Vicolo Cannery

Ci sono oggetti a cui siamo legati, solitamente son ricordi.
Tra gli oggetti a cui son legato io c’è un libro, Vicolo Cannery, di Steinbeck.
Mi riporta a una mattina, di 27 anni fa. Sto studiando, devo dare un esame e il tempo è poco: anche perché il pomeriggio dovrò andare a lavorare.
Non solo. Sto studiando e devo pure fare da baby sitter a una bimba, Sonia, che ha due anni. Per mio fortuna è bravissima, ogni tanto canta, ma lo posso sopportare. Mentre studio, però, mi accorgo che è troppo buona, troppo silenziosa. Mi giro verso di lei: in effetti è indaffaratissima. Sta succhiando un mio libro, Vicolo Cannery di Steinbeck.
Sulla copertina, in alto, dove ci dovrebbe essere scritto il nome dell’autore, c’è la sua impronta: dei denti da latte.

Vicolo Cannery, comunque, inizia così.

Il vicolo Cannery a Monterey in California è un poema, un fetore, un rumore irritante, una qualità di luce, un tono, un’abitudine, una nostalgia, un sogno.

Buona domenica

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3 pensieri su “Vicolo Cannery

  1. un libro da conservare con cura, quindi.
    è bello ritrovare impronte di ricordi sulle nostre cose.
    io ho nel portafoglio ( e lo sposto ad ogni nuovo portafoglio che entra nella mia vita) un foglietto strappato con scritto…

    (chiedo scusa, mi sono censurata da sola. è troppo intimo e mi ha fatto piangere)

    certo, potevo cancellare tutto, ma non lo faccio mai.

  2. Mi è subito venuto in mente un episodio analogo, rimasto impresso nei ricordi di mio papà: all’epoca lui era un giovane studioso agli inizi della carriera universitaria, non aveva certo uno studio suo, nel mini appartamento in affitto dove viveva con sua moglie (mia mamma) e me, che avrò avuto uno-due anni, quindi studiava in soggiorno, tra panni da stirare, montagne di libri e cumuli di giocattoli miei, che ovviamente gli giocavo sempre intorno… Un giorno, mi avvicinai a lui che studiava e gli mostrai, tutta fiera e con grandi aspettative di elogi, il mio ultimo capolavoro pittorico; lui quasi svenne: avevo scarabocchiato per benino un prezioso saggio preso in prestito all’archiginnasio (storica biblioteca bolognese)! Non ebbe cuore di sgridarmi ma ricorda ancora lo shock! Eh eh, è il destino dei papà essere colpiti nelle cose più care :-) Buona domenica, caro Remo.

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