Pubblicato da: remo | 16 dicembre 2010

come finisce questa storia?

Insomma, erano sette anni, oramai, che non riusciva più a concludere, eppure ci provava tutte le sere, da dopo cena, per l’asattezza dopo il telegiornale su canale 5, fino alle due, anche le tre di notte a scrivere, mettere giù frasi, parole singole o avvinghiate tra loro, con tante virgole oppure ignude, ma niente, niente di niente, quell’ultimo capitolo, sia che scrivesse con il pc sia con la penna stilo che gli aveva regalato suo padre per la prima comunione, quell’ultimo capitolo, si diceva, non (gli) veniva come il resto del libro, ché il resto del libro era buono, lo sapeva lui e glielo avevano detto tutti quelli che l’avevano letto (gente che ne masticava di libri, mica lo aveva chiesto alla mamma e agli amici di infanzia, lui, un parere, che poi, che poi: aveva già scritto due libri, e due libri son due libri).
Poi però, attenzione, una sera incontrò Luisa, grandi tette e un culo ancor più ingombrante di un tir che ti taglia la strada, e fu un bell’incontro, ciao come stai? bene e tu? insomma, e che fai in giro a quest’ora solo? mah guarda, sgranchisco un po’ le gambe, e tu? io sono una golosona di caffè, cazzo anche io…
Alt, importante precisazione. Il fato aveva suggerito quell’incontro avvenuto per caso facendo sì che quella sera lui – dopo la bellezza o bruttezza fate voi di sette anni; e se sette anni vi sembran pochi provate provate… – uscisse disperato di casa dal momento che
a – era rimasto senza inchiostro per la penna stilo.
b – aveva esaurito le bestemmie dopo che un virus gli aveva impiantato il pc.
Fu lei che lo prese per mano, dopo un caffè, una pizza, un altro caffè e un altro caffé ancora, lo prese, dicevamo (no, forse meglio scrivere dicevo, o si diceva, ecco: facciamo si diceva alla toscana, maremma maiala) per mano e gli disse, con una voce attizzante: Casa tua o casa mia?
Mia, rispose lui (attizzatissimo).
E lei, appena entrarono, se lo scopò (diciamolo, perché per onestà si deve dire tutto, facendo anche una certa fatica).
Nacque una storia insomma, tra lui e Luisa e lui, quasi quasi, stava per dimenticarsi del libro perché, cavolo se gli piaceva, perché, diciamolo, a lui ogni sera piaceva strofinare il coso o tra le grandi tette di lei o tra le chiappe ingombranti (mi son sempre piaciute, pensava lui, le chiappe ingombranti) di Luisa…
A Luisa, però, tuttisticazzidipreliminari sminchiavano, sicché una sera gli rimise il coso tra le mutande e gli disse: Parliamo.
Occazzo, disse lui (parzialmente attizzato), vuoi mica metterti a parlare di letteratura?, ridendo.
Luisa seria: E perché no? Anche se ho solo un diplomino pensi che io non sia all’altezza di quei segaioli con cui ogni tanto parli al telefono?
(Oddio, pensò lui, prima che arrivassi tu il più segaiolo del gruppo ero io…).
Sta di fatto che quella notte invece di fottere (dopo tre ore di preliminari sbadigliati da parte di lei) lui le raccontò il libro.
Arrivato al capitolo che mancava le disse, Sai non riesco ad arrivare mai fino in fondo (e Luisa pensando al coso di lui annuì, o se annuì, ma tra sé e sé, ché Luisa era comunque una femmina sensibile sensibile, quasi sensibilissima).
Sta di fatto – il lettore scafato a questo punto se lo immagina, no? – che fu la Luisa che gli disse cosa doveva scrivere nell’ultimo capitolo e, a questo punto, il lettore scafato, ma io stesso che scrivo e non sono uno scrivente scafato, mica so di preciso come va a finire tra i due.
Vediamo un po’: chi muore dei due?
Voglio dire: se muore lei son cazzi per lui, che due tette e due chiappe ingombranti mica si trovano con tanta facilità, che poi, son chiappe pensanti più che ingombranti, oddio, si sa che le chiappe non pensano, va bé chi legge ha capito (Luisa se muore è un casino perché oltre al bendidioedellamadonna che si ritrova è una da ultimo capitolo), e se invece muore lui, bé sì, forse è meglio che muoia lui, magari facciamo un censimento su come farlo morire – morte romantica, morte scema e morte manzoniana, vale a dire bestemmiando per il gran male? – così almeno è uno scrittore in meno e un libro in meno che non se ne può più non se ne può.
PS Però facciamolo morire bene, magari di crepacuore mentre è indaffarato col suo coso tra le cose di Luisa (che sta leggendo, e nemmeno se ne accorge della di lui dipartita). Oppure mentre mangia la Nutella, senza star lì a cercare finali complicati.

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Responses

  1. Ah, Remo!
    Questa storia mi è davvero piaciuta e mi ha distratto da “certi pensieri”…
    Ma perché dobbiamo proprio “uccidere” uno dei due?

  2. Le chiappe pensano eccome.
    E levano pure il sonno. La storia è già finita, ma perché cerchi un finale? Va benissimo così.

  3. Sembra l’incipit di un romanzo di Houellebecq..ed in questo caso dovrebbe morire lei , come ne “La possibilità di un’isola” e lui arrovellarsi su ipotesi fantascintifiche di futuro, per cercare invano di ripristinare il suo paradiso perduto…

  4. vissero felici e contenti tra cosi, cose e barattoli di nutella.


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