Pubblicato da: remo | 17 settembre 2009

il mio cinema paradiso

C’era il pedofilo, o aspirante pedofilo, grasso, che si metteva in prima fila con noi, o in seconda, e ci dava caramelle, e a noi non pareva vero ottenere caramelle in cambio di carezze sulla testa o, alla peggio, di un pizzicotto (a quelli cicciotti, ché gli altri non gli interessavano). Avrà avuto una trentina d’anni, forse quaranta o cinquanta, quando hai sette, otto anni son tutti grandi e vecchi, di sicuro aveva la mamma che veniva, ogni tanto, a sgridarlo, lo prendeva per mano e lo faceva sedere dietro, oppure lo portava a casa.Philippe Noiret Nuovo Cinema Paradiso
Quel vecchio cinema si chiamava cinema Corso.
Era il posto più bello della città, per me, ci avrei vissuto. Il sabato sera, la domenica mattina, la domenica a pranzo, solo quello avevo in mente: il cinema Corso.
Il primo film che vidi: La notte dei lunghi coltelli.
Fui contento di pagare con le quindici monete da dieci lire del mio borsellino azzurro.
(Ne perdevo sempre, io, di monetine e borsellini, ma da quando scoprii che servivano per il cinema ci feci un’attenzione maniacale).
Il film che vidi tre volte (primo spettacolo, secondo spettacolo, spettacolo serale con i miei): I dieci gladiatori.
Quando odiavo Nerone, allora.

C’erano poi le domeniche sbagliate, cazzo. Ne ricordo una. Niente cow boy niente apache niente Spartaco Maciste niente eroi: ma “Una donna di paglia” con Sean Connery e la Lollobrigida (mi pare). Mi consolavo: con chinotto, noccioline, e l’aria irrespirabile che sapeva di deodorante a buon mercato e fumo di sigarette povere.
Poi c’erano le domeniche tristi come un funerale: Niente cinema oggi, studia, tuonava mia madre. Avevo preso qualche voto brutto o qualche nota, succedava, una volta al mese almeno succedeva, ri-cazzo.
A volte andavo anche durante la settimana, andava bene qualsiasi film; solitamente eravamo una decina, e io mi sentivo in famiglia.
Che fosse una cosa importante, quel cinema, io lo capii una sera, al bar, dietro le spalle di mio padre. Era Natale e come dono avevo ricevuto una pistola che sembrava una colt. Un signore la guardò, mi chiese di dargliela, la soppesò, poi disse: Queste le usano al cinema Corso quando fanno i film…
(ignoranza che va ignoranza che vieni: forse quella di una volta era più simpatica, quello comunque era convinto che John Wayne era il marito della bigliettaia).
Durò un anno.
Poi, una domenica, sul portone d’ingresso, la scritta: Chiuso per restauri.
Babbo cosa sono i restauri?, domandai la sera, preoccupato. Ero andato in un altro cinema, più elegante, ma non era lui, non era il mio cinema Corso.
D’estate, quando uscivo con i miei, chiedevo sempre di passare lì davanti, a controllare, ma mi sentivo preso in giro: da quel cartello, e dalla spiegazione del babbo (devon dargli una sistemata, faranno presto).
E’ passata una vita e io lì davanti ci passo tutte le mattine., quando vado a lavorare. Col ricordo di un grande grande magone.
(Credo che Tornatore abbia la mia età…).

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Responses

  1. Di Vercelli non conosco alcun cinema. Le stesse sensazioni le provo quando passo davanti a quelli di Biella. Non andavo molto al cinema, da bambina. Ma, quelle rare volte sono stampate nella mente e nel cuore. Legate a episodi particolari della mia esistenza. E, forse proprio per quello, provo nostalgia per le “cose perdute” o “perdute senza averle mai avute”. E la certezza che nulla potrà tornare o si potrà recuperare.

  2. quasi tutte le città di provincia non hanno più cinema. quasi tutte hanno nei paraggi, sperduti nel nulla, le multisale.

    tristezza.

  3. Nel mio paese c’erano tre sale. il papà di un mio amico era l’avvocato dei gestori di tutte e tre le sale. Lui aveva tre tessere gratuite per due persone. Entravamo da un western ed entravamo in una commedia.

  4. Volevo dire:
    “Uscivamo da un western ed entravamo in una commedia.”
    (Ho visto troppi film, sono un po’ dissociato… ;o)

  5. Io ricordo il cinema parrocchiale, quello dove i film arrivavano mesi dopo la programmazione nelle sale vere. Non ce ne rendevamo conto. Era l’unico che potessimo permetterci. Tutti in sala a parteggiare per cowboy o indiani. Conoscevo l’operatore, la maschera (che strappava solo i biglietti). Ho visto poche scene di baci. In realtà il mio Cinema Paradiso è stata la strada. Solo che lì le cose accadevano davvero.

  6. a voi è mai successo di parteggiare per la parte sbagliata? ad esempio, indiani e cow boy, combattimenti vari ecc…ecc…arriva il momento clou e voi vi rendete conto che siete l’ unica, dico l’ unica nella sala che teneva per gli indiani??

  7. il cinema parrocchiale, lì si andava, noi.
    e si andava non quando il film iniziava ma a spettacolo inoltrato ( chissà perché) e, per tutto il tempo mi chiedevo cosa significasse il tutto e di che stavano parlando e via così
    poi ricominciava il film con il primo tempo e tutto si chiariva a poco a poco: che lì si poteva stare a vedere lo stesso film anche tre volte di fila e nessuno ti cacciava via

  8. @melania: ho sempre parteggiato per gli indiani

    @bri: si entrava rigorosamente a luci spente e film iniziato

  9. Anche io ho sempre parteggiato per gli indiani. Erano di gran lunga molto più belli con tutte quelle piume in testa e le donne bellissime con le lunghe trecce che ho portato per molto tempo, anche se erano del colore “sbagliato”. Poi è uscito Soldato Blu e mi sono sentita a casa.
    Purtroppo da bambina non sono mai andata al cinema, i miei genitori non l’hanno mai frequentato, forse da fidanzati, ma una volta sposati nemmeno una volta. Per cui non mi hanno educata a questo. Lo imparai da sola, nell’adolescenza, con le amiche, quando la magia della pizza aveva già un sapore diverso che per una bimba di sette/otto anni.
    L’arte cinematografica incomincia ad amarla attraverso la tv. Altra cosa.
    Sgnà


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