Pubblicato da: remo | 8 maggio 2011

NOVECENTO69

Le scene di questo film per me sono vere, insomma a me sembra vero, se guardo, dimentico che sia Novecento di Bertolucci.
Nel 1969 partecipai anche io a una battitura.
Ricordo anche il giorno: era il 28 luglio. Quel 28 luglio seppi che una bella ragazzina della mia età, avevo tredici anni, andava dicendo in giro che aveva un fidanzato di Vercelli…
Ero di sana e robusta costituzione fisica, mio padre mi aveva insegnato a sgobbare, presi anche io il forcone. A torso nudo, facevo anche un po’ lo spaccone: c’era una bella ragazzina che mi guardava.
Avevo due zii, mezzadri, il sessanta per cento del raccolto sarebbe stato loro, il quaranta del padrone. Io ero lì per le ferie. Quando partivamo non dicevamo “andiamo a Cortona”, ma, chissà perché, dicevamo “andiamo in Toscana”.
Che poi: i miei zii stavano in una frazione, Fratticciola, che da Cortona disterà una decina di chilometri.
Mio padre, operaio, era il fratello non dico ricco, ma che comunque stava bene. Perché i miei zii vivevano in una casa in cui ci si riscaldava con la legna, perché non c’erano i servizi igienici, perché i loro figli dovevano lavorare, altrimenti era fame assicurata. Uno di questi miei zii aveva una apecar, l’altro andava al mercato in bicicletta (e col vestito nuovo).
La trebbiatura. Arrivava tanta gente, altri mezzadri. Chi ospitava, in cambio del lavoro offriva da bere e da mangiare. Ci si divideva in turni. Si sudavasull’aia,  sotto il sole e poi ci si andava a riposare all’ombra delle querce, vicino a un ruscello in secca, bevendo un bicchiere di vino, parlando.
Ho detto che erano poveri. Però quando parlavano, raccontavano di quando, bambini, avevano sofferto la fame.
La mi pora mamma piangea di nascosto quando un’avea manco un tozzo di pane per noialtri….
Mi sembra di sentire ancora le voci dei racconti mentre, all’ombra, sono con la squadra che si sta riposando e che presto riprenderà a sudare.
Rivedo che arriva il padrone: è in moto, sorride.
Scende dalla moto, quando parla lui i contadini tacciono, guardano in basso.
Gli sorridono. Non ce l’hanno mica con lui perché è nato ricco.
Certo, quando loro erano piccoli e pativano i morsi della fame lui stava al caldo e aveva pane e companatico.
Ma il mondo stava cambiando, nel 1969. Qualche contadino, a rate, aveva addirittura comperato un televisore. Così d’inverno, invece di stare a raccontare le tristezze passate, quelli senza televisione sarebbero andati a casa di quello che invece ce l’aveva. a vedere Rischiatutto e i festival di Sanremo.

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Responses

  1. 1969 – allora io ne avevo 16 di anni e da noi in Franciacorta stava finendo l’epoca della battitura nelle aie. Con l’avvento delle mietitrebbie il lavoro veniva svolto da pochi uomini nei campi, nei quali proprio per dare maggiore agio a queste macchine cominciavano a sparire i filari di gelso e di vite , gli stessi mezzadri erano una rarità avendo scelto di lavorare in fabbrica che rendeva molto di più.
    Anch’io come te ho questo bel ricordo che rimane impresso nella mente con tutta la polvere che la battitura lasciava nell’aria per tutto il tempo dell’operazione.
    Per noi bambini la festa era quella di tuffarci dal fienile sopra il cumulo di grano disteso ad asciugare, ma dopo quel bagno tra i chicchi che andavano a finire dappertutto cominciavamo a grattarci. Che tempi, che polvere!


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