Pubblicato da: remo | 20 luglio 2009

aquattromani: 14

SCARPE

“Posso prendere l’auto dello studio?”
“No, va’ in treno. E, ricordati, giacca e cravatta!”

I finestrini rigati di sporco sbattono nel vagone affollato. Cesare si pulisce la bocca con il fazzoletto e scuote via le briciole. Il caffé nella tazzina di plastica gli scotta le dita.
“Che razza di incarico – tutto questo viaggio in treno e poi un altro tratto di strada chissà dove.” Ma, in fondo, è il suo primo lavoro di fiducia. Non può lamentarsi.
La donna di fronte, scosciata, agita il ventaglio.
Scappano via le squallide periferie anarchiche, sbrecciate e caotiche. Le gallerie risucchiano i vagoni amplificandone il frastuono.
Sistema la piega dei calzoni e arrotola le maniche della camicia bianca. Le scarpe nere sono perfettamente lucide.

La stazione si avvicina tra campi verdi e, poi, ancora, palazzi scrostati con i panni stesi sulle terrazze e le tapparelle semi-abbassate.
Agguanta la valigetta e la giacca scura appesa al gancio. Un uomo dorme su una panchina di marmo. All’uscita l’aspetta un’auto con i finestrini oscurati. Sale rapidamente. Di tanto in tanto appaiono angusti rettangoli di orti coltivati macchiati di zolle rosse. A metà costa, muri diroccati e sventrati lasciano intravedere finestre buie dai vetri rotti. L’ultimo tratto è accecante.
L’auto percorre una via sterrata che prosegue dopo una curva secca accanto a tre altissimi pali della luce.
Una recinzione circonda la proprietà. Il cancello di ferro scivola sui binari. Cesare scende e si avvicina al portone. Le telecamere mobili gli puntano addosso il loro occhio rosso mentre un cagnetto zoppo gli annusa le scarpe tentando di pisciargli sui pantaloni. Lo allontana con cautela e si aggiusta il nodo della cravatta.

Con un ronzio impercettibile il portone si apre e lui entra in quella che sembra una casa padronale, ma il cui ultimo piano è ancora in lavorazione con parte dei muri alzati e i ferri del cemento armato che fuoriescono già arrugginiti. Il salone è in ombra.
A capo di una lunga tavola di quercia sta seduto un uomo massiccio di circa 50 anni con i capelli nerissimi. “Ah, è arrivato? Stavamo per andare a tavola, vuole mangiare con noi?”
“No, no, grazie, non si disturbi, preferisco finire in fretta, se non le dispiace.” Tira fuori dalla borsa le carte. “Ecco, una firma qui… e qui… e ancora qui.”
Il signor P., senza leggere, esegue con calma. “Fatemi prendere tutto quello che mi serve, anzi, quello che mi spetta. Non ho ancora ricevuto un euro!”
“Non si preoccupi, ci pensiamo noi”
Il padrone di casa solleva la testa: “C’è un’altra questione. Posso dire a Lei? Dica al suo capo di venirmi a trovare. Lui lo sa, io non posso venire in città” e, intanto, allunga una carta.
Il giovane avvocato la scorre rapidamente “E’ la Banca che chiede il rientro di tutti i soldi che le deve.”
“Che cosa possono fare?”
“Vedo che lei ha delle proprietà. Se non paga potrebbero chiederne il sequestro e mandare tutto all’asta”
L’uomo gli restituisce uno sguardo annoiato. Poi replica lentamente con un ampio gesto delle braccia: “Tutto questo non esiste, al catasto non appare neppure, è tutto abusivo, non c’è nulla”
Cesare comincia ad allarmarsi e risponde affrettatamente: “Mi dia la carta. Riferirò all’avvocato. Le telefonerà o verrà lui.”
Il signor P. riprende: “Ho un’altra causa. Con un altro avvocato.”
Il giovane sta ficcando nella borsa i fogli firmati “Mi dica…”
“Le mie due figlie sono state travolte da un’auto. Il responsabile è un pirata della strada rimasto sconosciuto. Non ho ancora preso manco un soldo”
“Riferirò. Mi scusi ma ho il treno…”
“Vada, vada…Mi farò vivo io. Sa la strada, vero?” Questi ragazzi, sempre di fretta. Non sanno stare al mondo.
L’avvocato esce dalla casa e si avvicina al cancello. Lo oltrepassa e si gira per vedere se qualcuno lo segue. Sopra c’è un cartello: “I cani mordono e gli uomini sparano”. Dovrò chiamare un taxi chissà se arriva in questo posto di merda.
Si asciuga il collo: sotto la giacca la camicia stropicciata è zuppa di sudore acre. Quel bastardo, mandarlo lì, da quel farabutto, senza uno straccio di spiegazione. E quelle morti; di sicuro un avvertimento. No, non vuole averci nulla a che fare. Che se la sbrighi lui. Coglione! Il cellulare vibra nella tasca della giacca.
“Hai fatto?”
“Sì, ho finito adesso. Tutto regolare….Ah, una cosa: il signor P. mi ha parlato anche di una pratica del Fondo vittime della strada. Un’auto impazzita gli ha ucciso le figlie.” Si accorge, nauseato, che, nonostante la rabbia e la paura di prima, vuole compiacere il suo capo, fargli vedere che gli procura nuovo lavoro, che può fidarsi di lui. Mentre parla si guarda intorno: radi cespugli verdi contendono la poca terra alla roccia, più in alto si raccolgono case affastellate, abbarbicate; poi il bagliore giallo di un campo di girasoli. Il blu brillante del cielo cancella dallo sguardo le nubi gonfie, si fa divorare, passa nella retina, rimane sospeso nell’angolo della pupilla. Guarda in basso. Le scarpe sono chiazzate di polvere e fango.

Il taxi appare subito dopo la curva.

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Responses

  1. Detesto essere sempre la prima, ma così va.

    Valutazione personale: 50/100
    Aggiungo (nota personale): poco credibile.

    Classifica aggiornata (immutata):

    1° – Come corpo morto
    2° – Lettera dal mio molino
    3° – Davvero. Nel sogno
    4° – Tresette a spizzichino
    5° – 2 italians
    6° – Ufficio reclami

  2. Ma è tutta una descrizione questo racconto O__O! Dove sta l’Italia di oggi? E come fa un padre al quale hanno ammazzato le figlie ad essere così calmo e a preoccuparsi dei soldi? Nella vita non funziona così.

  3. Molto bello. Entra tra i preferiti, di diritto.
    C’è una sottile ambiguità forzata che compare qui e là, bilanciata dalla descrizione minuta di ciò che si vede. Pittorico, visivo.
    La classifica cambia, la successione non è una dichiarazione di voto, per me gli elencati si equivalgono:

    Miracolo italiano
    Il passaggio del testimone
    Come corpo morto
    Servizio Ispezione lavoro
    Davvero. Nel sogno
    Scarpe
    Tresette a spizzichino

  4. mi sembra che gli ingredienti ci siano. ma male assemblati. rileggerò

  5. un po’ caotico in certi punti, ma anche qui l’idea non è male.

    @elys: chi deve piangere le figlie ammazzate a volte (spesso) ha comportamenti che si potrebbero definire ‘strani’.
    ti meraviglieresti molto.

  6. bello, bello.

  7. Morena sicuramente però qui mi sembra eccessivo preoccuparsi dei soldi. Però è anche vero che in 5000 battute non si può scrivere tutto, fare un’analisi psicologica più approfondita. U__U Non avevo pensato a questo! Di prima mattina…il mio cervello non carbura granchè!

  8. ci sono delle frasi proprio belle, le descrizioni, a me piacciono moltisismo.

  9. Non l’ho capito, mi sa che devo rileggere da capo.

  10. Il ritmo lento, prevedibile e a tratti macchinoso stride con la storia che avrebbe necessitato, a mio avviso, di maggiore dinamicità.
    L’uso del punto (nei dialoghi) non è coerente.
    La prima parte incuriosisce, la seconda delude un po’.
    Sembra un bellissimo piatto vedendolo, ma poi, in bocca, leggermente senza sale.

  11. Riletto… Devo dire che alcune delle descrizioni sono molto belle, la scrittura è sicuramente curata e l’Italia di oggi c’è in questo giovane avvocato cui vengono affidate le rogne, nell’abusivismo del villone ancora da finire, nell’intuirsi di questo patriarca becero cui interessano solo i soldi. Ma non mi arriva.

    La mia classifica resta invariata:

    1) Miracolo italiano (l’Italia del GF e degli incidenti sul lavoro coniugata con originalità)
    2) Davvero. Nel sogno (il titolo ci azzecca poco, ma il racconto è una telecronaca appassionante)
    3) A PARI MERITO: Come corpo morto (l’Italia dei nuovi poveri, con dignità) – Tresette a spizzichino (a volte la solitudine dei vecchi può trovare conforto dove meno se lo aspetta)
    4) Lettera dal mio molino (un racconto credibile e ben scritto)
    5) 2 Italians (scontro barbone-spocchioso, vince lo spocchioso ma non è così che va il mondo?)
    6) Andrea Leonetti (un passato glorioso e un presente di indigenza per un dignitoso anziano che si vergogna della social card)

  12. buona l’idea, buona anche la scrittura.
    ha ragione sulromanzo, in merito alla punteggiatura.
    più che un problema di editing è un problema di correzione bozze.
    è un altro tassello che va a comporre il vasto mosaico dell’italia di oggi, sapere quanto questo mosaico sia lo specchio di oggi o di sempre o non sia nessuno specchio non è dato ancora di saperlo e poi: ognunoi ha le sue percezioni.
    a me manca un argomento, dell’italia di oggi.
    l’ignoranza.
    ma non quella lementata dai salotti, ignoranti pure loro.
    l’ignoranza che fa breccia, altroché leggere proust o il manifesto, e che fa dire alla gente zingari di merda, extracomunitari bastardi.

  13. è scritto come quell’avvocato lì della storia, di corsa.
    c’è dentro un mare di roba tutta pressata in frasi corte.

    certo che rileggendo tutti questi racconti mi vien da pensare che caspita, siete proprio bravi.
    e altre cose ma me ne sto zitta.

  14. Concordo con Morena Fanti.
    Quando si è attraversati da un forte dolore ( non porrei l’accento sulla venalità dell’uomo che pare trasparire dal racconto, il “succo” non è quello), non ci si esprime quasi mai con frasi da copione. Lo sgomento è tale da non essere *mai* prevedibile.

    Remo: sì, mi sono stupita anch’io che non si parlasse di migranti o di zingari. Lo temevo. Il rischio è la retorica. Se c’è un’ignoranza che condanna priori, ed è razzista, ne esiste un’altra altrettanto pericolosa, che ci mostra le due realtà che hai richiamato con il tuo intervento come edulcorate, ammantate di una poesia che non hanno. Scrivi di cronaca, lo sai. Ci sono immigrati buoni, che rappresentano una risorsa e ci sono dei delinquenti. Ci sono nomadi che vivono con tranquilla normalità una tradizione di vita e campi in cui si fa di tutto, dalla ricettazione allo spaccio.
    Sono argomenti tosti, da affrontare assai bene e con obiettività che non trasformi tutti quanti o in spauracchi o in vittime della società. Non lo sono, globalmente parlando.

  15. Mi sembra molto ben scritto: la scena in treno è molto bella. La sua “lentezza” andrebbe bene come incipit di un romanzo. Buone le descrizioni.
    Sì, è un’altra tessera. Non possiamo pretendere il racconto onnicomprensivo, l’Italia in 5000 battute, ma solo un fotogramma.

  16. L’avvocato del mafioso. Non capisco come mai l’auto non l’abbia riportato alla stazione.
    Alcuni punti un po’ frammentati.
    Ma si legge bene, con una giusta dose di interesse.
    Il problema degli extracomunitari e dei clandestini è stato almeno “di striscio” toccato. 5000 battute sono poche e rischierebbero, come già detto, di dar vita a pezzi vergognosi.

  17. Anche questa è l’Italia di oggi. L’ho trovato coerente, la figura del giovane avvocato è plausibile.
    La scrittura è scorrevole.
    Nel complesso, buono.

  18. anche a me ha dato l’idea della prima cartella di un romanzo…

  19. Bello, bello, bello.

  20. Il migliore finora, volevo aggiungere.
    Sgnapis

  21. Alla fine della lettura la domanda è: e allora?

  22. Bello, il migliore, ben scritto.
    Ora, poniamo che qualcuno mi chiedesse di raccontare questo racconto. Io potrei dire che c’è un tizio, forse un praticante avvocato, spedito in un posto qualsiasi a far firmare delle carte a un tale, che potrebbe essere di tutto, da un misantropo a un pentito, a un testimone sotto protezione a Bernando Provenzano ( signor P.). Gliele fa firmare, telefona al capo e se ne torna a casa.
    Bello, il migliore, ben scritto

  23. Per quanto mi riguarda, la bellezza di questo pezzo sta nell’inquietudine che trasmette, nell’ansia da prestazione, in ciò che si è disposti a fare pur di farcela, nella presenza costante del danaro vero protagonista, nella figura professionale molto contemporanea, nella bella descrizione dei dettagli, senza risultare pesante.
    Sottile e pieno di riferimenti, senza risultare scontato.

  24. Quoto Lory.

  25. Scritto in quel modo “molto americano” che il primo rigo ti spinge a leggere il secondo. Avvincente. Anche se praticamente non succede (quasi) niente e alla fine ti resta meno di quanto ti aspettassi mentre scorrevi di rigo in rigo.

  26. Scrittura ricca, e curata. Parte bene, ma un po’ si smorza nel finale – pare che gli autori si siano resi conto che stavano finendo le 5000 battute a disposizione, e quindi abbiano accelerato (e quindi perso di incisività).
    I dialoghi rivelano qualche ingenuità. I pensieri dell’avvocato potevano rimanere taciuti (o magari espressi in terza persona). Nel complesso, però, il racconto funziona abbastanza bene, e non mi è dispiaciuto.

  27. Lo rileggerò.

  28. Non mi ha preso


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