Pubblicato da: remo | 26 luglio 2009

aquattromani: 20

IL MORTO DEL MERCOLEDI’

“È il morto di ieri?”
“Sì.”
“Testimoni?”
“Nessuno.”
“Indizi?”
“Una ripresa della telecamera interna. Le solite immagini sgranate. Ombre che si muovono. E non si vede il fatto. Solo l’uomo a terra.”
Rimasero in silenzio. Uno dei due girava alcuni fogli tra le mani; l’altro si avvicinò e sbirciò quelle carte da sopra la sua spalla.
“Nessun documento in tasca. Non sappiamo neppure chi è.”
“Non aveva niente con sé. Nessun documento. Ma si capisce che non è italiano: ha la pelle scura ed è circonciso. Marocco, Tunisia. Un magrebino. O qualcosa del genere.”
“Causa del decesso?”
“Emorragia cerebrale. Perforazione di un polmone. Spappolamento del fegato. Una di queste tre.”
L’altro rimase in silenzio.
“Si sono accaniti. Ha tutte e due gli avambracci spezzati: cercava di proteggersi il volto. Gli hanno tirato calci fino a che gli hanno rotto le braccia e poi gli hanno sfondato la faccia.”
“Ma non era alla fermata della metropolitana? Come è possibile ammazzare di botte qualcuno in una metro?”
“Non lo so, Mauri’. È successo così, come succede tutto in questo paese.”
“E nessuno è intervenuto?”
“Nessuno, Mauri’. Le telecamere interne della metropolitana mostrano solo questo tizio che si trascina a quattro zampe. Poi crolla con un sussulto, vomita, si gira su un fianco. E basta. Morto.”
Silvio si alzò e si avvicinò alla finestra; l’aprì, inspirò un boccone d’aria, guardò giù.
“Ecco, guarda laggiù. Li vedi? Sono tutti rumeni, albanesi e marocchini. Stanno lì a fare niente: fumano e bevono birra. Guardano le ragazze e fanno commenti. Non c’è da meravigliarsi se la gente non interviene quando qualcuno gli mena.” Si girò verso il collega e poi riprese a parlare: “Magari era uno di quelli e sono stati proprio loro a farlo fuori. Un regolamento di conti.”
“Il che significa che possiamo chiudere il fascicolo, portarlo dal magistrato e dirgli che non arriveremo mai ad individuare i colpevoli. E neanche la vittima.”
“Neanche la vittima. Ma non è un problema. Se un cane morde un uomo non fa notizia. Figurati quando i cani si azzannano tra di loro.”
Silvio sbadigliò. Fame. O noia. Maurizio si avvicinò al tavolo, sfogliando i fogli che lo ricoprivano.
“Cosa cerchi?”
“Il CD. Voglio vedere le riprese delle telecamere.”
Silvio si spostò dalla finestra, si sedette e armeggiò sui tasti del portatile. Aprì la cartella Omicidi. E poi il file “metro.mpg”.
“Alza un po’ il volume” disse Maurizio, girando attorno al tavolo per mettersi alle sue spalle.
“Non c’è audio.”
“Non si vede quasi niente.”
“Qui è qualche minuto prima. La gente sta aspettando che arrivi la metro. Qualcuno – ecco, la signora con il vestito bianco – indica nella direzione opposta ai binari.”
“Si stanno agitando.”
“Forse vedevano l’aggressione. Ecco, ora c’è lui che si trascina mentre quelli scappano. Eccolo a terra. Adesso arriva la metro. Guarda la gente che esce: vedi come si biforcano quando escono? Sembra che ci sia una merda per terra, che tutti cercano di non pestare.”
“Eccolo, il nostro morto di ieri! Tenta di alzarsi ma non riesce.”
“Credo che qui sia a malapena cosciente. Sta cercando di scappare, ma non ce la fa. Guarda l’orologio: tra tre minuti smetterà di vivere.”
Maurizio ebbe un brivido, anche se quella creatura barcollante era già morta.
“Arriva gente, ma nessuno si avvicina. Questa ragazza si porta le mani davanti alla bocca. Ma guarda adesso: prende il cellulare e fa una foto!” Silvio sembrò divertito dal particolare.
“Cazzo, nessuno muove un dito!”
“Nessuno, Mauri’. Nessuno.”
Poco dopo, assistettero al crollo, al sussulto, al vomito, all’immobilità. Arrivò un altro convoglio; altra gente uscì evitando il corpo. Quindici secondi dopo, c’era solo il profilo di un uomo disteso a terra, immerso nella penombra. Da questa parte del video, rimasero entrambi in silenzio.
La porta si aprì di colpo, ed entrò Gigliozzi.
“Dotto’, di là c’è la moglie del morto di lunedì. La faccio passare?”
“Ma di che parli, Gigliozzi? Quale moglie del morto?” Silvio reagiva sempre in modo brusco alle interruzioni.
“La moglie di… non so dire il nome, dotto’.”
La faccenda si presentava male e Silvio si stava innervosendo. Maurizio intervenne in soccorso di Gigliozzi.
“Silvio, scusa, è quel marocchino, Nabil Benhaya, che è stato aggredito a piazza Navona. Quello che è morto dopo il ricovero. Frattura cranio, nessun testimone.”
“Come hai detto? Nassir? Bendir? Cazzo, hanno tutti dei nomi impossibili… Ha ragione Gigliozzi: chiamiamoli con il giorno in cui vengono ammazzati. Il morto del lunedì, il morto del martedì ecc ecc.”
Silvio sorrise soddisfatto della soluzione; ma il sorriso si spense per un pensiero improvviso: “Eh, ma se ne uccidono due in un giorno?”
Ci pensò su un istante; poi riprese a sorridere e annuì soddisfatto “… li chiameremo con un numero progressivo: morto del lunedì uno, morto del lunedì due…”.
Altra pausa. Sguardo pensieroso. E poi Silvio riprese: “Che giorno è oggi?”
“Giovedì.”
“Ottimo”, si alzò dalla sedia, prese la cartellina in mano e aggiunse: “e ora, portiamo il “morto del mercoledì” al magistrato.”

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Responses

  1. per me il migliore, in assoluto!

  2. mi astengo

  3. Questa è l’ennesima Italia non di oggi, ma quella che diventerà se continueremo ad accettare tutti gli stranieri indistintamente.
    Scritto bene ma abbastanza fuori tema. Non è credibile che pur in presenza di generalità complete gli inquirenti cataloghino i morti ammazzati in questo modo.

  4. Non è facile utilizzare il dialogo nei racconti, qui tiene. Crudo e forse realistico il contenuto. A parer mio, naturalmente, non lavoro nella polizia!

  5. stiamo diventando apocalittici!
    spero che questa come quella del racconto della prof arrestata sia l’italia di dopodomani o più in là ancora e quindi mi astengo di nuovo dal giudizio tecnico:
    FUORI TEMA!

  6. Mi ricorda un fatto di cronaca avvenuto poco tempo fa…. Pure la ragazza che fa la foto con il cellulare… Sì, esattamente.
    Ok, mi garba, è nelle mie corde.

  7. non mi convince. le immagini e i dialoghi mi paiono troppo forzati, eccessivi. naturalmente è solo la mia opinione. (buona domenica a tutti, scriventi e leggenti ;))

  8. Dio ci guardi da una polizia del genere…

  9. Comunque mi piace la scrittura, veloce, efficace.

  10. mi è piaciuto e penso che la situazione descritta non sia poi così lontana dalla realtà

  11. dici melania? io vivo nei commissariati da 29 anni e una cosa del genere non l’ho mai vista. in compenso leggo molti polizieschi in cui gli ispettori fanno il lavoro dei funzionari e viceversa, confusione tra squadra mobile e altri uffici, sezioni omicidi collocate dove non possono essere. cose impossibili nella realtà. ma forse, sull’altare della fiction, è lecito celebrare qualsiasi stronzata.
    ps: il discorso non ha a che fare con il racconto qui pubblicato.

  12. Tra i più belli,
    la solita lettrice molto attenta ma distratta

  13. enrico,
    hai perfettamente ragione (a me il racconto pare credibile) e la maggior parte dei giallisti italiani scrive minchiate solenni.
    l’ispettore arriva sul luogo del delitto; dopo due ore il suo vice lo raggiunge e gli dice tutto tutto della vittima: precedenti penali (e va bene), amici e amanti (va bene), stato patrimoniale (in due ore???), primi indiscrezioni sull’esito dell’autopsia (sì, buonanotte).
    ma a partre lucarelli, che si informa per davvero, quanti giallisti scrivono a imitazione del vero?
    la scrittura onesta era quella di Izzo che, pur facendo il cronista, e quindi conoscendo le gendermerie, fece di Fabio Montale un ex poliziotto…
    ma il discorso è lungo per davvero.
    anni fa (1991) facendo il cronista vide, anzi no, vissi, una caserma dei carabinieri da molto, molto vicino; di notte per esempio.
    il comandante si chiama e si chiama Enrico Barisone, colonnello in pensione, unica medaglia d’oro vivente dell’Arma (gliela appuntò Pertini, la medaglia).
    vidi per la prima volta la vera lotta al crimine, quando il crimine lo si vuole affrontare.
    purtroppo io di Enrico Barisone non posso scrivere un libro, so solo una cinquantina di aneddoti.
    lui faceva e parlava poco.
    dico questo di lui. non se la prendeva mai con i pesci piccoli.
    insomma, io non credo che riuscirò mai a scrivere un giallo dal punto di vista di un carabiniere vero che abbia lottato contro il crimine organizzato.
    enrico mi cpisce: è un po’ come quando noi giornalisti leggiamo libri ambientati nei giornali e scritti da gente che di giornalismo sa una mazza.
    non è facile, per nulla, scrivere a imitazione del vero.
    ripeto: questo racconto è tra i migliori dieci, per me.

  14. Preciso il mio commento. Mi ricorda un fatto di cronaca avvenuto poco tempo fa. Ma il commento si riferiva all’indifferenza della gente, che scansava la vittima e a chi faceva foto con il cellulare. Per il resto (polizia, commissariati, ecc.), non mi sono soffermata sul racconto. Finirei sbranata come nei racconti precedenti. Oltretutto, in una sede di polizia ci sono stata poche volte, e mai per fatti di cronaca. Non ne so nulla.
    Ma dell’indifferenza della gente potrei scrivere a iosa, e non solo per fatti di cronaca nera.

  15. rassegnati remo, ho già detto in altra sede che se io scrivessi un libro sulla danza chiamando babà invece che tutù il costume della ballerina, l’editore sarebbe naturalmente e giustamente portato a sbriciolare il manoscritto.
    Nei polizieschi, invece, confondere il capo della Mobile col vice-questore vicario è una bellezza che parte dall’autore, attraversa l’editor e scavalca l’editore finendo tranquillamente in libreria.
    E qui in rete, molti di questi capolavori vengono celebrati e portati come esempio. Si grida al miracolo. E, in effetti, avere i risultati di un’autopsia dopo due ore è abbastanza un miracolo.
    Figurati quando leggo dei referti sull’avvelenamento arrivati in mezz’ora. Un mese circa ci vuole per i risultati di un esame tossicologico. In mezz’ora si potrebbe mandare a fare in culo chi scrive certe cacate. Ma tant’è.
    E se questo racconto è per te nei primi 10, comprendo. Ma non concordo.

  16. Il tema c’è, è la cronaca di tutti i giorni (il musicante rom ammazzato a pistolettate a Napoli proprio all’entrata di una stazione della metro, per esempio). Quello che non mi convince è il dialogo. Chi scrive è portato a farlo (e lo fa per chiarire al lettore chi parla e chi ascolta) ma nella vita quante volte noi ripetiamo veramente il nome del nostro interlocutore? Se io parlo vis-a-vis con Lory (la mia socia) non ripeto a ogni frase: Lory, hai capito Lory, proprio così Lory, esattamente Lory. Qui quel *Maurì* a gogò a me da fastidio, mi suona artificioso e toglie credibilità al tutto.

  17. Ho meditato, vorrei ripensare la mia classifica, ma… no, tutto resta invariato.

    1) Miracolo italiano (l’Italia del GF e degli incidenti sul lavoro coniugata con originalità)
    2) Davvero. Nel sogno (il titolo ci azzecca poco, ma il racconto è una telecronaca appassionante)
    3) Come corpo morto (l’Italia dei nuovi poveri, con dignità)
    4) Lettera dal mio molino (un racconto credibile e ben scritto)
    5) 2 Italians (scontro barbone-spocchioso, vince lo spocchioso ma non è così che va il mondo?)
    6) solitudiniaffollate.com (racconto sulla solitudine del web con eccesso di neologismi a gogò)

  18. i dialoghi sono sempre delle convenzioni, quando si racconta.
    alcuni si avvicinano un pochettino al parlato, ma poco.

  19. M’intendo poco di commissariati e dintorni. Non entro su questioni tecniche, che ne so. Di certo invece so che spesso m’infastidisce chi scrive o produce una fiction su un argomento ed un lavoro che mi sia molto noto. Documentarsi è essenziale.
    Mi sembra che in questo racconto si voglia più che altro porre l’attenzione sulla dura vita dell’immigrato in Italia ( a rischio omicidio). Lo passerei a Maroni, ne farebbe uno spot deterrente.
    Insomma: buono il soggetto, ma non trovo intensità, passione.

  20. Scorre fluido il dialogo, a mio modo di sentire (anche se con qualche ingenuità stilistica). Ne viene fuori uno spaccato del peggio dell’Italia (razzismo, indifferenza, morbosità, approssimazione…)

  21. Io credo che se il tema è “L’ITALIA DI OGGI”, ci si debba attenere a cose realistiche, credibili e verosimili.
    Tutt’al più scrivere come e cosa si desideri fare – ma sempre oggi – per creare un’Italia migliore (a seconda del soggettivo criterio di intendere il termine “migliore”).
    Questo brano, peraltro scritto ottimamente, è del tutto fuori tema e per di più lontano dal quotidiano modo di lavorare delle Forze di Polizia. E’ esagerato, esasperato e pieno di assurdità inverosimili.
    Camilleri, talento indiscusso, non scrive sul tema “L’ITALIA DI OGGI”, ma cose più adatte a fiction.
    Il vincolo del tema ciui attendersi deve essere rispettato.
    A mio personalissimo avviso.

  22. * cui attenersi

  23. Bè, un racconto vero perdavvero.
    Con tutti gli annessi e conessi, per dirla breve.
    Ma Silvio che sembra divertito mi pare davvero eccessivo. D’accordo, il nome si presta, però inzomm.

  24. enrico, non mi riferivo alle procedure delle quali non so niente…pensavo solamente all’ indifferenza, alla difficoltà a ricordarsi i nomi e a chiamare i morti col numero progressivo. tutto qui.

  25. Vero direi proprio di no. Direi che la retorica s’è affacciata ( e non soltanto in questo racconto). Raffazzonata e di parte.

  26. non piaciutomi per il tema, ma non male la scrittura.

  27. Mi è piaciuto. Anche se l’omissione di soccorso non è legata a questioni razziali. La gente ha paura di qualunque cosa e guarda avanti facendo come le tre scimmie.
    Sgnapis

  28. a me piace. e le quattro mani sono ben collegate.

  29. “Emorragia cerebrale. Perforazione di un polmone. Spappolamento del fegato. Una di queste tre.”
    L’altro rimase in silenzio.

    …l’unica reazione possibile dinanzi ad una simile diagnosi.


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