Pubblicato da: remo | 22 luglio 2009

state buoni se potete

scusate, ma non ho tempo per rispondere a tutte le mail, postare, commentare i racconti.
ho visto il blog stamattina, al risveglio, con caffè e prima sigaretta e prima telefonata della giornata, vedo ora, tornerò stanotte tardi, a postare un nuovo racconto (ce ne sono cinque, sei, in attesa).
gli autori del raccontoaquattromani numero 15 chiedono la cancellazione dello stesso, si sentono offesi da un commento.
elys ha esagerato scrivendo quanto segue?

Bah a questo racconto si lascia passare tutto mentre ad altri non è stato concesso niente, nonostante fossero ottime storie. Giudizi così incoerenti destano sospetti…chissà quanti conoscono gli autori dei singoli racconti! Questa è proprio l’Italia (la parte più triste). Lo so sono polemica ma certe cose mi mandano in bestia e sono stufa di essere diplomatica. Di fronte a certe cose meglio dirla tutta la verità. Caspita! Neanche in un gioco ci si può divertire sul serio

allora, io conosco (persona che ho visto, con cui mi sento e una volta l’ho pure vista) un-una autore del racconto numero 15; so che è una persona non corretta, ma estremamente corretta.
penso anche che i commenti (son scritti, ma a volte si scrive di fretta) sono, a volte, pensieri cattivi che possono fare male.
state buoni se potete, cantava branduardi.
ché le grane della vita sono altre.

oggi (non è una grana della vita, questa; può diventare un chiodo fisso che ti toglie il sonno, questo sì) oggi dicevo mi telefona una ragazza.
mi dice: Ho scritto un libro.
Ah, rispondo.
poi, non sapendo cosa dire, aggiungo: E ora?
e lei: Dovresti darmi qualche dritta, dei consigli, vorrei farlo pubblicare.
Io. Mah, posso darti qualche indicazione di case editrici.
E lei: Nient’altro?
E io: Guarda che siamo messi allo stesso moodo.
E lei: In che senso?
Che anche io ho scritto un libro.
E lei: Ah.
Poi aggiungo: Ma adesso viene il bello.
E lei: Cioè?
E io: Ti spiego, quando uno invia un manoscritto a una casa editrice, chi, di questa casa edtrice, legge la mail o scarta il plico dice: Un altro, ebbasta.
(Che poi io sia un po’ più favorito perché ho già pubblicato è vero; ma dal momento che non sono autore di best seller, anche io son di qulli che intasano).

buona serata

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Responses

  1. Talvolta i giudizi possono ferire, su questo blog. L’anno scorso concorsi con una deliziosa scrittrice a raccontiaquattromani, e mi ferì un commento che diceva:

    Nel merito, ci sono vari modi di fare sesso. Tutti leciti e tutti condivisibili ammesso che partecipino solo maggiorenni consenzienti. Si può dare il meglio di se stessi facendo godere la controparte con tutto il cuore e con tutta l’anima, oppure ci si può masturbare davanti allo specchio ammirando la propria persona. Questo racconto rientra (per me) nella seconda categoria. Spero che gli autori abbiano goduto molto. Io pochissimo. Sto per chiamare un 144.

    Mi ferì molto per la realtà dell’analogia fra attività sessuale e scrittura, e per una serie di motivi legati alle posizioni di partenza (lo scrittore che ci lavora, gli scrittori del venerdì se non della domenica). Credo di dovere a quel commento, a quel piccolo dolore, un aspetto di maggiore disciplina di quest’anno di lavoro. Soprattutto la consapevolezza che scrivere è: a) non obbligatorio, b) irrimediabilmente sputtanante, fino all’eroismo.

    A me, se serve, il racconto 15 piace.

  2. U___U Remo ho già chiesto scusa agli autori del racconto 15 che non volevo assolutamente ferire. La mia era un’ipotesi ma comunque generale e non rivolta a loro in particolare e dettata da quanto era stato detto in precedenza in un tuo post e in commento di Laura. Tutto qui. Mi sembra un po’ eccessivo da parte degli autori, comunque, sollevare un polverone. A me una volta detto “non è il mio caso, fammi le tue scuse”, la questione è chiusa. Ho detto che mi dispiaceva e che credevo alla loro correttezza. Poi se devo fare atto di punizione personale che ne so m’inginocchio sui ceci! Comunque non tocco più l’argomento come già ti ho promesso e mi scuso anche con te se ti ho fatto intasare la casella e-mail! O___O Cacchio non pensavo di scatenare un putiferio! Uf…nonna me lo diceva sempre da piccola: “Eli’ conta fino a dieci prima de parla’ che prima o poi ce fai a botte co’ la gente!”. Avevo dieci anni allora ed effettivamente poi a botte ho fatto pure con il gruppo nemico al mio! Buona serata e siate sereni che è vero queste sono sciocchezze!

  3. Alcuni partecipanti a questo gioco li conosco abbastanza bene e siamo in contatto spesso. Ho appreso della loro partecipazione leggendo l’elenco postato da Remo e magari abbiamo parlato della visita dall’oculista a mezzogiorno o di cosa avessero mangiato in famiglia il giorno prima. E si continua così, senza fiatare su questa partecipazione. L’Italia è anche questa per fortuna.
    Mi auguro che gli autori desistano dal voler uscire perchè a me il loro racconto è piaciuto e giuro che non ho la più pallida idea di chi possano essere. E gradirei sentirmi libera di esprimere un parere spassionato senza far dubitare della mia onestà.
    Poi la richiesta di Remo di una giuria esterna mi ha fatto riflettere, ma non su questo racconto piuttosto di altro particolarmente osannato.
    Ognuno esprime un giudizio squisitamente personale, filtrato dalla propria conoscenza, esperienza, competenza. Spero sempre che gli autori siano perfettamente consci di questo anche quando leggono un giudizio non incoraggiante. Di solito dietro ne segue uno che è giusto l’opposto.
    Non mi addentro nella questione degli inciuci, che non sarebbero una novità in questa Italia, ha ragione Elys, ma francamente la sua insinuazione posta in questi termini mi è parsa un tantino esagerata. E poi è sempre un suo parere. Suo, non di tutto l’universo.
    Sgnapis

  4. Mi riferisco solo all’ultima parte del post. E’ la piccola tragedia quotidiana che viviamo ogni giorno (e che condividere può aiutare a sdrammatizzare): la sproporzione tra l’amore che abbiamo per la nostra creatura, per la passione e la dedizione che ci abbiamo messo, e la noncuranza con la quale i nostri libri, che vagano per l’Italia dentro a buste di ogni dimensione, vengono accolti.
    Devo dire la verità: capisco perfettamente le case editrici, e non le biasimo. Quell’opera unica, che noi abbiamo appena finito di stampare ed imbustare, è uno dei 300.000 (trecentomila!) libri che arrivano ogni anno sui tavoli delle case editrici – tutti accompagnati dalla certezza dei loro autori di aver scritto un libro che chiunque vorrebbe leggere. Trecentomila: credo che in Italia non ci siano neanche tanti lettori! E’ vero che non si tratta di 300.000 libri diversi: è sensato pensare che ciascuno mandi (almeno) dieci copie a dieci editori. Ma rimane il fatto che sono trecento tonnellate di carta che si riversano su editori che cercano, quando va bene, dodici libri all’anno da pubblicare – dei quali metà devono essere noir, metà istant book e l’altra metà è il nostro capolavoro. Vita dura, la nostra! ;)
    Ciao,
    Paolo

  5. Diamo il buon esempio. Smettiamo di mandare manoscritti.

  6. Mai che arrivino plichi contenenti cioccolatini o caramelle, alle case editrici.

    Solo manoscritti, che barba.

  7. Mai un diversivo, che ne so. Un biglietto teatrale, un dopobarba, un abbonamento per il tram. Mandano dei libri, gli sciagurati!

  8. Ciao Remo.
    Torno a navigare lungo i blog dopo mesi di assenza dovuti a nausea della rete (ho congelato il mio da gennaio) e remando qui da te (oh Remo) leggo questo post, poi vado a leggere il post dove c’è il racconto “incriminato”, poi torno qui.
    E malgrado la nausea di nuovo sesquipedale non ce la faccio, voglio scrivere un commento.
    Perché è per cose come queste che trovo ormai insopportabile i blog, i forum e affini.
    Mi riferisco sia ai commenti al racconto, sia alla telefonata che hai ricevuto.
    Nel primo caso perché la sensazione di vivere nel ghetto degli aspiranti scrittori o deegli scrittori che hanno pubblicato senza molto successo è devastante: accuse stupide, celebrazioni incrociate, senso del sé e del “noi” all’apice dell’autarchia triste di chi vuole far parte di un mondo ristretto fatto di parole che parlano di un mondo ristretto dove viviamo muti (ce le facciamo e ce le raccontiamo tra di noi, ma nessuno ci caga: questa è la verità).
    Nel secondo caso perché non voglio più fare parte di coloro che scrivono (e ora mi dirai, mi direte: “fatti tuoi”, giustissimo). Ho appeso la parola al chiodo, mi fa schifo quello che ho scritto e non intendo scrivere altro (tranne qualcosa buttato giù alla cazzo di cane se un giorno o l’altro mi deciderò a farlo, ma ne dubito). Probabilmente sono vecchio e quindi i giovani non mi ascoltino, devono continuare a scrivere. Ma io mi sono tirato fuori e sto bene, il mondo incredibilmente continua a girare malgrado la mia assenza di parole e tutto sembra molto più vivo da quaggiù: “con questa terra che mi fa da cielo” (ovvia autocitazione).
    Un abbraccio Remo.

  9. per gli autori del racconto 15

    l’anno scorso il racconto scritto da Stefano Mina e da me fu fatto a pezzi, ma io sono ancora qui.
    e scrivo quello che sento e quello che so fare.

    e, come ho scritto a Remo, in una mail “nella vita non avremo tante occasioni in cui ci verrà chiesto di essere grandi scrittori, ma tutti i giorni avremo occasione di dimostrare (se possibile) di essere grandi persone”.
    e comunque un commento è solo un commento.

    e capisco bene anche la nota dolente del commento di Paolo Zardi, che è il mio socio di quest’anno :)

  10. rispondo a morena per fugare questa sensazione che viene travisata.
    assolutamente non metto in discussione critiche e giudizi, anche pesanti.
    fate a pezzi, tranciate, pestate. ci sta.
    criticate, disprezzate o, per contro, apprezzate.
    ci sta tutto. è giusto sia così.

    ma non si venga a dire, nel pezzo a cui ho lavorato in coppia e con frasi ben nette, che ci siano inciuci per le votazioni.
    la mia reazione è dovuta solo a quello. distruggetemi, fatemi a pezzi, dite che scrivo penosamente e son illeggibile, ma non si insinui che ci siano voti di scambio.
    sono una persona onesta che lavora e dedica alla scrittura tutto quello che può. che non ha bisogno del votarello da parte di amici. la mia vita continua anche arrivando ultimo. resta il piacere della partecipazione.
    la mia richiesta privata a Remo, di togliere la firma al pezzo quando sarà resa nota, è dovuta solo alla sciocchezza dell’affermazione. dallo scoramento che, dopo l’esperienza dell’anno scorso, si debba star ancora lì a parlare di voti di scambio. che la cosa sia stata rimarcata da Remo non significa che debba esser ripresa in un pezzo specifico e con riferimenti ben precisi.
    e che la mia reazione venga attribuita ai commenti negativi (negativi? io ho letto solo critiche costruttive, per la maggior parte: significa dunque che chi commenta non sa neppure valutare ciò che dice?) invece che a certe sciocchezze la dice lunga.

    sia quel che sia, come d’accordo con Remo, lascio la mia firma e metto tutto nel dimenticatoio.

    mi ritiro di nuovo in silenzio, nella lettura degli altri racconti.
    non son qui a pretendere scuse o giustificazioni.
    l’unica cosa da pretendere quando si legge è la lettura. tutto il resto rovina e basta.

    ultima annotazione per Elys: la mia vita non cambia per un tuo commento inopportuno. me ne posso dispiacere. ma, ripeto, la mia vita non si smuove di un millimetro. la mia.
    ti ringrazio dei commenti costruttivi e mi auguro tu voglia sviluppare l’intuito e la valutazione nel leggere che hai lasciato trasparire.

    senza rancore,

    daniele belcastro.

  11. inciuci

    Sivincequaccheccossa?

    Remo, metti in palio, che ne so…un quintale di riso, una mondina, una mondana, un mappamondo con la lucetta!

  12. certo, daniele, capisco benissimo.
    ma non sono d’accordo sul fatto di togliere la tua firma al racconto, peraltro ben scritto.
    tu sei onesto (e nessuno ne dubitava. neppure elys, ne sono certa. presumo che abbia scritto un commento frettoloso e perciò le sia uscito come i famosi gattini. come a volte può accadere ad ognuno di noi e magari anche a te, daniele, che sei esperto di web che come sai è una bestia che si mostra solo in parte con le parole scritte e che paga pegno in quanto mezzo d’espressione mozzo di ogni altro senso che non sia quello che ‘vede’ queste parole nere senza sapere del resto) e perciò la tua onestà non può essere scalfita da nessun commento.
    questo volevo dire.

    sarò stata chiara?
    lo spero.

  13. Lo sei stata Morena. Infatti concordo in pieno.
    Sgnapis

  14. Mah.
    Scriviamo. A volte bene, altre no.
    Dipende.
    Tutti.
    Ci sono cose che ho scritto che rinnego ed altre che ancora mi piacciono. Più che rinnegare, non mi ci riconosco più.

  15. Penso di essermi spiegata a sufficienza sul mio commento “incriminato” e quindi spero vivamente che la questione sia risolta?! Daniele sicuramente spero di crescere sempre ^__^ sia nella valutazione/analisi dei testi che nella scrittura! :D O__O Senti…ma…ora sono curiosa! E sì pure questo è un altro difetto (tipicamente femminile…), rivelami la tua identitaààààààààà! Domani parto, ritorno giovedì…non la rivelo a nessuno X____X! (Sì, sì ballate pure la samba che non mi leggete per un po’ con le mie fisime!)Sto scherzando! Anche se sono davvero curiosa di conoscere il tuo nome o nick che sia! :D Quanto manca alla fine della gara????

    Sui premi io opterei per una fornitura di gelati per un anno intero! Maròòòòò quanto mi piaccionoooooo!

  16. Se volessi intasare la casella mail di Remo, gli scriverei così:
    «caro Remo, forse non ti ricordi di me. Siccome succede che sento parlare di esiti poco puliti nella bella cosa dell’anno scorso, e siccome avvenne che – inaspettatamente per noi -il racconto che scrivemmo arrivò secondo, mi viene da chiedere cosa sia poi successo”.
    Questo, scriverei.

  17. No Efialte, ti chiedo scusa ma mi sono espresso male io: l’anno scorso non ci furono assolutamente inciuci ma, semmai, parecchi polemiche e scazzottamenti.
    Questo intendevo: che dopo il vociare dell’anno scorso mi ha lasciato basito il ciacolare (anche se riferito a tutt’altro) di quest’anno.

    Elys, vai in vacanza tranquilla. :)

  18. Posso dire la mia? Ho letto il commento di Tossani, ho letto racconti suoi in rete, non ho letto il suo libro. Non sapevo della sua decisione di non scrivere più e adesso che lo so… mi sento tristissima. Così come mi intristisce da morire il commento di Paolo Zardi. Non so come scriva Zardi, so come scriveva Tossani. Non leggerlo più sarà una perdita grossa. Per me. Per quel che conta. La mancanza della scrittura di uno scrittore bravo (e Tossani lo è) è una perdita per tutti coloro che amano leggere prima ancora che scrivere. E senza tema di smentite so che quelli che amano leggere sono molto più di 300 mila, molti più di quei vilipesi manoscritti che affollano le case editrici. Sarebbe bello se un giorno tutti gli scrittori di tutta Italia decidessero di non mandare più niente, ma niente, ma neanche una riga, neanche un punto e virgola, alle case editrici. Uno sciopero protratto per qualche mese, con editor che prima blateravano sull’immane fatica del leggere le altrui cazzate (certo, le loro erano migliori, che te lo dico a fà?) e poi mettono mano al nodo scorsoio perché… no manoscritti-no editor ovvero no manoscritti-no stipendio, no manoscritti-no interviste intellettuali e no ospitate tv. No manoscritti-no case editrici. Perché non lo fate, voi scrittori veri e quotati? Perché non lo facciamo noi esordienti, aspiranti, imploranti? Perché non li lasciamo a secco?

  19. Oh perbacco e perdindirindina, povero Remo,
    Qui pare peggio del Dopofestival di Sanremo!

    (Aveva ragione Biancamara a parlare di quel metalmeccanico dell’Ilva qualche commento fa.
    Aspettate, mo’ faccio la predica: ma via, per favore, non perdiamoci il gusto di scrivere e farci leggere impegolandoci in queste beghe. Dedichiamo la nostra energia creativa a scrivere racconti migliori; a meno che non si voglia praticare l’invettiva, il diniego dell’operato altrui e il sarcasmo come genere letterario.)

  20. @Laura: il mio commento non voleva essere triste, anzi. Era proprio il tentativo di fare quello che scrivi tu: togliere importanza all’atto della pubblicazione. Io insisto sul concetto della “sproporzione” tra l’amore dell’autore, e la saturazione dell’editore – potrebbe somigliare alla differenza tra una madre e un insegnante dell’asilo, nel senso di uno-a-uno e uno-a-molti. Qualche giorno fa, seguendo le precise indicazioni del sito ufficiale, ho mandato un documento alla Marsilio: mi hanno risposto dopo un’ora e mezza, con una mail precompliata (“Gentile autore/autrice…”) dove mi si diceva che attualmente non si prendono in considerazione manoscritti. Ho pensato: ecco, qui mi è andata bene, perché ho aspettato un’ora e mezza, invece che sei mesi, per sapere che la risposta era no. Ho pensato anche: se io rispondessi ai miei clienti, o ai miei fornitori, con una mail precompilata, probabilmente avrei finito di lavorare da un pezzo – ma il punto è che gli editori sanno che noi non stiamo vendendo o comprando qualcosa; e sanno bene che alla scrittura si accompagna, molto spesso, quell’assurda vanità di voler vedere il proprio libro nello scaffale di una libreria, o di leggere una recensione a quello che si è scritto… Ecco: penso che se l’obiettivo di qualcuno è questo, cioè se ciò che conta è la pubblicazione, e non la scrittura, allora gli editori fanno bene a comportarsi in questo modo.
    Ecco perché mi piace tantissimo la tua proposta di lasciarli a secco: perché sarebbe un messaggio chiaro e forte con il quale diciamo “stiamo bene anche così, senza di voi”. Sapere di aver scritto un romanzo, o una raccolta di racconti, che ci piace, che è venuta fuori proprio come avremmo voluto, nel linguaggio e nella struttura – ecco, questo ci dovrebbe bastare per essere felici. Il resto, è un optional sul quale non dovremmo perderci la serenità. E mentre lo scrivo, capisco che è proprio a me stesso che lo sto dicendo!

  21. Ho scritto diversi post, nel mio blog, in riferimento all’assurdo mondo editoriale.
    Non sono una scrittrice ed ho esposto il mio personale punto di vista, per cui credo di essermi potuta permettere di scrivere quello che scrissi. Lo ripeterò ogni volta che mi si presenterà l’occasione di denunciare comportamenti che non mi piacciono (infatti è un mio comportamento tipico, in vari campi). Specialmente certi atteggiamenti di grande case editrici, che più che alla qualità mirano alla quantità. La qualità può essere riconosciuta da chiunque sappia scrivere bene. La quantità può essere assicurata solo da chi abbia un nome altisonante.
    Gli emergenti e le piccole case editrici nuotano nello stesso mare, purtroppo. E tutto questo a danno dei lettori. Non di sicuro a danno dei grandi gruppi editoriali che si preoccupano esclusivamente del proprio lucro e mai della bellezza di certi scritti.
    Scusate l’intromissione :-)

  22. @Paola: ciao Paola, puoi postare qui un po’ di link al tuo blog, verso i post in cui parli del mondo editoriale? Il tuo commento mi sembra molto lucido, e sono curioso di leggere qualcos’altro.
    Ciao e grazie,
    Paolo

  23. Certo Paolo.
    Lo farò stasera, perché devo cercarli e qui ora non posso….
    Grazie per l’attenzione, ciao.
    Paola

  24. @ Paolo Zardi: ecco alcuni link, in ordine sparso.

    http://fioridicalicanto.splinder.com/post/20674669/I+giornali%2C+l%27editore%2C+i+blogg

    http://fioridicalicanto.splinder.com/post/20604243/Fiera+Internazionale+del+Libro

    http://fioridicalicanto.splinder.com/post/19688360/Perla++di+Fr%C3%A9d%C3%A9ric+Brun++-++

    Ciao :-)

  25. Paola il tuo blog è più anonimo di un piccione a Venezia. In cosa consisterebbe il suo rilievo?

  26. Il mio blog sarà anonimo, ma io non sto a Venezia e neppure esso…
    In cosa consista il suo rilievo non lo so e, personalmente, poco mi interessa. Mi interessa, invece, scrivere quello che penso, e così ho fatto e continuo a fare. Visto che il blog, se permetti, è mio.
    Quanto ai link, li ho messi su esplicita richiesta di una persona che si è dimostrata interessata ad essi. Si vede che non è mai stata a Venezia o, forse, apprezza i piccioni…

  27. Mi sono registrato. Questa è una prova.

  28. Ora si vede il mio blog?

  29. sì, Mario

  30. @Anto: confermo, il blog di Paola è interessante, e i link segnalati sono particolarmente significativi. Ognuno è libero di esprimere giudizi – tuttavia, non si dovrebbe mai superare il limite del rispetto che si deve a qualsiasi forma di espressione.

  31. @Anto: ps il “confermo” è riferito a quanto dice Paola in risposta al tuo commento.

  32. Quando un blog è costituito da un copincolla da altri blog non è un blog ma uno scopiazzamento dovuto a mancanza di idee.

  33. Si dà il caso che io non scopiazzo da altri blog ma, semmai, riporto articoli di quotidiani.
    Ormai hanno constatato tutti la tua scarsa capacità di leggere bene e di comprendere le parole altrui.
    Oltretutto, nessuno ti ha chiesto di visitarlo e di leggerlo, per cui astieniti dal farlo.
    L’anonimato è sempre molto comodo per attaccare chi, invece, si palesa con propria identità e propri riferimenti. Dalle mie parti, le persone come te vengono definite “troll”.
    Resta il fatto che preferisco la mancanza di idee ad un’evidente coda di paglia o, se vogliamo, alla presenza di scheletri nell’armadio, che sono un’esclusiva tua.

    Per finire, mi pare che questo contesto (organizzato e gestito da Remo) non sia stato messo in piedi nell’intento di “demolirsi” tra commentatori.
    Se il tuo unico intento è quello di sfogare le tue frustrazioni su persone che sono qui esclusivamente in veste di commentatori o di autori-commentatori, fai come ti pare.
    Dal canto mio, in questa sede, considererò solamente i commenti ai racconti. Tutto quanto verrà qui scritto quale valutazione alla mia persona o al mio blog verrà semplicemente ignorato.
    Trovati un’altra interlocutrice, saluti.


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