Pubblicato da: remo | 4 novembre 2009

la scrittura non si insegna, ma

Morì a 66 anni per enfisema polmonare; una morte forse cercata, dal momento che, ricordano i suoi biografi, fumava all’incirca 80 sigarette al giorno.
Sto leggendo Revolutionary Road, di Richard Yates, edito da Mimium Fax.
(E’ la mia lettura notturna, un’ora e mezzo almeno; durante il giorno, a spizzichi e bocconi, sto leggendo Asimov e la Yourcenar, di cui avevo letto niente, finora; e la scrittura della Yourcenar incanta).
Comunque, a proposito di Yates, alcune considerazioni veloci.
La prima. Uno dei più grandi scrittori americani, autore di quanti libri, sette, otto?, vendeva poco o niente, al massimo 12mila copie.
La seconda. Nei suoi libri Yates metteva sempre se stesso, metteva sempre la famiglia, metteva sempre il suo mal di vivere, segnato dal divorzio dei suoi genitori, e anche dalla sua vita sentimentale, precaria come la situazione delle sue tasche: divorziò pure lui, due volte.
La terza. Insegnava scrittura ma non credeva che la scrittura potesse essere insegnata.
La quarta. Citava sempre due libri, due capolavori: Madame Bovary di Flaubert, e Il Grande Gatsby, di Scott Fitzgerald. Ecco, Yates diceva che se era diventato scrittore lo doveva a Il grande Gatsby e, questa, è una grande frase, sui cui riflettere, e da accostare alla sua convinzione che la scrittura non può essere insegnata.
Ma ognuno di noi, evidentemente, ha antenne o può avere antenne: tutto parte dal proprio vissuto?

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Responses

  1. io credo di sì. se non avessimo vissuto la nostra vita (nel bene e nel male) non saremmo le persone che siamo e quindi non scriveremmo (qualora lo facessimo, ma va bene anche “dipingeremmo”) ciò che scriviamo.
    contorta, eh?
    mi sa che devo andare a lezione da Yates che è andato da Scott Fitzgerald… :)

  2. chissà se si può imparare. temo di no.

  3. Concordo con Morena. Io parto di sicuro dal mio vissuto pieno ora di tempera da muro, per darti un saluto veloce.
    Poi tornerò a leggerti con piacere.
    Prima però vado a lavarmi le mani e a pulire i pennelli:)
    Buona giornata remo.
    Sgnà

  4. Ciao, Remo.
    Questa di Yates sul libro di Fitzgerald è stupenda, non la sapevo. Ho letto il Grande Gatsby quest’estate e lo trovo davvero ricco di grandissimi suggerimenti. A partire da quell’uso così raffinato del pdv in prima persona periferica, per esempio.

  5. Buona lettura, Remo!
    Io ho letto I, ROBOT di Asimov ai tempi dell’università e mi piacque quella fantascienza così umana, così ricca di problematiche esistenziali.
    La Yourcenar è un monumento, meravigliosa, grandissima: MEMORIE DI ADRIANO mi folgorò… L’OPERA AL NERO da cui è stato tratto anche un film è complesso, studiatissimo, coltissimo.
    IL COLPO DI GRAZIA è un triangolo feroce, un libro tanto piccolo quanto inquieto.

  6. Mah, io credo che siamo ciò che siamo un po’ per ciò che viviamo e un po’ anche per ciò che leggiamo, a prescindere da ciò che poi scriviamo (se anche scriviamo) o no.

  7. cosa stai leggendo di Asimov? a proposito di sf, prova con Dick, lui metteva molto di sě nei suoi romanzi…

    buone letture
    Giovanni

  8. sto leggendo Viaggio allucinante, oscar mondadori acquistato domenica al mercatino, solita bancarella; per 2 euro, mi pare

  9. Di Asimov ho letto, poche settimane fa, un vol. dei Vedovi neri. Vorrei scrivere io cose così.

    Si può scrivere anche senza partire dal proprio vissuto: ci sono libri fatti di libri. Ma i libri letti fanno parte del proprio vissuto. I libri fatti solo di vissuto sono semplicemente brutti e nojosi, i libri-verità, quelli in cui si raccontano esperienze e basta.

    Credo che la scrittura vera medj tra esperienza libresca ed esperienza diretta. Il vissuto comunque fornisce molto più materiale, e costituisce un problema in ogni caso da affrontare, si debba o non si debba scrivere.

    Tutto questo posto abbia capìto la domanda.

  10. Io ho anche altri Asimov, “Io robot” (bellissimo) e anche, guardacaso, “Viaggio allucinante”! Tutta roba trovata nel pattume del Balùn. Occhio, Remo, che è una delle cose sue più brutte, o men belle, ti mostrerò una recensione che ho su un altro fantascienza. Non si tratta di un libro originale di Asimov, ma di un libro che Asimov ha scritto basandosi sulla sceneggiatura e la visione di un film, del ’66 credo; pare un film non molto bello, un po’ con mezzi di fortuna, in cui si descrive il viaggio all’interno di un corpo umano da parte di un equipaggio all’uopo minaturizzato. Asimov – dice la recensione – fece quello che poté, che non fu molto, perché pare che la trama sia un poco imbecillina.

  11. Ormai la fantascienza si trova solo sulle bancarelle… da anni vado dai remainders e nei mercatini per scovare i vecchi romanzi degli Anni 70, quando la sf parlava del futuro… e proprio oggi che si sente il bisogno di immaginare un domani (come dice Valerio Evangelisti sul blog di Genna http://www.giugenna.com/2009/07/31/evangelisti-una-narrativa-adeguata-ai-tempi/) la sf sembra scomparsa… almeno in Italia (negli altri paesi viene ancora tradotta in grandi quantità: a Praga (dove ero fino a qualche giorno fa) le librerie hanno ampi settori di science fiction tradotta in ceco… lo stesso dicasi nei paesi di lingua tedesca…


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