roma per le strade (e per i bimbi del policlinico)

Nei momenti di splendore di questo blog (sempre un post al giorno, 500 o 600 visitatori quotidiani) (prima insomma dell’avvento di facebook) io avevo l’insana abitudine, ogni tanto, di segnalare altri blog, altri post, cose varie dalla rete, insomma.
(Sezione che nel vecchio blog avevo intitolato Andate a vedere, e qui, invece, Segnalazioni).
Insana perché: perché a un certo punto ho cominciato a ricevere mail, con sollecitazioni. Sempre più.
C’era sempre qualche angolo di mondo dove avveniva qualcosa, da segnale.
C’era sempre un libro di un amico da segnalare. Un post che più post non si può. Un’ingiustizia. Una firma da mettere.
Allora, sia chiaro: tante segnalazioni sono contento di averle fatte, son contento che qualcuno mi abbia chiesto di.
Ma a volte è un po’ come quando ti chiedono una moneta per strada: tu dai una moneta a uno, due, tre ma non puoi darla a tutti.
A volte sei di fretta.
Insomma, segnalo, a volte, ma segnalo sempre meno anche perché è diminuita la mia presenza in rete.
Comunque, una segnalazione, oggi mi sento proprio di doverla fare.
Un’antologia di racconti su Roma.
E’ tutto spiegato in questi due link, dal blog di Enrico Gregori.
Sul libro.
Sulle finalità.
(E un saluto, infine, a tutti gli autori che conosco e che hanno partecipato all’antologia).

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10 pensieri su “roma per le strade (e per i bimbi del policlinico)

  1. Grazie per la segnalazione.

    E’ morto un giovane epilettico, tossicodipendente, sieropositivo: Stefano Cucchi.
    Ci dicano come. Qui non si può non urlare.

  2. Un libro cui hanno preso parte scrittori che mi sono anche amici, come Luigi La Rosa, Laura e Lory, Massimerrimo Maugeri, Lia Levi, Tea Ranno… Francesco Costa, Adelia Battista, Piera Mattei, Enrico e Pasquale… insomma, belle penne per una bella iniziativa.
    Il fatto che Remo sia così “selettivo” conferisce maggiore importanza alla cosa.
    Anche io sono rimasta sconvolta dalle foto di Cucchi, come dalla sequenza di banale terribile mattanza camorristica napoletana, come dall’alluvione di volgarità e corruzione che tracima e inonda un’Italia sempre più alla deriva.

  3. Addio Alda Merini…

    I poeti lavorano di notte
    quando il tempo non urge su di loro,
    quando tace il rumore della folla
    e termina il linciaggio delle ore.
    I poeti lavorano nel buio
    come falchi notturni od usignoli
    dal dolcissimo canto
    e temono di offendere Iddio.
    Ma i poeti, nel loro silenzio
    fanno ben più rumore
    di una dorata cupola di stelle.
    (Alda Merini)

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