aquattromani: 24

PASSAGGIO EPOCALE

Seduto sulla tazza del cesso mi arrivano dalla stanza a fianco i toni sempre più alti della voce del Bravo Presentatore. E me li vedo, mio padre, mia madre, i loro amici coi  figli, raccolti intorno al caminetto elettronico.
Sulla parete, a due spanne dal mio naso, seguo con lo sguardo ogni venatura del legno perdersi in circonvoluzioni, fino ad implodere nel buio di un nodo. Così i miei pensieri. Una volta no, una volta le feste, qualsiasi festa, erano la mia festa. Tutto aveva un senso compiuto. Quando mangiare il pollo allo spiedo e le meringhe alla panna, guardare in TV Carloconti ed Antonellaclerici, ricevere i regali, qualsiasi regalo, era tutto ciò che potevo desiderare.
Mi alzo, trascinando la gamba sinistra, intorpidita per la posizione ed avvicino il termosifone elettrico, affinché riscaldi me e, magari, anche questa schifosa serata. Perché io, di tanti anni passati, ricordo solo feste bellissime. Ricordo che riuscivo a desiderare intensamente un certo tipo di modellino Supercar o una particolare confezione di Gormiti fino a ritrovarmeli di fronte il giorno del compleanno. Non ricordo però quando tutto ha iniziato a cambiare. So soltanto che tutti hanno sempre più spesso sbagliato i regali con me, e poi, io non sono più capace di desiderare intensamente qualcosa.
In questo momento potrei, forse, desiderare di essere inghiottito dal turbine dello sciacquone ed essere trasportato a qualche centinaio di chilometri da qui. Qui, dove, nella stanza a fianco, il sonoro del televisore ha raggiunto il suo apice di starnazzamenti e nonostante ciò è sovrastato a tratti dalla voce di mia madre che invoca il mio nome:
– ALESSIO! E’ quasi mezzanotte!
E me li vedo quelli di la’. I timpani oramai perforati da qualche centinaio di decibel, prodotti, in barba alle leggi della fisica, dall’unico altoparlantino da dieci Watt del portatile, che distorce la voce, ormai inutile, di Amadeus. Me li vedo, gli sguardi inebetiti, puntati sull’orologio in sovrimpressione che scandisce il passaggio epocale dal nulla del 2008 al niente del 2009 ed i calici ancora vuoti, ma pronti, nelle mani destre, meno uno, speranzoso, nella mano sinistra di mio padre: il mio.
Qualcuno bussa alla porta. Sentendomi braccato, apro e scavalco la finestra, risalgo la scala esterna dello chalet e rientro dalla finestra della mia camera, dimenticata aperta. Dentro la temperatura, ma finalmente anche il silenzio, si avvicinano a quelli del bosco di fronte a casa.
Cazzo quanto aveva ragione il Bollo a dirmi che una settimana in montagna coi miei mi avrebbe sfrantumato i gemelli e che senza le sue pastigliette miracolose mi sarei trasformato in uno yeti, o diceva uno zombie, insomma in una specie di zombie delle nevi. Recupero le magiche in fondo allo zaino e mi calo uno Scoop mentre mi collego col PC, che in questo inutile paese almeno la chiavetta prende.
Sul monitor l’immagine della farfalla gialla sta roteando attorno ad un asse virtuale e le serie alfanumeriche che la circondano fanno il loro lavoro ipnogeno. Entro nel sito dove potrò ritrovare Elsita con un avatar di tutto rispetto: per il nostro incontro mi presenterò con un magnifico paio di morbide ali blu notte, che mi avvolgono dalle spalle alle caviglie. Chiedo al computer di trovare la sua essenza all’interno del sito, con il comando /whereis Fata_ArtElsa lanciato attraverso il motore di ricerca. Questa volta viene individuata e subito chiedo una conversazione privata con lei. Elsita mi appare come l’ultima volta, circondata come me da un paio di ali che danno l’impressione di due teli di seta gialla. Quanto mi sei mancata. Elsita mi riconosce subito, un sorriso le addolcisce il volto. Quante volte ti ho cercata. Ma non ci diciamo niente, finchè dopo aver volteggiato random un tempo indefinito, le nostre proiezioni virtuali riescono a baciarsi.
Solo pochi secondi ed avverto un cambiamento, dentro di me. L’immagine dell’avatar lentamente si sfoca, assieme alla proiezione visiva di tutto ciò che lo circonda. Le immagini si sgranano, si confondono, con i pixel che si riducono di numero, ingrandendosi. Ma non è solo la vista a tradirmi, in questo momento. Un larsen mi tappa le orecchie e tutto comincia a girarmi intorno. Mi sento stanchissimo, ora. Sarebbe così bello dormire un poco.
Invece qualche fottutissimo essere umano si affaccia nella stanza:
– Alessio sei qui? Stai bene?
– E’ nel letto, si deve essere addormentato davanti al computer.
Benissimo, mia madre si è trascinata su la madre di Giulia. Giusto un po’ di sputtanamento per iniziare bene l’anno.
– Il mio bambino. Non si è neanche goduto i fuochi d’artificio.
– L’anno scorso si erano divertiti così tanto con Giulia e con gli altri.
– E’ da ottobre, da quando va al liceo che si è chiuso così. Sarà una cotta.
– Dai, lasciamolo dormire, andiamo giù che chiedo qualcosa a Giulia.
Apro di scatto un occhio dietro al gomito e incrocio il suo sguardo, che diventa quello di chi ha appena visto un marziano.
Sarebbe cosi bello dormire un poco.

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Informazioni su remo

scrivo. Ultimi libri pubblicati: Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton 2007, fuori catalogo); Bastardo posto (Perdisa Pop 2010); Vicolo del precipizio (Perdisa Pop 2011); Buio assoluto (Historica, 2015); Vegan. Le città di dio (Tlon, 2016); La notte del santo, Time crime

20 thoughts on “aquattromani: 24

  1. p.s.: senza togliere nulla al racconto che, ribadisco, mi piace moltissimo, ci sarebbero alcuni piccoli refusi da correggere. Ma, come sempre, ci penserà il caro Remo….

  2. Al primo paragrafo ho pensato che ‘Bravo Presentatore’ E ‘caminetto elettronico’ sono luoghi comuni che eviterei in un racconto
    Poi arriva questo periodo che sento bello: ‘Sulla parete, a due spanne dal mio naso, seguo con lo sguardo ogni venatura del legno perdersi in circonvoluzioni, fino ad implodere nel buio di un nodo.’
    Il resto della lettura sarà tutto così, in bilico tra ingenuità stilistiche e belle trovate.

  3. Bello. Non vedevo l’ora di tornare a dirlo. Bello. Mi piace.

    1) Passaggio epocale (una buona fotografia di come siamo oggi)
    2)Miracolo italiano (l’Italia del GF e degli incidenti sul lavoro coniugata con originalità)
    3) Davvero. Nel sogno (il titolo ci azzecca poco, ma il racconto è una telecronaca appassionante)
    4) Come corpo morto (l’Italia dei nuovi poveri, con dignità)
    5) Lettera dal mio molino (un racconto credibile e ben scritto)
    6) 2 Italians (scontro barbone-spocchioso, vince lo spocchioso ma non è così che va il mondo?)

  4. Io non voglio fare la spocchiosa

    il racconto mi piace, mi sento dentro alla storia per motivi di carattere anagrafico-afffettivo…

    ma le paste accendono, non fanno venir sonno, per quanto ne sappia.
    Nel senso, dopo il ragazzo è fibrillato per un sacco di tempo…altro che Alessio sveglia…

    ma non voglio infierire, ripeto.
    Il racconto mi piace, siete stati bravi.

  5. Bravi, bello.
    Mi piace davvero tanto.
    Mi piace soprattutto TUTTO.

    Entra tra i primi sei della mia classifica personale.

    Cristì: non stare a spaccare il capello, che poi bruci il pollo.

    Adoro la mia socia.
    Adoro anche l’altra mia socia, Maria Teresa.
    E pure quella dell’anno scorso, Gaja.

  6. O___O Ma vi siete fumati qualcosa come gli autori di questo racconto? Con tutto il rispetto per loro ma è strapieno di strafalcioni! Dico, che significa questa frase: “Dentro la temperatura, ma finalmente anche il silenzio, si avvicinano a quelli del bosco di fronte a casa.” ? Non ha senso! Santa pazienza avete proprio dei gusti strani in fatto di storie, io inizio a pensare di essere una specie di aliena rispetto a voi! O___O

    Un attimo…la mia socia qui di fianco a me mi ha dato la spiegazione del racconto. “Eli’ è avanguardista, futurista, crepuscolare, con una vena di verismo e qualche sprazzo decadente!”.
    “Ammazza – rispondo io – che roba! ”
    E lei: “Amen”.

  7. sottotitoli per Elys: la frase voleva dire che: “dentro (ovvero nella stanza) “la temperatura” (avendo dimenticato la finestra aperta il 31 dicembre in montagna) “ma anche il silenzio” (a differenza di prima quando la tv e tutti stavano strillando) “si avvicininano al bosco di fronte a casa” (intendendo un bosco freddo e silenzioso per antonomasia).
    PS fumarsi qualcosa di dilettevole resta un consiglio anche per te…

  8. Mi era sfuggito.
    Il momento del brindisi mi è risultato ostico alla lettura, ma solo quello. Il resto scorre velocemente e con precisione dentro e fuori il protagonista. Mi piace in modo particolare la parte finale: la madre, l’amica e la sua noia mortale.
    Sgnapis

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