Pubblicato da: remo | 15 dicembre 2010

sul pubblicare un libro

Allora, uno va nel sito di una casa editrice e legge le indicazioni per l’ìnvio dei manoscritti.
Per esempio.

Il gran numero di romanzi, racconti e poesie che arrivano ogni giorno in casa editrice è per noi motivo di soddisfazione, e ringraziamo gli autori della fiducia che ci dimostrano. Purtroppo però le nostre forze sono limitate e non ci permettono di leggere tutto con la dovuta attenzione né di rispondere in modo adeguato a chi ci scrive, per questo motivo vi preghiamo di considerare respinte quelle proposte che dopo sei mesi dall’invio del manoscritto non avessero ancora ottenuto risposta.
Ci teniamo a sottolineare che un rifiuto da parte nostra non implica necessariamente un giudizio di valore, perché dobbiamo rifiutare anche opere di indubbia qualità letteraria, se non altro per ragioni numeriche: quanti libri nuovi si possono pubblicare in un anno?
Il modo migliore per sottoporci una proposta editoriale è di inviarla in forma dattiloscritta, aggiungendo al testo una presentazione schematica dell’opera e una breve notizia biografica sull’autore. I manoscritti e altro materiale inviato spontaneamente alla casa editrice non verranno restituiti. Grazie della comprensione.

Ma aumenta sempre più il numero di case editrici che di indicazioni non ne danno: far leggere i manoscritti costa. Con gli stessi soldi si possono fare tante altre cose. E la maggior parte dei manoscritti, si sa, o sono scritti male (18 su 20?) o non sono considerati (99 su 100) meritevoli di pubblicazione.

Si dice che le case editrici – vecchio, trito e ritrito lei motiv – pubblichino i raccomandati, e certi autori (politici, giornalistici, cantanti, calciatori, spogliarelliste) già noti al pubblico, ma per altro.
Da quanto ne so io di raccomandazioni magari ce ne sono ma che vadano a buon fine non mi risulta; il personaggio già noto, invece, spesso è pubblicato.
Comunque.
Stanotte, rileggendo il mio vecchio blog ho letto un post di tre anni fa; scrivevo, vantandomene, di aver rifiutato l’invito di un editore a partecipare a una grigliata con qualche altro scrittore.
Altre volte mi pare d’aver scritto che non partecipo mai a premi, salotti, incontri.
Nulla di più sbagliato.
Chi vuole pubblicare deve conoscere, perché spedire un manoscritto senza essere stato segnalato o da un agente o da uno scrittore o, meglio, da un editor, è tempo perso o quasi.
Non sempre, ovvio: io, che ho semplicemte spedito, penso d’essere stato fortunato.

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Responses

  1. Public relations, sono faticose, spesso deludenti, ma servono. Servono tanto :)

  2. come si fa se si abita in provincia?

  3. melania, con internet, mail, qualche fuga verso le grandi città.
    ma non sono un esperto, io

  4. Grazie dei consigli, Remo caro. Sempre preziosi.

    Milvia

  5. che stress!
    nn tu, tutto l’ambaradan letterario :-)

  6. Beh… sui numeri sono d’accordo: 18/20, 99/100. E francamente la cattiva pratica di tanti cdi riversare le loro pagine nelle buche delle lettere delle case editrice intasa il sistema. E come fa uno “scrittore” esordiente a sapersi orientare tra le varie case editrici, scrivere una buona presentazione dell’opera… e, insomma, rappresentarsi… È logico che ci sia tanta carta da macero negli scaffali delle redazioni…

    Scusa: acidità da primo mattino.

    Comunque, anche io non mi lamento. Anche io, come te, sono stato fortunato…

    (bel blog by the way)…


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