Una vecchia foto, finita chissà dove

Ho rivisto Effe, stamattina. Occhi scuri, orecchini da zingara.
Ora che sei diventato importante non saluti più?, mi fa sorridente.
Indovina indovinello, che sono?, dice ancora divertita, allungando il collo verso di me, a pochi centimetri da me.
Provo a dire, ma poco convinto, Sei Effe?
E poi ci siamo abbracciati.
E poi le chiedo la cosa più stupida, Effe ma quant’anni c’hai?
Quarantotto, come li porto? A quarantotto si può anche dire cinquanta…
Ma sei sempre bella, le ho detto.
Ma vado incontro ai cinquanta, m’ha detto.
Ma io pensavo tu ne avessi di meno, ti pensavo parecchio più giovane di me, le ho detto.
L’avevo vista per l’ultima volta trent’anni fa: a diciott’anni si era già sposata e aveva un bimbo appena nato. Ma era stata la visita di un attimo…

Io ho dodici anni, lei sei. Effe è mia cugina prima, figlia di un fratello di mio padre morto giovane.
Ho una foto nella testa, ma non so dove sarà finita quella foto: io, lei, un suo fratello e un cane, Battaglia, a cui un altro fratello di mio padre aveva insegnato a salire sugli alberi.
Su Battaglia, e Battaglia, un segugio impuro, sembrava un gatto, e noi bambini si guardava lo spettacolo e una volta mio padre con la Kodak ci immortalò, e poi finì non male ma nemmeno bene, tanto per Battaglia quanto per Effe.
Battaglia fu visto da un turista romano, che s’imnpressionò a vederlo salire sugli alberi e diede un bel po’ di soldi a mio zio che glielo vendette (e io questa cosa la qui la racconto nel prossimo libro che uscirà a novembre per Perdisa, Vicolo del precizio, la racconto perché ci restai male, tanto).
Effe invece andò a vivere con un suo lontano parente che l’adottò ed era una buona persona, dissero che era stata fortunata Effe, perché poteva crescere bene, lontana dalla povertà, così la persi di vista, la rividi solo una volta, quando divenne una giovanissima mamma.
Fu fortunata, ma anche no: perché a sette otto anni andò a vivere lontana dai suoi fratelli. Ha un altro cognome, Effe.
Ma a Cortona succede questo: io vado e mi raccontano di persone che ho conosciuto, persone che ho conosciuto vanno e sanno di me, e succede che non ci si veda, io con queste persone, però sappiamo gli uni degli altri, e io sapevo di Effe e lei sapeva di me, e io sapevo che Effe è rimasta legata al ceppo di origine, ai suoi fratelli e anche ai fratelli del suo povero babbo che morì quando lei avrà avuto due anni.
Vuole riappropriarsi del suo vecchio cognome, mi hanno detto, spesso.
lei stamattina, prendendomi sottobraccio, mi ha detto, Sai mi sento sempre una Bassini. Che è un cognome povero, proletario, contadino.
Senti, m’ha detto, vediamo di metterci d’accordo, la prossima volta ci si incontra tra sei sette anni, che se ci si vede fra trent’anni magari siam bell’e che rincoglioniti.
E poi senti, mi ha detto seria, meglio morire prima che mori vecchi e rincoglioniti, che dici?
Poi è scappata via, sul suo fuoristrada; e solo allora mi sono reso conto che aveva fatto chilometri per rivedere me.
Ha sempre sorriso, stamattina.
Nella foto dove ci siamo io, suo fratello e il cane Battaglia aveva il viso di una bimba sperduta.
Chissà che fine ha fatto quella foto. Ma ci sono foto che non si dimenticano.

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Informazioni su remo

scrivo. Ultimi libri pubblicati: Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton 2007, fuori catalogo); Bastardo posto (Perdisa Pop 2010); Vicolo del precipizio (Perdisa Pop 2011); Buio assoluto (Historica, 2015); Vegan. Le città di dio (Tlon, 2016); La notte del santo, Time crime

5 thoughts on “Una vecchia foto, finita chissà dove

  1. un cane venduto fa un po’ male al cuore. tanto da scriverlo in un libro.
    pure una cugina che ha cambiato famiglia e cognome.
    mi pare che questo post sia un ‘quasi romanzo’.

    ciao remo :-)

  2. Fa effetto l’idea di un’adozione con genitori ancora viventi, con effettivo cambio di famiglia (a volte è solo un formale aggiustamento a fini ereditari, per beni e cognomi, e tra persone già adulte), anche se a fin di bene… ma l’affetto. Magari, la foto col cane l’aveva lei, e dopo che le è ricapitata tra le mani, ha pensato di mettere in moto il fuoristrada…

  3. -Sai io mi sento sempre una Bassini-
    Che bello sentire una frase così, io non ci avrei più visto dalle lacrime in quel momento, aveva fatto tutti quei chilometri proprio per rivedere nella retina del suo cugino la fotografia di loro bambini e del cane Battaglia.
    Tu Remo racconti storie che ci appartengono, i tuoi personaggi sono gli stessi che incontriamo nelle nostre strade, sei proprio uno di noi. Il romanzo che uscirà a novembre sarà sicuramente bello.

    P.S. il mio racconto a 4 mani scritto con Cristina Bove il giorno di Pasqua è stato pubblicato sul blog di Francesco Marotta , gran parte di questo omaggio lo devo a te. Grazie Remo
    Un saluto da Fausto Marchetti

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