Pubblicato da: remo | 19 agosto 2010

A 4 mani, 21° racconto: “Duevoci”

Caro diario,
non è la prima volta che apro le tue pagine bianche per riempirle con le mie parole piene di angoscia e di tormento contrastato. Sono dimagrita di un altro chilo, ormai non riesco più a controllare il mio peso perché ho perso l’interesse per il cibo, come per qualunque altra cosa che non riguardi lui. Lui, il mio amore e la mia trappola. Mi sento legata ad un qualcosa che non mi appartiene più da molto…forse da sempre.
Lo guardo, ma lui non mi vede, è così sicuro di avermi accanto a sé che non sposta il viso per accertarsi della mia presenza nella sua vita. Non tende più la mano per toccarmi, siamo come legati da un filo invisibile che però ha il peso di una catena. Sento che essa sta andando a fondo, sempre di più, trascinando i nostri corpi senza vita, che non osano opporsi, che avvertono l’oscurità che li circonda, ma non reagiscono.
Ho parlato tanto in questi anni, ma ogni mia parola si è schiantata nel vuoto di uno schermo che non ha mai ascoltato, è arrivata ad un cuore gelido che non ha mai voluto il mio calore.
Ho amato questo cuore più di quanto lui amasse me, ma ormai la mia mano e me stessa siamo diventati freddi. Freddi in ogni senso, freddo è ormai il mio sentimento, come il suo sguardo quando gli sono davanti. Anche quando dice di amarmi, il suono di queste parole mi sembra freddo.
Non riesco a mettere la parola “fine”, troppo tempo abbiamo passato insieme e troppe cose ci hanno legato, uniti fin dal mio primo bacio alla sua prima volta, provando insieme forti esperienze…o forse erano solo tappe necessarie di un percorso di vita…mi chiedo sempre come sarebbe stato affrontarle con qualcun altro.
Chi può dire se amore o curiosità ci hanno spinti l’uno nelle braccia dell’altro e se abitudine o vera unione ci abbiano legato insieme per così tanto tempo.
E’ una ragnatela, mi sento in trappola tra i fili di questa prigione che più mi allontano e più mi richiama a sé, sono inerme in questa gelida gabbia confusa con sentimento.
Non ho il coraggio di prendere quelle forbici che attendono la mia presa, per tagliare i fili di questa ragnatela e scrollarmi le catene che porto addosso, per cominciare a volare.
Ho bisogno di volare.
Anche se dovessi avere vita breve come una farfalla dalle ali ramate, la vivrei libera senza catene, sentendo sul mio viso l’aria fresca che mi accarezza e che mi fa sentire nel corpo quel brivido che ormai, da troppo tempo, non riesco più a provare.

Caro diario,
rileggendo queste pagine ormai ingiallite e dimenticate dall’esigenza di vivere, non riesco ad indossarne, ormai, nemmeno una parola… saranno,forse, i chili abbondantemente ripresi dal germogliante riverbero delle mie ali. Ebbene sì.
Ho finalmente imparato a volare. Da sola.
Ho imparato l’arte dell’equilibrio e le acrobazie tra i rivoli di vento…mentre fingi di assecondarlo in realtà stai preparandoti ad andargli contro,o incontro, forse. Sapessi che sensazione! Gli entri dentro d’improvviso e sinuosamente, come in un tango, che ti cinge e ti volteggia come fa la passione con gli amanti. Una danza che balli da sola,conducendoti.
Da tempo non costeggio più le rive dei miei ricordi. Ho capito che non serve, nemmeno camminare su quell’orlo in punta di piedi per timore di disturbare la malinconia, quella che ad un tratto, furtiva come una ladra, ti getta addosso i coriandoli dei giorni passati, senza chiederlo.
Per questo evito gli orli e le rive.
Preferisco i campi di grano, il fruscio indorato delle sue spighe, gli spazi aperti dei campi sui quali correre a piedi scalzi, senza direzione, se non quella scombinata di passi incerti.
Come potevo preferire le sbarre certe dell’abitudine all’incertezza della libertà? Come potevo scegliere lui a me, con l’illusione che si trattasse di un noi? Mi trattenevo vigliacca dietro la sottana dell’amore, senza il coraggio di rivelarne la sua crudele nudità. Il mio corpo scheletrico ricoperto a stento da un’ipocrita sottana di seta, riluceva di bugie, seducendo solo la mia inettitudine, l’idea di un desiderio fantasma, mentre lui spegneva la abatjour e voltandosi dall’altra parte si addormentava.
Non leggevamo più, come facevamo un tempo, prima di addormentarci e i nostri dischi non accompagnavano più il caffè la domenica mattina o le sere di pioggia le nostre cene, quando l’umidità profumava di muschio la nostra casa. Quando raramente lo facevamo era un consenso implicito alla consapevolezza di una fine.
Quello che mancava ad entrambi non aveva nulla a che vedere con l’amore. Mancavamo a noi stessi. Semplicemente. Eravamo l’uno la morsa dell’altro. L’ombra indistinta di due corpi troppo vicini per distinguersi.
L’amore non può fondarsi sulla dipendenza, se non nella misura in cui la si vuole. Io pendevo letteralmente dalle sue labbra. Senza iniziativa. Senza un desiderio che non fosse il suo. Non osavo chiedere, solo rispondere alle sue voglie.
Prenderne consapevolezza fu doloroso. Le abitudini dell’amore, per quanto le disprezziamo vivendole, sono le prime a mancarci, a toglierci il fiato alle volte. Il suo pigiama a righe, il suo spazzolino, la sua vecchia pipa e tutti quegli oggetti così quotidiani, assumono la sacralità delle reliquie. Oggetti  che ti ricordano chi eravate, o pensandoci oggi, chi ancora non eravate. La distanza era l’unica soluzione possibile. C’è voluta tanta forza per rimanere ferma e coerente alla decisione presa, ma per ambire ad un amore maturo, dovevo necessariamente cadere dal suo albero per essere pronta.
Tutti i sospiri che attanagliavano le mie notti, oggi sono respiri a pieni polmoni.
Ho imparato a desiderare, a soddisfare le mie voglie.
Ho imparato ad amarmi.
Sono pronta ad amare.

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Responses

  1. E’ molto realistico, magari è davvero la pagina di un diario . Pare sul serio che tra la prima pagina e la seconda ( di diario) siano passati anni, la voce si è fatta più matura. Meno male il lieto fine.
    Se è un racconto non lo so.

  2. Ecco, opi, dovevamo scrivere una cosa del genere.

  3. Perché?

  4. no, mi dispiace.

  5. La penso come Melania.

  6. che significa “no, mi dispiace” ?

  7. secondo me qualcuno si è divertito a scrivere in questo modo
    se è così
    esperimento riuscito!
    un esempio fra tanti
    “ma per ambire ad un amore maturo, dovevo necessariamente cadere dal suo albero per essere pronta.”

  8. Per quanto mi riguarda, che non mi piace.

  9. Faccio miei i commenti di Monia e didola,e aggiungo :
    sono quei discorsi che non ho mai voglia di sentire o se li incontro in lettura li salto.
    Il falconiere Marchetti Fausto

  10. No, per favore.. Alla farfalla dalle ali ramate che fa acrobazie fra i rivoli di vento, preferisco di gran lunga il licantropo di anfiosso e opi.

  11. volevo dire che un racconto può non piacere ma comunque raggiungere la sufficienza.questo mi sembra un qualcosa che non risponde neppure nei principali parametri vitali, mi scusino gli estensori.

  12. ai principali ecc…

  13. le farfalle acrobatiche nemmeno un entomologo…
    ma la seconda parte mi ha comunicato molta umanità, lo sconforto rassegnato di chi ha perso un compagno e ne rivive la presenza negli oggetti e nei ricordi.
    purtroppo non lo salva.

  14. sono quei discorsi che io invece cerco saltando il esto…guarda un pò com’è strana la vita.

  15. A prescindere dal giudizio riguardante il racconto, che può piacere o meno, i commenti mi sembrano sterili e privi di senso… la prima regola per uno scrittore che si possa chiamare tale, dovrebbe essere quella di non sminuire il lavoro dei “colleghi”, ma a quanto pare c’è molta gente che si sente talmente superiore da poter troncare il lavoro altrui in poche righe… la critica è utile quando costruttiva, e da quello che ho letto nei vari giudizi su questo blog molto spesso non lo è… troppa gente arrogante e saccente per i miei gusti…
    Tornando al racconto, trovo invece che esprima perfettamente lo stato d’animo di moltissime persone intrappolate in una vita “non vita”, una situazione più comune di quanto si possa pensare e lo fa in modo semplice ma anche originale… mentre leggevo era come avere davanti l’immagine di questa persona e quando uno scrittore (in questo caso due) riescono con le parole a dar vita ad un’immagine il loro lavoro non può essere da buttare… brave.

  16. ho partecipato l’anno scorso alla “gara”assieme ad un’amica. Sul nostro racconto ci sono state critiche e pareri favorevoli e anche silenzi.
    Li abbiamo accettati entrambi. Anzi, a me personalmente sono serviti di più quelli che facevano notare alcune pecche e manchevolezze. In alcuni casi i lettori avevano ragione, a nostro avviso, in altri no. Ma, tutto qui. Per me e la mia amica questa è stata un’occasione di divertimento.
    Qui mi sembra di assistere ad un balletto folle. Si chiedono critiche costruttive, pareri illuminati. Sono pareri di lettori. A volte frettolosi, a volte lacunosi, a volte interessanti…
    A qualcuno il racconto piace ad un altro neppure un po’.E lo dice in modi più o meno bruschi o delicati. Ma davvero abbiamo bisogno del bastone e della carota? Mi sembra ci sia una notevole dose di permalosità in chi scrive.
    Se il racconto proprio non piace perché non si deve dirlo? Nel modo in cui si preferisce esprimersi
    (e non mi sembra proprio che i toni siano così accesi)
    E, poi, non è sempre questo un segnale per riflettere su quanto scritto? Sinceramente non capisco.
    Resto, tuttavia, ancora e pervicacemente del parere che sarebbe stato opportuno, nel bando di gara, circoscrivere il tema. Qui, nei racconti, si parla di tutto e di più. Era più interessante, a mio parere, vedere come uno stesso argomento veniva articolato diversamente.
    Detto questo il racconto non mi piace. Ha un linguaggio che trovo stantio, dolciastro, antico.
    Ma io amo la secchezza e, quindi, non ve la prendete. Dirò, poi che il tema qui proposto non mi entusiasma e, quindi, probabilmente ha influito sul mio giudizio.

  17. @bri: Riguardo ai toni non accesi dovresti leggere alcuni commenti ad altri racconti, non la penseresti così…
    Volevo sottolineare anche che non ho partecipato al concorso, ma ho scritto solo in qualità di lettore, ho letto vari racconti, alcuni mi sono piaciuti di più, altri meno, ma quello che ho potuto constatare è il clima “acido” che purtroppo si è venuto a creare nei vari commenti, è questo che non ho gradito, non le critiche in sé, che possono anzi devono esserci… non mi aspettavo “pareri illuminati” ma quantomeno rispettosi e ripeto ci sono discussioni a seguito di altri racconti davvero fuori luogo… (e non erano fatte da semplici lettori ma da partecipanti al concorso).
    Riguardo al tema libero è una scelta…certo si rischia di mischiare tematiche troppo diverse… ma alla fine non è un concorso “ufficiale”, viene messa in gioco la fantasia degli scrittori anche in base alla scelta del tema…

  18. Passavo per caso da queste parti….e mi sono sentito in dovere di scrivere…sopratutto alla signorina che si firma Melania…

    “…non risponde neppure nei principali parametri vitali, mi scusino gli estensori….”

    Ma facci il piacere, non si possono sentire queste frasi…Ci fai più figura a stare zitta, fidati!

    Sono assolutamente intollerante verso i bambini che usano queste “critiche” così estreme…..ridicola!

    Ragazze il vostro racconto è carino, credetemi…

  19. si, credete a fabio, lui sì che se ne intende…e offende, così, perchè gli và…ovviamente.

  20. Ma chi l’ha detto che hanno scritto due donne? Cosa mi sono persa?

  21. Costruttivo o no un giudizio alla fine è positivo o negativo e come tale va gestito dagli autori. Poi, come un autore è libero di scrivere come e ciò che crede, mi auguro come lettrice di poter esprimere un parere senza condizionamenti di sorta. Unica regola, non essere offensiva. Non si è offensivi nel dire che il racconto non è piaciuto, si esprime un parere soggettivo ed opinabile. Forse questo viene dimenticato ogni tanto. Anche quando il giudizio è meno sintetico e più articolato e “preparato”, acido e saccente, è sempre soggettivo ed opinabile.
    Lucia, credo anche che il clima un po’ acido, a tratti saccente faccia parte del gioco, (che poi non lo considero così acido, ho letto ben di peggio altrove) e rientri nello stato naturale delle cose, lo renda più vero. Credo che sia sempre compito degli autori scremare e leggere tra le righe, scovare ciò che può risultare utile oppure no. Tutto il resto a parer mio, è puro intrattenimento e divertimento. Ringrazio perciò tutti gli autori, in attesa di vedere se il giudizio finale concorderà col mio. Come per SanRemo. E non è una citazione a caso:)

  22. Mi sembra evidente che Fabio e Lucia, mai visti finora e che sanno entrambi che le autrici del brano sono due donne, siano dei sostenitori (se non gli autori) di questo brano. Posso capire che dispiaccia vedere criticato un racconto proprio o di amici. Ma è il prezzo del mettersi in gioco in una gara di scrittura. E tutti i racconti in gara e i loro autori l’hanno pagato, chi più, chi meno. Cercate di accettarlo anche voi, noblesse oblige.

  23. @Paul, hai ragione su Fabio ma ti sbagli su Lucia, è intervenuta più volte, inoltre al commento nr.17 conferma di non aver partecipato al gioco. Ha espresso la sua opinione come in altri racconti e va rispettata.
    Lascio per tutti gli autori e commentatori una frase di S. Paolo agli Ebrei:

    -In verità, ogni correzione, sul momento, non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo però arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati. Perciò rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia infiacchite e fate passi diritti con i vostri piedi, perché il piede zoppicante non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire.-

    Io commenti e critiche li ho accolti proprio in questo modo, forse é quello giusto, almeno lo é sicuramente per me!.

    Il falconiere Marchetti Fausto

  24. Ascoltate cari letterati….

    Onestamente non mi andava nemmeno di replicare, visto che per rispondere usate frasi latine o detti di Santi..

    io non ho detto che questo racconto sia il migliore…e non ho “criticato le persone a cui non piace…cosa assolutamente leggittima tra l’altro!

    IO RIDO DI PERSONE CHE, COME alcuni DI VOI, PER ESPRIMERE DEI CONCETTI USANO PAROLE/frasi COME:

    Es. “principali parametri vitali, mi scusino gli estensori” (vedi Melania)

    Sui seguenti discorsi su quanto siano legittime le critiche…..concordo a pieno…ma alcuni di voi non fanno critica, ma esprimono un parere “acido” figlio della gara e di chissà quale cultura letteraria….

    Vorrei tornare su…..
    …….”principali parametri vitali, mi scusino gli estensori”
    (cara Melania questo tipo di frase non si può proprio sentire in questo tipo di gara tra racconti di giovani (credo), in quanto offensiva, nota bene, verso te stessa!!!!)

    Poi vorrei fare altre precisazioni:
    1) NON CONOSCO GLI AUTORI/AUTRICI
    2) HO LETTO QUESTO RACCONTO IN QUANTO IL PRIMO CHE ESCE NEL BLOG….E HO COMMENTATO….ANCHE SE SUCCESSIVAMENTE NE HO LETTI ALTRI, anche senza commentare.
    3) IL FATTO CHE SIANO DONNE L’ho EVINTO LEGGENDO DEI COMMENTI PRECEDENTI AL MIO (oltre a considerare il fatto che non bisogna essere dei geni a capire che il suddetto racconto arrivi da una o più mani femminili)

    ….e cortesemente….la cultura di una persona non si vede dalle “parolone”, dai latinismi etc… che usa per rispondere…. fatemi il piacere…!!!
    Chiudo.

  25. Paul, magari Fabio è un parente, un amico, uno che legge quel che scrive uno dei due che ha scritto, qui,
    Dare giudizi è la cosa più facile (uno parte dalla propria cultura, dalle affinità con quello che legge) e la cosa più dificile anche (ché non esistono parametri certi).
    Chi scrive, di sicuro, deve rassegnarsi, sia che scriva in modo semplice o troppo evoluto: che poi quanto è stato scritto appartiene alla percezione del lettore.
    ma la percezione del lettore (anche dei critici) non è mai il vangelo, è comunque percezione.
    penso lo sappiate: perdodicamente qualcuno si diverte a sfottere le ase editrici; manda un testo rifatto, ma tratto da Hugo (è successo davvero), e lo spaccia per suo.
    scrittura ridonante e confusa, legge poi questo qualcuno burlone nella risposta della casa editrice….
    e comunque, è vero, i giudizi vanno dati.
    io a un mio amico scrittore dissi che non mi era piaciuto un suo libro: da allora non… siamo più amici.
    (chiedete a uno scrittore che giornata è quella in cui ti svegliano con una telefonata: guarda che il tuo libro è stato stroncata…
    e dico a uno scrittore pagato, noto che se ha fatto degli errori o scritto puttanate questi errori o puttanate sono stati corretti in casa editrice).
    qui, in questi racconti a quattro mani, si tende a esagerare nei commenti negativi.
    va bene dire non mi piace, ma stroncare perché?, mortificare perché?
    che poi, questa è l’altra faccia della medaglia del male peggiore che è tanto diffuso in rete: gli applausi, specie nei blog, tra i commenti, dove non si contano, Ma come sei bravo-brava, ma è un capolavoro…
    anche qui.
    il blogger queste cose le vede: ma nei blog degli altri.
    mica nel suo.
    tante volte mi son sentito dire, magari da un blogger, c’è gente che viene nel tuo blog. per adularti.
    bene, andavo a vedere il blog di quel blogger e che trovavo? complimenti.
    bravo-brava, ma come scrivi bene.
    col risultato che la blogosfera è piena di gente che pensa di essere ingiustamente ignorata dagli editori.
    ho detto prima che dare giudizi è la cosa più difficile di qesto mondo e lo dico con convinzione.
    i complimenti sono il danno più grande che c’è in rete, il mortificare è un po’ la stessa cosa, peraltro rara (ho visto qui perché c’è il gioco dell’anonimato), perché stroncare e morficare tarpa le ali.
    blocca.
    la critica costruttiva è, non mi piace l’incipit, quella virgola è messa a capocchia, ho dovuto rileggere tre volte prima di capire, insomma spunti su cui l’autore deve riflettere.
    certo, l’autore avrebbe anche il sacrosanto diritto di sapere chi è il suo interlocutore…

  26. Non è una ruffianata,ma come essere umano vorrei fosse questo il clima tra chi ama scrivere e magari vede la scrittura quale sua valvola di svago per giornate nere…e di questi tempi, lo sappiamo un pò tutti, ce ne sono tante! Concordo pienamente con te Remo.

  27. Remo o non l’hai letto…..o sai scrivere ma non sai leggere….
    Ripeto per l’ultima volta:

    NON SO CHI SIAMO GLI AUTORI
    NON SO IN COSA CONSISTE QUESTA GARA

    Ieri mi sono imbattuto in dei racconti e li ho letti….

    Mi sono imbattuto in dei commenti (assolutamenti ridicoli) e ho risposto…

    TUTTO QUI.
    Cortesemente non citatemi più!

  28. P.s.
    REMO PER IL RESTO CONCORDO CON TE A PIENO!

    ;-)

  29. ”principali parametri vitali, mi scusino gli estensori”
    Anche a me questa frase è sembrata fuori luogo poichè intacca un’altra dimenione da quella che dovrebbe essere tra le righe e i pareri di un concorso letterario. Come se ci fossero parametri rispetto ai quali misurarsi o come se chi l’abbia scritta fosse un metro di giudizio attraverso il quale misurarsi. Ripeto sono assolutamente per la critica più dura,chi ama scrivere sa quanto servano, ma questo tipo di frasi non le condivido proprio,poichè ciò che può essere vitale per me può assolutamente non esserlo per te.dipende da cosa vivi, come vivi, chi sei, quali sono le tue priorità (ma quì il discorso toccherebbe tutt’altro piano e non mi sembra tale il contesto) che poi trascrivi sotto forma di un qualcosa (racconto, poesia,flusso di coscienza,ecc.), magari per delinearti, per esprimerti. Che sia insufficiente ,mediocre, ci sta completamente, ma una frase simile non si può sentire quì dentro,ovviamente dal mio punto di vista.

  30. che tristezza sarebbe se mi facessi i complimenti per il mio racconto usando uno pseudonimo…

  31. Sarebbe triste, sì.
    Divertente sarebe, invece, leggere qualche autocomplimento firmato con nome e cognome.

  32. Nel mio primo racconto , mi sono fatto i complimenti firmando nome e cognome, eccome!
    E li ho condivisi con la persona che ha scritto con me.
    Alcune volte ho commentato scrivendo solo lo pseudonimo, dopo la richiesta di remo , li ho usati tutti e due.

    In più di una occasione ho scritto che mi complimentavo sul modo di scrivere degli autori ma che il racconto non mi piaceva, non credo di essere stato acido o maleducato, tanto meno falso o bugiardo.
    Il falconiere Marchetti Fausto

  33. Miseriaccia che putiferio per una frase. Io credo che Melania volesse dire che a questo racconto, a suo parere, manca l’abc del raccontare. E credo che, in quanto lettrice, abbia tutto il diritto di dirlo. E’ un suo parere e vale quanto quello di chiunque altro, compreso chi non-deve-essere-più-nominato.
    Detto questo, nel racconto in esame l’idea è giusta, anche se non ben sviluppata. Mi piace più la seconda parte, quella della maturità, che la prima. Ma è una questione di stile più che di contenuti. E mi piacerebbe moltissimo scoprire che, alla faccia della tematica che qualcuno bolla come femmina per forza, si scoprisse che almeno uno degli autori è maschio. Perché perdere chili per amore sarà pure cosa da donne, ma restare impigliati nella catena dell’abitudine senza il coraggio di liberarsi è cosa che appartiene ad ambo i sessi.
    Non rientra nei miei sei, ma i racconti sono 21 ed è impossibile allargare la cerchia. Quindi…

    1) Due zone diversamente influenzate
    2) Take away
    3) Anni sereni
    4) Complesso vocale
    5) Contrazioni
    6) Antiferesi

    Io comunque mi sono divertita a leggere, ho imparato delle cose, ho scoperto l’uso di alcune frasi, dei ritmi, delle pause che non conoscevo. Non credo che a questo tipo di iniziativa si possa chiedere di più e quindi mi alzo in piedi e applaudo tutti e 42 gli autori, uno per uno, per il coraggio di mettersi in gioco, scrivendo a quattro mani. Alla prima edizione io e la mia socia di penna, Lory, partecipammo scrivendo a sei mani con un altro autore. Credo che quello che ne uscì fu uno dei nostri peggiori racconti in assoluto perché rimpallarsi e-mail, suggerimenti, tagli, e tu comincia da qua che io comincio da lì è un vero incubo. Bravi, tutti. E bravo Remo che ogni anno ci rifà, come si dice a Roma, incurante dei bruciori di stomaco che certe nostre (dei commentatori) uscite possono causargli.
    Grazie ancora
    Laura

  34. Ma anche se la frase fosse rferita semplicemente al raccontare, come dovrebbe, penso che nemmeno in quel caso sia passabile, poichè si può raccontare alla vecchia maniera con “c era una volta…”, per flussi di coscienza in maniera totalmente intimista,ecc.nessuno puòessere metro di un racconto altrui. Il racconto è un evolversi di un storia che può essere una regressione,una progressione,ecc. ,in questo caso c’è il passaggio da uno stadio ad un altro.Il racconto c’è, a mio parere.

  35. chiedo scusa, avete ragione la frase era infelice ed offensiva. chi mi conosce sa bene che commento sempre in maniera molto stringata e certo non offensiva ma chi non mi conosce non lo sa. voglio anche dirvi che i miei racconti sono stati spesso oggetto di critiche anche brusche e certo sul momento non mi hanno fatto piacere ma rivelatesi fondamentali, alla lunga. Dirò quindi quello che penso di questo racconto, dal mio esclusivo punto di vista: è molto brutto. Il tema di cui si parla è vero e interessante ma il racconto è brutto sopratutto perchè è pieno di frasi stereotipate, sentite già mille volte. Per non essere generica farò degli esempi: “parole piene di angoscia e di tormento contrastato”, non lo sento da quando no leggo più Liala. Ci sono ripetizioni di soggetto che rendono brutta la frase “filo invisibile che però ha il peso di una catena. Sento che essa sta andando a fondo,” c’è il filo che diventa una catena ( la catena che me turmenta ll’anema); sono inerme in questa gelida gabbia confusa con sentimento, anche questa sinceramente risuona male; arriva poi una ragnatela e ancora delle catene che non possono essere tagliate; certo poi c’è bisogno di volare: chi non ne ha. e volare è meglio farlo con ali ramate per fare che cosa? volare senza catene, ancora di nuovo. ovviamente.” i chili abbondantemente ripresi dal germogliante riverbero delle mie ali. Ebbene sì.”: per questa ho bisogno di una traduzione, grazie.
    Bè, spero di essere stata sufficientemente chiara. Mi dispiace molto di aver dovuto scrivere questa spiegazione a quella mia frase infelice ma l’ho fatto proprio perchè NON sono una stroncatrice di professione…e quando una cosa non mi piace per niente ci sono di solito molti buoni motivi. Non credo neanche di essere una grande scrittrice, affatto, ma so riconoscere quando leggo qualcosa di brutto.

  36. Beh, almeno questa è una spiegazione del perché questo racconto non ti è piaciuto (come quella che ha dato anche qualcun altro).
    Accetto e vado avanti.

  37. L’idea non è male, ma il linguaggio è pesante e lo stile non ben definito.
    Ripeto che scrivere in coppia è difficoltoso e che anche chi scrive molto bene da solo può non ottenere un buon risultato quando scrive a quattro mani.
    Questa opportunità è una ‘scuola’ per i partecipanti. Ed è anche un gioco


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