Pubblicato da: remo | 15 aprile 2011

lagne ricorrenti

Conversazione telefonica.
– Ciao Lisa, c’è Carlo?
– Ciao Augusto, sì c’è… ma…
– Ma?
– Preferirei non disturbarlo, è depresso, Carlo ha passato una brutta estate, una delle peggiori da quando lo conosco, mangia poco, parla poco, è scontroso… tu come stai?
– E’ morto mio fratello.
– O mamma, e quando?
– Ieri, un incidente, un brutto incidente, volevo essere io a dirlo a tuo marito, si conoscevano, e poi… anche se io e tuo marito abbiamo preso strade diverse abbiamo pur sempre lavorato dodici anni insieme…
– Un incidente automoblistico o sul lavoro?
– Automobilistico, uno scontro frontale
– O mamma, però ascolta, credimi, Carlo è messo male, sta male, pensa che ha ripreso a fumare…, ieri sera non ha voluto parlare nemmeno parlare con sua mamma
– Ah
– Sai che Carlo è impallinato per le moto d’epoca, ricordi no?
– Le Guzzi d’epoca e il Milan, le sue grandi passioni… certo che ricordo
– Bene, anzi bene un cavolo… te la faccio breve, è successo che la vecchia Guzzi è stata rubata, e io penso che siano degli zingari che nemmeno sanno che quello è un pezzo pregiato, ma non è tutto, è successo che Carlo un mese fa ne ha comperata un’altra, un’altra Guzzi e…
– Lisa… Lisa…
– Non chiedermi l’anno perché sai che non ci capisco nulla di moto…, solo che appena l’ha pagata si è accorto che…
– Scusa ma…
– No aspetta, si è preso una fregatura che non ti dico, ma cavolo, già lui, e tu lo sai com’è fatto lui, tende a deprimersi per nulla…
– Scusa Lisaaaa…
– Augusto, ma perché urli?
– Lisa, non so se hai capito, ma ieri, cazzo, è morto mio fratello, cazzo.
…….
Fine della telefonata.

Qualcosa del genere è successo. Davvero.
Allora. Giorni fa solo su facebook ho postato una nota sui miei malesseri editoriali. Dopo mi è venuta in mente questa telefonata. E’ anche questo il brutto di chi scrive e magari pubblica o non pubblica: corre il rischi di diventare patetico, di chiamarsi Isa.
Oddio: è anche vero che a volte – io almeno – parlo di scrittura per non parlar di altre grane. Solo a volte. Spesso mi sa che son patetico. E che lo sarò ancora, almeno qui.

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