aquattromani: 16

http://www.solitudiniaffollate.com

Rita Rospo torna a casa dall’ufficio e s’infelpa, raggruppa i capelli sparnegati con la pinza e accende il pc in sala riassumendosi sulla poltroncina. Sua mamma mette sul gas una puzza che mangeranno in una cena televisiva trista e muta. Rita Rospo ha un’età indefinibile, un culo grande come la sua tristezza, una scorta di merendine da rifugio antiatomico e si sente un cesso incrostato, un cesso d’autogrill prima delle pulizie, per la precisione. Ha deciso di chiamarsi Stellinaluminosa e aprire un blog: tutto rosa camper di Barbie. Stasera la sua casella è desertica. C’è solo un messaggio di barzellette.it del solito Avvocato. Lui la crede bella e disperata e ha la malsana idea che mandarle cose copincollate serva a farla sentir meglio. Purtroppo, no.

Studio legale del centro. L’Avvocato Zizza ha appena sgarbato con la sua vocina stridula la zelante segretaria. Lei sta pensando che il suo capo è brutto, con una pancia flaccida, pelato e pure tirchio ma gli dice a denti stretti certavvocatozzzizza, sbatte le ciglia e gira i tacchi sottili, incazzata nera. Lui si chiude irritato nella sua stanza, rialza la finestra del laptop e schiaccia invio col dito grassoccio. Ha appena pubblicato sul suo blog dei versi palpitanti segretamente scritti per lei, Stellinaluminosa, la Donna che magari un giorno riuscirà ad incontrare. Trilla il cellulare: è la moglie che gli blatera corrosiva una requisitoria infinita. Ci mancava pure la secchina isterica, rimpicciolita dall’età che avanza. Sospira guardando il blog di Stellinaluminosa (amore mio). Oh, c’è un commento di ieri notte: è Mammastanca.

Mammastanca cinguetta sul blog dell’Avvocato Zizza, perché spera di fare colpo, è separata, sta perdendo il lavoro ed ha due bambini piccoli da mantenere. Cerca insomma una storia per sistemarsi e usa il blog per cuccare, visto che non può uscire la sera. L’Avvocato è uno che potrebbe tranquillamente permettersi un’amante di categoria Povera Donna Indifesa e Maltrattata (io ti salverò). E’ disperata e cinica e non crede più nell’amore, ha superato la soglia dei 40.Ha tanto sonno, è tardi, ma accende per inerzia il suo scassato computer. Apre la posta e trova un messaggio di Pino, uno che le sta dietro da mesi ed è buonissimo ma palloso. Sospetta fortemente che sia anche povero, non gli risponderà. L’hanno usata tutti, adesso è l’ora della rivalsa: tocca a lei.

Pino Poverino ha perso sua moglie tre anni fa, era sfatta e maleodorante e non la amava da decenni, ma la solitudine è ancora peggio che averla nel letto, la solitudine è una lama arrugginita e lui non ha fatto l’antitetanica. Vive di pensione, con un cagnolino qualsiasi, molti libri, tanti rimpianti e in totale solitudine perché è piuttosto timido e introverso. Ha un blog dove riversa fiumi di parole e conta circa quattrocento amici virtuali che non ha mai conosciuto. Non ci spera, manda lettere d’amore perché adora la gentilezza. Se Pino Poverino morisse qualcuno commenterebbe: ci sei? Poi pian piano le visite al blog finirebbero. Poi niente.

Uno dei quattrocento amici di Pino Poverino è Alterego Spurghi, una blogstar. E’ un ragazzotto sulla trentina, laureato, precario prima e disoccupato adesso. E’ depresso e non riesce a trovare lo slancio per trovare lavoro, sta tutto il giorno in internet dove ha aperto un blog di controinformazione giornalistica para professionale. Scrive bene e si sente un fallito perché sa di scrivere bene. Sul web appare come un uomo dai mille impegni, si vergogna a dover ammettere che il massimo sforzo che fa è andare al discount a fare scorta di bottiglie. Beve molto, Alterego. Accende il suo pc per non pensare che anche oggi non ha combinato niente e il suo talento si sta sciogliendo come ghiaccio nel suo gin scadente, ma sfoggia un avatar del Che e fomenta la rivoluzione sempiterna, paladino di tutti gli oppressi.

Lo scrittore PierMaria Ciccioli, invece, è un uomo di successo. Ha una vita intensa, anche se inquieta. Non scrive più perché ha perso da un sacco di tempo la vena creativa, ma ha trovato la soluzione. Copia dai blog e spaccia per sua la roba scritta da sfigati qualsiasi. Eccolo che entra nel suo studio: i tetti del centro storico lo distraggono, un ronzio d’aria condizionata precede il clic dell’accensione. Il notebook illumina d’azzurro il suo viso intriso di cultura e saggezza. Infila un cd e ascolta intenerito la vecchia melodia che gli ricorda la gioventù, gli anni difficili, gli inizi. Con fare sicuro copincolla la poesia dell’Avvocato, l’ultimo post di Pino, il commento di Mammastanca e la recensione di un romanzo che Alterego ha appena inserito nel suo blog. Li ammucchia in un documento word, fa un veloce editing e spedisce alla rivista prestigiosa, dove redige una celebre rubrica settimanale dal titolo “la solitudine dello scrittore”. Non guarda la posta, ha spento i suoi cellulari, si è raccomandato con la segretaria di non ricevere nessuno: non ha tempo per gli scocciatori. Oggi lavora.

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Informazioni su remo

scrivo. Ultimi libri pubblicati: Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton 2007, fuori catalogo); Bastardo posto (Perdisa Pop 2010); Vicolo del precipizio (Perdisa Pop 2011); Buio assoluto (Historica, 2015); Vegan. Le città di dio (Tlon, 2016); La notte del santo, Time crime

33 thoughts on “aquattromani: 16

  1. Finalmente una idea ! Peccato per la esasperata ricerca di diversa scrittura che più che quella della Rete sembra un richiamo allo stile di certi libretti che oggi vanno per la maggiore.

  2. Non classifico più. Mi sono stufata. Giocavo. Se ci sarà una giuria, bene; diversamente li leggerò di nuovo tutti dal primo all’ultimo. I racconti sono come le canzoni: alcune sono orecchiabili ( i racconti, ovviamente, occhibili!:-D), altre invece le apprezzi quando finalmente ti sono arrivate, con un passo più leggero ,sottile, personale, delicato.

    Se dovremo votarci. Ricomincio. Uno per uno ed in silenzio.

  3. Ora mi espongo. Chiunque abbia scritto questo breve racconto, quando sarà finita l’iniziativa, mi contatti, voglio leggere altre cose degli autori.
    Qui c’è un’idea davvero originale, qui c’è bella scrittura, qui c’è un finale ad effetto, qui c’è tutto ciò che rappresenta i miei gusti personali. E soprattutto qui c’è l’Italia contemporanea.
    Difficilmente si poteva fare meglio.
    Chiunque voi siate: bravi.
    Leggendo una volta solo, ho trovato una sbavatura: “ha superato la soglia dei 40.Ha tanto sonno, è tardi…”, manca lo spazio dopo il punto.

  4. Era ora! Linguaggio troppo sciolto per il mio gusto personale, mi pare un po’ forzato in alcuni punti, l’impianto stesso non mi fa gridare al miracolo. Avrei preferito una mini storia più approfondita, quelle che dal sogno diventano realtà. O viceversa?
    Però in questa serie di racconti NON poteva mancare quello sul web. Che se è un fenomeno planetario e non solo italico, di sicuro è dei giorni nostri.
    Sgnapis

  5. mi associo alla considerazione di silvia sgnapis: non poteva mancare l’Italia del (sul?) web.
    personalmente trovo una sorta di disomogeneità di stile tra la prima e la seconda parte, ma nel complesso l’ho letto con interesse.

  6. Radames, a voler fare le pulci ci sarebbe pure un pUzza al posto di pIzza. A meno che non si tratti di una cosa voluta, e simbolica…
    Sul fatto che qui c è l Italia contemporanea e difficilmente si poteva fare di meglio, da semplice umilissima lettrice, a pensarci mi viene una colica renale. Parere dettato ovviamente dai miei gusti rispetto al contenuto. Che il parere su stile, scrittura e resto lo lascio dare agli scrittori.

  7. @Rossana: “I racconti sono come le canzoni: alcune sono orecchiabili ( i racconti, ovviamente, occhibili!:-D), altre invece le apprezzi quando finalmente ti sono arrivate, con un passo più leggero ,sottile, personale, delicato.”

    La domanda sorge spontanea: ma i racconti non erano stati sempre letti bene, almeno in base ai giudizi che sparavi Rossana? E non capisco poi per quale motivo non vuoi più classificare. Insomma se uno ha la famosa coscienza pulita non ha motivo di sentirsi toccata dalle mie ipotesi. Perchè di semplici ipotesi si tratta. Mah…

    Remo scusamiiiiii per questi commenti però a me piace dire le cose come stanno se vedo una cosa storta. Non voglio offendere nessuno, ho solo formulato un pensiero, tutto qui e nel pieno rispetto dei singoli autori.

    Ok per me la questione è chiusa. Anzi…rinnovo l’invito che se mi fate un regalo vi faccio votare da amici, parenti, conoscenti, persino dalla mia cucciolina! :D

  8. @Sonia: cura la colica renale, mi raccomando :)
    Io dico questo: il racconto è pensato in forma non classica, le diverse parti portano a un climax narrativo ben pensato; lascia l’amaro in bocca, come lo lasciano i tempi nostri; è scritto bene, non c’è dubbio, non è la piccola sbavatura che rovina il resto; il copia e incolla è un tema attualissimo: c’è gente che sta facendo i soldi on line copiando pari pari articoli di lingua inglese e francese (parlo di ciò che ho direttamente incontrato e chissà quante ne accadono), altri si gratificano senza business ma con il consenso dei propri lettori; la solitudine di certi “scrittori” appunto; i nomi sono ispirati al mondo blog ecc; la scrittura non è artificiosa, è direttamente connessa alla rete. A me insomma sembra davvero che abbia fatto centro questo racconto. Almeno per come io intendo un racconto che parli dell’Italia e dei nostri tempi. Ma com’è ovvio de gustibus bla bla bla. ;)

  9. Prof, te c hai ragione, io te l ho scritto nella premessa, tutto ciò che è la tecnica narrativa è pane tuo. nel senso “chi sono io per dire questo è scritto bene/male/cosìcosì”?.
    non discuto sulla credibilità dei nomi, la scrittura, il talento degli Autori, ecc. da lettrice mi fermo, ahimé, al contenuto.
    dopo 5 anni di blog posso dirti che un connubio di sfigati così, grazie a Zeus, me lo sono perso. ebbene sì, sono fortunata.
    Oppure c è un caricare di particolari negativi i personaggi, e non solo in questo racconto, anche in quelli precedenti, che ti presentano solo il peggio del peggio dell Italia di oggi.
    Voglio dire, una persona non è semplicemente sovrappeso, non ha un momento negativo da crisi premestruale, in questi racconti è obesa sudaticcia con i capelli brutti, frustrata e vive di pizze puzze, mangiate nella solitudine! e non si sente brutta, si sente il cesso di un autogril (incrostato) e se le va bene scrive un blog se le gira storto si schianta sotto la metro.

    Vero che basta un giornale o la tivvu per aprire il mondo alla pagina dei necrologi, ma benedettoIddio, l Italia di oggi NON è SOLO questo.

    Su un muro vicino agli Uffizi, tanti hanno fa ho letto “Siamo nel fango, ma qualcuno di noi guarda le stelle e suona i campanelli” parafrasando il buon Oscar.
    Se Vi capita, Voi scrittori, che avete il dono di saper usare la Parola, permettete di tanto in tanto, a noi lettori di guardare qualche stella, puntare in alto e fateci sentire i campanelli. Che per le campane a morto ci basta la quotidianità.

    (scusami Remo per il pippolozzo)

  10. Almeno qualche chatter-blogger felice potevate inserirlo.
    Non è per nulla attuale, almeno strutturato in questo modo.

  11. Concordo sulle “forzature”, ma mi piace. Ci voleva la capatina nel mondo del web.
    L’Italia di oggi è anche volontariato, bene silenzioso e fattivo, gente che matura zitta zitta leggendo, studiando, pregando magari affinché le cose vadano meglio. E chiudiamo il pistolotto…

  12. Elys: eppure un po’ dovresti conoscermi. A volte mi diverto a provocare. Si gioca. Tra questi racconti sicuramente ci sarà qualcosa di mio. Magari criticatissimo, chissà.Ebbene: ti dirò, anch’io ho fatto come molti altri, “caricato la dose” su alcuni aspetti di quest’Italia di oggi, esagerato,scrivendo nei commenti anche che ben pochi hanno sottolineato gli aspetti positivi. L’ho scritto. Tanta gente tira onestamente la sua carretta, sia svolgendo una professione impegnativa, sia un mestiere molto semplice o in casa, da casalinga o da studente che s’arrangia tra l’università e qualche lavoretto. Ho cercato di sdrammatizzare dove e quando il dolore mi sembrava ostentato. A volte lo è molto poco e molto meno. Come spesso qualcuno la fa finita ed alcuni se ne stupiscono. La realtà della vita è più sfumata di quanto non possa trasparire dai racconti, mio compreso. Mea culpa in 5000 battute. Il respiro d’un romanzo non c’è ed allora “mi sbrigo” a mostrare ciò che non va, che solitamente ci fa più male.

    Brogli? Per quel che mi riguarda, nessuno.
    Vorrà dire che adesso scriverò a tutti gli amici chiedendo loro che cosa abbiano scritto e poi a Vercelli a trovare il paziente scrittore che ci ospita però non potrei davvero andare ! :-D…e dovrei fuggire se lo incontro altrove!

    A Remo le scorrettezze non piacciono.

    Non siamo sempre d’accordo (anzi!!:-) ma se c’è una cosa che mi sembra d’aver capito di Bassini è che sia la giustizia fatta persona. Non sopporta qualsiasi forma di disonestà.

    Sono riuscita a far perdere la pazienza anche a lui.
    Fatti parlare della neve. Penso che, in quei giorni, se mi avesse incontrata, mi avrebbe sepolta in un mucchio di neve senza neanche lasciare la testa fuori :-DDD

    Ed ora: ti ripeto. Li rileggo tutti, non scherzo. Sai perché? Critiche o no, ognuno ha un suo target. Ogni scritto è una freccia che colpisce il tabellone dell’interesse di qualcuno, anche se al centro ( di convergenza del sentimento di molti) arrivano poi soltanto in pochi.

  13. no, non è davvero il mio genere
    ho escluso fin dal principio di poter partecipare alla scrittura di un racconto webbico
    credo che sia una scelta piuttosto scontata e ‘facile’, naturalmente bisogna essere dei buoni raccoglitori: ho letto altri racconti piuttosto simili a questo, ma non altrettanto divertenti e amari

  14. T___T Ma poverina Rita iellata in tutto! Cacchio pure il cognome è tutto un programma…Rospo! U__U A lei, più che agli altri personaggi del racconto, va tutta la mia simpatia! Fossi in lei andrei a Forum a chiedere di farmi cambiare almeno il cognome!

    @Rossana: nemmeno io ho mai avuto dubbi su Remo :D e secondo me ha davvero una grande pazienza! U___U

  15. Questo racconto c’è. C’è l’Italietta di oggi e c’è la scrittura, adatta all’argomento.

  16. Dunque, a quanto pare, grazie al buon Radames, gli autori di questo racconto hanno davanti un brillante futuro editoriale. Buon per loro. Il racconto mi piace per l’idea (originale non direi, ma qui sono i primi a trattare l’argomento web e lo hanno trattato con maestria), ma concordo con chi si fa venire una colica renale se questo deve essere considerato il futuro della scrittura italica. Giocare con le parole è, in fondo, quello che facciamo tutti, per mestiere o per passione o per entrambe le cose. Quello che non mi piace è il gioco fine a se stesso, la voglia di stupire a tutti i costi:

    Rita Rospo torna a casa dall’ufficio e s’infelpa, raggruppa i capelli sparnegati con la pinza e accende il pc in sala riassumendosi sulla poltroncina.

    Io con le parole ci lavoro e se mi azzrdassi a scrivere *s’infelpa* di qualcuno che mette una felpa… beh, rischierei grosso. Certo, l’arte è l’arte. Ma siamo sicuri che *questa* sia arte?
    Comunque, per l’idea, questo racconto entra nei miei sei:

    1) Miracolo italiano (l’Italia del GF e degli incidenti sul lavoro coniugata con originalità)
    2) Davvero. Nel sogno (il titolo ci azzecca poco, ma il racconto è una telecronaca appassionante)
    3) Come corpo morto (l’Italia dei nuovi poveri, con dignità)
    4) Lettera dal mio molino (un racconto credibile e ben scritto)
    5) 2 Italians (scontro barbone-spocchioso, vince lo spocchioso ma non è così che va il mondo?)
    6) http://www.solitudiniaffollate.com (racconto sulla solitudine del web con eccesso di neologismi a gogò)

  17. Il metaracconto sul web non poteva mancare. Ho apprezzato la costruzione narrativa fatta di scene incatenate che confluiscono tutte nel crescendo finale.
    Lo stile acrobatico incorre nei tipici rischi dello stile acrobatico, ma si lascia leggere fluidamente.

  18. Racconto bellissimo: finalmente un linguaggio nuovo.
    I racconti “brevi”, come sono quelli che hano il vincolo delle 5000 battute, devono ricorrere ad ogni mezzo possibile per raggiungere il loro scopo. In questo senso, possono permettersi un uso molto più spregiudicato della lingua, così come avviene, ad esempio, in poesia.

    Oltre al linguaggio, comunque, la storia è costruita bene e in modo assolutamente originale. Un racconto di 10.000 battute scritte in questo modo sarebbe stato illeggile: sulla misura breve, invece, potenzia e amplifica (e si fonde assieme a) la buona idea di fondo.

    Il più bello tra quelli che ho letto finora: i miei complimenti agli autori.

  19. mah: secondo radames abbiamo due nuovi gadda!
    così, visti gli ampi riconoscimenti mi taccio come critico.
    ma come lettore l’ho trovato un pò pesante e molto pretenzioso.

  20. Molto divertente, l’idea mi è piaciuta e anche il linguaggio esasperato fa parte della cornice.
    Meno male che non tutti nel web sono così !

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