai a rubare tempo al tempo: per studiare.
    Quel metodo l’ho poi riealaborato per la scrittura, inserendo quello che ho imparato in questi anni. A fare qualche editing, per esempio.
    Prima ho elencato alcune caratteristiche che debbono avere i docenti di scrittura creativa.
    Quando Fabrizio Centofanti mi chiese di tenere un corso on line sulla Poesia e lo spirito gli dissi di no, e c’era un motivo: io ho letto tanto da ragazzo, tanta letteratura (Tolstoy a 7, 8 anni, insieme a Salgari), poi ho letto poco durante la fabbrica, poi ho letto di nuovo tanto (ma qui intendo tutto: teatro, storia, psicanalisi) durante l’università. Ora purtroppo leggo solo un libro al mese, quando va vebe due.
    Il lavoro che faccio a volte mi chiede di stare in redazione anche 14 ore…
    Quindi al massimo faccio dei corsi – come quello di Bologna – dal titolo “pensare da scrittori” (perché o si pensa da scrittori oppure niente: io non credo agli scrittori della domenica).
    Insomma. Esercitarsi alla scrittura anche quando non si scrive.
    Pensare spesso a come scrivere (più che a scrivere)
    Sentendo la voce della propria scrittura che ci accompagna, mentre camminiamo, guardiamo, respiriamo…
    Poi. Sapere quando scrivere e quando riscrivere.
    Poi. Consigli sulle case editrici.
    In due tre giorni, oppure in una ventina d’ore, posso dire tutto.
    Io non insegno come si scrive un incipit. Anche se mi piace discutere sull’impatto degli incipit. Preferisco parlare del correlativo oggettivo: non per altro, me l’ha insegnato Yates, leggendolo (e mi ha consigliato, Yates, di leggere e rileggere Flaubert e SCott Fitzgerald, i suoi maestri).
    ciao Lucia

  22. Dimenticavo. Per un po’ – poco per la verità: l’idillio è durato qualche mese – ho fatto anche da consulente a un editore. Segnalare e far pubblicare un buon libro è sempre una grande soddisfazione. Per converso, mangi merda quando vedi che un editore non pubblica libri belli ma che non “fanno mercato”. Ora comunque son consulente di niente.

  23. E’ vero, i corsi di scrittura, detta a torto o a ragione creativa, crescono come funghi. Ma io più che di questi corsi, che in fondo non fanno male a nessuno, ho paura delle “fabbriche di scrittori affermati” . Ma non voglio accendere polemiche che non sono in grado di portare avanti perché francamente ne so poco e niente.
    Quello che voglio portare qui, invece è la mia esperienza. Frequento da tanti anni un corso di scrittura. La persona che tiene i corsi non è giovanissima ma è giovane, diciamo sotto i quaranta, Sicuramente conosce le figure retoriche ecc. ecc. e ha letto una montagna di libri (di cui tra parentesi ricorda tutto, dote che gli invidio moltissimo). Ma non è questo che mi rende il corso così gradito. Amo questo corso perché mi ha permesso di conoscere tantissima gente che condivide la mia stessa passione. Gente che ama leggere e scrivere che si immerge nelle storie proprie e degli altri con l’incanto di un bambino che ascolta le favole. Tantissimi insegnanti di lettere ai quali certo non mancano certe conoscenze, ma insieme scopriamo modi di leggere e di leggerci sempre diversi. Alcuni sono lì solo per ascoltare. Poi a volte facciamo dei mini corsi intensivi dove chi “insegna” è magari qualche scrittore più o meno affermato.
    I giorni di “lezione” sono per me, meravigliosi.
    Per quanto riguarda l’annoso problema: tecnica o talento. Ovviamente il talento non è cosa che si possa imparare ma, nello stesso modo in cui nessuno si stupisce che un musicista si eserciti o un pittore impari nuove tecniche, io credo che anche uno scrittore deve molto studiare, sia che abbia l’ambizione di scrivere romanzi di successo sia che voglia scrivere raccontini per i propri nipoti.
    Vabbè, mi piaceva portare il mio contributo.
    Un saluto e un grazie a Remo.

  24. Rientro nella deprecata categoria di chi scrive con facilità. (questo vale sia per i sonetti che per i racconti)
    Il fatto è che mi ci diverto e trovo che nella vita ci siano già tanti motivi per soffrire che non vorrei aggiungerci pure la scrittura!
    Concordo: troppi i corsi che tendono a incassare a spese dei sogni dei molti aspiranti.
    Ma ho trovato divertentissimi e utili i video di Mozzi sul suo sito. Gratuiti e geniali.

  25. Son contento di aver letto le righe di Gloria Gerecht, di una che scrive con facilità!
    Io non ho affatto diffidenza per le opere uscite con facilità.
    Ve ne sono stati molti scrittori, e molto bravi, che hanno lavorato senza troppo strippare o faticare. Non c’è ricetta unica.
    Per un grande Fenoglio che tanto faticava, c’è stato un Simenon che lavorava di gran getto e bene, quasi in trance. Anche Proust non credo che strasudasse, forse era più il piacere che provava che non lo sforzo.
    Ho visto, letto testi usciti da mani, teste ed occhi che avevano letto e ricorretto, spuntato, tagliato rifatto con risultati talvolta veramente scadenti, facendo abortire un prodotto più ricco.
    Un mio amico carissimo talmente tagliò un suo coloritissimo romanzo da ottenere un triste ciofeca.
    Per non parlare della “moda” dell’editing stravolgente compiuto da editors micragnosi (che tra l’altro costa molto tempo e quindi denaro).
    Altro esempio: un mio amico, autore sobrio ed apprezzato, alla sua opera prima, doveva inviare ogni suo capitolo ad una editor supponente e pazza, alle prime armi, che maniacalmente gli stravolgeva grammatica sintassi etc.
    Risultato orrendo.
    Tuttavia non mi piacciono le generalizzazioni.
    Anzi: le detesto.
    Dovremmo leggere libri di tantissimi docenti ( e allievi) di scrittura degli USA, ove i corsi si cominciarono a tenere forse dagli anni ’50, in grandi università e in piccoli circoli.
    E scopriremmo che le ricette sono tante, diverse, a volte discordanti.

  26. Come funghi, i commenti dei polemici

    Ciao a tuti,
    mio nome Manuele, io frecuentato corzo di scritura creattiva e divertito tanto tanto. No divertito a leggere commenti di chi no a frecuentato e non sa neanche di cosa parla. Io trovato anche errori orrori di digitazione che non mi aspetavo di trovare da uno che muove critiche ad un altro scritore.

    Scherzi e toni polemici a parte, sai cosa non sai? Che il corso di Giuseppe, in realtà, è i corsi di Giuseppe; perchè terminato il primo alcuni di noi partecipanti l’hanno “costretto” a proseguire nonostante le molte difficoltà che hanno accompagnato questo episodio di vita Vercellese. GRATUITAMENTE Giuseppe ci ha permesso di proseguire protraendo il suo impegno oltre quanto concordato. Per passione, per interesse, perchè è riuscito a creare un gruppo partendo da un interesse comune. Certo ogni esperienza dei partecipanti sarà diversa dalla mia, ma io mi sono trovato bene e trovo molto sgarbato definire una minchiata il binomio di parole “scrittura” e “creativa” soprattutto se riferito a questo contesto. A me lo sembra questo post, ma ometto di dirlo: ci sono modi più creativi per far passare il concetto.

  27. scusa giuseppe ma se scrivi libri come scrivi post, sinceramente…mi pare che tu abbia ancora molto da imparare, altro che insegnare.

  28. Ema, una casa editrice che pubblica a pagamento non è una casa editrice.
    Uno scrittore che pubblica per una casa editrice a pagamento se organizza un corso non può presentarsi come scrittore in una locandina dove invita a seguire le sue lezioni.
    Un corso di scrittura creativa (a me non piace il termine) è tutt’altra cosa rispetto a quanto ha organizzato Giuseppe. Avesse organizzato degli incontri per parlare di libri e proporre esercizi e scrittura del web non avrei avutoi nulla da dire. Invece lo scrittore Giuseppe ha organizzato un corso di scrittura creativa.
    Giuseppe non è uno scrittore (come lo intendo io, percezione mia; io mi sono “definito” scrittore solo dopo la pubblicazione del mio quarto romanzo) e il corso non era un corso di scriuttura creativa.
    Si partecipava, si pagava la tessera per accedere al posto, era prevista una cena finale, e va bene tutto. Ma l’approccio non era corretto.
    Mai detto, comunque, che Giuseppe scrive male, o abbia detto cose non interessanti.
    E’ – ribadisco – una solenne presa in giro dire che uno scrittore che non è scrittore organizza un corso di scrittura creativa che non è un corso di scrittura creativa. E’ una presa in giro tanto a Vercelli quanto dovunque.

    PS A Vercelli c’è una (per me) scrittrice che ha pubblicato a pagamento. Non ha mai preso in considerazione la possibilità di proporre i suoi lavori a case editrici medio piccole. Le ho detto, Ti posso dare indicazioni, non è detto che ti pubblichino ma ci sono editori che leggono i manoscritti e poi investono su di loro, pubblicandoli e a volte dando loro anche quelche euro. Perché se è vero da un lato che certi meccanismi dell’editoria sono criticabili è sbagliato fare di tutta l’erba un fascio.

  29. Il binomio (?) “scrittura creativa” è una minchiata.
    Semplificando parecchio il concetto, certo. Ma se qualcuno mi porta un esempio di quando la scrittura non è creazione, magari cambio idea.
    Che poi chiamiamo così – per convenzione, per imitazione, per qualsiasi altro motivo che non conosco – i corsi di scrittura (demenziali, interessanti o geniali che siano) è un dato di fatto e pacenzia.
    E aggiungo. Se un avvocato non conosce il Codice civile, come minimo lo definiamo un deficiente (voce del verbo ‘deficere’). Se uno che intende scrivere e pubblicare ciò che ha scritto è deficiente (sempre voce del verbo deficere) nella grammatica, nella sintassi, nella semantica della lingua in cui scrive, diciamo che la cosa importante è quello che uno dice, non come lo dice. Qualcosa non quadra, direi.
    Va detto che tutti quanti siamo “deficienti” nell’uso della nostra lingua, e che gli scrittori migliori anche in punto di morte sono capaci ancora di interrogarsi sull’uso più corretto e più efficace di una parola o di un tempo verbale.
    Trovo triste, da una parte, e pericoloso, dall’altra, lo scarso rispetto per la “materia prima”. Almeno la scrittura dovrebbe resistere (opporsi) alla dilagante sciatteria. Perché – rubando le parole a Elia Malagò – “siamo le parole che abbiamo”.
    E, francamente, a qualcuno che scrive ‘xke’ anche se solo in un commento su un blog, farei restituire pure il rimborso spese ricevuto per un corso di “scrittura creativa”.

  30. Qui si critica la sostanza giudicandone la forma quindi esercizio di intelligenza sopraffina. L’ errore quindi e’ stato quello di definirmi o meglio accettare la definizione che mi e’ stata data di scrittore e chiamare il corso laboratorio di scrittura creativa. Saro’ quindi lieto di mandare a voi il programma di quest’anno per chiedere quale sia il nome piu’ corretto da usare cosi da non incappare in altre critiche. Critiche di gente che parla senza conoscere per altro. Se vi facessi assaggiare una sacher torte chiamandola sucker torte ma la torta fosse buonissima cosa avreste da dire? A parte il fattp che certe terminologie rientrano nel mondo della soggettivita’ …. Io a leggere le definizioni di scrittura creativa ci rivedo il mio laboratorio ma forse sbaglierò e avrà ragioni chi non ci e’ mai stato. Trovo inoltre che sia molto facile criticaresu un blog e molto piu’ difficile fare,agire. Io da arrogante quale sono ho avuto il coraggio di sedermi di fronte a persone piu adulte di me per provare a parlare di scrittura creativa e sarei potuto essere distrutto in un baleno. Non e’ cosi facile come dirlo, farlo. Io ho vinto comunque perche ho saputo farmi apprezzare. Voi parlate pure fatebenissimo io ho guadagnato di una esperienza di vita importante.
    Concludo con altre informazioni personali, oltre a scrivere xke e quindi a non conoscere la lingua italiana, sono pieno di tatuaggi e sono quindi un ex galeotto, porto le braghe corte e sono quindi un ragazzetto e via cosi….

  31. Ripassavo di qua e volevo esprimere il mio parere sull’editoria a pagamento e sulla definizione (mia personale) di scrittore. Ma ho trovato l’atmosfera bollente ;-) e francamente, con il caldo che fa dalle mie parti…
    Un salutino alla signora t., però, lo faccio volentieri.

  32. ultima precisazione Giuseppe.
    mai detto che sei arrogante o dato altri giudizi.
    ho detto solo che hai pubblicato a pagamento e subito dopo, con la patente di scrittore, hai organizzato un corso che hai definito di scrittura creativa.

  33. No, lei ha fatto intendere che io abbia usato il mio corso per ripagarmi delle spese del libro. Insinuando anche che io abbia tenuto nascosto questo fatto come se fosse un segreto. Vede, Remo dietro alle parole dette si nascondo unmare di altre parole. Lei qui mi ha parlato di me in maniere scorretta e brutta senza conoscermi, senza conoscere il mio laboratorio e tante cose. Cio’ che faccio io puo’ anche essere qualitativamente scadenze o se lei lo ritiene moralmente sbagliato. Ma qui qualcosa di scorretto l’ha fatto lei. Poi possiamo parlare dei massimi sistemi se vogliamo…

  34. Chiedo infine scusa…. Il t9 del mio iPad e’ davvero terribile per l’italiano

  35. Due anni fa. Un ragazzo viene in redazione, chiede di me. Lo ricevo.
    Si siede, mi sorride, mi dice: Oggi ho coronato un sogno.
    E mi mostra un libro.
    L’ho scritto io, mi dice.
    Guardo il libro: che è stampato in digitale. Non vuol dire: anche case editrici serie come Historica stampano in digitale. Il nome della casa editrice mi era nuovo.
    Gli domando della casa editrice: il ragazzo è entusiasta.
    Poi mi racconta di sé: studia, lavora, scrive.
    Vive solo.
    Mi sta simpatico, il ragazzo.
    Poi però gli faccio io delle domande sulla casa editrice. Mi dice alcune cose: che ha dovuto comperare delle copie, per esempio.
    Ma un mio docente universitario mi ha detto che funziona così, mi dice.
    Il tuo docente sbaglia, hai inviato a queste case editrici?, gli chiedo, elencando un po’ di editori che si sbattono e pubblicano anche esordienti.
    No, non l’aveva fatto.
    Gli dico: senti, quando vai a casa girami il contratto che hai rirmato, ok?
    Ok, mi dice. Se ne va scuro in volto.
    Era venuto da me per promuovere il suo libro, presentarlo.
    La sera ricevo il contratto: che è capestro, e glielo scrivo.
    Vedo che su facebook il ragazzo scrive: Oggi ho perduto un sogno.
    Non fece la presentazione.

    Un’altra invece mi scrive una donna. Mi dice che sua figlia è una scrittrice, che ha pubblicato per… altro editore a pagamento.
    Mi domanda: come posso fare per far tradurre il bel libro di mia figlia all’estero?
    Dico che prima dovrebbe cercare un editore serio, italiano, farsi pubblicare, poi eventualmente (altro campo minato) trovare un agente. Dico alla signora che non è facile.
    S’incazza. Mi dice: lei non mi vuole aiutare.
    Le dico: Guardi che per avere un’agenzia letteraria che mi seguisse ho faticato anche io…

    Ogni tanto succede, qui al giornale: gente che ha pubblicato a pagamento e che chiede spazi, visibilità, interviste.
    Gente che spesso si incazza.

    Altre due volte, invece, ho avuto per le mani libri pubblicati a pagamento, ma a mio avviso validi. Chi si era fatto pubblicare aveva abboccato a messaggi pubblicitari.

    Ci sono passato anche io.
    1986 scrivo poesie. le faccio leggere ai miei compagni di università, al mio docente di lettere. mi dicono bravo, mi dicono una balla.
    quelle poesie facevano schifo.
    però avevo abboccato anche io a un messaggio pubblicitario: su Repubblica.
    Pubblichiamo scrittori esordienti.
    Firmai un contratto, pagai. C’erano 33 poesie nel manoscritto che avevo inviato. Quando mi mandarono le bozze (con tanto di prefazione fatta da un critico che firmava per un giornale nazionale) chiesi di tiglierne 11; 22 potevano bastare.
    mi dissero, Va bene. poi però stamparono il libro con le 33 poesie.
    mi son serviti quei libri ad attizzare il fuoco quando avevo il caminetto.

    il mio approccio con la mia scrittura comunque questo è: se gli altri non apprezzano la mia scrittura è un atto puramente masturbatorio, posso continbuare a scrivere ma senza andare a rompere le balle al prossimo.
    così ho sempre fatto, da quando è uscito il primo libro fino all’ultimo.
    e mi stupisce la sicurezza degli altri.
    come mi fa piacere leggere di Franzen che dice d’essere terrorizzato dall’idea di nion riuscire a farsi capire…

    se scrivo un libro poi non rompo le palle a nessuno affinché venga recensito.
    oggi tutti scrivono.
    oggi succede – e spesso – che invece non pubblichi gente che sa scrivere.

    certo che farò ancora dei corsi o incontri.
    magari con Lucia, che ha scritto un commento prima.
    ma sarà per dire due cose in croce.
    tante cose, sulla scrittura, si trovano in rete.
    per esempio il corso condensato di Mozzi.
    per esempio le lezioni (le chiamava conversazioni) radiofoniche di Pontiggia: valgono oro e costano niente (le ho ritrovate dopo il commento di zia cap).
    basta andare su google e si trovano.
    se volete i link li ricerco e li posto.
    buon pomeriggio

  36. altra perla da aggiungere alla collezione

  37. “Pensare spesso a come scrivere (più che a scrivere)
    Sentendo la voce della propria scrittura che ci accompagna, mentre camminiamo, guardiamo, respiriamo…”

    A volte mi succede, sì, è proprio come dice Remo. Io le cose migliori- relativamente ai miei modesti microscopici manufatti- le scrivo nella testa prima di dormire, tra il lusco e il brusco. Se mi svegliassi del tutto per trasferirle sulla carta, farebbero pluf. E’ come avere una scuola di scrittura creativa nella testa con un maestro fatto di vapore che parla a onde lente: il mio elettroencefalogramma NREM.
    L’unica cosa di cui sono certa rispetto al saper scrivere è che bisogna leggere molto da giovanissimi per incastonare nel cervello il suono giusto delle parole, l’architettura giusta delle frasi.Allora, se la natura ti ha fornito anche di pensiero creativo, puoi ambire a diventare uno scrittore, altrimenti puoi sempre accontentarti di essere un buon lettore.

  38. sai Opi, conosco uno scrittore anomalo, rispetto a quanto tu hai scritto.
    ha fatto poche scuole, poi ha girato il mondo.
    il primo libro lo ha letto che aveva quasi trent’anni.
    poi ha letto e riletto.
    ora scrive: con risultati migliori dei miei.

    bello quel che hai scritto. a te non avrei da insegnare niente.
    i corsi che ho fatto a bologna e trino recitavano “pensare da scrittori”.
    spiegavo che bisogna fare per scrivere quando si passeggia, si respira e si legge.
    a scrivere non mi sogno di insegnare io.
    ciao opi

  39. Come insegnante, non di scrittura creativa, credo che non si insegni ciò che si sa, ma ciò che si è.
    Nel proliferare dei corsi di discipline creative credo si debba tenere conto non solo delle illusioni e disillusioni che possono creare ma anche del legittimo desiderio che molti provano di crearsi una “bolla” dedicata all’espressione di sé . Uno spazio protetto nel quale articolare un poco della propria vita interiore. Per l’ esperienza che ho potuto fare, i migliori risultati creativi vengono quando si è capaci di dare vita , di “far partorire”. Da questo punto di vista, forse anche il termine “insegnante” diventa improprio : se è l’accesso al mercato della scrittura a costituire la motivazione di chi si iscrive ad un corso, la domanda posta alla figura del conduttore del corso diviene anche troppo sovradimensionata e delega a lui la responsabilità che appartiene all’artista, scrittore, ecc.
    Il conduttore ti insegna a togliere le erbacce dal tuo orto, non a vendere la tua verdura al mercato.

  40. grazie alessandro, sono d’accordo

  41. Caro Remo,
    una discussione diventa interessante per me quando i punti di vista sono diversi, e questa mi pare molto interessante perciò provo a dire come la penso in proposito sapendo, tra l’altro, di trovarmi in un posto dove civilmente si può discutere delle proprie opinioni.
    Secondo il tuo punto di vista io non sono una scrittrice: ho pubblicato con l’obbligo di comprare un tot di libri (anche con la Manni editori per dire), ho pubblicato per conto di associazioni e l’ultimo su ilmiolibro.it. Eppure tanti mi chiamano scrittrice. E non lo dico per vanto. Soltanto succede. Anche spesso debbo dire la verità.
    Secondo il mio punto di vista uno può chiamarsi scrittore quando ha scritto almeno un libro al di là che questo libro sia pubblicato o meno.
    Si possono fare delle distinzioni sulla qualità dello scrittore (soggettiva), possiamo dire che è un pessimo scrittore, un ottimo scrittore ecc. D’altra parte in Italia non esiste una scuola che permette di prendere un diploma o una laurea di scrittore.
    Una volta essere pubblicato era in un certo senso il marchio di qualità, oggi non lo è: anche le case editrici crescono come funghi. E essere pubblicato da una grossa casa editrice non vuol dire lo stesso che si è scritto qualcosa di qualitativamente valido forse commercialmente valido sì.
    Ritengo inoltre che anche chi non è scrittore possa tenere corsi di scrittura. Io tra i tanti cui ho partecipato quello più interessante e proficuo è stato tenuto da una logopedista che non ha mai scritto un libro ma che lo ama.
    Io ho tenuto due corsi di scrittura (quasi costretta dagli eventi) e fatto degli incontri parlando di scrittura, ho deciso di non fare più corsi perchè non mi sento un’insegnate, invece gli incontri possono essere piacevoli.
    Penso inoltre che chi si scrive a un corso di scrittura la prima cosa che fa è prendere informazioni su chi lo tiene per poi decide liberamente senza costrizione alcuna.

    Caro Remo spero proprio di vederti un giorno, parlare è altra cosa che scrivere un commento.
    Un abbraccio Lucia

  42. nei primi anni ’60 Alberto Manzi ogni giorno sulla Rai insegnava a scrivere e a leggere ad adulti analfabeti sparsi in tutto il territorio della nostra nazione, la trasmissione si chiamava NON E’ MAI TROPPO TARDI. Il linguaggio era semplice e piacevole , per nulla pedantesco (sottolinea wikipedia), allora frequentavo la seconda elementare sapevo scrivere e leggere ma attendevo ogni giorno l’inizio dei programmi perché le tecniche d’ insegnamento mi affascinavano.
    Ora gli analfabeti sono spariti anche se troppe persone ancora dedicano pochissimo spazio alla lettura e di conseguenza non sanno scrivere correttamente, di contro c’è l’invasione dei novelli scrittori che sono convinti di poter diventare famosi e che il loro lavoro sia un capolavoro e debba essere pubblicato ad ogni costo.
    Un corso di scrittura credo sia una buona cosa per imparare a scrivere correttamente; per scrivere un buon libro ci vuole altro!.
    Preferisco essere definito uno scrittore della domenica, nel senso che ho poco tempo per scrivere ( tantissimo per pensare e vivere ciò che scrivo) quello che mi sento, può essere un diario giornaliero o una raccolta di ricordi personali più o meno romanzati, per me o per qualche amico che vuole ascoltare le mie storie come quelle che si raccontavano una volta attorno al fuoco, Nessuna pretesa di pubblicare o vincere concorsi.
    Troppi libri sul mercato, troppe recensioni di favore o di mestiere non aiutano le scelte per buone letture.
    Ho l’impressione che alcuni corsi di scrittura CREATIVA ( già questa parola mi fa venire l’orticaria, come se esistesse la pittura, la scultura o la musica creativa) siano tenuti e organizzati da persone che hanno un contratto con una casa editrice:
    Ti stampo il tuo libro ma devi fare dei corsi di scrittura così altri gonzi come te verranno da noi per pubblicare il loro libro; praticamente una catena di Sant Antonio.

  43. @Marchetti: ma ne hai mai fatto uno di questi corsi? Non credo perchè in questi corsi non si insegna a scrivere, bisogna già saperlo fare, piuttosto si parla delle regole della narrazione. Concordo e penso che tutti lo sanno, in special modo chi insegna scrittura creativa, che nessuno può insegnarti a scrivere un libro. Poi certo c’è chi crede di aver scritto un capolavoro e vuole pubblicarlo e magari è nà ‘ciofeca’, però ci sono quelli come te che invece non vogliono pubblicare o come me che dopo averne pubblicato qualcuno ha deciso di non farlo più, per questo motivo le ultime cose che ho scritto me le sono stampate col miolibro.it, è una cosa semplice da farsi, ne puoi stampare anche una sola copia (così non sprechi la carta) e costa poco più di un pacchetto di sigarette. Poi sinceramente non ho mai sentito di case editrici che ti costringono a tenere corsi di scrittura creativa, mi sembra strano, però tutto può essere. Ciao Lucia

  44. Cara Lucia,
    in effetti bisognerebbe parlare per potersio spiegare meglio. Allora, io ti considero una scrittrice sulla base, però, della conoscenza che ho di te: ossia quello che scrivi sul blog. Sai che avrei voluto leggere i tuoi libri. E considero una scrittrice quella signora che ha sempre pubblicato a pagamento e che vive nella mia città. E considero scrittori e scrittrici tanti che hanno un blog. Da zena ad elena tanto per far due nomi (ma ce ne sono altri). Anzi, ci sono scritture “senza la patente” della pubblicazione che quasi quasi invidio. Detto questo: io credo che quando si organizza un corso ci si deve presentare facendo i conti con 1) la percezione della gente ( se scrivo scrittore, tanta gente pensa che sono uno scrittore affermato) 2) la preparazione di chi fa il corso, che può essere variata e variegata, ci sta di tutto.
    Anche io, quando vadi a Sermide… prendo lezioni da una persona che non ha mai pubblicato: ma ne se venti volte più di me. Son lezioni davanti a una torta e un bicchiere di lambrusco, fa bene al cuore tutto, lì.
    Torono ai punti 1 e 2: sono quelli che mi hanno fatto scrivere il post.
    Magari Giuseppe è un bravo scrittore (il suo blog è bello, ben scritto), magari sa creare attenzione.
    Ma definirsi scrittore che organizza corsi di scrittura creativa lo può fare Mozzi: io, di sicuro, no.
    Di Giuseppe ho scritto che è un giovane intraprendente.
    Io di sicuro non lo sono: né giovane, né imtraprendente.
    ciao Lucia

  45. @ Lucia, non ho mai fatto corsi di scrittura sia per i tempi del mio lavoro ma soprattutto perché qui da noi o nei paraggi non ne ho mai visto l’organizzazione (o forse sono io che non so dove orientarmi). Comunque vorrei sottolineare che non ho fatto di tutta l’erba un fascio, sono convinto che ci sono cose molto buone ma ho scritto “alcuni corsi di scrittura” e “troppi libri e troppe recensioni”…
    la mia poca esperienza si basa su quello che leggo sui blog in rete e ve ne sono alcuni interessanti che seguo con passione (c’è molto da imparare ) seguo quotidianamente quello di poesia di Cristina Bove e mi piace tantissimo quello di Zena che anche Remo ha nominato.

    Ho letto con piacere tutto questo post e a Giovanni vorrei poter dire che sicuramente è un ragazzo in gamba ma dovrebbe avere l’umiltà di ascoltare tutti i consigli di chi ha fatto la gavetta prima di lui, in qualsiasi campo.

  46. @Marchetti: a Brescia se ne fanno eccome di corsi di scrittura, Giulio Mozzi è venuto un paio di volte, per dire, poi certo ci sono cose buone e cose cattive come sempre succede, però ecco non se ne può parlare per sentito dire, e un blog è una cosa diversa da un corso o da un libro. Però è chiaro che io esprimo solo il mio parere e può essere tanto giusto quanto sbagliato, non ho la pretesa di aver ragione. Ciao Lucia
    @Caro Remo, ti ringrazio per la tua considerazione, però sinceramente a me non interessa che uno mi consideri o meno una scrittrice, il mio discorso non voleva essere personale:mi sono presa solo come esempio. Tutto qui. Poi sulla persona di cui tu parli io non so niente e non ci metto becco, il mio era un discorso generale.
    Vorrei approfondire ma devo scappare perchè mi aspettano. Ciao e a presto Lucia

  47. @Lucia sei bresciana? magari mi tieni informato sui corsi, non si sa mai, vivo in Franciacorta alle pendici ovest del Montorfano, 25 km da Brescia, se ci sto negli orari potrei anche partecipare, sarà difficile, comunque grazie!

  48. @Marchetti: cavolo vivi in un bel posto! A settembre di solito iniziano i corsi, se scopro qualche inziativa interessante te lo faccio sapere. Non sono bresciana ma vivo a Brescia da 31 anni quasi 32. Ciao Lucia

  49. Dopo aver sentito parlare tanto di creatività, a me viene un dubbio. Che per scrivere “bene” come per fare qualsiasi altra cosa “bene”, dato che per fare qualcosa in modo notevole è necessario il talento, per il quale purtroppo immagino non esistano scuole, sia più utile la ‘frusta’, intesa come attitudine e abitudine ad una ferrea disciplina che altro. Ricordo, a tal proposito, un bellissimo libro di Munari, “Da cosa nasce cosa”. Lì si parla di metodologia progettuale è vero, ma la creatività c’entra sempre e a tal proposito l’autore ricorda: “Creatività non vuol dire improvvisazione senza metodo: in questo modo si fa solo della confusione e si illudono i giovani a sentirsi artisti liberi e indipendenti”. Dunque, detto ciò, chiedo: per far sì che questa scrittura sia ‘creativa’, che cosa si insegna esattamente in queste scuole?
    Lo chiedo senza intento polemico e sinceramente incuriosita.
    Saluti.

  50. ferrugnonudo sono perplesso come te sul termine creativo, ma sul talento non so dire con precisione.
    de andrè per esempio diceva che è tutta una questione di tempo (io, diceva, ascolto musica, leggo, compongo, scrivo, un idraulico il tempo dove lo trova?) e poi mi viene in mente primo levi: il talento, io credo, arrivò dopo l’esperienza nei cami di sterminio.
    però non ho certezze: ripeto, mi interrogo
    ciao

  51. sai remo, io non mi sognerei mai di discutere l’utilità di queste scuole… che poi, scrivere è una forma espressiva come tante altre (in effetti esistono le scuole di cucina, d’arte etc etc). quello che domandavo e che forse non sono riuscita a spiegare nel precedente commento, è se questa tipologia di scuola sia in grado alla fine di fornire ai propri ‘allievi’ almeno qualche strumento operativo. per dire. se io frequento una scuola di cucina non sta scritto da nessuna parte che mi aspetti di diventare un grande chef, ma almeno, una volta uscita di lì, suppongo di aver imparato, come minimo, a mettere una pignatta sul fuoco o a fare un ragù decente e via dicendo.
    sul talento invece, io non ne so niente, ma continuo a credere che sia una questione tanto magica quanto misteriosa.

  52. Ciao Remo. Era da tanto che non mi divertivo così, assistendo a una vera e propria fire war che non riguardasse i soliti argomenti politici.
    Ho tenuto un corso di scrittura creativa per forza, della serie “Lo faccia perchè abbiamo un buco nei corsi.” L’ho fatto, è piaciuto ma sono certa che nessuno ha imparato, in 12 ore, ad essere creativo e tantomeno a scrivere. Saper scrivere è un dono, saper mettere giù qualcosa di sensato e con una sintassi decente è già una bella cosa. A mio parere l’utilità dei corsi di scrittura “creativa” è che creano aggregazione, e si produce qualcosa. L’importante è non aspettarsi chissà quale balzo qualitativo del proprio sentirsi scrittori “inside”. Un po’ come se dopo aver frequentato un corso di cucina uno pensasse di ritrovarsi Paola Budel, fantastica chef di fantastico ristorante sull’isola di Mazzorbo. Lo so che non mi spiego, ma fa niente.

    Un abbraccio Remo!


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