Pubblicato da: remo | 14 dicembre 2010

la nostra “cultura”

diceva che la nostra cultura è corruttrice; per questo, sosteneva, le migliori persone son quelle che non hanno fatto la quarta elementare.

Noi intellettuali tendiamo sempre a identificare la ‘cultura’ con la nostra cultura: quindi la morale con la nostra morale e l’ideologia con la nostra ideologia. Questo significa: 1) che non usiamo la parola ‘cultura’ nel senso scientifico, 2) che esprimiamo, con questo, un certo insopprimibile razzismo verso coloro che vivono, appunto, un’altra cultura.

Pier Paolo Pasolini

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Responses

  1. Remo, io non ci credo che:
    “Noi intellettuali tendiamo sempre a identificare la ‘cultura’ con la nostra cultura”.
    Credo sia una generalizzazione, come quella di Pasolini, un pregiudizio sentenzioso (e quindi rassicurante) che invece di far un barlume di chiarezza crea confusione.
    Se uno apre gli occhi e le orecchie e il naso vede e sente la cultura, intesa come formazione, educazione, lingua,usi e costumi, retaggio dell”altro”.
    Io, qui, intorno a me, di culture ne vedo tante, e non cesso di stupirmi e di imparare qualcosa, spero.

  2. Io invece credo che siamo “contaminati”: abbiamo in mente schemi, strutture, elaborazioni (di altri: da marx a freud ecc) e così prendiamo quel che sappiamo come il punto di partenza per interpretare e, spesso, urlare.
    no, io credo che pasolini avesse pienamente ragione (e ricordo un mio docente di psicologia, Franco Borgogno, che diceva: la scuola insegna “cose”, ma non insegna a pensare) tant’è che ho la sensazione che siano proprio le persone di maggior cultura a essere più prudenti per esempio nei giudizi.
    la cultura media, per esempio nei blog letterari, è di gente che legge e che magari ha fatto il classico e sa l’inglese.
    la cultura di un lavoratore interinale è, suppongo io, non dissimile a quella dei ragazzi di don milani; o forse ancora peggio, visti i danni che fa la tv.
    ma la nostra cultura è comunque limitata: si possono leggere tanti libri (ma la lettura veloce non permette di afferare bene l’essenza di una scrittura) e avere tre lauree ma ci sarà sempre qualcuno che sarà culturalmente più elevato di noi così come ci saranno persone che magari han letto poco o niente.
    però è tutto un fiorire di giudizi altisonanti: bello, schifezza, capolavoro.
    e ci si interroga sempre troppo poco.
    sugli altri e su noi stessi.
    (gian renzo morteo e corrado vivanti e luisito bianchi son persone che ho conosciuto e apprezzato: anche per questo loro interrogarsi).
    ciao mario

  3. Allora, Pasolini ha detto:
    “Il tipo di persone che amo di gran lunga di più sono le persone che possibilmente non abbiano fatto neanche la quarta elementare, cioè le persone assolutamente semplici.”

    Bene, quello che ha affermato, e non lo dico solo io, poteva avere ancora un certo valore trenta anni fa, ora non val nulla. Resta una sua opinione dettata da passioni, utopie, idealizzazioni.
    Pasolini era davvero un grande artista che ho amato moltissimo.
    Ciò non toglie che tra i milioni di massime che ha detto ho trovato pure delle sciocchezze. (Opinione pure la mia.)

    Io non conosco alto/borghesi nè persone appartenenti alla ruling class, non so dove siano i salotti buoni: conosco però tanta gente umile o dei borghesi piccoli piccoli.
    Tra gli uni e gli altri ci son dei truffatori, dgli ipocriti fetentoni, dei mentitori, dei ladri.
    E la purezza il candore sognati da Pasolini, ora sono nuvole passate.

  4. è chiaro che oggi pasolini non scriverebbe più che le persone migliori son quelle che non hanno fatto la quarta elementare.
    non foss’altro perché la televisione bombarda tutti.
    ma qualcosa di un mondo contadinoe magari analfabeta è rimasto.
    e comunque.
    io ho lavorato in fabbrica sette anni (lo so: son noioso).
    ma la cultura di un operaio (ieri un operaio, oggi un interinale, un pendolare, una donna pendolare o interinale, che è ancora peggio) è quella che è per un problema molto semplice: il tempo.
    negli anni Ottanta conoscevo persone che si svegliavano alle 4 del mattino (per raggiungere il posto di lavoro dov avrebbero fatto il turno 6-14) e che sarebbero rincasati alle 16. Dicevano, Lavoro dalla 4 alle 4.
    Potevano essere loro, secondo me, quelli che “non avevano fatto la quarta elementare”.
    Mario, ho scritto (male e in fretta) un libro di racconti, Tamarri.
    Storie di ragazzi senza futuro, ma che credevano ancora nel valore di una stretta di mano. Conoscendoli, ho ripesnato ai ragazzi di vita di Pasolini.
    Credimi, io da loro ho anche imparato.
    E son ragazzi finiti male, e che non leggevano nemmeno Moccia.
    Ecco, quando vedo gente colta che arriccia il naso se sente nominare Moccia ripenso a Pasolini: non credo lo avrebbe arricciato, lui.

  5. :-)
    Vabbè, caro Remo.
    C’è davvero da imparare da chi ha fatto vita dura, talvolta; quasi sempre di più che dai tromboni impaludati, o dai “vincenti”.
    E’ un tutto relativo, la scala è variabile e il mondo mutevole.


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