Pubblicato da: remo | 22 aprile 2010

un folle amore

De André lesse su un giornale locale di Alessandria un trafiletto sulla morte di una prostituta, accidentalmente scivolata sul fiume e quindi morta annegata, di notte.
Da quel trafiletto nacque La canzone di Marinella.
Ci son storie di tutti i giorni che possono ispirare chi scrive.
La storia di questo folle amore, per esempio.
Io ho tratto spunto dal Quaderno di mia madre per scrivere una storia di ricordi, di bestemmie e di amori folli.  Quattro lo hanno bocciato. Vediamo ora le altre quattro a cui l’ho inviato.
Stanotte comunque scrivo: ho in mente un romanzo, spero breve, o forse no.
Ma non ho tratto ispirazione da nessun fatto di cronaca: ho guardato delle persone in faccia, mentre loro non guardavano me. Guardavano il nulla.
Buona notte o buon giorno, dipende.

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Responses

  1. Sai Remo, che io non ho mai creduto che Marinella fosse una prostituta? Per me era alla sua prima esperienza d’amore… Sarà solo stata ispirazione?
    Un caro saluto Remo, ti leggo sempre! Con stima, Sandra

  2. Un post brevissimo ma così ricco di spunti.
    Un folle amore davvero. Su questo ci sarebbe da scrivere molto.

    Bocciato da quattro? Sorprende. Forse è una storia che non si può raccontare?

    Conoscendo la tua velocità, immagino che tu sia già a 50000 caratteri :-)

  3. cara sandra,
    e che dire all’ora della bambina con gli occhi grigi come la strada di via del campo?
    si chiamava Morena, era un travestito.
    proprio in via del campo ho visto la sua foto, tratta da un giornale.
    gli amici di de andrè mi raccontarono, inoltre, che era cattivissima/o morena.
    e una volgarità molto accentuata.
    oggi ho le mie cose e quindi non me lo potyete succhiare, diceva.
    a de andrè questi personaggi piacevano per davvero (lui e pasolini, a differenza di tanti che parlano di devianza e di zingari e di fratelli fragili, le periferie le hanno respirate per davvero).

    cara morena,
    invece, stavolta, sono inceppato. ho scritto e buttato via. e devo riscrivere. ma la storia ce l’ho in testa, dall’inizio alla fine. sonle parole che mi mancano. le parole.
    sarà che son giorni, questi, in cui mi piace star da solo?


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