Pubblicato da: remo | 11 ottobre 2009

anarchici?

Ieri ho sentito (dico ieri perché ci ho pensato, a quel che vado dicendo, ma è cosa, questa di cui vado parlando ora, che sento spesso e sempre più) gente definirsi “anarchica”.
Chi non va d’accordo con gli altri, per esempio, si definisce anarchico.
A parte l’impegno sociale, l’anarchico è soprattutto un ribelle.
E questo usare e abusare del termine anarchico mi lascia piuttosto perplesso: soprattutto in un momento come questo, dove la ribellione – mi spiace dirlo –  dalle piazze e dai luoghi di lavoro si è comodamente adagiata su internet.
Gli anarchici veri son quelli che, nei posti di lavoro, rischiano di più.
Mi piace poi ricordare il grande rispetto che aveva verso di loro Indro Montanelli.
All’indomani della strage di Piazza Fontana disse che non poteva trattarsi di un attentato anarchico.
Un anarchico si espone, disse, un anarchico, poi, fa un attentato magari contro un re, un simbolo del potere, e poi fa in modo che tutti sappiano e vedano.
E mi piace anche ricordare Kronstadt, 1922.
Un gruppo di comunisti anarchici, o anarco-comunisti, si ribella al potere dei Soviet. Quei marinai, quei rivoltosi, capiscono con anni di anticipo che la rivoluzione russa sta semplicemente sostituendo  il capitalismo e il potere degli zar con il potere di un gruppo di burocrati.
(La cristallizzazione della burocrazia al potere, le definirà poi Trotzkj, che capì, sì, ma dopo di loro, nonostante la sua grande cultura).
La capirono e si ribellarono, e morirono anche, perché stava morendo un sogno.
Insomma: avere uno spirito inquieto significa avere uno spirito inquieto.
Con l’anarchia c’entra niente.

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Responses

  1. La perdita di significato di certe idee è indotta dalla perdita di senso della vita stessa. Nessuno può amare se non conosce l’oggetto dell’amore, che si tratti di sè stesso degli altri. L’anarchico è deprivato, come tutti, del proprio essere. A differenza degli altri potrebbe però averne ancora consapevolezza. Oggi Malatesta non saprebbe a chi rivolgersi e potrebbe avere seri dubbi anche su stesso, ma forse mi sbaglio.

  2. Riporto dal web.
    “Pierre-Joseph Proudhon
    È stato il primo ad attribuire un significato positivo alla parola “anarchia”, che prima era utilizzata soltanto in senso dispregiativo, cioè nel senso di caos, disordine

    « “Sei un repubblicano?”

    “Repubblicano […] sì. Ma non significa nulla. Res publica, la cosa pubblica. Chiunque si interessi alla cosa pubblica può definirsi repubblicano. Anche i re sono repubblicani.”
    “Bene! Quindi sei un democratico?”
    “No.”
    “Cosa? Forse un monarchico?”
    “No.”
    “Costituzionalista?”
    “Dio non voglia!”
    “Vorresti una forma di governo mista?”
    “Meno che mai…”
    “E allora cosa sei?”
    “Un anarchico…”
    “Ah, […] capisco. Sei ironico.”
    “Assolutamente no. Ti sto dando la mia seria e ponderata professione di fede. Sebbene un fervente sostenitore dell’ordine, io sono – nel più forte significato del termine – un anarchico.” »

  3. concordo pienamente


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