Pubblicato da: remo | 17 marzo 2010

editori a pagamento

Contro gli editori a pagamento: leggete questo post di qualche giorno fa scritto da Loredana Lipperini.
E guardate i link che segnala.
Link interessanti che credo incompleti, ma è un gran punto di partenza: per essere informati ed evitare fregature.

Loredana Lipperini dice: Non faccio recensioni di libri pubblicati a pagamento.
Io non sono così drastico. C’è chi è caduto nella trappola perché non si è informato, e io, a quelli che non hanno il tempo di informarsi, li giustifico.
Esempio. Copia che conosco, sulla sessantina. Lui tecnico. Sei anni fa lui scrive cinque racconti. Li mandano a qualche editore grande, che non risponde. Internet, queste due persone, sei anni fa lo usavano, certo, ma o per lavoro o per altro. Nulla di letterario o di paraletterario, insomma. Vedono su un giornale serio la pubblicità di quella che sembra una casa editrice, seria per di più: non foss’altro perché il giornale che ospita la pubblicità è, a loro avviso, serio. Telefonano, poi inviano i cinque racconti, poi da questa casa editrice che non è una casa editrice arriva, prima, il verdetto, Ma che belli che sono, e poi, seconda puntata, il conto.
Prima ti fanno gioire, poi, pensando Ne ho fatto fesso un altro, allungano la mano.
Quei cinque racconti, credetemi, son belli.
Non li ho recensiti: ma solo perché non ho avuto tempo e poi perché i due coniugi, quando han masticato la foglia, han preferito glissare, stersene cheti, insomma. Lui, l’autore dei racconti,  nemmeno la va dicendo che li ha scritti.

Nei giorni scorsi, invece, è venuto da me un ragazzo. Penso che mi abbia odiato quando ho detto, Ti hanno fregato, diciamo che sono stati dei ladri onesti, 1000 euro per 300 copie di buona fattura è un furto, ma c’è di peggio.
E lui, che era venuto da me trionfante, per una recensione, magari anche per un complimento, c’è rimasto.
Non è per i 1000 euro mi ha detto, è per, per…
Perché quei bastardi ti hanno preso in giro, gli ho detto.
Chi distribuisce i tuoi libri?, chi li manda ai giornali?
Non l’ho letto il libro di questo ragazzo, magari è bello, che ne so. Lui la rete la usa, come può usarla una persona che tutti i pomeriggi prende il treno, andata e ritorno, per andare in università,e la mattina fa l’idraulico. Certo che guarda male la rete, magari cazzeggia, ne ha il diritto no?
Certo, chi non sa nulla inciampa.
Per cui: fate girare.

E comunque ricordate: c’è anche questa soluzione.

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Responses

  1. L’informazione è, come sempre, la prima cosa. Ma anche informandosi e non cadendo nelle trappole di editori a pagamento, biosgnerebbe ampliare il discorso e dire molte altre cose. Ad esempio, chi non fa pagare ma impone l’acquisto di copie, il fatto che alcuni facciano firmare (mi si obietterà: nessuno ti obbliga a firmare. Ma, quando sei già pronto a vedere il tuo libro pubblicato, hai già la visione davanti agli occhi, non leggi tutto con attenzione e poi pensi “sarà prassi comune. faranno tutti così”) un contratto dove l’editore pretende i diritti per tutto il mondo (dico, tutto il mondo!) sull’opera scritta dall’autore. Oppure ti lega per venti anni (ciò potrebbe anche significare che se, dopo averne stampate 300 copie, l’editore decide di non stamparne più), il tuo libro rimarrà nel suo cassetto per tanti anni, quasi una vita.
    Io mi sono trovata all’ultimo con tutte queste clausole e ho detto la mia. Non è stato un bel momento. Ma, se non avessi letto bene?

    E c’è ancora molto altro.

  2. Sempre interessanti questi tuoi post sull’editoria. Scoraggianti,ma interessanti :)

    Rouge

  3. bravo Remo.
    Liz

  4. Già, ma a volte le informazioni che si trovano non sono così chiare o veritiere…

  5. La pubblicazione di un proprio scritto appaga esigenze umane intense e profonde, per cui non stupisce che molti, di fronte alla mira, siano disposti (se possono) a pagare. Io però non stigmatizzerei necessariamente, né esclusivamente, l’editoria a pagamento. Ho scritto due romanzi pubblicati da grandi editori e tradotti all’estero, ma diversi anni fa mi fu proposta una pubblicazione con la formula dell’acquisto-copie. Odorai la fregatura e non accettai. Come è ovvio, non ci persi niente; anzi, evitai una perdita economica e di energie. D’altra parte, la scelta di come pubblicare, o provare a pubblicare, va relazionata con la ragione per la quale si scrive e con l’interlocutore che si cerca. Se si è appagati dalla diffusione del proprio scritto all’interno di una cerchia di amici e parenti, perché no? Conosco diversi casi di questo genere. E’ chiaro, comunque, che questo non è il caso dell’autrice alla quale si riferisce Loredana Lipperini nel suo blog, poiché se questa autrice voleva una recensione da lei, aveva ben altre ambizioni. D’altra parte devo dire che mi sfugge (probabilmente per mia ignoranza) la differenza morale tra self-publishing ed editoria a pagamento, visto che quella economica non è rilevante.

    Non ci sono solo gli editori a pagamento a lucrare sui sogni delle persone. Ci sono agenzie letterarie che chiedono parcelle salatissime per leggere i manoscritti degli esordienti e decidere se pubblicarli o meno. Ci sono innumerevoli e costosi corsi di “scrittura creativa” tenuti da persone prive di qualifiche. So di gente che campa organizzando corsi di scrittura a ripetizione, dai quali periodicamente estrae un allievo da presentare a un editore scamuffo che pubblica il libro, organizza una presentazioncina, e tutto finisce lì. Io stessa una volta sono caduta in questa trappola, nel senso che ho accettato di tenere uno di questi corsi e mi sono resa conto della natura dell’operazione quando era troppo tardi per tirarmene fuori.

    Grazie, Remo, per aver parlato della questione (e per avermi “taggata” nella relativa nota su Facebook): è uno dei modi che consentono di porre un freno al commercio. Mi sono orrendamente dilungata, il che mi fa pensare che anch’io dovrei parlarne sul mio blog.


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