Pubblicato da: remo | 14 agosto 2010

A 4 mani, 17° racconto: I giorni difficili

“I giorni difficili passano come tutti gli altri.”

Livia esce dal lavoro con quindici minuti di anticipo sul previsto senza dire il perché. In macchina mette il solito Vinicio Capossela. Guida con calma, aprendo completamente i finestrini dell’auto perché, ovviamente, l’aria condizionata si è rotta proprio ora che è estate. Controlla se ha la cartelletta verde sul sedile del passeggero. Bene, non l’ha dimenticata.

Paolo apre la custodia e mette il cd nel lettore dell’impianto Hi-Fi
Capossela mi è sempre stato sulle palle. Non riesco a capire come faccia Livia ad amarlo così tanto. Lei sicuramente avrà il volume al massimo in macchina mentre sta andando a fare quest’ultimo esame. Mi sono preso il pomeriggio di permesso ma non ha voluto che l’accompagnassi,  non era il caso dice, perdere mezza giornata di lavoro. Volevo starle  vicino come sempre, soprattutto ora che la vedo così in forma.

Sono quasi le quattro e l’appuntamento in Ospedale è per le cinque. Ferma al semaforo, i finestrini aperti senza l’effetto vento della velocità fanno solo entrare aria calda. Il tipo alla guida dell’auto accanto a lei gira un istante la testa, per darle un’ occhiata di sfuggita.
In quel periodo della sua vita Livia è un po’ troppo grassa. Ingrassare era una tragedia, fino a trent’anni. Tutti a dirle che non era importante, ma lei si ribellava a quell’ affronto estetico, come se fosse più importante di quello biologico.
Ora che i trenta sono passati, il peso è diventato un dettaglio trascurabile.

Paolo si siede sul dondolo in vimini, all’ombra sul balcone, una caraffa di acqua e menta colma fino all’orlo di cubetti di ghiaccio,  preme il telecomando dello stereo. Con la musica  inizia anche  il movimento oscillatorio della sedia.
Livia evita lo specchio ultimamente, dice che le medicine l’hanno fatta ingrassare. Non so. Io la trovo desiderabile  con quel vestitino bianco così leggero, io…Speriamo torni alla svelta  e su di morale così magari incrociamo le gambe stasera. Anche se da questa malattia non guarirà, i medici continuano a rassicurarci e incoraggiarci a vivere una vita normale.

I primi anni di matrimonio lei non si fidava di Paolo, del suo amore. Nei periodi in cui era più grassa poi, era certa che fingesse. Non può essere, pensava, che continui ad amarmi, che voglia ancora stare con me. Un ritardo di dieci minuti era perché un’altra lo aveva trattenuto.

Paolo ha amato quella ragazzetta dalla prima volta. Non riusciva a starle lontano, nonostante lei facesse di tutto per essere sgarbata. Alla fine glielo aveva detto della malattia cronica che l’avrebbe perseguitata per il resto della vita. Cosa importava, gli piaceva troppo, l’amore avrebbe superato tutto, il desiderio di stare con lei era più forte di ogni ostacolo.

La  mano di Livia esita sulla maniglia della porta della sala di attesa: sa già quello che l’attende. I volti sconosciuti che si trova davanti hanno l’ espressione di sempre: un sorriso strappato sulla bocca, i denti arenati sulla secca delle labbra, nella profondità degli  occhi riflessa, come specchio, l’immagine della propria angoscia.

E a veder che crudel destino ora ne viene
ma che l’ombra ora ci prenda più mi addolora
il mio cuore mi dice che non può seguirti ancora
e nemmeno questa angustia sopportar

Paolo pensa che Vinicio si sbaglia, o non è mai stato innamorato. Nascondendo il dolore dietro una maschera per  non esserle di peso, perchè non si preoccupasse anche per lui, soprattutto nei lunghi periodi d’isolamento in ospedale, il suo cuore non ha mollato mai davanti a  nessun ostacolo.

Ecco, pensa Livia, i momenti più difficili sono passati. Paolo è sempre meno angosciato. Paolo è ancora con lei.
Non c’è stato modo di farlo desistere, e sì che le ha provate di tutte.
Ad essere insofferente, insopportabile, cattiva. A mandarlo a quel paese. Lui si incazzava e contraccambiava, provava a trattarla male ma poi tornava sempre   all’ Ospedale, a casa, nel loro letto.
Ogni volta che Livia tornava a casa dall’ Ospedale, non importa quanto debole fosse, facevano l’amore. Non appena rientrati in casa, qualunque ora fosse, riaffermavano così il loro diritto ad amarsi anche quando la paura blocca lo spirito.

Che farò lontan da te pena dell’anima
senza vederti, senza averti, né guardarti

Un amore impossibile? No, forse per te pianista mangiaparole . Le parole comunque le scegli giuste, la musica mi piace un po’ meno, ma forse devo ancora farci l’orecchio. All’inizio la tua musica era l’unico ostacolo tra me e Livia. Quando arrivavo in casa lei subito spegneva lo stereo, sapeva che mi davi i nervi. Ora, sta a vedere che comincio ad apprezzarti.
E’ l’ora della pennichella per Paolo, dondolìo  e musica sono i preliminari per il sonno.
Vai vai tanto non è  l’amore che va via
Vai vai l’amore resta sveglio anche se é  tardi e piove
ma vai tu vai rimangono candele e vino e lampi sulla strada del destino.
Paolo è decollato.
Corse in ospedale, flebo,  prelievi,  attese,  lacrime…
e poi abbracci, baci, carezze, mani che scivolano sui corpi, sussurri,sospiri…
e poi di nuovo stanze vuote, silenzi, eco di passi  assenti nella casa, colazioni tristi, cene in piedi…
e poi  lenzuola pulite, profumo di fresco, tenerezze , orgasmi.
Si sveglia in un lago di sudore, la musica sta finendo…

E’ arrivato il turno di Livia, il numero sul display è di una unità più basso di quello che ha in mano. Quando arriva l’ infermiera, distaccata e gentile lei le va incontro e quella le fa cenno di seguirla.

Ma non è l’amore che va via
il tempo sì ci ruba e poi asciuga il cuor.

Cosa? Il tempo rubato? Asciuga il cuor? No no, credo di non averla capita questa, ne parlerò con Livia. Tutto questo tempo  di sofferenze, la pazienza necessaria al tempo dell’attesa e del non-ancora ha contribuito a farci conoscere l’entità del nostro amore e la possibilità di continuare a godercelo a piccoli morsi,  piccoli passi nelle semplicità delle piccole cose che ogni giorno offre.

Nell’ambulatorio il medico non c’è ancora e l’ infermiera le fa le domande di rito: età, peso, allergie particolari a farmaci. Lei è in età fertile, dice infine: se è incinta l’esame non si può fare, danneggerebbe il feto.

Ed ecco perché quell’ infermiera sconosciuta, distaccata e gentile ha avuto la notizia della sua gravidanza prima di Paolo, suo marito.

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Responses

  1. Mi piace. Trovo questo racconto scritto in modo leggero, delicato, eppure così profondo e intenso.
    O non ho capito bene come funziona il “4 mani”… perché io non le ho distinto i due narratori (forse sono le voci di Livia e di Paolo?).
    L’ho letto tutto d’un fiato.

  2. Bello. Piacevole la lettura.

  3. Sono perplessa sulla chiusa, però mi è piaciuto, anche per il messaggio che porta e le 4 mani non le ho avvertite.

  4. Povero Vinicio, hai trovato un uditore sordo…
    Sto scherzando. (Anche se discutere con i protagonisti delle storie talvolta è divertente :)

    Non distinguere gli autori per me non è un valore in sé. Una differenza di registro, di “mano”, potrebbe essere anche funzionale.
    Qui non sento differenza di registro (dico così semplificando) nemmeno tra voce narrante e pensieri.
    I bei pensieri e i buoni sentimenti sono ingredienti difficilissimi per ottenere un buon racconto.

  5. Concordo con te t. che non avvertire le 4 mani in fondo non è un valore in sé. Tuttavia in alcuni casi, a mio parere, il cambio di registro crea una leggera stonatura per cui preferisco non avvertirlo. A patto che non sia una voluta ricerca stilistica funzionale al racconto. Concordo anche sull’ultima affermazione. Buona giornata, mi piace saperti qui:)

  6. Mi ha lasciato perplesso. L’ho pure riletto più volte. Ma lei ha una malattia incurabile e rimane incinta durante le cure? E il tutto si gioca sull’ l’infermiera che l’ha saputo prima del marito che riglette sulla sua malattia? (che poi che bisogno c’è di ribadirlo all’ultima riga che Paolo è il marito?)
    Non lo so, inconcludente, direi.. Le quattro mani si sentono ma sarebbe il meno.
    Espressioni come “i denti arenati sulla secca delle labbra” si potrebbero anche evitare, così effettistiche.

  7. un racconto di sentimenti. giocato bene. la chiusa è un po’ ostica e forse superflua. le 4 mani sono difficili da gestire, ribadisco :-)

    e buon ferragosto a tutti, anche a remo e famiglia che, ho letto nell’altro post, sono in una zona bellissima. Pitigliano è un paese che mi piace molto. spero lo abbiate visto anche di sera incorniciato nelle luci che lo fanno sembrare un presepe di tufo.

  8. ciao angela, son contento che tu sia intervenuta.

    sì cara morena, son stato a pigliano l’intero pomeriggio (con acquisizioni di dolci ebraici) e sera.
    carino l’intervallo dell’aperitivo, coin quattro settantenni arzilli accanto al mio tavolo che, dapprima a voce alta, parlavano di fini (due erano pro-fin i e due pro-berlusconi), poi più sommessamente di gnocca e di viagra; ovvio: parlando di berlusconi s’arriva lì.
    a un certo punto uno ha tirato fuori un medicinale (incartato) e ha detto: va meglio del viagra, questo, anche se debbo farmi un’inizione; dopo mezz’ora ce l’ho ancora in attività. potevo sentire benissimo perché mentre lui parlava gli altri tre erano in religioso silenzio.
    si son messi a ridere solo quando il “relatore” ha chiuso dicendo che per riportare il coso alla normalità lo ha dovuto mettere sotto l’acqua calda.
    già che ci sono, tanti omaggi alla cucina del posto.
    antipasto con affettati, formaggi e bruscette, tortelli di melanzane, mousse di ricotta e una bottiglia di sangiovese invecchiato di quattro anni in botte di rovere e quindi profumatissimo, poco più di venti euro a testa.

  9. Caspita che resoconto vacanziero. E che fame mi hai fatto venire, Remo
    Ma torniamo ai racconti… Questo è carino, bello il rapporto tra i due, lei malata che cerca di allontanarlo, lui innamorato che se la tiene stretta. La doppia voce è un bel modo per raccontare la storia e concordo con Paolo sul non poter soffrire Vinicio Capossela. Però esamino uno per uno i miei sei quasi finalisti e mi dico che nessuno di loro merita l’eliminazione per questo “I giorni difficili”. Quindi faccio i complimenti agli autori, auguro buon Ferragosto a tutti e lascio invariata la mia sestina.

    1) Due zone diversamente influenzate
    2) Take away
    3) Anni sereni
    4) Complesso vocale
    5) beautiful monster
    6) Antiferesi

  10. @t Grazie! Bella idea questa di leggere il racconto con la sua colonna sonora.
    Anche a me come al Paolo del racconto non piace Capossela, ma questa canzone è proprio bella!
    -t – è un uomo o una donna?

    @Remo. A Pitigliano, Sovana e Sorano , tre perle della Toscana, ho passato un pomeriggio stupendo .La storiella dei nonni mi è piaciuta un sacco quasi quasi te la rubo per un racconto, magari inserendo le due nonne che io e mia moglie incontriamo nelle nostre passeggiate tra i vigneti della Franciacorta e che fanno discorsi pari pari a quelli che hai ascoltato dal tavolino accanto.

    Il falconiere Marchetti Fausto

  11. Falconiere, mi creda, nel mio caso non fa alcuna differenza.

  12. @ t cos’è che non fa alcuna differenza la colonna sonora? O che non mi piace Capossela?
    O il fatto che lei sia un uomo o una donna ( la mia ero solo curiosità, non sono riuscito a dare un corpo a questa -t- tra i commenti, forse lo saprò alla fine o forse no, forse l’ho intuito, va bene lo stesso).
    Un caro saluto dal falconiere Marchetti Fausto.

  13. la signora t., caro falconiere, è una delle persone più generose che io conosca, e poi potrebbe menare vanto di “cose editoriali”, ma qui mi fermo ché la signora t., lo sa bene chi la conosce, odia i riflettori.

  14. @Remo grazie! Ringrazio ancora la signora t per aver postato la canzone di Capossela ( ero straconvinto che t fosse la sigla di un uomo).
    Spero che il io commento numero 11 non sia risultato sgarbato nei suoi confronti perché non era assolutamente nelle mie intenzioni. Lo so sono grezzo , ma non maleducato. In ogni caso faccio le mie scuse a chi in qualche modo si sia sentito offeso dai miei commenti.

    Il falconiere Marchetti Fausto

  15. A proposito di mie “cose editoriali” occorre precisare – chiedendo scusa agli autori di questo racconto per lo spazio impropriamente occupato dalla “mia-persona” – che Remo non intendeva il “mondo dell’editoria” ma molti anni di “lavoro” con testi, in vario senso “editati” da me.
    Buon ferragosto a tutti, al falconiere Marchetti Fausto in particolare :)

  16. Questo racconto finisce come un colpo di forbici, mi fa perplessa.

  17. Non so…anch’io sono un po’ perplessa per il finale.
    Mi è piaciuto leggerlo (anche se il tempo presente mi ha un po’ disturbato), mi ha coinvolta, la storia d’amore tra i due è molto dolce e vi è sottointeso un grande sacrificio che però diventa più leggero perché i due si amano davvero, poi le citazioni della canzone di Capossela…ma la fine? L’infermiera sconosciuta che sa la notizia prima di Paolo…non mi ha convinta.


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