aquattromani: 19

SALUTI DA RIMINI

La strada è un filo che porta a Daniela. Un filo matto che scorre da una spola capricciosa all’orizzonte, rapido e poi lento, teso in rettilineo e ritorto in curve, deviazioni, ponti; ricolorato da ritmi di ombra e luce e nuvole e sottopassaggi. Oggi Beppe è una molecola rossa nei flussi sanguigni delle strade d’Italia. Non – smettere – oraaaa e poi ripete la chitarra con la bocca na na naaaaa, ancora una sigaretta. Mischia come un chimico esperto l’odore di nuovo dell’auto al fumo sbuffato. Si guida a dirotto, per andare a Pescara. Strisce d’arancio le lascia la pioggia battuta dal sole – ideale resistenza auto nuova provo ben gommata la frenata. Pescaraaaa… Beppe è consapevole di ogni momento di contatto fra i dadi del battistrada e l’asfalto, e distingue quei suoni leggeri dal ritmo del motore. Un po’ più veloce. Trecento metri con la marcia calata, il motore che canta più forte, passare i due tir. Ha detto vederci stasera per cena, e ancora vedo la costa. Pelle sedili pelle le sedici valvole e la pellicina trasparente dal video del navigatore. Che matto. La Clio rossa. Dài sbrigati vieni presto. Matto è chiedere i soldi ad Andrea, così almeno la cena l’abbiamo. Matto è passare così la macchina lunga d’argento, farsi suonare dietro. Saperlo fare, ecco, solo saperlo fare.

Mi hanno telefonato. Il filo da loro a me in fibra ottica, veloce, definitivo. “Onda Verde” segnala 12 Km di coda dovuta a quella parola. Quella parola che risuona dura nel mio sterno e non tace.
Avevo prenotato a Fermo, c’era anche il mercatino dell’Antiquariato. Sbaglio i tempi: il mercatino c’è, è lui che è passato. È passato. Come passano i tir.
Agosto freddo che spezza l’Italia in due, quella di sopra e di prima e quella ferma qui, per sempre. Io non so se lo odiavo come odio il rosso delle macchine, o come quello del sangue. Gli avevo detto gli avevo detto tutto, no non gli avevo detto niente. «Mi sento diversa, non so se voglio vederti». Il mare è così calmo che sembra d’asfalto. Alla radio c’è una canzone di Rino Gaetano che dice «cogli la mia rosa di niente».

La strada è un filo che adesso si allarga si allaga e rallenta. Frecce doppie. Paletta rossa. Nel mare d’asfalto, esplosa, la macchina rossa. Donna alta col prendisole le ciabatte rattrappita su un cellulare guarda per terra seria. Molecole in moto. Paletta verde, rosso l’accendisigari di notte. Fuma, Beppe, e mormora na na naaa e pensa saltata la cena – ed ecco già via il rosso strappato la Clio scialacquata all’asfalto – mi sa che ora taglio per Fermo.

Daniela non parla con i morti, ma è lì che guarda Beppe. Lì davanti a lei, senza quella maledetta sigaretta. E anche se fosse vivo, che cosa gli avrebbe detto? Che conoscerlo la sera prima a Rimini era stato come un risveglio, che già il mattino dopo era scappata a casa dandosi dell’irresponsabile, che non si deve fare così, senza pensare se non a correre…
Beppe la guarda, ma attraverso i suoi occhi Daniela tace.

Non è male il ristorante macrobiotico, una volta ogni tanto. Daniela fissa Beppe fumare e ogni intenzione svanisce. Fa fresco a Fermo. Attraverso lo specchio alla parete si annoda un’altra storia fatta di ombre, come in un incubo di morte. Nel locale, in sottofondo c’è una melodia orientale, completamente stonata. Ma i due sono già fuori, sulla terrazza, ad aspettare le stelle cadenti.

Annunci

20 pensieri su “aquattromani: 19

  1. Domani posto: Il morto del mercoledì.
    Domenica posto: Conseguenze non mediatiche della visita ufficiale di Muhamar Gheddafi in Italia.
    Lunedì: Pacco a rendere.
    Martedì: Non correre.
    Mercoledì: Di orgine controllata.

    Mi pare ci siano tutti quelli che ho ricevuto. Nulla di più facile che mi sia sfuggito qualcosa: raccontiaquattromani@gmail.com è diventata una casella di posta simile alle mie: incasinata.
    Usatela solo per l’invio dei racconti.

    La data ultima per inviare il racconto è quella del 2 agosto.
    Molto probabilmente ci sarà una giuria esterna. Ma anche ogni singolo partecipante potrà, se lo vorrà, indicare un racconto.

    Lo so che tanti diranno che non va bene e che loro farebbero così.
    Si fa così, invece: che se ascolto tutti e rispondo a tutti non riesco nemmeno a bere il caffè al mattino.
    Che poi: è un gioco.

  2. Bravo, fai bene.
    Si fa così e bon.

    Il racconto è molto bello, per me.
    Però non ho capito chi è morto.

    ps: ma nei ristoranti macrobiotici si può fumare?

  3. Tante pennellate, ma non capisco bene il risultato finale del quadro. Lo sto guardando da un bel po’. l’ho riletto molte volte.

    (Ma non è che Beppe ha provocato un incidente ed è fuggito?)

    Scusatemi, il caldo da qualche giorno qui supera i 40° e mette a dura prova le mie già di per se modeste capacità.

    Ditemi però cosa è successo.

  4. Azzardo una spiegazione: Beppe è morto, perchè correva troppo per andare da lei. Daniela – che ha saputo della morte da una telefonata (si ma da chi?) – è un po’ dispiaciuta, ma si è rifatta presto con un altro, che ha abbordato guardando lo specchio della parete. Amori, zoccolegiamenti estivi. Spiagge di Renato Zero.
    Ci sta?

  5. poetico.
    Ma vagamente etilico.
    La bella scrittura non basta, è un virtuosismo senza spartito.
    Io non ti ho intasato la casella, Remo.
    Io, no.
    Della serie: mica tutti lo fanno.

  6. Alt, mi sono spiegato non male, malissimo.
    è giusto chiedere spiegazioni, ergo, intasarmi la casella.
    preferisco il bassiniremopuntochiocciolapuntocom
    chi vuole scriveremi per chiedere spiegazioni, sfogarsi, criticarmi lo faccia o continui a farlo, ma nella mia casella.
    nell’altro preferirei ci fossero racconti e bio
    grazie

  7. A parte che questa frase “Mischia come un chimico esperto l’odore di nuovo dell’auto al fumo sbuffato” è un verso poetico che mi garba non poco. La trovo a dir poco meravigliosa. A parte questo, non credo che vi debba qui essere un senso del racconto, è un viaggio mentale, come quello in auto. Forse. Almeno così è parso a me.
    La scrittura è indubbiamente curata, consapevole.
    Si ha la sensazione che si vada da qualche parte, ma che in realtà non si arrivi in nessun luogo, come un flusso di coscienza esasperato che continua infinitamente.
    Non capisco se vi è un vero progetto alla base o se le parole sono uscite di getto senza architettura alcuna.
    Pur apprezzandone il trasporto che crea, non mi è entrato, mi rimane distaccato. Impressioni, tutto qui.

  8. l’italia di oggi la vedo poco, ma vedo un bel racconto. e, quando non ci sono assurdità oggettive, del senso categorico e monolitico me ne frego alquanto pure io. spesso le parole fanno immagine.

  9. Boh. Vedo che siamo in parecchi a non aver capito, ma forse è questo che si chiede alla letteratura del futuro quindi chi vuole applauda. Io resto della mia idea:

    1) Miracolo italiano (l’Italia del GF e degli incidenti sul lavoro coniugata con originalità)
    2) Davvero. Nel sogno (il titolo ci azzecca poco, ma il racconto è una telecronaca appassionante)
    3) Come corpo morto (l’Italia dei nuovi poveri, con dignità)
    4) Lettera dal mio molino (un racconto credibile e ben scritto)
    5) 2 Italians (scontro barbone-spocchioso, vince lo spocchioso ma non è così che va il mondo?)
    6) solitudiniaffollate.com (racconto sulla solitudine del web con eccesso di neologismi a gogò)

  10. quattro personaggi – due Beppe, due Cristina – e due Clio rosse. Pescara, Rimini, Fermo. Due storie, e due finali. l’Italia contemporanea accade contemporaneamente.

    Non mangio niente che vada spiegato.

  11. Se uno partecipa a RACCONTI A 4 MANI, si presuppone che debba RACCONTARE a qualcuno e non RACCONTARE a se stesso. Per la definzione di racconto ognuno potrà cercarla dove vuole. Questo NON è un racconto. E’ un discorso confuso in cui non ci si capisce un bel nulla.

  12. Mi ha colpito questo viaggio nella mente, quasi un monolo interiore in cui non è fondamentale che ci sia un senso preciso, ma un accenno. Molto particolare, bravi/e.

  13. In non mi arrabbio se devo leggere un racconto due o più volte. Ma questa volta mi restano una serie di frasi, alcune delle quali interessanti, intense, ben intessute in se stesse, ma mi sfugge l’ordito e l’ordine complessivo delle cose che ho letto.

  14. Se dovessi dipingerlo sarebbe una pennellata grande e piatta rosso fuoco, di traverso alla tela persa fuori cornice. Lo sfondo tante cose indistinte. Forse non è così chiaro, ma muore qualcuno perchè aveva troppa fretta. Forse per nulla.
    Sgnapis

  15. E’ sicuramente un limite mio. Però non ho capito niente. E trovo snob dire che è scritta bene una storia di cui sfugge il senso.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...