Bastardo Posto (Perdisa Pop)

Esce il 13 ottobre, per la casa editrice Perdisa Pop diretta da Luigi Bernardi, collana I corsari
La copertina è questa:

Questo è l’incipit.

Sotto i portici, di notte passate le tre, il manichino nudo e senza sesso del negozio d’abbigliamento non si vergogna, come succede di giorno, se qualcuno, per caso, si ferma e lo osserva.
E’ una notte di marzo. Sta diluviando.

In questo momento Paolo Limara, fissando la vetrina col manichino nudo, ha appena incrociato i suoi occhi. Non l’ha fatto apposta, non avrebbe voluto, eppure è successo. Fissando le palpebre di plastica, socchiuse e spente del manichino, è successo che Limara ha visto i suoi, di occhi,  persi come due monete nel tombino, bersagliato dalla pioggia e che, proprio adesso, è stato scosso violentemente da un’auto in corsa.

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Informazioni su remo

scrivo. Ultimi libri pubblicati: Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton 2007, fuori catalogo); Bastardo posto (Perdisa Pop 2010); Vicolo del precipizio (Perdisa Pop 2011); Buio assoluto (Historica, 2015); Vegan. Le città di dio (Tlon, 2016); La notte del santo, Time crime

18 thoughts on “Bastardo Posto (Perdisa Pop)

  1. L’incipit è un aperitivo con tanto di fetta di limone, la copertina è molto bella ma non va d’accordo con l’incipit , gli hai tagliato la testa.Un augurio per il libro.
    marchetti fausto

  2. caro fausto, chi leggerà il libro si accorgerà che la copertina riassume Bastardo posto
    ciao

  3. Bello il titolo, bello l’incipit, bella la copertina. Sarà un ottimo inizio d’autunno, questa nascita.
    Un abbraccio, Remo.

    Milvia

  4. Mi hai colpito. L’incipit è bellissimo, veramente: sei un poeta, perché gli oggetti hanno vita autonoma dalla funzione a cui in teoria sono chiamati e il personaggio Limara è visto da essi, e ne è angosciato (credo sia per questo che si dà di bastardo al posto: perché si pensa a cambiare la propria vita: la miglior ottica in cui mettersi per cominciare un romanzo). E poi, me ne accorgo dopo, è una frase bella lunga, epperò diaframmatica, dal respiro naturale, senza sospetto di affannosità.

    Chissà il resto!

  5. Anfiosso, dirti grazie è poco.
    e comunque: nagari (spero di no) avrai modo di ricrederti.
    però mi ha stupito una cosa: come hai fatto a capire che Limara sogna un’altra vita?

  6. Eh, Remo, è complicato, sai? Il fatto è che ho tirato a indovinare, cioè ho fatto 2 + 2 tra un po’ di capisaldi dell’arte novecentesca; gli oggetti che ti vedono sono proprî della natura morta da Cézanne in poi, come anche le bottiglie, chessò, di Morandi e della natura morta che conta nel ‘900 – compresi anche il dadà e il surrealismo, che decontestualizzano, e lasciano gli oggetti liberi di avere una vita autonoma (la bottiglia non “serve” più a contenere necessariamente liquidi, un orologio non è uno strumento per misurare il tempo e osservare le scadenze, e ceci n’est pas une pipe). Insomma, ho fatto libere associazioni.

    Quanto al cambiare la propria vita, tiro il concetto fuori da Rilke, ovvio:

    Archaischer Torso Apollos

    Wir kannten nicht sein unerhörtes Haupt,
    darin die Augenäpfel reiften. Aber
    sein Torso glüht noch wie ein Kandelaber,
    in dem sein Schauen, nur zurückgeschraubt,

    sich hält und glänzt. Sonst könnte nicht der Bug
    der Brust dich blenden, und im leisen Drehen
    der Lenden könnte nicht ein Lächeln gehen
    zu jener Mitte, die die Zeugung trug.

    Sonst stünde dieser Stein enstellt und kurz
    unter der Shultern durchsichtigem Sturz
    und flimmerte nicht so wie Raubtierfelle;

    und brächte nicht aus allen seinen Rändern
    aus wie ein Stern: denn da ist keine Stelle,
    die dich nicht sieht. Du mußt dein Leben ändern.

    Io il tedesco ovviamente non lo capisco, quindi mi sono servito d’un’ottima versione inglese (quelle italiane sono terrificanti, a quello che ho visto, necessiterebbero di traduzione a loro volta) per cavarne ‘sta gnagnera:

    Torso arcaico d’Apollo

    Non possiamo conoscere il leggendario volto
    Con – frutti che maturano – gli occhî; ma il torso splende
    Ché lo soffonde intrinseco splendore che l’accende,
    Come fa d’una lampada l’occhio quand’è in giù vôlto,

    Che il suo brillio intensifica; o non t’avrebbe côlto
    Stupore il petto a scorgere che tonda forma prende,
    E in fianchi e cosce ridere la linea che discende
    Fino all’oscuro vertice in cui è il seme accolto.

    O il sasso dovrebb’essere a vedersi consunto
    Di sotto alla traslucida spalla all’ingiù scolpita,
    Né di vello selvatico il lampo avrebbe assunto;

    Da ogni esterna linea non sarebbe crinita,
    Come stella, di folgori: ché d’essa non c’è punto
    Cui tu non sia visibile. Cambia ora la tua vita.

    [E in copertina c’è, effettivamente, un torso :-) ].

  7. (peraltro allo ‘splendore’ del v. 2 dovrebbe essere sostituito ‘fulgore’, in modo da evitare ripetizione; avevo scritto così, ma mi sono evidentemente confuso. — Non mi pare abbia peraltro nessunissima importanza :-D ).

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