128 battute

Nel blog di Matteo B. Bianchi leggo di un concorso, proposto da Feltrinelli.
Scrivere qualcosa, un miniracconto, un aforisma, qualcosa di furbo (forse) in 128 battute.

La sintesi della sintesi della sintesi, insomma.
Io a volte son cose che faccio: per conto mio.
Quando cerco di immaginare una possibile quarta di copertina o di un mio libro o di un manoscritto che ho letto.

Quando c’è la riunione di redazione, io ai miei giornalisti chiedo sempre uno sforzo: perché la sintesi della sintesi della sintesi di quel che è avvenuto a me serve, poi, per fare i titoli della prima pagina.
Richiesta che resta, nonostante la mia insistenza, inevasa.
Ho sette giornalisti, in pianta stabile al giornale. Età media, quarant’anni (forse un po’ di più).
Nessuno di loro ha un blog, solo da poco tre quattro di loro sono su Facebook (ma è come se non ci fossero).
Insomma: usano la posta elettronica, usano internet, ma su internet ci passano poco tempo. Che coincide col lavoro in redazione.
Son certo, invece, che alcuni collaboratori giovani dotati di iPhone sarebbero più portati: a fare la sintesi della sintesi eccetera.
Insomma: nei giornali – è il lavoro di tutti i giorni – si è portati a fare la sintesi: da 3mila battute a 1100; da 1100 a 450; da 300 a 128; ma da 3mila a 128 – evidentemente – no.

Nella foto (da un iPhone) parte della mia redazione (femminile) durante la chiusura del giornale.

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11 pensieri su “128 battute

  1. Scrivere per e sulla rete aiuti moltissimo a sviluppare il dono della sintesi, se non altro perché dopo tre righe la gente molla lì di leggerti.
    Quindi devi giocartela con quattro parole altrimenti bon.

    (lo voglio anch’io laifon. ecco)

  2. il post che ho pubblicato ieri si intitola “non ho il dono della sintesi”.
    e per questa volta, stranamente, mi pare già di aver detto tutto.

  3. però c’è anche l’opposto: quando ti abitui a scrivere sul web, poi hai difficoltà a scrivere testi lunghi.
    credo.
    la sintesi abitua a ‘spogliare’. poi devi rivestire.
    non abbigliare troppo, non orpelli e trine, ma un vestito completo sì. e mica è facile.

  4. Ritengo il dono della sintesi un dono divino che io non ho. Per questo mi piace leggere quando il “mestiere” è venuto in soccorso al bravo giornalista che con tre parole ha scritto di una cosa accaduta.
    Tuttavia credo sia impossibile passare le stesse informazioni in 128 battute quando in prima stesura ne erano occorse 3000. Anche i telegrammi richiedono una bella sintesi, se non altro perchè ogni parola costa. E a volte il testo è così “sottile” che s’infila come una lama di coltello nel costato, e non ha avuto parole a disposizione nemmeno per chiedere scusa.
    La sintesi, in tutto il suo concentrato, può uccidere:)
    Sgnà

  5. e pensare che il più delle volte i ragazzi, a scuola, hanno il problema opposto: sono troppo sintetici.
    Ma che succede? Strada facendo (invecchiando) si diventa prolissi?
    No, ovvio che no.
    E’ che a ‘limare’ s’impara (anche se non si ha il ‘dono’), il contrario è impossibile.

  6. Io ho provato a portare all’estremo la sintesi, e inventare piccole storie in 140 caratteri per farle stare sul social network twitter. magari vi va di darci un’occhiata!

    andrea

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