Pubblicato da: remo | 14 agosto 2011

Racconti a 4 mani/7

Tarocchi di Sicilia

Non esistevano leggi fisiche speciali che regolassero il moto strascinato di chi camminava lungo il corso Umberto, a Taormina, con i clogs ai piedi.
Dunque Pancrazio, così chiamato ventotto anni prima causa santo patrono, ma adesso detto Ridge per via della mandibola, incedeva disinvolto e senza intoppi, nonostante i suoi zoccoli fossero del colore della crema di pistacchi.
Il resto dell’abbigliamento era scontato, non perché l’avesse preso ai saldi ma per il fatto che ogni play boy marino, da Cesenatico alla costiera amalfitana e ancor più giù, sa che non c’è niente di meglio di un pantalone bianco e una camicia attillata per fare risaltare in un sol colpo abbronzatura, occhio chiaro reso lucido da sentimento traboccante e addominali a carapace di chelone.
Taormina quella sera era una bella donna, ingioiellata di bar e di localini. Il profumo di gelsomini saturava l’aria meglio che in un negozio del suk di Marrakesh. La pietra bianca delle scalinate e l’andirivieni multicolore ubriacavano.
Pancrazio gettò uno sguardo senza particolare interesse verso la spagnola che leggeva i tarocchi appollaiata con grazia indolente su uno sgabellino basso mentre i clienti seguivano le variopinte occorrenze del proprio futuro cullati dalla cantilena morbida e oscura dei vari “empezado” e di altre strane parole.
Fece un’altra vasca lungo il corso. Poche turiste papabili, indigene poco o niente appetitose… si ritrovò così ad aspettare il proprio turno davanti al tavolino della maga, naturalmente solo per rimorchiarla, e tentò di darsi un tono controllando lo stato dei propri capelli nella vetrina della gioielleria di fronte.
Costano una valle, ‘sti gioielli. Pensò. La crisi c’è solo per me.
Così immerso in questi originali pensieri non poté fare a meno di notare che l’unico monile della spagnola era un braccialino rosa di fili intrecciati.
Già che c’era diede un’occhiata anche al resto: un caftano bianco con ricami tinta su tinta che accentuava un pallore, inusitato per il luogo e  la stagione. La indovinava armoniosa, sotto il vestito, ma era solo una proiezione dei suoi desideri giacché non si vedeva nulla.
Le mani però erano belle e danzanti e lui ne seguiva i gesti che andavano a tempo con il moto ondoso della massa di capelli neri.
Era così intento che non si accorse che era arrivato il suo turno. La spagnola gli fece segno di avvicinarsi con il dito indice che si muoveva a uncino come un vermetto sull’amo.
– Hola – gli disse, a conferma che era proprio spagnola. Eh eh, ci indovinava sempre, Pancrazio.
Poi indice e medio si divaricarono come a dire vittoria, ma la spagnola voleva soltanto significare che il consulto, diciamo così, era venti euro.
Ridge si sedette e si presentò e lei non fece altrettanto. Invece apparecchiò il tavolino con le carte divinatorie e dopo un accurato esame iniziò a parlare.
– Vedi, questo è il matto.
Intanto con il suo indaffaratissimo indice si picchiettava la tempia.
– Grande cambiamento. E questo cambiamento te lo porterà una mujer.
E che poteva mai dire mujer? Ridge, il bagnino, perché questo faceva per tutto il giorno al lido “La Romantica” di Giardini Naxos, cercò nella sua mente qualcosa che gli potesse dare un indizio e il dialetto siculo gli venne incontro.
– Ah… – disse trionfante – … mugghieri, mujer, moglie, sposa.
– No, non sposa, mujer – e nel dire questo la spagnola disegnò in aria una doppia curva che in tutte le lingue del mondo significa femmina.
Ridge colse subito la possibilità che questa rivelazione gli offriva e facendo ricorso al settimo comma del sesto paragrafo del quinto capitolo del manuale del seduttore perfetto disse:
– La mia vita è cambiata da questo momento – guardandola con occhi appassionati.
La spagnola si rivelò un osso più duro del previsto: non aveva voglia né di pizza né di gelato. In sintesi: fame zero. Sete: idem. E dire che aveva parlato tutta la sera. Forse queste maghe campano di vento, mah.
Fecero una passeggiata e poi la convinse a scendere in spiaggia. Strada ce n’era, ma lei sembrava volare con quei piedini che quasi non toccavano terra.
Quando la spagnola vide il mare rabbrividì.
– Senti freddo? – , le domandò sollecito Pancrazio-Ridge, che nonostante gli intenti rimaneva il bagnino premuroso di sempre.
La spagnola scosse la testa e lo prese per mano.
C’era una barca in secca e lì, accoccolati sul fondo, gli incollò le labbra alla bocca.
A svegliarlo, più della risacca che l’aveva cullato per tutta la notte, fu il chiasso dei bambini che giocavano sulla spiaggia e lo stereo di un bagnante che ascoltava house a capo di mattina.
Dov’era la spagnola? Che era successo dopo il bacio?
La testa gli girava forte, e dire che la sera prima non aveva bevuto nemmeno una birretta.
Gli era rimasta addosso una traccia sottile del profumo di lei, leggermente fruttato. Agrumi. Tarocchi, per la precisione.
Bah, l’avrebbe cercata a Taormina quella sera stessa e avrebbe svelato l’arcano, si disse, autocompiacendosi per la battuta.
Forza, Pancrazio. Alzati e vai a lavorare.
Si stiracchiò pigramente, ma d’un tratto balzò a sedere, perfettamente sveglio.
Sul fondo della barca, oltre ai suoi clogs, che di mattina avevano anche l’odore del pistacchio, c’era un mucchietto di vestiti da cui proveniva uno strano miagolio.
La spagnola – si rese conto in quel momento che non ne conosceva neanche il nome – gli aveva lasciato uno scialle? Non gli sembrava ne avesse uno. E quel miagolio? Vuoi vedere che un gatto aveva avuto la loro stessa pensata e si era messo a dormire nella barca?
Aprì con cautela il fagottino di stoffa e…
Era un neonato, anzi una neonata, senza dubbio.
Che scherzo era quello? Pancrazio-Ridge la guardò come un interdetto per un po’ senza saper che fare, poi la prese cautelosamente in braccio.
Nell’involto non c’era nient’altro, a parte un filo di stoffa colorata. Il braccialetto della maga, e anche gli occhi della bimba, a ben guardare erano uguali. Era la figlia della Spagnola.
Tre chili quattroecinquanta.
Tanto pesava la pupazzetta, secondo la bilancia di Peppe il pisciaro, il pescivendolo di Giardini.
Era stata una richiesta della farmacista. Non poteva vendergli latte se non sapeva quante settimane avesse o almeno il peso. Il “Non lo so” dell’impappinato Pancrazio – un neo padre, sicuro – l’avevano intenerita e fatta incazzare, tutto insieme.
Ecco perché la “spagnoletta” – detto così pareva un articolo di merceria – adesso si trovava in mezzo a sarde tonni e gamberetti.
Tornò dalla farmacista trionfante e comprò latte e pannolini.
Pancrazio o Ridge, non sapeva più nemmeno lui come si chiamava, prese un giorno di ferie, il primo della sua onorata carriera di bagnino, lasciò la bimba a una zia e senza aspettare che si facesse sera, salì a Taormina a cercare la ragazza.
Di andare alla polizia e mettere nei guai la spagnola, pure se non gliel’aveva data, che poi non era sicuro neanche di questo, non se ne parlava proprio.
Andò per prima cosa in cima alla scalinata dove la notte prima c’era il banchetto dei tarocchi, ma si rese conto che era ancora troppo presto. Ci sarebbe tornato alla calata del buio, ma nel frattempo avrebbe girato l’intero paese, vicolo per vicolo.
La donna sembrava essere sparita nel nulla.
Dopo molte ore, stremato, tornò al punto di partenza, dove nel frattempo tutti gli altri ambulanti della sera prima avevano ricostruito le loro postazioni. C’era il keniota, con il lenzuolo a terra e le sue statuette di legno, c’era il tavolino del cinese pieno di ogni sorta di inutilità, il suonatore di sassofono che sembrava un indiano pellerossa, il siculo venditore di giocattoli, la tipa nordica che intrecciava braccialetti.
E cominciò proprio da lei, le chiese se conosceva una ragazza spagnola che leggeva le carte, se era stata lei a darle il braccialetto – e nel far questo lo estrasse dalla tasca per mostrarglielo.
Nel vedere lo sguardo smarrito della giovane, Pancrazio si alterò:
– Non puoi non conoscerla, era qui fino a ieri sera.
La ragazza continuò a guardarlo ancora più smarrita, cercando il contatto visivo con gli altri attorno.
Il suonatore di sassofono tacque, il cinese abbassò lo sguardo. Si sentì solo la voce forte e bassa del keniota, le sue sclere brillavano come non mai.
– Amico, cosa cerchi? Vai via, Mercedes è morta qualche giorno fa. Caduta in mare insieme a sua figlia, non sapeva nuotare… L’hanno trovata proprio ieri, stanno cercando ancora la bambina.
Pancrazio si sentì svenire, ci mancò poco che dovessero chiamare l’ambulanza.
Dopo qualche secondo aprì gli occhi, si vide attorniato da facce di tutti i colori e pensò che era giunto il giorno del giudizio, poi accese anche il cervello e fuggì via a velocità.
Destinazione zia.
Gli ronzavano nella testa le parole di Mercedes: “Una mujer ti cambierà la vita”. Non aveva specificato quanto fosse piccola questa mujer.
Avesse vissuto altri cento anni, non avrebbe mai più voluto sentir parlare di tarocchi, anche se spremuti gli piacevano tanto.

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Responses

  1. Probabilmente sono l’unico o uno dei pochi che non è andato in ferie e quotidianamente passo qui per leggere i racconti e lasciare il mio commento, un poco deluso per la mancanza di altri commenti (ci tengo parecchio a sapere come gli altri leggono lo stesso racconto e confrontare la mia opinione con quella degli altri amici) pare quasi che il 4 mani di quest’anno non interessi a nessuno. Partecipano 16 o più coppie a questo gioco, mi piacerebbe leggere almeno 16 se non il doppio dei commenti.
    Remo ed Enrico hanno chiesto di non scrivere commenti sgraditi o fare inutili bagarre, non di darsi alla macchia, di cosa avete paura?.

    Ora passo a questo racconto in tema con la stagione delle vacanze:
    una lettura piacevole disturbata all’inizio dall’ empezado che non ho ancora capito cosa sia e dal fatto che proseguendo da Cesenatico lungo la costa adriatica ho dovuto attraversare l’appennino per arrivare alla costiera amalfitana.
    La descrizione del bullo palestrato di spiaggia e del suo incontro con la spagnola è piacevole come anche la sorpresa trovata nel pescato.
    L’ultima frase non mi convince: se non avesse voluto la bambina avrebbe potuto tranquillamente consegnarla alla polizia, nel caso contrario invece proprio per quel dono inatteso avrebbe dovuto amare tarocchi sotto ogni forma e non solo liquida. Complimenti!

  2. la storia non mi convince, ma la scrittura mi piace.

  3. fausto, io ho detto una cosa diversa ossia che se ci fossero state polemiche incivili mi sarei chiamato fuori dalla cosiddetta giuria. ovvio che ciò implica il fatto che le inciviltà non le condivido. sto leggendo i racconti con la massima attenzione e (come avevo anticipato) senza commentarli singolarmente. comprendo la tua amarezza per la scarsità di commenti, ma ognuno fa quel che sente di fare. se ti interessa, senza indicarli, posso dirti che (my opinion) per ora ci sono 3 racconti degni di questo nome e 4 racconti di livello bassissimo. ma la scittura è come un paio di scarpe: ci deve calzare bene per farci stare comodi.

  4. @ Marchetti: hai ragione. Pochi commenti, peccato! Forse in questi giorni nessuno è connesso e i post fioccheranno dopo il ferragosto.
    E, a proposito: buon ferragosto a Remo e a tutti i partecipanti alla gara.

    Veniamo al racconto.
    Piacevole, nel suo inizio vacanziero, nel personaggio di Ridge a caccia di prede estive e che si ritrova improvvisamente padre come un San Giuseppe.
    La narrazione svolta al surreale con una scelta di opinabile realtà. E proprio per questo prende il volo.

  5. surreale, ma mi piace, molto.

  6. quando non c’è il sangue la gente perde interesse a partecipare, bisogna ammettere. dove siano le sedici coppie me lo sono chiesto anch’io, come Fausto. Ovviamente, come dice Gregori, ognuno fa come vuole, compreso, appunto, dire che sarebbe almeno educato che ogni coppia che ha mandato un racconto dicesse che cosa pensa degli altri. Detto ciò, per farla breve, sono d’accordo con Opi.

  7. Gradevole, fila giù bene perché è scritto con una certa abilità. Però non mi prende.

  8. Sono anch’io dell’idea che molti siano in vacanza e quindi magari leggano (per esempio dallo smartphone) ma per pigrizia non commentino.
    Quanto alle coppie, credo che ci sia un po’ di riserbo nell’esporsi, no?

    quanto a questo racconto in particolare, credo sia ben narrata la prima parte, mentre la seconda – dal rinvenimento della bambina – sia più confusa.

  9. Questo Pancrazio doveva ispirare fiducia, nonostante l’aspetto, per affibiargli una spagnoletta!
    Piacevole, divertente.


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