aquattromani: 11

MIRACOLO ITALIANO

Certo che ci pensava al suo futuro! Mica voleva restare impantanato come suo padre, a smoccolare sotto la sferza del padrone finché in bocca non gli sarebbero rimasti che due denti e tutti i rinfacci del fiele di una vita. Aveva visto e rivisto quel film, La ricerca della felicità e pretendeva il sogno americano. Anzi, meglio: il miracolo italiano. Per raggiungere la felicità bisognava impegnarsi, questo aveva imparato; che non viene giù dal cielo come una grazia, che bisogna conquistarla, crederci fino a buttare il sangue.
“Studia!”. La perdente giaculatoria di sua madre. Per anni non aveva fatto che ripetergli questo: “Studia!”. Ma a cosa cazzo gli sarebbe servito starsene tutto il tempo sui libri? A fare la fine di suo cugino Nicola, laureato con lode e il culo vizzo appiccicato sulla postazione di un call center? Naà! Lui aveva studiato, sì, ma davanti alla tivvù. E aveva capito che, per fare strada non bisognava conoscere la geografia, per realizzare il suo miracolo italiano non gli occorreva masticare l’inglese. Il cantiere era soltanto un contentino. Gli serviva per pagarsi la sauna, la palestra e far tenere chiuso il becco ai suoi vecchi. Lui gliel’avrebbe detto a cose fatte, a tutti quelli che lo conoscevano, “avete visto, eh, di cosa sono stato capace?”
Da un anno ormai tutte le sere si allenava. Era arrivato a fare cent’ottanta piegamenti sulle braccia; a mani aperte, coi pugni, con lo schiaffo, come quelli che faceva Robert De Niro in Taxi Driver. E poi duecento addominali perlomeno. Saliva e riscendeva e, nel frattempo, si controllava in faccia allo specchio la scacchiera dell’addome. E che bellezza quell’addome a tartaruga! Poi la depilazione. Tutto quanto s’era fatto levare, persino le sopracciglia si era sfoltito, un taglio preciso ad ala di gabbiano. E si era completamente rasato la capoccia. Ci spalmava la crema antirughe, sul cranio liscio e la faccia, mattina e sera.
Si preparava. Anzi, era già pronto per svoltare.
Il provino per il Grande Fratello, di lì a poco.
E adesso eccolo là, schiattato in mezzo al cantiere. Inzuppa rena e cemento con la sua roba, sbrodola giù, schifoso, pare un fantoccio scassato, lo stramadonna troia di un accidente.
La cazzuola aveva mulinato nell’aria, poi l’urlo, la parabola del volo e infine il tonfo: sordo, di schiena.
Aveva sentito sciamare miliardi di formicole in capa, una corrente, e ci aveva provato, cazzo, ad alzarsi da lì, rabbioso, non è niente, seh, non è niente, le formicole dovunque. Poi manco quelle. Aveva cercato di muovere le gambe, ma niente, nessuna reazione, e lungo le braccia  un via vai come di insetti.
Poi il bordello degli operai col capomastro: chi piangeva, chi bestemmiava in dialetto e, per finire, l’urlo della sirena, la barella, l’ambulanza. Una lesione profondissima al midollo. Immobile, seccato dalla vita in giù. Sua madre non fa altro che portarsi i fazzoletti ciancicati agli occhi, ciabattando nella stanza dell’ospedale. Suo padre, assieme al capocantiere, si era dato da fare a ribadire ch’era veramente una sciagura cadere dal ponteggio durante il primo giorno di lavoro. Del resto è così che funziona da sempre, una mano lava l’altra si dice, no?, e tutte e due lavano il viso.
La saggezza dell’Italia popolare.
Nella disgrazia però aveva avuto gran culo. La faccia, per dire, non gli s’era rovinata. Qualche graffio, sì, qualche ematoma, ma i denti graziaddio li aveva ancora tutti.
L’infermiera gli ha prestato uno specchietto. Con cura lui si controlla il viso. Le sopracciglia necessitano di un’attenta sfoltita: bisogna  darci dentro di pinzetta per ritracciare gli archi ad ala di gabbiano. La felicità non è una cosa semplice. E’ il becco spalancato di un uccello da nutrire a molliche. Cosa aveva imparato da quel film? Che quando si cade ci si deve rialzare. E lui, porcamadonna, l’avrebbe fatto. Anzi, lui lo sta bell’e che facendo.
“E’ tutta gente da mille euro al mese” – si dice, ripensando ai parenti e agli amici – “Ma quando cazzo vincono mai, co’ ‘ste facciacce? Blaterano di valori, di apparenze e poi, va’, piangono per un graffio, una malattia, perché sono ingrassati o gli hanno rubato il motorino” .
L’infermiera gli chiede se può sospendere un momento perché deve controllargli la fasciatura.
Il lupo in lui, quando ripone lo specchietto sul comodino, pensa e sorride “Lo so, troia, che cosa ti stai chiedendo. Se sono ancora in grado di armare. Un vero peccato, ve’?, tutta ‘sta grazia sprecata”.
Ha la certezza che la felicità sia lì vicino; che l’incidente, la sua attuale condizione, le cause all’origine della disgrazia siano dettagli preziosi. Sono i dettagli che fanno il personaggio.
Si vede opinionista, testimonial e, perché no?, corteggiato da uno schieramento.
Deve soltanto continuare ad allenarsi.
E presentarsi a quel cazzo di provino.

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64 pensieri su “aquattromani: 11

  1. No, troppe ripetizioni e non mi piace il modo di raccontare un po’ troppo parlato e un po’ troppo “sboccato”. Ho avuto difficoltà a seguire la narrazione che verso metà è scivolata dal presente al passato troppo velocemente. Sarà il caldo che non mi fa stare concentrata a sufficienza! Rileggo domani, tempo permettendo!

  2. La storia non è male.
    Ma se c’è una cosa su cui non transigo sono le bestemmie.
    Spiacente, non le tollero, nonostante io sia agnostica.
    Game over.

  3. Concordo con Paola, preferisco un eccheccazzo (excuse me) alla bestemmia specie un po’ gratuita.
    Per il resto, il primo vero racconto, molto compatto come scrittura, si fa leggere.
    Gioca su due calamità nazionali: incidenti sul lavoro e l’eccheccazzo (qui ci vuole) del Grande Fratello. Il protagonista pensa già a come sfruttare la disavventura a fini mediatici…

  4. Miei cari, voi scrivete bene, ma a cosa vi servono tante parolacce ed anche pseudo (speriamo ) bestemmie? Per quanto mi riguarda potete anche ridere alle mie spalle: io vi dico quello che realmente penso. Il racconto, una volta ripulito, sarebbe bello. Toccherebbe un argomento davvero italiano, di un vuoto interiore e di uno stupido sogno finito con un tonfo al primo giorno di lavoro perché il ragazzo aveva la testa al sogno e non al ponte su cui lavorava.

  5. avete presente com’era il teatro borghese?
    attori che recitavano guardando lo spettatore.
    lui diceva “ti amo” a lei guardando, ripeto, lo spettatore.
    antoine in francia disse: lo spettatore a teatro è come se guardasse dal buco della serratura.
    e stanislavskij sfondò la quarta parete, poi

    andate dalle mia parti, in un bar, ad ascoltare storie.
    sentirete tre parole e una bestemmia e un vecchino che dirà “ier sera alla mi moglie gli ho fatto mangà dei funghi che po’ stanotte sembrava ‘na puledra”.

    andate in fabbrica: tre cazzi, una figa e un viva il milan.

    a meno che non intendiate la letteratura come una dolce traduzione del bello, ché le spine non si debbano vedere.

    badate bene, nel mio ufficio ho detto: chi bestemmia per dimostrarsi grande poi se la vede con me…

  6. @ remo: sì, certo, capisco….
    Io non concepisco la letteratura come una dolce traduzione del bello, ecc. ecc.
    Ma, se c’è una cosa che mi disturba, in ogni settore o ambiente, ecc, è la bestemmia.
    Preferisco una parolaccia anche pesante, ma la bestemmia no.
    Mi spiace, ma è più forte di me. Neppure a livello di pensiero interiore, rientrano mai le bestemmie, per me.

  7. La letteratura è traduzione di ogni cosa, bella o o brutta che sia. La parolaccia o la bestemmia devono essere funzionali alla narrazione proprio come nel linguaggio parlato. Rimane poi la speranza che la letteratura (ma è letteratura quella che facciamo qui ?) sappia essere altro rispetto al parlato. Altrimenti letteratura, cronaca giornalistica, opera teatrale e parlato sarebbero un’unica forma espressiva e, grazie a Dio (in questo caso la bestemmia avrebbe lo stesso valore), non lo sono. O no ?

  8. E non rientro nei termini della polemica. In letteratura si rappresenta tutto.

    Anche perchè la vera bestemmia qua è un caduto del lavoro, che ormai accettiamo come niente fosse.

  9. a me è piaciuto tantissimo, fin qui il migliore, e lo dico convinta. bestemmie comprese, perchè quando capita un accidente del genere la bocca dice insensatezze e blasfemie.
    nella vita di tutti igiorni, poi, se ne sentono anche di peggio, magari solo per una briscola soffiata!
    la scrittura è ottima. scorre, le quattro mani amalgamate bene… l’argomento preciso, che si vuole di più?

  10. è vero, il racconto è il migliore forse, (per quanto possa valere la mia opinione) fino ad oggi. ha ritmo e, almeno io, non vedo stacco delle due tastiere.
    abolirei la bestemmia gratuita. quella sì. per i motivi di Paola e poi perché, sì capita di leggerle in certi racconti ed effettivamente ci sta. si amalgama al racconto e rende l idea del personaggio e del contesto. ma in questo caso è un po’ troppo ripetuta forse.

  11. gran bella scrittura ma questo già lo sanno queste quattromani.

    avrei messo un ‘porcaputtana’. rendeva lo stesso.
    ma questo non c’entra.
    e c’è forse qualche passaggio di verbi, ma insomma, stiamo proprio cercando il pelo nell’uovo :)
    è un bel racconto. e il titolo è perfetto.

  12. Comincio con cinque posizioni, la sesta arriverà….

    1° – Come corpo morto
    2° – Lettera dal mio molino
    3° – Davvero. Nel sogno
    4° – 2 italians
    5° – Ufficio reclami

  13. concordo: la storia ci prende col tema ed ha ritmo. il gergo eccessivo e volgare è tarato sul personaggio e quindi ci stà.
    ma la scrittura nn può essere soltanto trascrizione del parlato o di fughe di pensiero.
    PS: occhio ai tempi dei verbi!

  14. Oh, per carità!!!!
    Pausa dallo studio per un caffè. Apro il blog. Vedo che sono già stati pubblicati tre racconti nuovi e mi dico “dai!iniziamo a leggere!”. Come mia abitudine (bizzarra , lo so) faccio una lettura velocissima dei racconti, giusto per darmi un’idea e poi prendo a leggere il primo (o l’ultimo per pubblicazione).
    Esplode nella mia testa lo stesso pensiero. “Di nuovo!!!!!!!!!!!”. Si dice che ogni scrittore è figlio del proprio tempo. Che i letterati sono lo “specchio” della società in cui si vive.
    Allora devo rassegnarmi! Se dovessero essere famosi tutti gli autori che leggo nel panorama virtuale (e purtroppo non solo virtuale) il nostro secolo verrebbe ricordato nei manuali di letteratura come quello con più “tette, peli, cazzi, bip, bip, bip” !!!!! E non è detto che non sia già … o sarà così!
    Va bene fare concorrenza ad Aretino … va bene rispecchiare la società … va bene essere “fedeli” … ma ogni tanto … qualcuno potrebbe offrire a d alcuni poveri lettori ormai di nicchia qualcosa di diverso?
    È un pensiero rivolto non a questo racconto in particolare ma ad una situazione generale che vedo ripresentarsi in modo costante!
    Scusate lo sfogo, ma ho tanta voglia di poter leggere un testo che per una volta sia barocco, manierato … come volete! Ebbene sì! Evviva il lirismo nei testi!!!!!! Non dico sempre, ma ogni tanto…

    Una giornata “no?”, sì! è vero! Però questo pensiero è in me da anni … e purtroppo viene costantemente avvalorato! :(

  15. il migliore.
    inutile che io riproponga la mia classifica.
    la bestemmia a livello generale ci sta, su questo racconto penso che poteva non starci.
    l’avrei vista meglio nel racconto mbriago, dove gli autori hanno scritto tanto per non dire niente…
    torno a ripetere: questo è davvero ben scritto.

  16. nervoso, aderente, coerente.
    un bel racconto.
    (al primo posto, per me, sino ad ora)

    rimango sempre un po’ sconcertata dalla lapidarietà di certi giudizi.

    e trovo certe considerazioni – qui la bestemmia, altrove la toponomastica – un po’ sconcertanti. sembra che si tranci un giudizio morale o di opportunità sull’autore anziché sul testo.
    il bestemmiare, posto che sia abitudine o meno degli scrittori in questione, qui è funzionale al personaggio e agli accadimenti. non è mancanza di rispetto verso chi crede o verso chi legge. così come, ambientando un racconto a milano, il fatto di circostanziare delle località non può esser considerato un modo perverso da parte degli autori per rendere incomprensibile la lettura ai non milanesi.

  17. Stavolta mi dilungo:

    Sono pienamente d’accordo con Remo e con chi sostiene – in questo caso – la bestemmia (o saracca, dalle mie parti!^_^). Serve.
    Se volete essere realisti, siatelo fino in fondo e fatevi davvero un giretto in fabbrica o nei bar o nel retro delle officine: avete mai sentito un meccanico che esplode in un “acciderbolina” quando gli casca un peso sul piede?
    Lo stesso vale qui.
    Qui la bestemmia è funzionale, non è un “troppo”, e per me c’è poco da pulire. Noi giovani si pensa (e spesso) ci si esprime cosi’.

    Puliteci, e non rimane che grammatica.

    ps. Un giorno lessi un simpatico libretto di un conoscente alla mia compagnia di amici, dopo un sabato sera gastronomico passato a tavola… Tutto bene, fino alla bestemmia.
    Scandalo! Guerra, quasi rissa!

    Poi li vedo tutti i fine settimana, li sento parlare tra loro e mi faccio un’infinità di domande… :]

    Ah. Tra l’altro.
    Questo raccontino per me va al secondo posto della mia personale classifica.
    **************************************

  18. Boh a me sembra che i giudizi lapidari siano sparsi ovunque qui e in generale in qualsiasi rassegna in cui gli autori sono anonimi. Se tutti i racconti pubblicati fino ad ora avessero portato i nomi degli scrittori di sicuro avremmo solo letto: “Oooohhhhhh bellooooooo! Fantasticooooo! Sei un genioooooo! M’inchino alla tua bravura! Sto piangendo, troppo commovente…ecc. ecc.”. Direi che una parte brutta dell’Italia emerge proprio dai commenti dove vige la regola di chi spara più stro…te. Escludendo ovviamente i pochissimi che esprimono pareri onesti e non da presa per il cu.. dei poveracci che si sono cimentati a realizzare una storia bella o brutta che sia. A ognuno il suo gusto e la possibilità di dire “non mi piace”. Ma da questo a certe cose ridicole che ho letto qua e là, ci passa un camion. Pensieri che nulla avevano a che fare con la vicenda, ampia, ahimè, dimostrazione di quanto in Italia siano pochi a saper leggere veramente e per leggere intendo “comprendere un testo dall’inizio alla fine con i suoi rimandi e suoi intrinseci significati”. Il buonismo domina ovunque ma solo, e ripeto solo, quando si ha qualcosa da ricavarci perché per il resto vedo solo tantissimi che si siedono su un piedistallo, si considerano onnipotenti geni della letteratura (ma dove?) e massacrano chiunque per il gusto di sentirsi importanti. Per fingere di esserlo. Non si partecipa a queste iniziative per divertimento ma per dire a se stessi “quanto sono bravo”. È un teatrino di burattini con rare eccezioni.

    Venendo a questo racconto a me non è piaciuto. Va benissimo il parlato e la parolaccia quando e se serve, ma lo ammetto in maniera dosata e non continua come nel caso specifico. C’è un abuso di brutti termini e di ripetizioni. Al massimo sarebbe stato più accettabile, ma rientra sempre nel mio gusto personale, scrivere il testo in prima persona, come un monologo per intenderci. Allora, in quel caso, si seguiva il pensiero diretto del personaggio, dove diventava più lecito dare spazio a cazzi, bestemmie, troie ecc. Ma è possibile, mi chiedo, che la lingua italiana debba essere ammazzata in questo modo? Ho preferito il racconto precedente, forse più manierato è vero, ma almeno è italiano!

  19. Il fatto di avere fatto un po’ i “pistini” (bello questo termine) e di avere espresso le proprie opinioni, non significa che i brani pubblicati fino ad oggi non siano di qualità. Ognuno giudica e valuta un po’ come gli pare, anche in funzione della classifica – puramente indicativa.
    Sono conscio dei limiti del mio pezzo e bene apprezzerei i commenti, di qualsiasi natura essi siano.
    L’immagine dell’Italietta che ne esce non è molto edificante: il filo conduttore è mcostituito da personaggi poco limpidi, furbetti, egoisti, corrotti.
    Ma questa iniziativa è fantastica per me: ci si può confrontare sotto diversi profili.

    … poi… ohibò… se si basisce e si trasecola per un commento…

  20. …oh ben! Nessun problema….

    Se l’aver espresso la propria personale opinione, scevra di ogni lusinga/leccapiedismo/buonismo/ipocrisia/ecc., significa essere “tranchant” o altro…..beh, ben vengano i “voti scolastici”.
    D’ora innanzi le mie valutazioni, dettate ESCLUSIVAMENTE dal mio personale gusto e dai miei principi (sui quali non transigo e che nulla hanno a che vedere con la competenza che – preciso nuovamente – io NON possiedo, essendo ignorante su tutto), saranno espresse numericamente in centesimi.
    Seguirà la mia personale classifica.
    Personale in base al gusto, premesso che ogni racconto racchiuderà in sé pregi e difetti, correttezza ed errore, ecc. ecc.
    Mi limito al MIO gusto e nulla più.
    E, ribadisco, scusate se ho offeso la sensibilità di tutti questi bravissimi autori.

  21. Non sono molto d’accordo! Per sentire le bestemmie non è necessario andare in fabbrica! Basta scendere in strada! Bestemmiano tutti, anche i laureati! Sono d’accordo sul fatto che si può essere realisti (nell’accezione corrente del termine) e di conseguenza portare nel testo il dialetto, il gergo, l’italiano regionale e via dicendo… inglesismi compresi.
    Ma non sono d’accordo sul farlo essere una regola. A parte la bestemmia, sto notando una terribile (per me) tendenza: quella di coprirsi dietro la frase “nella realtà si parla così”! Nella realtà si fanno tante cose e se ne dicono tantealtre. Nella realtà si va al bagno, si rutta, si mente, si è ipocriti, si fa razzismo e via dicendo. Se prendiamo questo presupposto alla lettera, allora dovremmo descrivere una giornata tipo da quando una persona si alza fino al momento in cui torna a dormire, compresa la pulizia dei denti con il filo interdentale? Ebbene…. questo può anche avvenire! E un testo simile potrebbe alla fine essere anche originale e divertente! Ma quando l’80% inizia a seguire quella strada … diventa monotono.
    Con la scusa del “diventa solo grammatica”, e il lasciapassare allo scrivere “come viene” solo perché la realtà è questa, si finisce nell’estremo opposto! La grammatica non si conosce più! E non solo quella! Provate a chiedere a quanti dicono di scrivere poesie se, al di là del verso libero, sanno comporre un sonetto o comunque seguendo un metro preciso! Scommetto che il 90% non saprebbe farlo! Ignorante il poeta? No! Si è solo “adagiato” perché tanto non deve fare la “fatica” di imparare a comporre in versi! Tanto c’è il verso libero! Tanto basta fare quattro frasi ad effetto per essere poeta! E se ci mettiamo qualche parolaccia ancora meglio!
    Idem per lo scrittore! Osservo sempre di più la paradossale situazione che più uno autore usa la lingua nella sua piena ricchezza di espressioni e termini, più viene tacciato di pavoneggiarsi, di realizzare una scrittura fine a se stessa. Chi, al contrario, impoverisce e rende quanto più vicino al parlato (il cosiddetto, “parla come magna!”, trasformato in “scrivi come magni”), più viene elogiato!
    Questo non significa non creare testi simili. È bello anche che ci siano! Significa semplicemente che dovrebbe esserci tutto, grammatica compresa!
    E, nota personalissima, a me le bestemmie danno fastidio! Non le sopporto fuori, figuriamoci in un testo! Eliminare delle bestemmie non significa rendere un testo meno realista!

  22. Mi piace. Mi piace perché è vero. Mi piace perché è scritto bene. Mi piace anche per il linguaggio da trivio che nella vita non uso. Odio chi bestemmia, ma chi bestemmia esiste e uno scrittore ha il diritto, anzi il dovere, di essere aderente alla realtà soprattutto quando disegna, come in questo caso, un personaggio che più reale non si potrebbe. E di questo, a mio parere, dovremmo trasecolare. Non del massacro (dove?) della lingua italiana. La lingua italiana comprende parolacce e bestemmie. Mi piacciono i testi puliti, aulici, ricamati con parole ricercate. Ma qui, in questo contesto, con questo tema… suvvia, sarebbe stato ridicolo un italiano da accademia della crusca. Le lingue si evolvono, si imbastardiscono, vivono, semplicemente.
    Poi. Esiste, perché esiste, l’ipocrisia del complimento cui si riferisce Elys. Però la sua filippica mi appare assai poco cortese nei confronti di tutti noi che stiamo commentando. A riprova che qui, giustamente, l’ipocrisia non è di casa. Elys la pensa così. Giusto. Io penso che l’anonimato degli autori lasci ciascuno libero di parlare senza tema di toccare nervi scoperti. La cosa più bella sarà, a giochi fatti, incontrarsi con chi ti ha stroncato e parlarne insieme. Anche farsi quattro risate. E’ successo nella passata edizione e nessuno si è offeso a morte oppure ha estratto l coltello a serramanico.

    E adesso:

    1) Miracolo italiano (l’Italia del GF e degli incidenti sul lavoro coniugata con originalità)
    2) Davvero. Nel sogno (il titolo ci azzecca poco, ma il racconto è una telecronaca appassionante)
    3) Come corpo morto (l’Italia dei nuovi poveri, con dignità)
    4) Lettera dal mio molino (un racconto credibile e ben scritto)
    5) 2 Italians (scontro barbone-spocchioso, vince lo spocchioso ma non è così che va il mondo?)
    6) Quando non sei nessuno (racconto incompleto e mano troppo calcata sull’obesità che è un dramma di suo e non abbisognava di sottolineature).

    Le vittime della classifica a sei ormai non si contano!

  23. poco fa mi ha chiamato l’amico mio di caorle
    ( veneto )
    – pronto!
    – porco dio se non ti chiamo io!
    penso che nn si possa davvero fare un porocesso alla bestemmia! in alcuni posti è culturale, è un intercalare… questo racconto per me è al terzo posto della mia classifica personale. un buon fine settimana a tutti :-)

  24. Laura il problema non è la stroncatura è l’incapacità di molti di capire certi testi e scrivere commenti ridicoli, che nulla hanno a che vedere con la storia e solo per il gusto di stroncare quello che non è il loro capolavoro del secolo. E non puoi negare che gli stessi ai quali qui e in altre sedi non piace un tubo di storie pubblicate anonime, sono gli stessi che di fronte ai nomi degli autori cambiano giudizi e osannano sempre e comunque al genio!

    Poi sulle parolacce e bestemmie ho già espresso il mio pensiero. Ripeto per me questo raconto poteva evitare di dire ogni due righe cazzo, troia e scomodare i santi. Punto. Evviva la bella lingua!

  25. paola, se mi spieghi, nel mio commento, dove vi sia un invito a esprimere opinioni ricche solo di “lusinga/leccapiedismo/buonismo/ipocrisia” te ne sarei grata.

    ho solo espresso un mio giudizio sul fatto che mi pare che, come giustamente ha detto elys, per il solo fatto di stare qui e di avere l’arbitrio di commentare, ci si arroghi il diritto di sparare a zero. tutto qui.

    poi, è ovvio, che ognuno si esprima secondo il suo particolare gusto e la sua sensibilità.

  26. Non partecipo,leggo soltantoe sono stupito dai commenti.
    Chi scrive sceglie: il flusso di coscienza del racconto Mbriago, la toponomastica di Davvero. Nel sogno, il registro del parlato-pensato nel caso di quest’ultimo racconto.
    Non capisco quelli che dicono che così non si fa.
    La toponomastica in Joyce di Dublino, o il flusso di non sense e parole di Beckett sarebbero da bocciare? Capisco chi dice che certi termini e-o descrizioni e-o tematiche possano infastidire.
    Classifica.
    primo posto: Miracolo Italiano.
    secondo posto: Davvero. Nel sogno.
    poi tre più o meno pari a pari merito: Lettera Dal mio molino, Racconto Mbriago, Come corpo morto.
    Sono i primi cinque che sceglierei da lettore di romanzi e racconti.
    Domanda a Remo Bassini. Perché non fare anche una classifica di chi legge come senza avere partecipato?

  27. @ e.l.e.n.a.: non capisco perché pensi che mi rivolgessi a te….
    Non era un commento rivolto ad un interlocutore/trice preciso, ma alla totalità dei commenti che ho letto stamani.
    Sembra che, esprimendo il proprio gusto personale (come detto, io di tecnica capisco quasi niente, vado in base ad un mix di sensazioni che mi provoca la lettura), una persona stia commettendo un delitto.
    Non mi piace nascondermi dietro a facili pruriti.
    Io sono agnostica, anche se registrata come cristiano-cattolica.
    Non mi interessa la religione. A me la bestemmia non piace mai. Posso esprimere questa mia sensazione?
    Per il resto ho dichiarato che il racconto è bello. Per quanto capisco io, mi sembra scritto bene.
    Mi ha solo infastidito terribilmente l’uso di quelle bestemmie. Hanno invalidato il mio giudizio. Tutto qui.

    Se devo anche essere sincera (tanto, ormai, le pietre volano), oltre all’ipocrisia citata da Elys sui commenti ai racconti anonimi (che sarebbero diversi conoscendo il nome degli autori), aggiungerei l’ipocrisia nei commenti ai commenti.
    Se chi commenta è un’ignorante im materia, come me, tutto quello che esprime viene preso come un’offesa personale.
    Sapendolo prima, avrei dato il mio parere in modo molto più schematico: mi piace/ non mi piace/ non so. O in centesimi, come deciso ora.

    Sinceramente mi sento perfino a disagio, dopo questa diatriba. Voto perché così è stato richiesto da Remo. Diversamente, mi asterrei.
    Non ho avuto modo di partecipare a molti contest. Ma è la prima volta che vedo risentimenti per le opinioni espresse.
    Sono decisamente confusa.

  28. Si tratta di un buon racconto. Consecutio temporum a parte, la scrittura si mantiene piuttosto incisiva e curata, avvalendosi di un lessico “mulinante” con soluzioni raffinate e uno stile coeso, per tutta la durata del testo fino ad elevarsi e presentarsi davvero mirabile nel momento centrale. La parte che comincia da “E adesso eccolo là” e termina con “seccato dalla vita in giù”, tolto il “profondissima”, è perfetta e ispiratissima. Qualche perplessità sulla storia, che mi pare lacunosa dal punto di vista dell’originalità, dell’inventio, e vagamente didascalica.

  29. esasperato come se tendesse a una sceneggiatura cinematografica. della bestemmia mi interessa poco, anche se io non l’avrei usata e non per convinzioni religiose. coumunque è scritto molto bene, mi piace

  30. scusa.
    pensavo che il riferimento a “tranchant” si riferisse a me, visto che io l’avevo usato.
    come non detto.

    (però a questo punto non so a chi ti riferisca, ora)

    detto questo (e ti rispondo per me) io non ho mai parlato di offesa personale. ho parlato di giudizi di merito personali.

    la mia opinione vale quanto la tua e quella di chiunque altro. io non sono risentita né altro. esprimo, come ripeto, un’opinione su un modo di giudicare che non mi è consono. il cui contraltare non deve e non vuole essere, assolutamente, la piaggeria.

    mi permetto ancora di dire che ben vengano le critiche proprio perché, ad eccezione di alcuni, nessuno è scrittore e nessuno è così presuntuoso da non accettarle.
    faccio un po’ più fatica a ritenere costruttivo un “game over”.
    (e in questo caso, senza dubbio alcuno, mi riferisco, con la mia opinione, proprio a te.).

  31. Il “game over” si riferisce proprio a me.
    Sono finita in fuorigioco, durante la lettura. Nel senso che, superata con alcune perplessità la prima bestemmia, quando sono giunta sulla seconda non ce l’ho più fatta.
    In pratica non sono più riuscita a pensare ad un’opinione sul racconto, che “amputasse” le bestemmie.
    Non mi spiego il perché, purtroppo è qualcosa dentro di me che si rompe. E non c’entra con la religione. Sono proprio sempre stata così, le bestemmie mi “mandano fuori”.
    Non so se riesco a rendere l’idea.

  32. Ognuno è responsabile di ciò che scrive. Per quanto mi riguarda se il mio commento è risultato offensivo o poco rispettoso mi dispiace e mene scuso.
    Tuttavia vorrei sentirmi libero di esprimere un parere. Quanto alla fabbrica ed ai lavori sporchi posso esibire adeguato curriculum al riguardo. Giusto per informazione, c’è di peggio rispetto alla fabbrica. Ad es. andare a raccogliere i pomodori in campagna con un caporale che ti carica su un camion alle sei di mattina e non si cura se tu hai 14 o 20 anni. Ebbene in quella situazione di bestemmie ne ho sentite ben poche. Semmai ricordo i canti. Una sorta di gospel a bassa voce che i tanti ragazzi africani, ai quali mi accompagnavo, avevano intonato. Non era l’Italia di allora e forse nemmeno di oggi, ma io ne ho un bel ricordo. Ciò nonostante la sera poi rincasassi incapace di suonare il campanello se non con la lingua ed essendomi lavato con l’acqua dei radiatori. In tasca avevo poche migliaia di lire, ma non dovevo chiedere nulla di più ai miei genitori. Oggi bestemmierei, ma per altri motivi.

  33. p.s.: il “tranchant” l’ho scritto perché avrei voluto usare un altro vocabolo. Ma non mi veniva sul momento. Ho preso a prestito il tuo che mi sembrava molto calzante all’idea.
    Non intendevo riferirmi, comunque, direttamente a te – come scritto – ma alla serie di commenti che ho letto tutta insieme, portandomi a quella decisione.
    Credo che sia meglio che faccia in quel modo.

    Anche perché non vorrei rendere il blog di Remo – che mi sta pazientemente ospitando – un raccoglitore di “litigi” provocati da miei commenti “avventati”. Sono nuova qui, non vorrei lasciare “impronte” troppo profonde…

    :-)

  34. Secondo me il racconto c’è.
    Mi lasciano perplessa invece i botta e risposta “personali” tra i commentatori. Sarà che io non conosco nessuno, ma mi sembra che i commenti siano sempre dettati da opinioni personali e come tali vadano presi. O forse mi sbaglio e tra noi che abbiamo scritto ci sono degli esimi critici letterari che lo fanno di mestiere. In tal caso chiedo scusa.

  35. Ma il problema non risiede nell’esprimere un giudizio, anzi, è lecito dire “mi piace/non mi piace” e spiegare il perchè. Il problema sta in tanti commenti nei racconti indietro che ho letto che eludevano dal giudizio e viravano più su batuttine e uscite che poco c’entravano con il senso della storia. E ripeto che spesso leggo fare le pulci ai racconti anonimi quando invece con il nome scritto dell’autore le uniche parole che escono sono complimenti. A casa mia non funziona così. Se sei amico mio e io leggo una cosa che reputo una puttanata (è parlato, è realistismo, quindi niente censura su questo termine giusto? :D) glielo dico in modo gentile, ovvio, ma glielo dico oppure taccio. Perchè in giro non la riscontro questa cosa? Sono fatta io all’incontrario?

  36. (…non mi piacciono i “botta e risposta” a oltranza, ma che male c’è, quando ci si confrontare?…)

    @ Elys: direi di no. Io sono fatta così. Non per nulla ne sconto il prezzo. Sempre ed ovunque.
    Non so fingere, non so recitare, non so dire cose che non penso.
    Piuttosto taccio. Normalmente sono molto silenziosa. Giusto per non accendere troppi fuochi (il mio nick da blogger risente della mia personalità….). Ed ecco perché ho pensato di cambiare modo di esprimere la mia opinione sui racconti. Incendio troppo.

    Non sei tu “all’incontrario”. Sei coerente e corretta.
    Ma buona parte del mondo non lo capisce. :-)

  37. Mi è piaciuto. Un buon racconto. Per me arrivare alla fine di qualunque cosa (racconto breve o lungo, romanzo saggio poesia), perché sono “presa” da storia e scrittura è segno che mi sta interessando. Ed è un buon segno.
    Trovo interessante anche il “dibattito” che si accende attorno agli scritti. E dentro i confronti ci sta tutto, a parte la maleducazione che qui, fino adesso, non ho mai incontrato.
    Tutto questo mi sta molto piacendo, per quel che può contare :-).

  38. Non comprerei un libro con i racconti sino ad ora pubblicati.
    “L’Italia di oggi” è stata marginalmente toccata dagli autori. Poca voglia, o capacità, di osare. Proprio come l’Italia di oggi, che si rifa’ continuamente la facciata lasciando all’incuria quelle interne.

  39. Mamma mia, che diatribe allucinanti nascono con queste iniziative di Remo! :D Temo che, per l’edizione 2010, ci ingabbierà ad un giudizio numerico (4,5,7,8… come al liceo!hahah) e ci censurerà per.. mancanza di sopportare tutti questi pseudo-confronti!! :D
    Scherzo, dai.
    Un po’ di leggerezza, qualche saracca non ha mai ucciso nessuno. Certo, in tanti casi urta e qui ci sono esempi lampanti di persone urtate… :) Personalmente, quest’anno per me l’evento ha il valore di un vero e proprio gioco. La sto prendendo con tanta, taaaanta leggerezza, forse è per questo che mi pesa leggere tutti questi litigi. Mi fa sentire in “competizione”, e per me non è proprio il momento… Comunque, per la prima volta mi slancio anch’io:

    1- Davvero(nel sogno)
    2- Miracolo italiano
    3- 2 Italians
    4- Come corpo morto

    e c’e’ ancora spazio.

  40. c’è un modo di raccontare che è “a imitazione del vero” e c’è un modo diverso, di narrare.
    e si scelgono le parole, in rapporto al tempo in cui viviamo.
    una bestemmia e un cazzo non ci starebbero bene nei romanzi di chandler.
    in tondelli sì, mi pare.
    camilleri, nei suoi, le parolacce le mette e, piaccia o non piaccia, camillari oggi è uno dei migliori scrittori italiani.
    cito spesso pietro pancrazi, critico letterario del mio paese (cortona).
    nel dopoguerra scriveva (vado a memoria) più o meno così: gli scrittori italiani di oggi non sanno più scrivere, tutti questi neologismi, questi modernismi…

    non c’erano già allora gli scrittori di una volta.

    anni fa a vercelli ci una una rappresentazione di un gruppo teatrale che proponeva Brecht.
    a un certo punto un attore gira le spalle al pubblico e si mette a far pipì.
    in prima fila c’è una signora dell’alta borghesia che dice “questo è troppo” e, seguita da un gruppo di altre persone indignate, prende e va via.

    nel mio primo romanzo non c’è nemmeno una parolaccia, credo.
    l’ultimo, invece, è pieno zeppo.
    c’è una protagonista che dice troppe volte cazzo, e questo ha indispettito diversi lettori.
    ma non lo dice così per dire.
    è sboccata perché cova un malessere, dentro.
    (insegnamento psicanalitico: se sei aggressivo col mondo ce l’hai con te stesso).

    per questo difendo questo racconto.
    certi lavori giovanilsitici, dove c’è una gara gratutita a scriver di cazzi e lazzi, sono invece, per me, volgari.
    ma ognuno scriva come vuole e legga e scelga e dica, poi.
    che tanto ognuno resta sulle sue.

    che forse forse gli scrittori d’una volta non sono nemmen nati.

  41. Se penso alla tematica come filo conduttore, è fra i più indonei a rappresentarla. Scorre, peccato qualche passaggio un po’ cacofonico che rallenta la lettura.
    La bestemmia è un non problema, se inserita nel contesto narrativo con equilibrio, e qui mi pare che sia più che inserita con equilibrio. Realismo, semplice realismo sociale.
    Dice bene Remo su bar, fabbriche, ecc. Sono d’accordo con lui.

    Finale ottimo, dal mio punto di vista.

    Vi sto seguendo da esterno – non partecipo io -, ma vedo qui bella scrittura, qualcuno è davvero bravo.

  42. Remo, noi non ci conosciamo quindi so che alcuni miei interventi possono sembrare “strafottenti”!
    Il mio ragionamento non è riferito a questo racconto in particolare! Era un discorso che prendeva spunto da questo racconto per virare verso una questione più generale! Non mi permetterei mai di giudicare un testo perché non sono scrittrice né sono critica. E anche se lo fossi non lo farei comunque. Non mi piacciono i giudizi lapidari. E odio le posizioni estreme dell’una e dell’altra parte. Al massimo esprimo un gusto personale e qualche appunto così…
    Sono d’accordissimo con te sul fatto che certe scelte letterarie (come quelle di infarcire il dialogo di parolacce) riferite ad un contesto particolare e funzionale al personaggio è giusto e direi anche lecito! Anzi … è la scelta migliore per rappresentarlo a 360°! Non sono d’accordo su altri aspetti. In questo racconto, sarà un mio limite, ma vi ritrovo un abuso di quello che dosato potrebbe essere funzionale.
    Sinceramente, da lettrice, testi infarciti di parolacce e bestemmie piacciono poco e a volte non li digerisco! Ma questi sono anche gusti! L’autore che ne fa uso sa che troverà consensi e dissensi. Adoro la musica classica, ma so perfettamente che se dovessi dire ai miei amici di andare ad ascoltare un concerto di Mozart avrei pochi consensi! Ai più non piace! Chi compone classico di certo avrà un pubblico a volte diverso e forse più limitato rispetto a chi compone rock o pop! Così è per i testi. Quando si fanno delle scelte si avrà uno spettro più o meno ampio.
    Al di là di questo, la mia voleva essere anche una provocazione! So che non è stata percepita come tale. Ma voleva essere anche questo! Perché, non solo qui, leggo aspre critiche nei confronti di autori che, al contrario, optano per altre scelte espressive, più auliche e ricercate. Questo, sinceramente, mi infastidisce. Perché si tende ad accettare un testo pieno di parolacce e non uno che ne è sprovvisto e ha tutt’altro costrutto. Insomma … come è bello ascoltare rock, pop, metal, rap e altrettanto piacevole ascoltare blues, jazz e classico! Senza contare che se da un lato il relativismo può essere fonte di sperimentazione e apertura, dall’altro può essere fonte di confusione e di permissivismo!
    Spero di essermi spiegata e di non aver con questo offeso nessuno!

  43. silvye, hai scritto
    Sono d’accordissimo con te sul fatto che certe scelte letterarie (come quelle di infarcire il dialogo di parolacce) riferite ad un contesto particolare e funzionale al personaggio è giusto e direi anche lecito! Anzi … è la scelta migliore per rappresentarlo a 360°! Non sono d’accordo su altri aspetti. In questo racconto, sarà un mio limite, ma vi ritrovo un abuso di quello che dosato potrebbe essere funzionale.

    cara sylvie,
    ognuno di noi è giusto che, su quel che legge, possa esprimere delle proprie valutazioni su contenuti e forma.

    per esempio, io, come lettore-aspirante-scrittore, se leggo camilleri che scrive
    Montalbano si guardò il cazzo
    penso che preferisco Izzo
    Fabio Montale si guardò il pene
    Sul parlato invece – è una mia scelta – cerco di proporre e cercare il reale.
    ma mi piace tanto ernesto ragazzoni, che agli inizi del secolo rischiava grosso scrivendo quel che non si doveva, quanto le scritture gentili.
    sarebbe una noia mortale, non credi, se tutti scrivessero (bene) com Maggiani o Mari?

    comunque, ti sei spiegata e non hai offeso nessuno, credo
    tu hai trovato inutile quella bestemmia, per me invece ci sta: rende meglio il personaggio.
    quella bestemmia – mia personale interpretazione – non è dell’io narrante: ma del protagonista.
    bestemmia perché la sua non cultura gli fa dire ora questo ora zingari di merda.
    ciao sylvie

  44. Michele Mari in “Rondini sul filo” non è poi così “educato”, no?? Ma non per questo è meno grandioso ;-) (…noisoso mai, almeno per me)

    io delle bestemmie manco mi ero accorta! E sì che non mi reputo una lettrice distratta…

    commento poco ma leggo tutto, grazie ancora a Remo :-)

  45. Il più bel racconto in assoluto fino ad ora pubblicato, per me.

    Il personaggio è realisticamente allucinante. E’ un disgraziato che lavora in un cantiere senza alcuna sicurezza, fa una vita di merda ( per usare un elegante francesismo, ma se volete una definizione più rozza: conduce un’esistenza veramente difficile, in cui neppure le condizioni di lavoro sono umanamente accettabili) e sogna di sfondare grazie ad un fisico che coltiva come la sua unica risorsa e quando finisce in un lercio mucchio di niente, si consola sperando che, se il volto non è rovinato, potrà ancora farcela!

    BRAVI, BRAVE. Non so chi siate, ma io già vi amo e sempre vi amerò.
    Non c’è buonismo, non c’è retorica, c’è la disperazione assoluta neanche rischiarata dalla saggezza. C’è buona parte dello spirito che permea questo Paese d’aria fritta.

    Classifica mutante , rileggo rileggo, sono di una pignoleria esasperante ( sul lavoro spacco il capello in cinque, quattro è poco,da schiene di vetro!):

    1)Miracolo italiano
    2)Servizio ispezione lavoro
    3)Il passaggio del testimone
    4)Come corpo morto
    5)Davvero. Nel sogno
    6)Lettera dal mio molino ( senza finale)

  46. Riciclo il commento di gregori, l’unica cosa di suo che sia possibile riciclare…
    i giovani d’oggi non sono tutti così, ne sono convinta.
    lory

  47. L’ho riletto e *non* ho trovato la bestemmia. MI devo preoccupare? Ho saltato il fosso, non tornerò mai più come prima, probabilmente. E’ che vivo in un mondo troppo ridicolo. In una barzelletta che porta a spasso sé stessa. Non esistono bestemmie,probabilmente. Non esiste niente di niente di serio, se non il conto in banca.

    E la salute.
    A questa al momento sto bene e le scarpe nuove…comprate questa mattina. Dei sandaletti, bassi, di pelle dorata. Gli ennesimi, di questo tipo, ma mi piacevano talmente tanto!

  48. mio primo commento, convinto forse dal racconto, forse dalla (sterile) polemica sulla bestemmia.
    Avete mai letto Tondelli? o Selby Jr? No, eh.
    Comunque.
    Qua lo smoccolo e’ funzionale, in quanto il punto di vista e’ quello del protagonista, prodotto al passo con i nostri tempi, anche se la voce narrante e’ in terza persona.

    A me il racconto e’ garbato: preciso, senza sbavature, credibile, ben amalgamato, anche se il cambio del tempo verbale stride un po’ per i miei gusti. Uno dei pochi che mi ha spinto a leggere fino in fondo (non amo leggere sul monitor) senza pesarmi.

  49. Un racconto ben condotto, non c’è che dire, e pieno di Italia d’oggi.

    Si è lasciato leggere molto fluidamente e il linguaggio questa volta mi è parso verosimile e adeguato al contesto.

    (Non mi convince quell’ “Anzi, lui lo sta bell’e che facendo” e mi meraviglia trovare “ciancicati” in due racconti che leggo di seguito).

  50. Ho notato anch’io il ciancicato in due racconti di fila.
    Non è un termine che leggo spesso, coindicenze.
    E’ scritto molto bene. E l’Italia di oggi c’è, con tutte le sue contraddizioni, espressioni verbali comprese, che se devono rappresentare un certo contesto e/o personaggio è giusto che vengano usate.

    Mio padre bestemmia come intercalare. In un dialogo con lui come protagonista non si potrebbe omettere la bestemmia: non sarebbe lui. Tuttavia è amatissimo da un monsignore che lo considera suo caro amico e da altri preti e missionari, coi quali lui si rivolge esattamente come fa con tutti. Alla fine credo che conti la sostanza delle cose anche se rispetto coloro a cui può dare fastidio.

    L’unica cosa che mi lascia perplessa di questo racconto è il finale. E’ credibile che un ragazzo palestratissimo, per quanto condizionato, appena appreso che rimarrà paralizzato per la vita, pensi a sfoltire le sopracciglia?
    Sgnapis

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