Pubblicato da: remo | 26 ottobre 2010

il buio oltre la finestra

hai lavorato, cresciuto figli…
sembra passata un’eternità, sembra un sogno.
c’è il presente, ora.
una casa di riposo per non autosufficienti con poche risorse e le famiglie indaffarate con figli e altro.
ti cambiamo il pannolone quando si ricordano di te.
il tuo cazzo e il tuo culo sono degli ornamenti inutili, ormai.
ti danno da mangiare il “pappone”, frullano tutto insieme, minestrone e budino, cos’ loro non perdono tempo e così tu hai tutte le vitamine e quel che serve all’organismo, insomma, potrai continuare a campare ancora un po’: accontentadoti di guardare, ogni tanto, oltre la finestra.
il tuo vicino di letto ha l’alzheimer: sta meglio lui.

Leggendo questo post di Giulio Mozzi a me è venuto in mente tutt’altro.
Non potevo commentare, sarei andato OT.

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Responses

  1. cosa avresti commentato?

  2. che il senso di giustizia lo possono avere i singoli, rarissimamente i politici

  3. quindi, non è mai buona cosa mettere in mani altrui il nostro destino.
    se non quando, come nelle righe del tuo post, non si è più autosufficienti.

  4. Guarda Remo che non è tutto un pappone mollo. I ghetti ci sono eccome, come esistono Case di riposo dignitose.
    Certo che ha ragione Foucault quando dice che se la società delega agli specialisti la gestione del dolore, della malattia e della sofferenza, allora non va bene, perchè rinuncia a fare i conti con la parte della vita che più ci fa paura.
    Nei servizi che ho il piacere di dirigere abbiamo una casa di riposo dove ti assicuro che il menù è buono e si cerca di equilibrare una dieta personalizzata. E gli animatori pagati e volontari si fanno un culo tanto. Chi è pagato lo fa per millecento euro.
    E il mio amico Dino è andato in pensione per seguire la mamma che sta da noi.
    Lei è in carrozzina e tutto il giorno fa eeeeeeeeee.
    Lui passa tutti i pomeriggi alla Casa, le accarezza il mento e quando lo incontro gli chiedo allora, come va? E lui, si tira avanti e mi sorride.
    E una volta al mese facciamo la riunione con il personale per capire che cosa possiamo migliorare, e insomma ci crediamo ancora nel nostro lavoro.
    E insomma è mica tutta merda quella che ci circonda.

    ( ps: domani inizio bastardo posto. ciao Remo)

    Renato

  5. a nome della Luigia (tutti diventiamo delle Luigie) ti ringrazio di cuore.

  6. Renato lo so.
    Ci sono ottime strutture, ed è giusto dirne.
    Ma quest’anno e l’anno passato con la scusa della crisi da qualche parte le cose invece stanno all’incirca come ho scritto io.
    Mesi fa, forse un anno fa, è venuta da me una dipendente di una cooperativa che gestisce una struttura per anziani.
    MI ha raccontato cose raccapriccianti; e io, cazzo, non sono riuscito a fare niente, ché la porta d’ingresso di quella struttura è invalicabile.


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