Pubblicato da: remo | 27 maggio 2010

lettere al giornale

Vita di giornale (piccolo, 11, 12 mila copie di tiratura, combattivo, nato nel lontano 1871, il mio lavoro insomma).

Le lettere (o le mail) che arrivano con i “fà lo stesso” oppure con gli  “ò visto” sono il meno: si correggono e via.
L’errore più comune è comunque il c’era o c’ero o c’eravamo senza apostrofo.
Le lettere peggiori son quelle di chi pensa di saper scrivere bene e invece non sa scrivere e usa termini (che gli sembrano a effetto) impropri (che spesso fan ridere): quando il giornale esce e rilegge la propria lettera modificata solitamente telefona e dice, Non avete capito, perché mi avete storpiato la lettera?
E comunque. Ho iniziato a fare il giornalista nel 1986.
La gente, allora, scriveva a mano con la macchina da scrivere. Oggi il pc ha sostituito la macchina da scrivere ma, rispetto al 1986, ho una sensazione (ripeto: sensazione): c’è più ignoranza.
Aumentano quelli che vengono in redazione e ci chiedono di scrivere noi una lettera per loro, sotto dettatura ma con licenza di scrivere correttamente: ché loro non lo sanno fare. Però vedono la televisione: dicono che se il problema lamentato dalla lettera non verrà risolto loro non ci penseranno due volte a chiamare il Gabibbo che tutto risolve.
Non mi occupo direttamente di queste cose: me le riferisce la segretaria, o il giornalista che, a volte, si presta a scrivere (ché magari la lettera è una lettera denuncia, o di malasanità, o contro l’arroganza della burocrazia) e, durante la mia giornata lavorativa, ho altro a cui pensare.
Ma quando, di notte, vado un po’ a spasso per la rete e leggo certe discussioni mi chiedo se gli intellettuali, specie quelli di sinistra, le sanno queste cose.
Insomma, per me c’è più ignoranza e disattenzione, su tutto.

Poi – ma queste ci son sempre state – ci sono le lettere impubblicabili per il contenuto.
La giovane ragazza madre incazzata, per esempio, che scrive: Ho due figli e mi prostituisco per farli mangiare. Mi chiamo così e così, questo è il mio numero telefonico, disposta a far di tutto (ma non a tutelare la privacy dei propri figli in età scolare).
O quella del vecchietto di quasi cent’anni che ogni tanto mi scrive a proposito di stupri: tutta colpa, dice lui, di come si vestono oggi le donne.

Eppoi c’è il capitolo delle lettere anonime: l’ignoranza, qui, non c’entra.
C’entra la stupidità: tanta gente non si ricorda che deve morire e spreca il suo tempo, così, a vomitare sul prossimo.
(Comunque. Ogni tanto, ma è raro, l’anonimo scrive per segnalare un abuso ma non può esporsi perché teme ritorsioni. Un anonimo su venti, diciamo, non è un tarato mentale e ci chiede aiuto, se possiamo).

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Responses

  1. Conosco un vecchio come il tuo che mi ha passato il suo archivio storico, fatto di corrispondenze con mezzo mondo ” voglio che le tieni tu, quando morirò i miei figli, il giorno dopo, brucierebbero tutto”. Una volta gli ho chiesto qual’era la cosa più bella che si ricordava: “quando facevo l’amore in mezzo ai garofani in Liguria, è il più bel ricordo della mia vita”. Una giovane donna sola, con due figli piccolissimi, mi ha fatto capire che se volevo… “allora ti vendo il cell ” gli ho dato più di quello che chiedeva, ma il cell l’ho lasciato a lei. Ciao Remo.

  2. Concordo sul fatto che ora ci sia più ignoranza. E non solo della grammatica, ma anche dei sentimenti.

  3. Ieri ho corretto una lettera scritta da uno che fa il direttore marketing: “un iniziativa” “a cominciato”, tanto per gradire. Ed è laureato, nota bene.

  4. Anch’io ho come l’impressione che si stia attraversando un periodo di imbarbarimento della lingua (e questo, come insegna Orwell, cammina di pari passo con l’imbarbarimento del pensiero). Ma c’è da considerare anche un parametro numerico che forse potrebbe smentire o ridimensionare questa sensazione. A pensarci bene con l’avvento della posta elettronica il numero di lettere spedite alle redazioni dei giornali (dato che siamo partiti da questo esempio) è aumentato di molto rispetto a prima. Di conseguenza anche il numero di lettere scritte male è aumentato di molto. Potrebbe derivare da ciò quest’impressione di ignoranza diffusa?
    blogolonelbuio

  5. almeno per il mio giornale, la posta elettronica non ha portato a un signficativo aumento delle lettere.
    il fax, da quel che ricordo, ebbe un maggior impatto.
    ma questo discorso magari è valido per la provincia ma non per i giornali con sedi nelle metropoli

  6. cè l’ignoranza, altro che se cè.
    la gente scrive come parla, anzi a volte scrv cm prl che è forse peggio.
    vogliono tutti raccontare e dire, ma non sanno più dove mettere apostrofi accenti la lettera h!
    la mia maestra li prenderebbe a ceffoni come faceva con noi alle elementari.
    il problema è dilagante e bagna i piedi anche di quelli che “tentano” di non fare errori, ma il malcostume, la fretta, e l’gnoranza nel senso che ignoriamo le regole grammaticali imparate a sei anni… :)
    feisbùc ne è pieno, che è immediato e moderno, pieno di errori.. che ci voi fa’?
    o fà? :D

  7. Due cose.
    La prima è che tutti i miei amici che sono all’interno del mondo giornalistico mi dicono la medesima cosa, cioè quanto scrivi. Non è un caso, credo. Ci sono più giovani che vanno all’università, tutto sempre più globalizzato pure nella cultura, eppure i risultati li abbiamo di fronte agli occhi. Mi chiedo dove sia il nodo della matassa. La televisione che impoverisce il linguaggio? Una mentalità più pusillanime verso l’impegno “linguistico” e la cultura? Si legge meno? Quanti parametri? Quali?

    Due. La ragione per la quale desidero leggere sempre gli articoli prima che siano pubblicati nel blog Sul Romanzo è in parte questa, mi piace che la forma sia di buona qualità, oltre ai contenuti, che non significa perfezione, intendiamoci. Ognuno ha il suo ruolo, piccolo o grande che sia. Chi entra nel nostro blog sa che trova una certa attenzione anche verso la forma, che è un importante mezzo, un ponte che contiene argomenti: quanto più il linguaggio è chiaro e tanto più i contenuti ringraziano. O almeno così la penso io.

  8. Nel dizionario aumentano i vocaboli perchè di uso corrente, quindi modi di dire fino a poco tempo fa definibili non corretti, improvvisamente diventano ufficialmente corretti. Non parliamo poi dei vocaboli stranieri. Peccato che quelli in uso e corretti anche prima, li conoscano e li usino in pochi. Si tende ad inventare un nuovo idioma, fortemente di appartenenza (politichese-sindacalese-giovanile-sms) piuttosto che imparare quello che sarebbe corretto usare. Se per un certo verso mi pare inevitabile che tutto si strasformi e muti è anche vero che questo cambiamento privo di basi concrete sulle quali porre i cambiamenti, mi destabilizza molto e mi richiama al caos. Forse per questo buona parte delle persone che sento parlare, usano in modo scorretto tutti i tempi dei verbi e usano vocaboli di cui è evidente, non conoscono il significato. Cambiare va anche bene, ma sarebbe il caso conoscere prima cosa si vuol cambiare. Invece mi sa che siamo in balia degli eventi.
    Ciao Remo, un bacio immenso al piccolo:)*


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