Pubblicato da: remo | 3 febbraio 2010

vecchia piccola editoria…

Su Nazione Indiana ho appena finito di leggere un bell’articolo (onesto, sincero articolo, mi pare) di Helena Janeczek, editor che lavora per Mondadori.
Il post è questo.
Allora, mi sto interrogando: cosa penso io del pubblicare o meno con un’editrice il cui azionista di riferimento sia Silvio Berlusconi?
Facciamo prima un passo indietro (giuro: sarò onesto).
Ho mai pensato di pubblicare con Mondadori, Einaudi, Frassinelli eccetera?
Sì, l’ho presa in considerazione questa ipotesi.
Perlomeno tre volte.
1. Una volta rivolgendomi proprio ad Helena Janeczek. Più o meno le scrissi, Ti allego la sinossi e qualche capitolo del mio primo libro, Il quaderno delle voci rubate, che in pratica, dopo l’editing che mi fece Laura Bosio, fu pubblicato ma solonella mia città, Vercelli.
Helena Janeczek mi rispose più o meno così: Dammi del tempo, ho tanta roba arretrata, ma prima o poi ti dirò qualcosa.
2. Due, tre mesi fa ho inviato in lettura a Frassinelli, Einaudi e Piemme (ma anche a Rosella Postorino di Stile Libero) il mio ultimo manoscritto, Di bestemmie e folli amori.
3. Tra le amicizie che ho su facebook c’è anche Sandrone Dazieri. Allora, Di bestemmie e folli amori avrei voluto inviarlo a Mondadori, ma con le stesse modalità seguite da un esordiente; e un esordiente, stando alle indicazioni del sito, deve prima telefonare per ricevere le indicazioni sulla spedizione. La telefonata va fatta entro le 10,30. Ho un problema io (e i lettori di questo blog lo sanno). Dormo, e dormo bene, solo dalle 5 alle 10. Da anni. E al mattino, alle 10, sono incapace di intendere ma non di volere: voglio solo silenzio, un caffè, la prima sigaretta, poi il secondo caffè, poi il primo sigaro. Allora, ho scritto a Dazieri: Mi sai dire a che indirizzo spedire? Ché sul sito non è chiaro. Nessuna risposta. Nessun problema: non ho spedito Di bestemmie e folli amori a Mondadori e va bene così.
3. Vengo ora a Bastardo posto, il libro che doveva uscire con la Newton Compton già l’anno scorso, al salone del libro. Allora, Bastardo posto non uscirà più con la Newton. Uscirà, credo e spero, comunque. Non dico con chi né quando: che porta sfiga dire.
Ma questa estate un, o una non importa, agente mi diede un consiglio: dal momento che la Newton sta cincischiando tu mandalo in lettura a queste tre case editrici (senza dire che il libro potrebbe uscire con la Newton). Una delle tre aveva come azionista di riferimento Silvio Berlusconi. Non feci nessun invio. Non mi sembrava corretto: né nei confronti della Newton né nei confronti degli editor di quelle tre case editrici, ai quali editor avrei dovuto spedire spacciando Bastardo posto per un manoscritto in cerca di editore, mentre in realtà era un libro in uscita.
Certo, quello o quella agente (che non è il/la mia/mio agente) ci aveva visto giusto, avrei dovuto seguire il suo consiglio. O forse no. Il destino di Bastardo posto era un altro.

Prima di spedire a editori che fanno riferimento a Silvio e Marina Berlusconi, però, qualche tentativo “alternativo” l’avevo fatto.
Credo mi credano in pochi, ma a me interessa pubblicare con un buon editore, non con un graande editore.
Per esempio ho provato con Stampa alternativa.
Ho già inviato loro due, tre proposte editoriali, utilizzando il loro sito. Nessuna risposta.
Altri editori mi hanno risposto (però so mica se mi avrebbero risposto se fossi stato un esordiente).

Ecco, perdonate la sbrodolata (su io e le case editrici del signor silvio) e seguite, ora, quel che penso davvero.

Che la mia rabbia maggiore non è, oggi, nei confronti di Silvio Berlusconi o della Lega o di chi sta facendo dei pericolosi discorsi razzisti, ché dagli all’extracomunitario o alla zingaro serve, eccome se serve: a far dimenticare alla gente che si vive male, si respirano veleni, siamo curati male, se diventeremo vecchi e saremo poveri rimpiangeremo di non essere morti prima, paghiamo una casta di politici privilegiati.
E di questo non è responsabile solo chi ci governa.
Ma chi tace e finge di fare opposizione.
Quel che avviene e livello politico avviene a livello editoriale: una grande omologazione.
Anche sul passato e sulla sinistra avrei da ridire: quando lavoravo in fabbrica il Pci di Berlinguer era contro la riduzione di orario di lavoro ed era filonucleare. E la sinistra era asservita al Vaticano né più né meno come oggi. Mi sembra.
E il mondo della cosiddetta cultura alternativa o di sinistra è comunque legato – felice di esserlo – alle logiche di mercato.
Ho saputo di complessi musicali, che cantano belle canzoni della tradizione operaia, chiedere soldi, mica basta loro un rimborso spese, a lavoratori in sciopero da mesi. Storia di sempre, comunque. Niente di nuovo.

Oggi però mi sembra che ci sia un grande nemico in più: l’ignoranza. Berlusconi è stato bravo ad annichilire i cervelli, con le sue tv; e la sinistra è doppiamente colpevole; perché gli ha lasciato fare quello che voleva, perché oggi non sa comunicare.
Prendere o lasciare ma è così: se parla Berlusconi la massaia capisce; se parlano Fassino o Veltroni o Rutelli la massaia cambia canale.
Non vedo rabbia, non vedo reazioni.
Solo una grande farsa.
(E come giornalista ho un solo grande avversario, salvo poche eccezioni: il Potere).
(E in Bastardo posto, che forse è un giallo forse un noir, forse altro, questo c’è).

Torno a miei progetti editoriali.
Tre anni fa sempre un o una agente letteraria mi disse: Voi scrittori pur di pubblicare sareste disposti a quasiasi cosa.
Liberi tutti, ora, di non credermi, ma non è così.
Provengo da una famiglia contadina. Vedevo, quando ero piccolo, i miei zii che si toglievano il cappello quando arrivava il padrone.
Mondadori e Il piccolo fiammiferaio editore: non mi voglio togliere il berreto, io.
Ho scritto un libro, La donna che parlava con i morti, che ha venduto bene, era ben distribuito, ne hanno scritto un bel po’ di giornali, Repubblica, La Stampa, Famiglia Cristiana, Pulp.
Vuol dire niente di niente di niente, questo.
Quel libro, ora, è fuori catalogo, io in questo momento posso – e mi spiace, ci mancherebbe – correre il rischio di essere dimenticato.
E c’è gente che ha venduto di più, magari più brava di me, ora dimenticata.
Ma prima di tutto viene la dignità.
Disposto – ci sto pensando – ad autoprodurre un mio libro. Lo faccio stampare, lo vendo tramite questo blog a 4, massimo 5 euro spedizione compresa, se qualcuno mi invita vado a presentarlo.
Voglio morire, spero il più tardi possibile, spero non dentro un ricovero dove si respira merda, spero senza troppi rimorsi, con la tasche piene di dignità.

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Responses

  1. sono così tanto d’accordo che non commenterò nulla :)

  2. sembro una replicante. e Morena non me ne voglia, ma mi associo.

  3. Ogni tanto leggo il blog di Silvana De Mari, autrice fantasy tra le più vendute in Italia, la casa editrice è Salani (quella di Harry Potter); ora lei, non condividendo la politica della Salani né l’editing che volevano fare sul suo ultimo romanzo, lo sta pubblicando gratis sul suo blog, postando un capitolo per volta (e perdendo tutti quei quattrini che avrebbe potuto guadagnare come da contratto). Io la ammiro, per questo (non per le idee politiche che esprime sul blog). Questo per dire che se uno vuole essere coerente e dignitoso è libero di farlo; ma ho l’impressione che siano in pochi!
    Riguardo al discorso Mondadori, avevo già letto quel post e questo tipo di dibattiti, ma personalmente, pur essendo io di sinistra, non ho nessun problema con gli autori che pubblicano per Mondadori, Einaudi eccetera né mi verrebbe mai in mente di boicottare i loro libri. Questo perché guardo a quel che uno scrive, non a come la pensa il suo editore. Stesso motivo per cui per me Nori può scrivere su Libero o su Novella 2000 e io continuerò a leggere i suoi romanzi. Penso che la politica di Berlusconi vada avversata appunto politicamente, cosa che come noti tu l’opposizione non fa; tra l’altro lui può condizionare le persone con le tv, non certo con i libri (che ben pochi leggono)… e voglio credere che la libertà sia anche pubblicare per chi vuoi (e che ti vuole) e leggere chi vuoi, senza doversi fare mille condizionamenti mentali. Se no che libertà è? :-)

  4. ilaria, grazie.
    questo tuo commento diventerà il prossimo post.
    onore a chi si ribella.
    un abbraccio ilaria

  5. Tre anni fa sempre un o una agente letteraria mi disse: Voi scrittori pur di pubblicare sareste disposti a quasiasi cosa.
    Liberi tutti, ora, di non credermi, ma non è così.

    Io ti credo, perche’ lo so. Appartengo alla tua stessa tribu’. Io devo e voglio scrivere, poi per farmi leggere va bene internet, va bene il blog, vanno bene piccole e volenterose case editrici. Non mi butto sul genere che va per la maggiore, non svendo quella che sono. Per poco o tanto che sia, io sono io e quella voglio restare. Non so quando moriro’, non credo ci sia niente al di la’, tantomeno qualcuno a cui rendere conto. Ma nel momento in cui capiro’ che e’ l’ora voglio poter porre a me stessa tre domande: hai amato? hai vissuto? sei stata fedele a te stessa? E voglio poter rispondere tre volte SI.

  6. L’articolo di Helena Janeczek è interessante e ben scritto (anche se troppo lungo), poi mi sono messo a leggere i commenti stufandomi quasi subito perché mi pareva evidente il pensiero segreto di quasi tutti: “Sono un grande scrittore sconosciuto! Che fare?”.
    Un difetto dello scritto di Helena è l’eccesso di purismo: non ci si può chiamare fuori, se si è dentro. Al massimo si pratica un intelligente fuori-dentro, dentro-fuori.
    Ma la domanda che mi faccio è questa: “Siamo poi sicuri che piccolo è bello?” Per me è una excutatio non petita, visto che i grandi non ascoltano. Da un editore mi aspetto che pensi e dica: “Voglio e debbo guadagnare”. Se dice: “Faccio questo contro il mio interesse” penso o che menta o che non abbia ben chiaro il suo mestiere, quindi via via, cambiare marciapiede.
    Avrei altro da dire, ma mi allungherei troppo. Dico solo che condivido quello che dice alla fine Remo sulla stampa in proprio, per ragioni in parte diverse salle sue. Per me la tecnologia andrà in quella direzione a prezzi sostenibili, e quando uno vorrà, si stamperà in casa propria facendo qualche click il libretto economico per l’amico di matita e il libro sgargiante per la sua segretissima galanta del terzo piano del condominio.

    grazie e saluti, Remo
    Il sempre più convinto scrivente Solimano

  7. Senza voler sminuire l’interessante discussione sull’argomento, (sono in totot d’accordo con Remo) colgo l’occasione per chiedere una cosa: ma se uno vende il proprio libro on-line sul suo blog come deve fare per pagare le tasse sui relativi eventuali guadagni?

  8. enrico, non lo so.
    mi informerò nel caso dovessi seguire questa strada, che è provocatoria nei confronti di tanta piccola editoria che si spaccia per una grande cosa e che poi si lamenta perché vende meno di 400 copie.
    e comunque: io proporrei al prezzo di costo (stampa, busta e francobollo).

  9. d’accordo. su tutto. ma mi interessa sapere perché Bastardo posto non più con Newton, se posso.

  10. Secondo il contratto Bastardo posto doveva uscire entro 18 mesi (quindi entro il 7 febbraio 2010); scaduti i 18 mesi, un autore può chiedere la restituzione dell’opera, e così ho fatto.
    Non tutti i contratti, soprattutto se sei un esordiente, prevedono una data di uscita. Il contratto del mio primo libro, per esempio (Dicono di Clelia), non parlava di date: e ho aspettato tre anni. Da allora ho sempre preteso una data di pubblicazione.
    Avrei potuto aspettare, la Newton è ben distribuita. Ho scelto di percorrere altre strade, ora vediamo.
    Penso d’aver fatto la cosa giusta, però.
    E di Bastardo posto riparlerò a tempo debito.
    ciao

  11. Non smetterò mai di stupirmi dei tempi e delle logiche editoriali. Ma soprattutto dei tempi. (per inciso: se ti autoproduci, che è idea che mi ha colpito assai sentir da te, ti organizzo una presentazione a Bergamo. garantito. ciao.)

  12. metti che un bravo editor, ora cito quelli che conosco, luigi bernardi, laura bosio, alessandra buschi, antonella pappalardo, paola borgonovo, (ma possono andare bene anche amici fidati come zena, stefania, lucia, terez) ecco, metti che qualcuno di lro mi dica che di bestemmie e folli amori è un gran bel libro, ecco, io solo allora potrei mettere in conto di seguire l’esempio di alessandro zannoni, che si autoprodusse.
    l’idea me la diede lui e indirettamente anche genna, quando provò con lulu; ecco a me lulu non convince, penso sia meglio far da soli.
    ma, ripeto, ho prima bisogno di un giudizio severo e sereno.
    io sono convinto che chi scrive non è mai un buon giudice di se stesso.

  13. Letto articolo HelenaJ., trovato interessante.
    Però ribadisco quanto ho commentato du NI giorni fa.
    Qui ci andrebbe un movimento che smuovesse dal fondo ‘sta fanghiglia in cui stiamo soffocando da quasi vent’anni.
    Vita politica e culturale vanno sempre a braccetto, le dittature, o simili sistemi totalitari, coi media organizzano il consenso, la attuale telecrazia italiana ne è un esempio.
    Il nostro sovrano infatti possiede un impero nell’editoria italiana.
    E questo è molto importante e condiziona anche la vita culturale.
    Si fa finta di niente ma è così.
    Si gioca al ribasso, al buttiamo fuori chi non è daccordo.

    Sarebbe semplice ma non lo è:
    gli scrittori affermati che lavorano per il banana dovrebbero rescindere i contratti, anche Saviano, tanto per dire, e sarebbe un segnale, un segnale di democrazia.
    Mollare Einaudi & Mondadori!
    Magari cambia la solfa, anche di poco, anche lo stile, forse.
    Forse si comincierebbe a vederla più chiara, la storia di narrativa e cultura e organizzazione del consenso, come in altri paesi europei civili.

    MarioB.

  14. cominciando dall’ultima (ma proprio ultima!): “di bestemmie e folli amori è un gran bel libro”.
    ma lulu no, ti prego…

  15. Remo, ho letto solo ora questa tua nota, lasciami dire che quello che hai scritto ti fa onore: la dignità è proprio quello che adesso manca, l’hanno tolta (o stanno cercando di toglierla) a noi ma quello che é peggio é che la stanno togliendo ai nostri figli: sfruttati a 1000euro al mese, per 12 ore al giorno di lavoro, con contratti a progetto ma chiedendo loro di fare ben più di quello che c’é nel contratto, usando nei loro confronti pesanti azioni di mobbing, approfittando in tutti i modi possibili del fatto che sono appesi a un filo, ledendo ogni giorno la loro dignità non solo di persona ma anche di lavoratori, quella dignità per cui noi abbiamo lottato tanto. Spetta noi non cedere, dare il “buon esempio” ed il tuo é senza’altro un buon esempio.
    Ti abbraccio

  16. In questo post scritto con la chiarezza dell’onestà individuo una serie di passaggi ovvero parole chiave che vale la pena di mettere in rilievo:
    il silenzio (colpevole, di chi finge di fare opposizione)
    l’ignoranza provocata da decenni di annullamento delle coscienze
    la dignità – di chi resiste a silenzio e ignoranza.
    Grazie, Remo.


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