Pubblicato da: remo | 27 maggio 2011

il giallo è imborghesito

Mi sono sempre piaciute le scritture popolari, perché sapevano nascondere dentro di sé straordinarie opere di frontiera. Il fumetto e la narrativa di genere avevano queste caratteristiche. Pian piano, soprattutto le narrative di genere, sono però andate a collocarsi in un segmento che, oltre all’evasione, prevedeva anche la consolazione. Sono, in altre parole, diventate bugie che non avevano più soltanto lo scopo di far divertire il lettore, ma anche quello, più subdolo, di regalargli sollievo. Se il mondo di tutti i giorni appare cinico e senza speranza, ecco che arrivano i narratori di genere, in particolare i giallisti, a dire che no, nelle loro storie il mondo può ancora essere cambiato, e il bene, i buoni sentimenti, la giustizia sociale, la redenzione morale e tutte queste belle immagini riescono ancora a trionfare. Non è un caso se il giallo è diventato la narrativa di bandiera dei lettori che potremmo definire “di sinistra”: il giallo propone un mondo che non c’è più, il lettore di sinistra lo riconosce come suo e vi si aggrappa disperatamente.

Cose dette da Luigi Bernardi in questa intervista.

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