Pubblicato da: remo | 23 luglio 2009

aquattromani: 18

RIFIUTO AD OCCHI CHIUSI

«Mi rifiuto», continuava a ripetersi Maria Luce. Seduta scomodamente su una panca dello stanzone del commissariato centrale, la testa appoggiata al muro, gli occhi chiusi per difendersi dalla luce al neon, era lì oramai da più di quattro ore.
Era stata fermata intorno a mezzanotte, in pieno centro storico, mentre rientrava a casa a piedi. Fermata: un eufemismo.
Le era saltato addosso un uomo che urlava. « Puttana, ora te ne torni al tuo paese, con un calcio nel culo».
L’uomo l’aveva immobilizzata, schiacciandola con violenza contro il muro, girandole con forza un polso dietro alla schiena e quasi soffocandola. Aveva perso i suoi braccialetti, le armille, come li chiamava. Gliele aveva strappate l’uomo, così come l’aveva derubata dei contanti, dell’orologio e dell’anello con lo zaffiro, regalo di laurea dei suoi genitori.
Maria Luce aveva pensato a una rapina prima di uno stupro. Poi si era un po’ calmata quando aveva sentito l’uomo chiamare qualcuno con un walkie talkie.
«Ondaronda a pattuglia, ne ho presa un’altra. Sono alla cattedrale».
La pattuglia era arrivata, una vera pattuglia di polizia, per fortuna. Lei aveva subito iniziato a raccontare dell’aggressione allo spilungone in divisa, che invece di ascoltarla l’aveva ammanettata e spinta nel furgone. Dentro c’erano già alcune persone, uomini e donne silenziosi. Due ragazze in fondo piangevano. Pochi minuti dopo erano stati tutti sbarcati in questura. Neanche il tempo di chiedere che cosa stesse succedendo o di parlare con qualcuno. Erano stati tolti loro borse e cellulari, poi via, tutti rinchiusi nello stanzone. In tutto erano ventitré e venivano convocati uno per volta, circa uno all’ora. Maria Luce pensava che a quel ritmo avrebbero finito la sera successiva. Tutto le appariva incredibile e assurdo. Non aveva altro da fare che pensare. E poi l’aggressione era stata così violenta che quegli attimi le tornavano in mente senza sosta.
L’uomo aveva detto qualcosa sul suo abbigliamento, qualcosa del tipo «troia, vestita come una grandissima troia».
Già, il suo abbigliamento. Maria Luce recitava in una compagnia amatoriale e quella sera era andata in teatro già con l’abito di scena: camicia trasparente e scollata con ampi volant, pantaloni aderenti e al ginocchio, scarpe con il tacco alto. Era ancora truccata e i capelli ricci e rossi attiravano gli sguardi. Ecco, forse quell’uomo si riferiva al suo abbigliamento… ma come mai non le aveva dato modo di spiegarsi? Non l’aveva neanche ascoltata. E poi perché insultarla? Perché derubarla?
L’anello era stato l’ultimo regalo di suo padre, che aveva fatto appena in tempo a vederla laureata, ma non in cattedra, insegnante di lettere al liceo, né in scena con la compagnia, né alle sedute del consiglio comunale per la tutela del parco. Impresa solitaria anche quella, una battaglia vinta per la quale si era concessa l’ennesima armilla.
Maria Luce si guardò intorno. Accanto a lei sedevano le due ragazze. Non piangevano più e una accettò di scambiare qualche parola. Si chiamava Estrella, era argentina ed era venuta in Italia, da dove erano emigrati i suoi nonni, a terminare gli studi universitari. Durante l’arresto era stata schiaffeggiata violentemente.
Vicino a Estrella, Maria Luce se ne accorse solo allora, c’era un bel ragazzo sui 25 anni. Armeggiava con una parrucca e aveva resti di trucco sul volto. Darko! Era stato un suo studente, uno speciale.
Darko abitava al campo nomadi. Del suo diploma a pieni voti aveva scritto il giornale per il quale ora lavorava, cronaca.
Darko si mise a ridere: «Ohi prof, era ora che mi riconoscessi!».
«Ma che ci fai qui, vestito come un viado brasiliano? E poi che cosa sta succedendo, lo sai tu?».
«Servizio sulla prostituzione transessuale. Estrella mi fa da interprete, spagnolo e portoghese. Ci hanno arrestato quelli dell’Ondaronda, il nuovo servizio d’ordine municipale. Tranquilla, prof, il commissario è una brava persona e ci lasceranno subito uscire. Beh, almeno appena riescono a chiarire l’equivoco, così poi lei mi spiega come è finita qui».
Chiarire, spiegare. Maria Luce non riusciva più a tenere gli occhi aperti. Però continuava a rifiutarsi e con gli occhi chiusi a sognare giustizia su quella panca del commissariato.
Qualche tempo dopo, Manlio Brambilla, quello dell’Ondaronda che aveva arrestato lei e gli altri, fu condannato in primo grado per furto, ricettazione, violenza privata, lesioni e altro. Era stata proprio lei a denunciarlo.
Mesi prima Brambilla aveva dovuto cedere l’attività commerciale. Troppo da fare con le ronde per gestire la macelleria che il suocero gli aveva ceduto. La moglie lo aveva piantato per un idraulico senegalese, gran lavoratore. Per risarcire Maria Luce e altre vittime, Brambilla aveva dovuto svendere la casa e ora abitava in una comunità alloggio gestita dal municipio. Ondaronda era stata disciolta e il sindaco di allora era sparito nel nulla dopo lo scandalo. Maria Luce, ad occhi chiusi, giocava con la sua nuova armilla.

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Responses

  1. E’ assurdo, finto, atificioso. Il più brutto di tutti. Pessimo.
    Consecutio personalizzata. Stile farraginoso.
    Le ronde non sono composte da UNA persona; le ronde non stanno sulle frequenze della Polizia; la Polizia non porta in cella di sicurezza gruppi di persone solo perchè segnalati dalle ronde. Durante l’arresto venne schiaffeggiata. Da chi? Dai poliziotti? (perchè solo i poliziotti arrestano) E perchè solo Brambilla ha pagato?
    Una ragazza con i tempi che corrono (varrebbe anche per un ragazzo) va in giro di notte ingioiellata? E una ragazza va in giro (anche se è una attrice, ok) così conciata?
    Ci manca che si fidanza con Brambilla, lo fa convertire e vissero felici e contenti.
    Mi viene in mente il famoso commento di Fantozzi sulla Corazzata Potionki (o come diamine si scrive).

  2. … e la frase: “La moglie lo aveva piantato per un idraulico senegalese, gran lavoratore.” E’ a dir poco patetica.

    Scusate. Io non ho partecipato e scrivo liberamente i miei commenti.

  3. concordo con Anto: ci sono grossi difetti di scrittura, di stile e di credibilità.

    PS
    vado a letto con l’amaro in bocca per gli ultimi tre racconti, letti tutti e tre stasera
    iniziando ad azzardare una classifica, x me contendono l’ultimo posto a “Ufficio Reclami” e a “La Telefonata”.

  4. tra i più belli, ciao ciao
    confesso di non averli letti tutti
    ancora ciao
    elena, una lettrice distratta ma attenta

  5. ….una lettrice distratta ma attenta….
    Tutti gli altri sarebbero disattenti? Mah….. Certe “puntualizzazioni” sono estremamente pruriginose e inopportune….

    Il racconto, per me, è estremamente poco credibile. In molti punti rappresenta la fiera del luogo comune.

  6. è davvero strano e sempre più mi incuriosisce il constatare come possano variare di tanto le opinioni.
    Per me ci sono solo alcune cose poco credibili, ma non lo trovo scritto male.
    E credo che si volesse evidenziare un aspetto, purtroppo realistico, di quello cui stiamo andando incontro, modello states…

  7. Finalmente un racconto dove i buoni e i cattivi si capiscono subito. Per fortuna.

    E dopo arriva Rambo e salva tutti, vero?

  8. diciamo che ho letto di meglio, va’

  9. All’inizio si legge che sono in “Commissariato centrale”, poi che sono in Questura.
    Penso che questo pezzo sia poco credibile, confusionario e molto ingenuo.
    Concordo con Paola.

    P.S. – O.T.. Che bello quando si sapranno i nomi degli autori. Ci sarà una serie di commenti del tipo: “ah ma io non volevo dire che… è che… d’altro canto tu…” ecc. ecc.

  10. un po’ confuso e troppo ‘denso’ secondo me. c’è troppa roba, tanti particolari che non servono alla storia e magari si poteva inserire altro.

    mi sto domandando a cosa si debba questa confusione (o stile confuso, se vi piace di più) che ho notato in molti racconti (il mio/nostro non esente, chiaro).
    L’anno scorso i racconti erano di maggiore qualità e pensavo che quest’anno saremmo migliorati. Invece mi pare che ciò non si possa dire.
    Il motivo sarà il tema scelto da Remo?
    un tema così vasto e che ‘sentiamo’ molto. Magari si vuole dire troppe cose allo stesso tempo e si finisce per non dire nulla?

  11. Secondo me è perché percepiamo troppi “problemi” in questa nostra Italia.
    E non riusciamo neppure a scorgere i lati positivi che, nonostante tutto, esistono.
    Siamo troppo preoccupati, troppo bombardati dalle (vere/false/distorte) notizie che i media vogliono farci arrivare.
    I telegiornali sono confusi, certi quotidiani sono confusi. La confusione regna sovrana. E ha allungato i suoi tentacoli in tutti noi.

    OT per Mario: mi spiace, ma il mio giudizio sui racconti non è dettato dai nomi degli scrittori. Detesto l’ipocrisia e, al leccapiedismo; piuttosto preferisco il silenzio. Sempre e in ogni caso. E con chiunque.

  12. * Ho corretto una frase, lasciando una parte errata.

    “Detesto l’ipocrisia e il leccapiedismo….”

    Scusate

  13. OT:@Paola.
    Beh la mia era una frase un po’ spiritosa(…) per stemperare i toni che ultimamente stanno aumentando.
    Io non conosco i nomi degli autori. Non ne conosco uno di persona e qualcuno via internet, ma non so cosa abbiano scritto per questa iniziativa. E ad ogni buon conto non cambierei di una virgola le impressioni che di volta in volta ho scritto.
    Qualcuno aveva detto che la severità dei commenti era dovuta al fatto che non si conoscono i nomi degli autori.
    La tua sincerità granitica è ammirevole.
    Ma con ogni probabilità non sei l’unica.

  14. Errata corrige: NE conosco uno di persona (eliminate il non).

  15. @Mario: mai pensato di essere l’unica, anzi. Credo che lo siano tutti. :-)

  16. Credibile o non credibile? E se fosse un racconto fantasy sull’Italia di oggi? Il rispetto del vero è così necessario?
    Io la penso come Cristina Bove, non è scritto male, affatto. Vi sono tuttavia troppi cliché.
    Fosse stato scritto qualche decennio fa sarebbe stato apprezzato da certa intellighenzia militante, oggi desta in genere fastidio una presa di posizione politica netta. E in questo breve racconto emerge troppa politica, forse.
    Non c’è un vero giro di boa, inizia e finisce senza stupire, senza colpire.
    Si poteva secondo me fare di più, soprattutto perché scritto non male, anzi.

  17. o mamma mia (caro Remo) ma cos’è il campiello?

  18. Beh, se il rispetto del vero (o di quanto potrebbe sembrarlo) non è necessario, allora no comment. Qualunque scritto, quindi, potrebbe rientrare nel fantasy o in altri generi. Pure generi che, ancora, non esistono.
    Gli errori grammaticali o i neologismi possono far parte del “parlato” e il resto può essere riconducibile a modi di scrivere informali o “new wave”.
    A questo punto, ipocritamente devo riconoscerlo, tutti e 18 i racconti sono bellissimi, originali, scritti bene e incuriosiscono.
    E lo saranno anche i prossimi. Non ho dubbi. ;-)

    Per cui, spiacente, non c’è storia. L’ipocrisia non fa parte di me. Ritorno a “pensare” le mie opinioni. In silenzio.

    Campiello??? No, no, premio Nobel per la letteratura….

    Boh….

  19. Quindi, seguendo la logica dei commenti fin qui letti (con passione e sentimento, giurin giurello) mi pare di dedurre che:

    Verga era new wave.
    Camilleri idem.
    E Benni che fa le capriole e i salti mortali con le parole?

    E non vado avanti: mi premono sulle dita tanti autori, tante grandi penne …

    Boh, forse ho capito male, essendo notoriamente una personcina semplice e diretta.
    Per me la letteratura è (anche) rompere gli schemi.
    Avere coraggio, fantasia. Ah, come si chiama quella cosa? Quella cosa rara?
    Ah, si: ironia.

    ciao ciao.

  20. Non è scritto male ma non è un buon racconto. Secondo me, ovviamente. Poco credibile e assolutamente non auspicabile una simile collaborazione ronde/polizia. Certo che di gente becera come il Brambilla in questione ce n’è parecchia in giro e probabilmente è questo il messaggio che gli autori volevano trasmettere. Non entra nella mia classifica:

    Classifica invariata:
    1) Miracolo italiano (l’Italia del GF e degli incidenti sul lavoro coniugata con originalità)
    2) Davvero. Nel sogno (il titolo ci azzecca poco, ma il racconto è una telecronaca appassionante)
    3) Come corpo morto (l’Italia dei nuovi poveri, con dignità)
    4) Lettera dal mio molino (un racconto credibile e ben scritto)
    5) 2 Italians (scontro barbone-spocchioso, vince lo spocchioso ma non è così che va il mondo?)
    6) solitudiniaffollate.com (racconto sulla solitudine del web con eccesso di neologismi a gogò)

    p.s. @Mario: così a naso direi che, me compresa, di autori qui presenti ne conosci personalmente più di uno ;-)

  21. @Cristina13: Io e Loredana Falcone abbiamo pubblicato da poco un noir. Ho parlato di DNA e prima di farlo sono andata a farmi spiegare tutto da un funzionario della scientifica di Roma. Ho scritto, sempre insieme a Loredana Falcone, due romanzi storici e abbiamo studiato come pazze, consultando archivi e giornali dell’epoca. Non puoi parlare di Commissariato centrale e poi di Questura, se tratti l’argomento non puoi inventare. Se scrivi fantascienza, devi inventarti un mondo con delle regole ben precise e devi essere il primo a seguirle. Qui non siamo di fronte a Benni (che segue le SUE regole e le rispetta fino in fondo). Non siamo di fronte a Camilleri (che magari inventa Vigata, ma non certo stravolge le gerarchie interne alla polizia perché scrive gialli e sa che la credibilità è la prima cosa che il pubblico dei lettori pretende). E di sicuro non siamo di fronte a Verga che, per quanto ricordo, descriveva una realtà più reale del reale al punto da assurgere a emblema di una certa Italia. In letteratura, hai ragione, ci vuole coraggio, fantasia e anche ironia. Tutte cose che non giustificano le forzature di questo racconto che vuole raccontare (e in parte lo fa) l’Italia di oggi, non quella del 2347.

  22. Giuro che personalmente de visu conosco solo la Carriego, che da qualche tempo non amo più.
    Giuro che non so cosa abbia scritto, non me lo direbbe mai nemmeno sotto tortura e se tentassi di dirgli il titolo del pezzo che abbiamo scritto Paola ed io, lei si tapperebbe le orecchie gridando blebleblelbleeeeeeee scrollando la testa ad occhi chiusi.

  23. di dirle, refuso.

  24. Lo reputo un po’ faticoso da seguire. Concordo con chi sostiene che ci sono delle imprecisioni che gli fanno perdere di credibilità e di tenuta.
    Ho reputato sin dall’inizio l’Italia di oggi un argomento difficile da affrontare, per vastità e complessità, almeno in così poche battute. Presumo che sia questo il motivo per cui pochi, a mio avviso, sono i racconti centrati in tal senso e non tutti scritti bene.
    In più si aggiunge la difficoltà delle 4 mani.
    Sgnapis

  25. la credibilità, cos’è la credibilità?
    Domani nella battaglia pensa a me, di Javier Marias.
    Pagina 66: al cimitero. Calcolo degli anni di differenza tra due sorelle morte. Bagliato.
    Poi, più avanti (il 66 mi è rimasto impresso), siamo sempre al cimitero, ma saremo a pagina 75 o 76: il rptagonista sente dei passi dietro, poi il tipo lo sorpassa. il protagonista, a questo punto, lo descrive.
    e dice che ha i denti molti lunghi…
    ho trovato errori in Piero Chiara e Montalban (scrittori che adoro), in Chandler, Salgari e cento altri gli errori son stati altri a trovarli.
    Pascoli (ho trovato una vecchia intervista in biblioteca) rimproverava D’Annunzio perché in una poesia aveva messo il canto di uccelli improbabili, che avevano migrato…
    attenti a dire è poco credibile, oppure non è scritto bene.
    fa sempre molto bene dirlo, certo: a noi stessi.
    credo.

  26. credo ci sia una differenza tra cose che esistono ma sono collocate in un contesto nel quale non possono essere, e cose che non esistono proprio. per esempio: “i denti lunghi” c’erano, ma data la dinamica non potevano essere visti.
    il commissariato centrale non esiste nell’italia di oggi, non esisteva nell’italia di ieri e ho qualche dubbio sulla sua esistenza nell’italia del futuro.

  27. ma per piacere! Non è un racconto, è un’accozzaglia.
    Io, di fretta.

  28. Non volevo offendere Remo. Rimane una mia impressione però, che è sempre soggettiva. Il fatto che anche grandi abbiano scritto incongruenze non significa che le incongruenze siano arricchenti o non depistanti. Poi se uno sa, magari se ne accorge, uno che non sa, o legge distrattamente, nemmeno se ne accorge. Ma può accadere che leggendo si abbia la sensazione di perdere il filo a causa di queste incongruenze e quindi perdere la magia.
    Poi ci sono le licenze poetiche, alle quali tutto è concesso. Possono piacere oppure no comunque.
    Oppure la forma che non è congeniale e può risultare faticosa, cosa che mi capitò con Céline per esempio, impiegai molto tempo prima d’ingranare con colui che è ritenuto un genio della letteratura contemporanea. Anche Camilleri mi risulta faticoso con gli inserti dialettali che non sempre riesco a tradurre in simultanea e mi fa stizzire.
    Io sono una semplice lettrice, semplice. Questa è la chiave con cui devono essere letti i miei commenti.
    Non traggo nessun beneficio a dire che una cosa è poco credibile o scritta male, come quando scrivo il contrario, esprimo un giudizio che mi auguro venga preso sempre con beneficio d’inventario.
    Prossimamente mi esprimerò in modo diverso.
    Sgnapis

  29. Ok, Laura Costantini (piacere Cristina), messaggio ricevuto:

    però

    io non mi riferivo a questo racconto.

    Mi riferivo al tono dei commenti.

    ciaociao.

  30. socia: io, quando non scrivo con ironia, sono patetica. Divento d’un sentimentale talmente stucchevole da dovermi sparare a vista.
    Scritto mentre qualcuno ronfa ( tu sai).
    Non ho vie di mezzo. O m’attacco a tutto, attacco bottoni e taglio asole e colletti…oppure m’attacco alle tende e divento Francesca Bertini. Del resto qualcuno qui, un tempo, mi diede della Carolina Invernizio.

  31. ho letto quattro volte “Guerra e Pace”
    ogni volta ho riletto qualche pagina, quando non molte pagine, perché qualcosa mi sfuggiva
    non ho mai pensato che il libro non filasse, che ci fosse qualcosa di sbagliato

    troppo lungo?

    ho letto “Racconti” di Dürrenmatt solo due volte
    entrambe le volte, ho dovuto rileggere alcuni racconti, perché qualcosa mi sfuggiva
    non ho mai pensato che il libro non filasse, che ci fosse qualcosa di sbagliato

    troppo corti?

    (ho un I.Q assolutamente nel range di norma)

    per quanto riguarda il racconto in questione: francamente imbarazzante

  32. @ Laura: infatti non era riferito al racconto. Ma al mio commento (new wave l’ho usata io).
    Qui è una lotta riuscire ad esprimere il proprio personalissimo (e disinteressatissimo) parere. Bisogna per forza dire che tutto piace, tutto è bello, tutto è originale. Diversamente si viene sbranati. Da tutti.
    Tanto vale tacere.

  33. Un apologo finito bene, in fondo.
    Qui il peggio dell’Italia razzista d’oggi ci sta tutta, ma troppo ‘illustrata’ per i miei gusti, come in uno di quei telefilm un po’ didascalici che vogliono insegnare il popolo a essere più buono. E il popolo li guarda, si compiace e se ne frega-
    (Ma perché
    in questo racconto
    non si va mai da capo?)

  34. Non si va a capo, per colpa mia: alcuni documenti inviati prendono spazi, corsivi e quant’altro, altri fanno i capricci.
    chi ha scritto questo racconto lo ha scritto andando a capo: ora provvedo, aitan
    (era successo anche con 2 italians)

  35. @Mario: chiedo venia, ti scambiai per un altro Mario :(
    @Cristina13: piacere di conoscerti.
    @Paola: mi sa che il tuo ultimo commento non era diretto a me, oppure non l’ho capito io… E comunque tacere mai. Avere un’opinione, ancorché non condivisa da tutti, è sempre meglio che non averne affatto :)

  36. Ho letto i commenti precedenti, dopo il racconto, di solito non lo faccio. Personalmente lo avrei ambientato nel futuro, a breve. E’ ciò che accadrà, ancora non è così, per fortuna. Qualche passaggio mi è sembrato ingenuo.

  37. Si legge meglio ora e si respira di più con quei da capo al punto giusto, Remo.

  38. Mi sembra tagliato con l’accetta, anche se alcune frasi scorrono bene.

  39. a me invece piacerebbe domandare agli autori cosa ne sarebbe stato dei protagonisti se fossero stati davvero un viado brasiliano e una prostituta. per me è questo ciò che rende fragile questo racconto: la scelta di rendere tutto un equivoco con dei personaggi “perbene”. ma ci sta che non abbia capito niente. ciao e in bocca al lupo a tutti.

  40. sì infatti non avevo capito niente. voleva essere provocatorio, immagino. scusate. sono un po’ tarda.


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