la tenda

Dentro si mangia, fuori si fuma una sigaretta, ma in fretta, ché fa freddo, ci son chiazze ancora di neve. Spesso, le automobili che passano, rallentano, poi si sente il clacson: è un saluto, è come dire “Capiamo, siamo con voi”, e quel suono di clacson è comunque qualcosa che fa bene al cuore.

Sera, e cena, di Santo Stefano in tenda: con i dipendenti di Phonemedia, un call center, a Trino vercellese, gente senza stipendio da mesi, senza cassa integrazione. Presidiano la tenda, notte e giorno.  Preparano da mangiare, con una cassa autogestita pagano la benzina ai dipendenti che vanno a fare i turni per il presidio.
Se non parlano di bollette che non sanno come pagare, di lavoro e di prospettive – non ne hanno son senza futuro – queste persone, trentenni, quarantenni ma tante cinquantenni, per lo più donne riescono a sorridere, anche a ballare, prendersi in giro.
Il comune di Trino li sta aiutando, tanti privati pure.
Giorni fa.
Sono in tenda, all’improvviso arriva un’auto, si ferma, un uomo scenda senza nemmeno spengere il motore ; e porta verso la tenda due sacchetti con pasta, vino, scatolame. E saluta, inseguito da un grazie.
Giorni fa.
I dipendenti vanno al mercato, chiedendo offerte di solidarietà. La gente si ferma, chiede, chi lascia un euro, chi cinque, chi dice.
La signora impellicciata, però, urla, così da prevenire il contatto: Non vi do niente, dice, e scappa via.
Giorni fa.
Un infermiere, che ha voluto restare anonimo, ha versato 650 euro su un conto di solidarietà. Tra due anni vado in pensione, servono più a loro che a me questi soldi, ha detto.

E’ una battaglia della disperazione ma è anche una bella battaglia sindacale (che vede purtroppo una spaccatura sindacale: Cigl e Uil da una parte, la Cisl, più morbida, dall’altra).
Si dice sempre un gran male dei sindacalisti, da tempo.
Eppure questo gruppo numeroso di persone, di dipendenti della tenda, hanno due punti di riferimento, Roberto, classe 1961, comunista doc e quindi Cgil, e Rita, della Uil, funzionaria che, praticamente, vive con i dipendenti.
278 persone, ripeto, senza futuro e col problema, urgente, di come fare a mangiare, fare la spesa, scaldarsi.
Eppure a volte sorridono.
Di più, scherzano.
Poche ore fa.
Si gioca a carte, quanto si gioca, 50 centesimi?
E chi li ha 50 centesimi da gettar via? dice qualcuno.
Ieri a Natale, racconta una signora, ci hanno regalato 500 euro fotocopiati, fotocopie di banconote da 5 e da 10, così ce li siamo giocati a carte, quanto ci siamo divertiti. Speriamo che arrivino per davvero 500 euro, conclude.
E arriva la risata.
Qualcuno poi va davanti alla tenda, e balla. Fanculo al freddo e fanculo a tutto, sembrano dire, appunto, ballando.
I clacson delle auto che passano solidarizzano anche con la piccola festa improvvisata, senza orchestra né disc jokey, ma con la musica che arriva dalla radio di un’auto di una dipendente.
Ci vuol coraggio a ballare e a ridere e a sorridere così: anche perché son soli. I politici che contano al massimo fanno una visitina e dicono due frasi di circostanza.
(Qualche politico, una donna in particolare, ma di piccolo calibro invece ha fatto molto, una bella cifra per la cassa della tenda, loro, i lavoratori, quelli più giovani vorrebbe che si sapesse, ma lei non ha voluto.
Pure lei, come l’infermiere, ha detto: Posso permettermi questa cifra).
Io, che son poca cosa, un osservatore esterno e poco più, vedo che han fatto risorgere la solidarietà che forse forse del tutto sepolta non è.
Questa tenda, dice Roberto, quando ha nevicato mi hanno consigliato di smontarla, ma io ho insistito, noi non molliamo.
Rita Francios e RobertoCroce (avete fondato un nuovo sindacato dice una donna, avete fondato la Cg-uil, suona bene no?) e trenta nomi che non ricordo, sotto una tenda, a Santa Stefano, nell’anno del signore 2009. E altri che non c’erano ma ci saranno domani e finché dura, nell’anno che verrà.

(Nella foto si vede di profilo Rita Francios, sindacalista Uil, poi alcune dipendenti di Phonemedia; in fondo, il delegato della Cigl, Roberto Croce).

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2 pensieri su “la tenda

  1. Leggere le tue cronache, Remo, fa bene al cuore, non perché mette a posto la coscienza. Rimette a posto lo sguardo. Risveglia l’attenzione. Registra senza retorica. Regola, senza indice sollevato. Riporta la realtà, riporta alla realtà. Grazie

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