tradimenti

Sulla rivista Gioia ho letto un’intervista (di Monica Ceci) sulla “verità che fa male” ad Aldo Naouri, psicanalista francese.
Parla di tradimenti, anche.
Ecco cosa dice:
Ho conosciuto una signora alla quale il marito aveva confessato “per onestà”, di averla tradita in una storia senza importanza. Al colmo dell’infelicità, la signora aveva saputo dell’esistenza di un certo club, ci era andata e in due ore aveva fatto l’amore con otto uomini. Ed era uscita di là dicendosi che il sesso contava molto meno dell’amore. Naturalmente non l’ha detto a lui: lei sapeva quanto inutilmente doloroso sarebbe stato.

(Cosa penso io preferisco non dirlo. O magari lo dirò, nei commenti).

Ma il problema più grande, io credo, consiste nel tradire noi stessi. Ché a volte, tradendo gli altri, facciamo del male soprattutto a noi. Abbiamo un giudice invisibile, dentro (insegna Pirandello).

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8 pensieri su “tradimenti

  1. confessare un tradimento è un atto di franchezza (ci si toglie un peso), non di sincerità.
    (questo non è in ogni caso un invito a tradire e stare zitti)

    ciao Remo!

  2. Se il tradimento è occasionale ma si ama sul serio il partner, sarebbe preferibile nascondere il misfatto, sarebbe solo un’inutile sofferenza procurato alla persona che si vuole bene. Se invece ci si è innamorati di un altra persona, allora è d’obbligo dichiararsi all’una e all’altra. :)

  3. Beh, confessare il tradimento è liberarsi da un mattone sulla coscienza (nel caso in cui uno ce l’abbia). Non è coraggio o onestà ma il senso di colpa che porta alla rivelazione, con tutte le conseguenze che comporta. E comporta quasi sempre una crepa che, del tutto, non si chiuderà mai.

    La signora si è concessa il suo paio di ore di sesso e siccome non si sentiva in colpa in quanto convinta di operare una vendetta, se ne è rimasta zitta. Il fatto che non avesse rimorsi o vergogne o pesi parla chiaro, sentiva di essersi presa la sua bella rivincita. Come se farsi otto uomini fosse un bonus-tradimento. Come se avesse un prezzo, il dolore.

    Io ormai lo chiamo talebano interiore, per dire. Ma ai tempi di Pirandello non si conosceva il soggetto.
    Forse certi club si, ma i talebani no.

  4. Una vendetta basata sulla perdita della propria dignità non è una rivincita su qualcuno che ci ha fatto del male, ma un’ulteriore danno a noi stessi.
    Così posso interpretare la scelta di quella moglie.
    Il marito avrebbe dovuto tacere, comunque. Soprattutto per il bene della moglie, se davvero ci teneva a lei.

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