Pubblicato da: remo | 20 marzo 2010

la vita è sogno

Era il gennaio del 1988, ricordo bene la data, avevo trentun anni, la ricordo perché fu nel gennaio del 1988 che, il 27, ricevetti la prima busta paga da giornalista. La ricordo a memoria. Redattore di prima nomina. Importo: 1.450.ooo lire.
Tanti soldi così, prima, li raggranellavo in tre mesi, a volte quattro.
Che sogni nel cassetto hai?, qualcuno mi chiese.
Ti piacerebbe, vero, lavorare per un’altra testata?
Sì e no, pensai. Non mi dispiaceva e continua a non spiacermi il giornalismo in provincia (nonostante i maldipancia e nonostante la debolezza strutturale del giornalismo di provincia: se lo sei troppo, debole, e devi sottostare ai ricatti pubblicitari, perdi credibilità e lettori; d’altro canto: senza pubblicità non si vive… discorso lungo).
Comunque. Questo lavoro, allora, mi piaceva. Ho scritto allora: infatti, mi piaceva più di adesso.
Torno a quella domanda (Ti piacerebbe, vero, lavorare per un’altra testata?).
Non risposi. Sta di fatto che due domande per altre testate le feci, ben sapendo che non c’erano speranze: All’Espresso e a L’ora di Palermo.
Qualcuno mi domandò: Ti piacerebbe un giorno diventare direttore del giornale?
Riposi prontamente di sì, ma aggiunsi, Ho altri due sogni…
Quali?
Erano due sogni interrotti. L’università. Dopo 4 anni di lavoro e studi (fabbrica e portiere di notte in un albergo) avevo sostenuto 16 esami su 20 ed abbozzato una tesi, con Corrado Vivanti, grande docente, grande persona, grande storico dell’Einaudi (ero incantato quando mi parlava di Le Goff, ma anche di Primo Levi, Pavese); solo che Vivanti nel 1987 (mi pare) fu trasferito da Torino a Perugia. E io mi inceppai (ripresi e finii nel 1991).
Era il primo grande sogno interrotto.
Ne avevo un altro, da quando avevo diciott’anni. Scrivere un romanzo. Uno solo.
A volte nella vita ci fanno e facciamo la tipica domanda scema: tra questo o quello che sceglieresti?
La domanda che mi fecero nell’anno del signore 1988 fu: Ma tu, dovessi scegliere, tra diventare direttore de La Sesia e scrivere e pubblicare un libro cosa sceglieresti?
Non ebbi dubbi nel rispondere: Un libro, dissi.
Allora non sapevo che i sogni più belli son quelli che non si avverano.
I sogni che si fanno a venti, trent’anni quelli sì, che sono una gran cosa
… perché tutta la vita è sogno e i sogni sogni son (calderon de la barca, la vita è sogno)

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Responses

  1. e i sogni che si avverano, non sono forse la spinta per altri sogni?
    e forse, non è che sognare è la cosa che ci tiene in vita?

    non so. io credo di non avere ‘sogni’, ma credo di lavorare per arrivare a realizzare delle cose (piccole o grandi, poco importa).

    ciao remo :-)

  2. Anche Wilde diceva una cosa simile: che peggio che non realizzare i sogni e’ realizzarli.

  3. Preferisco,”ho tanti sogni,non necessariamente tutti da realizzare” :-)

  4. qualunque sia il percorso che stai intraprendendo
    fai buon viaggio, Remo…


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