il vecchio biglietto d’autobus

Ne I quarantanove racconti di  Hemingway ho trovato un pezzo della mia vita che viene da lontano.
Ce l’ho qui, accanto a me, sul divano, è insieme a un pacchetto di Camel Light, un portacenere di un bel vetro, dai colori sgargianti, la solita bottiglietta di acqua minerale gasata.
E’ qui, ora.

Sto riordinando la libreria. Nell’altra stanza, la mia stanza, piccola come una cella ma dà sul giardino e non c’è niente che non sia mio, nell’altra stanza, dicevo, tanti libri son per terra.
Son riuscito a dividere i classici, gli italiani da un lato e gli stranieri dall’altro, poi ho fatto il blocco dedicato al giallo, quello alla poesia, quello alla psicanalisi, quello dedicato al teatro.
Poi mi son detto: Fatti un ripiano degli stranieri che piacciono a te.
Ho fatto in fretta: Oz, Boll, Montalban, Steinbeck, Remarque.
Ci verrà del tempo, comunque. A sistemare (tra i gialli ho visto che l’87° distretto è vicino Danila Comastri Montanari) e a scegliere cosa buttare e cosa no (Impara a suonare la chitarra facilmente, acquistato inutilmente quando avevo quindici anni lo butto o le tengo? E Come si fa una tesi di laurea di Eco?… infondo mi è servito).

Comunque.
Spostando i libri degli “americani” vedo che dai quarantanove racconti di Hemingway cade qualcosa.
Un vecchio biglietto d’autobus.
Io non prendo l’autobus, ho pensato, e questo libro, lo ricordo bene, lo acquistai nuovo nuovo, ché mi piaceva Hemingway quand’ero ragazzo.
Ragazzo?, mi son detto guardando il biglietto d’autobus.
Tac, ecco il flash back, mi sono rivisto.
L’autobus che porta in fabbrica. Impiegava lo stesso tempo che ci avrei messo andando in bicicletta, ma alle cinque del mattino, con la nebbia e il freddo era meglio l’autobus.
Dormire non potevo, c’era un cicalar ininterrotto di donne, così fumavo (allora si fumava dappertutto) e leggevo anche solo dieci minuti, ecco che mi son ricordato…

IL BIGLIETTO E’ PERSONALE E NON CEDIBILE.
VA CONSERVATO FINO ALLA DISCESA A TERRA,
eccetera, fino a
IL VIAGGIATORE SPROVVISTO, CON BIGLIETTO NON REGOLARMENTE OBLITERATO O SCADUTO IN ORARIO, SARA’ SOGGETTO A SANZIONE AMMINISTRATIVA DI L: 10.000 (L.R. 6-4-78 n. 16 art. 7).
Era il 1981.
Avevo 25 anni e prima di alzarmi salutavo mia figlia Sonia, che dormiva e che allora di anni ne aveva uno.
Il biglietto, color pesca, è rimasto per 28 anni nei 49 racconti.
Vado a metterlo nel cassetto dei ricordi, ora; badando a non inciampare sui libri.

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Informazioni su remo

scrivo. Ultimi libri pubblicati: Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton 2007, fuori catalogo); Bastardo posto (Perdisa Pop 2010); Vicolo del precipizio (Perdisa Pop 2011); Buio assoluto (Historica, 2015); Vegan. Le città di dio (Tlon, 2016); La notte del santo, Time crime

12 thoughts on “il vecchio biglietto d’autobus

  1. alle volte il blog mi va stretto. non solo il mio, pure quello degli altri quando leggo qualcosa che ha la forza di uscire da qualcosa di freddo che è lo schermo e trasmetterti il calore di un qualcosa di raccontanto così, con naturalezza. magari davanti ad un caffé che non esiste ma ti pare di sentirne il profumo.
    e allora ti sembra di entrare in quella stanza, di riuscire a spostare lo sguardo sui libri e scansarne alcuni per arrivare a quella finestra che dà sul giardino, e un biglietto del bus diventa il centro di una storia unica. non è più solo un biglietto del bus… è un frammento di qualcosa di decisamente più grande come un ricordo che valeva la pensa di raccogliere.

    tutto sto pippolozzo per dirti che questo pezzo non l ho bevuto bensì assorbito.
    ecco.
    e buona giornata.

  2. io una volta trovai in un libro un biglietto scritto da un’altra persona, una che è sempre nel mio cuore. un piccolo frammento di pagina a quadretti, strappato da un foglio più grande, non ancora ingiallito e scritto con una bella grafia tonda e grande.
    e in fondo alle parole c’era (c’è) un disegno con un fiore.
    sono ritrovamenti importanti.

    molto bello questo tuo biglietto d’autobus, remo.
    e buona giornata a tutti :-)

  3. Una sensazione simile l’ho vissuta la scorsa settimana. Ho ritrovato un piccolo pezzo senza alcuna pretesa che avevo mandato ad un giornale locale (Il Pungolo) quando ero al ginnasio. Un pezzo su un fatto di cronaca cittadina, un atto di violenza. Ricordo poco del fatto di cui scrissi e non riconosco quel ragazzo che ha scritto il pezzo. Mi sono reso conto di come sia facile perdere parti della propria vita.

  4. Io nei libri spesso mettevo i quadrifogli raccolti.
    Poi li ritrovavo a distanza di tempo sfogliando le pagine ed erano fragili, si sbriciolavano tra le dita.
    Come la fortuna che ingenuamente pensavo di custodire e trattenere per sempre…

  5. Io conservo tutto. Soprattutto questi piccoli oggetti che sanciscono un vissuto preciso. Se poi c’è una data stampigliata sopra allora sono felice perchè io a volte faccio un po’ di confusione, mi sono dimenticata anche la data del mio matrimonio:)
    Ora che ho la casa sottosopra e non so quando finirò, mi capita in mano di tutto ed è un carnevale, una festa di ricordi.

    Spostando da una stanza all’altra pile di libri, ne è caduto uno che non credevo di avere. Annotate fitte, fitte, rigorososamente a matita punta fine, c’erano tante considerazioni, appunti, note fatte con una grafia ben conosciuta e molto cara.
    Mi sono dovuta sedere.
    E’ stato un bellissimo regalo.

    Buona giornata remo:)

    Sgnà

  6. E cosa ne dite invece degli odori che rimangono appiccicati tra le pagine dei libri letti e vissuti?
    Forse sono pazza, ma quando mi appallottolo nei ricordi prendo un libro letto in quel periodo. E lo respiro…
    Vabbè cari amici, fate finta che non vi ho detto niente…
    Sandra Mazzinghi

  7. e bé, siamo tutti attaccati ai pezzi di carta, ai vecchi biglietti, ai ticket scordati dalla testa ma non dai contenitori: il più delle volte libri, vecchi agende. Mettono in moto ricordi sopiti: se non ci capitassero tra le mani, probabilmente certe cose, certi odori, andrebbero definitivamente nel dimenticatoio.
    Un po’ di anni fa m’era presa la mania di collezionare ‘biglietti…’: vecchie liste della spesa, lettere, annotazioni. Non necessariamente mie. Tutto cominciò in una città qua vicino, con il ritrovamento vicino al cassonetto della carta di una vecchia lettera scritta su un foglio di quaderno a quadretti: datata inizio anni settanta, credo. Una signora evidentemente non originaria di qui – ma arrivata in città per lavoro – scriveva a un o una parente: non ricordo, dovrei andare a vedere. Si raccontavano cose intime, di famiglia, liti, dissapori.
    Poi qualche anno dopo, in epoca ‘telematica’, in un borgo medievale di queste colline il vento aveva portato nella piazzetta dove mi trovavo un frammento di una lettera: qualcuno scriveva alla morosa russa in inglese. Si facevano progetti di matrimonio.
    Alla fine ho infilato tutta questa roba che conservavo gelosamente in una scatola rosa. Sta in un cassetto: non la apro mai ma di tanto in tanto qualcosa ci infilo. E’ un vizio: un po’ assurdo in effetti. FAccio lo stesso per mia figlia: colleziono cose usuali, insignificanti e le conservo in un classificatore. Crea una traccia per i suoi ricordi del futuro.
    Mah, credo sia un po’ folle.
    Però fa bene: è come un piumone d’inverno.
    roby

  8. Mi hai fatto tornare in mente tutti i biglietti di tram, autobus e treno che trovavo nei libri, a casa, senza nemmeno una data sopra per capire a che anno risalissero, lasciate dai possessori ormai dimentichi del quando e del dove, e da quelli a cui i possessori avevano prestato i libri, nel corso degli anni.
    (Devo dirlo anche ad alcor: comunque le Camel light sono una burinata pazzesca).

  9. Piccoli frammenti della vita che fanno ritornare indietro e ricordandoli ti abbelliscono la vita che stai vivendo ora…

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