Pubblicato da: remo | 14 luglio 2009

aquattromani: 9

QUANDO NON SEI NESSUNO

Eccolo Ernesto. Occhi chiusi, bocca aperta, screpolata dall’arsura e piegata dal dolore. Le mani immobili, rilasciate sul grembo, rigide e con i palmi rivolti verso l’alto.
A Cecilia sembra che dorma. E invece è morto, così, nel silenzio di una notte qualunque mentre l’ennesimo treno passa veloce sulle rotaie. Un tu-tum, tu-tum asfissiante e ripetitivo. Le pareti sporche ondeggiano, cullando il padre in un moto lento.
«E io mo’ che faccio?» Il pensiero, gridato sottovoce, si perde negli angoli bui dell’appartamento, mescolandosi alla polvere, alle pentole incrostate di sporcizia nel lavandino, al letto disfatto. Il cadavere, incastrato nella poltrona della sala, emana già il tanfo della terra. Di quelle quattro ossa divorate dai vermi.
«Pa’…» La donna, sguardo nero pece, s’accovaccia di fronte a lui, adagiando le dita sulla guancia gelida.
«…pa’…scusame…»
Non le viene in mente altro da dire. Ogni parola s’invischia nella saliva e scompare in un’eco sordo nelle sue orecchie.

Il ricordo di quella sera la perseguitava ancora, insieme alla faccia immobile dell’uomo. Alla quiete scesa nel monolocale a coprire ogni gemito di disperazione. Non era mai stata niente Cecilia. Né bella, né fortunata, né impiegata in un lavoro qualsiasi. La vita l’aveva sfiorata obbligandola a sopravvivere in mezzo alla merda. Semo nati poveracci e resteremo poveracci. La madre gliel’aveva ripetuto fino alla fine. A che serviva sperare? Era una domanda cui non voleva rispondere. Sospesa sul nulla arrancava sulla strada incendiata dal sole di mezzogiorno. Il sudore si scioglieva tra le pieghe di pancia e fianchi. La maglietta stinta di cotone le restava appiccicata addosso come una condanna. Luglio la stava uccidendo e il respiro affaticato somigliava al rantolo di un moribondo. Magari sarebbe stato meglio arrendersi. Non l’avrebbero mai assunta. Dove andava con quel corpo schifoso, le gambe mollicce e la faccia grossa? Dove andava senza uno straccio di laurea? Dove?
Ceci’ se te fai mette li piedi in testa te riempo de tanti de quei calci che nun c’avrai manco la forza de rialza’ quel culone!
E sì Ernesto l’avrebbe ammazzata se l’avesse vista cedere. Ma non poteva continuare a recitare la parte della figlia forte. Lui non c’era più e forse quell’assenza se l’era cercata. Il senso di colpa fuso in ogni centimetro di pelle ne era la prova. La bandiera. Due giorni era stata fuori casa e per cosa?

«Cicciona lo sai. Una, du’ scopate massimo ma poi te ne vai a cagare da n’artra parte.» «Carlo va bene…va bene…io…nun c’ho troppe pretese.»
«E vorrei vede’ co’ tutto il lardo che te ritrovi me devi solo da ringrazia’, che te faccio il favore de sverginatte.»
«Come…come funziona? Cioè…quando ce vedemo?»
«Stasera la prima e domandi replicamo.» «Va beh allora…io t’aspetto qua, cioè, t’aspetto al portone.»

E mentre il macellaio se la mangiava, il vecchio s’irrigidiva in una smorfia d’orrore.
«Che cazzo de caldo…non gliela…faccio…»
Bisbigliò e scansando dietro la schiena una ciocca ispida di capelli castani arrestò il passo di fronte a un edificio. La ragazza sospirò tesa. Quella era la sua occasione. Cercavano una segretaria e aveva i requisiti per farla. Essere assunta avrebbe significato tante cose, soprattutto ricominciare da capo e sentirsi una persona.
Entrò, tremando per l’agitazione. La porta di Alfredo Meneghini era aperta. L’uomo, distinto ed elegante, leggeva con noncuranza i documenti sulla scrivania. Non si accorse subito dell’ingombrante presenza. Quando la scorse immobile all’entrata, l’osservò perplesso.
«Sì? Dica…»
«Buo…buongiorno. Io so’…sono…mi scusi, Cecilia Esposito. Io…sì ecco sono qua per il posto.» Alfredo spalancò la bocca in un moto di stupore. Ma che è scema? E che secondo lei, io me metto de fianco un mostro? Porca puttana…ma perché la gente non ce pensa alle cose prima de veni’ a fa’ figure de merda? Eppure sull’annuncio ce stava scritto “bella presenza”.
«Sì…signore…io c’ho i titoli…insomma…posso farlo, davvero…davvero…non me…cioè scusi, non se ne pentirà.»
Meneghini incrociò le dita sui fogli, puntando le iridi blu in quelle nere di lei.
«Mi dispiace signora Esposito. Il posto è già stato assegnato.»
La gelida affermazione non fu seguita da repliche. Cecilia si limitò ad annuire e ad andare via. Si limitò a ripercorrere a ritroso il corridoio. L’androne. Lo spiazzale antistante il palazzo. Fino a raggiungere la stazione della metropolitana.
Mancava un minuto all’arrivo del treno. La fermata era deserta. Il sole accecante.
«Non so’ mai stata niente. Non sarò mai niente.»
Sussurrò tra i denti, ricacciando nel fondo di sé le lacrime spuntate sulle guance.

Cecilia fa le valigie e vattene. Non me paghi l’affitto da tre mesi e io me so’ rotto le palle de sta aspetta’ che te decidi a damme sti’ sordi!

Un alito di vento caldo le sferzò il volto deformato in un’espressione di rabbia e sofferenza. Sua madre aveva ragione. E per questo si gettò sulle rotaie in un tonfo assordante.

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Responses

  1. vabbè che era in sovrappeso, ma ” si gettò sulle in un tonfo assordante” è tremendo.

  2. La Treccani della sfiga.
    Domani leggo meglio.
    Meneghini cattivo, Esposito buono, ma la storia, perlomeno si svolge a metà strada, Roma. Secondo me s’è buttata sotto al treno su per giù a Bologna.

  3. Mi fa troppo ridere il commento di Rossana…
    Però, una simile persecuzione esistenziale può benissimo sfociare così.
    Magari con un semplice tonfo.
    Lo trovo scritto molto bene.

  4. Assordante, in effetti. Devo rileggere.

  5. Questo per me è il migliore, per ora.

  6. Effettivamente questa è proprio una sfigata O__O…poveraccia!

  7. E’ terribilmente, troppo, esagerato.

  8. Non mi piace. Esagerato nell’evidenziare un dramma a tutto tondo, diventa farsa.La vita è più complessa e ci si può buttare per molto meno, sotto il treno. Qui c’è un’ingenua ricerca delle motivazioni della disperazione, che invece ci scorre accanto per strada in modo molto più dignitoso ( e spettrale, a volte). Nessuno escluso. L’ho portata addosso, in alcuni momenti della vita, come molti.

    Classifica invariata.

    1) Servizio Ispezione Lavoro
    2) Il passaggio del testimone
    3) Come corpo morto
    4) Davvero nel sogno
    5) Lettera dal mio molino ( a cui amputare la fine)
    6) Ufficio Reclami (anche se per i miei gusti “sbarella” nell’onirico)

  9. mi è piaciuto molto l’inizio ed anche l’inserimento degli altri brevi flashback, ma lo sviluppo principale esagera nelle continue sottolineature sulla grassezza. belle immagini e forzature…
    perchè tonfo “assordante”??? è proprio brutto…

  10. a me è piaciuto :-)

  11. Molto piaciuto. Il ” tonfo assordante ” è una scudisciata di sarcasmo, sia pure sgradevole. Ho conosciuto una persona veramente obesa: è una situazione tragica. Ho conosciuto altre persone sempre a digiuno: al ristorante spostano il cibo da qui a lì e da lì a qui, non gustano un gelato una tantum, ma per piacere, e mica ce l’ha ordinato il medico di essere emaciati.
    Buon racconto.

  12. …no, no, mi spiace, no….
    Per quello che posso esprimere io, sulla scrittura, non è scritto male. Anzi.
    Ma la storia non mi “quadra”. Se fosse così, a tutte le persone che non rientrino nei canoni estetici di “veline”, indossatrici e compagnia rifatta bella, non resterebbe che un tonfo assordante.
    La fiera del luogo comune. Mi spiace. No, non mi va.

  13. non mi sembra completo. c’è un po’ di tutto ma non fino in fondo.

  14. Non mi convince. Al di là dell’abuso dei luoghi comuni (difetto di tutti i racconti letti sino adesso, anche i migliori) non c’è omogeneità di scrittura. Si avverte il passaggio di mano (che magari non c’è stato, ma lo stile, a metà, cambia). Ci sono belle immagini, ma si perdono nell’eccesso. La sensazione di incompletezza la sento anch’io. L’incipit mi è piaciuto molto anche se c’è un grave errore: l’eco è femminile. E il tonfo assordante no.

  15. Questo racconto, mia umilissima opinione, è scritto bene. Mi rattrista molto, ma com è scritto mi piace.
    Certo che, immaginando la raccolta di tutti questi testi, se finisse in mano a qualcuno che l’Italia non la conosce, mi sa che le prossime ferie le fa in Groenlandia.

    (vado a ripigliare il famoso pulmino…)

  16. Non riesco a farmi coinvolgere da questo racconto. Il dramma è reale, ma la psicologia della protagonista cozza con la soluzione finale. Finisce per assumere i toni della farsa.

  17. Incipit bellissimo, l’eco al maschile mi era sfuggita e in effetti non è un bell’errore da fare, ma succede. Il resto del racconto si perde, non ha continuità, saltella e non riesce a rendermi partecipe del dramma. Il tonfo assordante sarà pure sarcastico, ma per me non ci sta.

    1) Davvero. Nel sogno (il titolo ci azzecca poco, ma il racconto è una telecronaca appassionante)
    2) Come corpo morto (l’Italia dei nuovi poveri, con dignità)
    3) Lettera dal mio molino (un racconto credibile e ben scritto)
    4) Ufficio reclami (criptico ma uno sforzo c’era, anche da parte degli autori)
    5) Servizio ispezione lavoro (un racconto che mette insieme i luoghi comuni dei furbetti italici, ma senzasufficiente spessore)
    6) Quando non sei nessuno (racconto incompleto e mano troppo calcata sull’obesità che è un dramma di suo e non abbisognava di sottolineature)

  18. a me è piaciuto, nel complesso. è difficile spesso per me valutare se un racconto mi piace o no perchè magari, all’ interno di un bel pezzo ci sono delle frasi cehs tonano o delle parole che non mi tornano. ecco quindi che provo a valutare nel complesso e quindi dico che mi piace. interessante il tema: se sei cicciona non ti prendo nemmeno a fare la segretaria.

  19. @ sonia: ….aspettami, ché in due ci fanno lo sconto! :-)))

  20. Peccato per il finale. Il resto mi è piaciuto. E’ scritto bene e mette in luce un aspetto del pianeta donna/lavoro che conosciamo bene e spesso funziona proprio così. Io conosco persone obese, so cosa significa il loro mondo che non è facile, per niente, soprattutto oggi dove apparire conta più di ogni altra cosa.
    Il finale tragico e frettoloso, avrebbe richiesto a mio avviso, una narrazione più preparatoria, più introspettiva, che qui non emerge. Mi sarei aspettata che mollasse un cazzotto al burino che la rifiuta piuttosto della decisione di porre fine alla sua vita. Uno sguardo veritiero anche se “troppo” tragico, sull’esistenza degli invisibili.
    Sgnapis

  21. @ Paola, me sa che ce fanno l abbonamento… ;)

  22. @Silvia: insivibile? La vedi da lontano, anche senza binocolo. Se non la vedi, perlomeno la senti quando se butta nel tonfo assordante.

  23. @ Sonia: se continuiamo così, Remo ci blocca….
    :-)

  24. Mmmh… é vero, come ha detto qualcuno, l’incipit è BELLISSIMO. Poi, però, il delirio.
    No.

  25. Facile battuta, lo so:) Ho fatto l’alzata e tu hai schiacciato. Dammi il 5.

    Ross, io ho visto da vicino il disagio di chi non è strafiga o comunque non si sente adeguata. Come me che mi sono sentita inadeguata spesse volte nella vita. Perdonami, ma a me non viene da ridere. Non crogioliamoci nel buonismo tout court però nemmeno massacrare oltre misura che il disagio di non-essere per non essere in linea coi dettami, in questa società è molto forte e diffuso.
    Poi che questo racconto non rappresenti a dovere questa piaga, forse è vero, a me è piaciuto ripeto, finale a parte.
    Hai notato che a destra di FB ogni 5 secondi appare una scritta: Sei obeso? Io ero così, adesso cosà: perdi 30 chili in 3 gg., con due beveroni, in 1 settimana senza dormire, dormendo per sempre a testa in giù, saltando con una gamba per due ore nei giorni dispari, oltre la morte…
    Ci sarà un motivo o più di uno.
    Sgnapis

  26. mi piace cosa ha scritto sgnapis.

    correggo un eco in un’eco.

  27. L’incipit è bello, il finale ingiustificato.
    La scrittura mi sembra buona…
    La discriminazione degli obesi è l’altra faccia del velinismo.
    Siamo una società schizofrenica, istigata a consumare e poi a smaltire quanto consuma.

  28. Il problema non è l’obesità di per sé.
    Ha il padre morto in casa, incontra trucidi individui che se la farebberro egualmente ( previo accontentarsi di una botta e via), ha un padrone di casa ancor più trucido. Si chiama Esposito per sottolineare la povertà delle origini del sud, mentre chi potrebbe assumerla è un Meneghini ( come a sottolineare le disparità già nei cognomi, come se tutti al sud fossero poveri, mentre al nord navigassero nell’oro e *non* è vero!). Non trova lavoro. Si calca la mano. Si crea appositamente il personaggio drammatico, per palati facili. Il dramma spesso è molto più sfumato, più sottile.
    No, Silvia. Si può parlare di modelli estetici esasperati, eccome! Conosco i drammi dell’anoressia e dell’obesità ed anche altri, del vivere. Qui c’è troppa carne al fuoco. Può piacere proprio per questo, certamente!
    E’ soltanto una faccenda di gusti.

    Il finale mi ha ricordato la barzelletta del tizio sui binari che fa: casellante! ( e lui non esce), ripete ancor più forte : casellante! Quando questi esce, il treno ormai sta per arrivare e lui gli urla, rassegnato: casellante, sent che bota!!!

    E’ soltanto un’opinione, per carità, ma qui mancano soltanto la psoriasi ed il ginocchio della lavandaia per completare il quadro.

  29. non ce la faccio

  30. a me non piace molto la chiusa
    avrei terminato così: “E poi si mise a piovere”

  31. Rossana la dignità non ha lignaggio. Come diceva un mio amato conterraneo “signori si nasce ed io modestamente…”. Esposito, poi, è un cognome citatissimo. Vuoi mettere ? :-)

  32. …io direi che Esposito è un cognome unico…. :-)

  33. Pure Meneghini è un cognome comune, ch’el magna fette di panettone farcite di cotolette alla milanese. Evita:i binari se piove sono scivolosi, questa se si butta, con la forza del peso, guizza come un’anguilla fino a Reggio Calabria.

  34. AAHAHAHHAAHAHHAHAH!
    (no, basta così: intanto copio e incollo perché ho paura che Remo vi censuri, manica di insensibili)

  35. Ho faticato ad arrivare fino alla fine…
    lory

  36. Remo, se mai mi vedrà, mi farà toscanissime battute cattive sulle donne ed io tacerò mesta.

  37. Guarda Ross, a parte il fatto che chiude uccidendosi e questo ripeto non mi è piaciuto, credo che sia molto facile cadere nel clichè, come quella di prima che accavalla le gambe facendo intuire l’evidente.
    Ma questo vale anche per i giudizi porta pazienza.

    Mi piace perchè c’è tanta carne al fuoco? Può essere, non l’ho letta così. Nella vita di persone con gravi difficoltà, spesso una sfiga tira l’altra e non tutti ne sanno uscire alla stessa maniera. Non tutti ne hanno la stessa forza. E’ un dato di fatto. Si chiama Esposito? Per me è un cognome come un altro, poteva chiamarsi Gherardi che per me era la stessa cosa. Oppure ho peccato di ingenuità? O forse siamo troppo condizionati da fare il pelo anche ad un cognome? Non lo dico per polemica, capiscimi.
    Io credo invece che a volte si abbia il sacro terrore di sembrare buonisti.
    Poi può essere nelle corde oppure no, come dici giustamente è una questione di gusti.
    Conosco lo sguardo che hai sulle cose e spesso lo condivido, ma in questo caso, per gli stessi motivi ch tu adduci io non mi sento di sfottere questo personaggio, perchè può essere una storia vera. Dove sta scritto che c’è un limite alla sfiga?
    La ciccia è un problema dei giorni nostri, sia quando è troppa, sia quando è poca. L’argomento mi è piaciuto. Poi io non l’avrei fatta morire mai.

    p.s. sto ancora aspettando il tecnico per la lavatrice. Se mi da buca un’altra volta sentirete dell’ennesimo omicidio.

  38. – Gelmini mode on- 6 – Gelmini mode off –

  39. Trovo anch’io il finale da tragedia che si tramuta in farsa.


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