aquattromani: 8

IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE

-Mamma, il prof di matematica ti vuole vedere…
-Di nuovo? Ma perché, che c’è ancora?
-Il solito. Dice che se vado così male nella sua materia, non passo.
-Ormai sono convinta che abbiamo sbagliato a iscriverti ad una scuola tanto impegnativa. D’accordo, un diploma serve, ma così compromettiamo le cose veramente importanti. La tua insegnante di danza si è lamentata che vai sempre alle lezioni stanca, svogliata, rendi poco. Ti farò cambiare scuola.
-Mamma, vado bene? Non mi sarò truccata troppo?
La madre guarda la ragazza con occhio critico. Guarda la gonna cortissima che non copre le cosce polpose e non eccessivamente lunghe. Assomiglia al padre in questo, non ha preso da lei, ma con un bel sandalo a stiletto, il difetto s’attenua. Guarda la camicetta da cui debordano le tette spinte in alto dal push-up. Guarda la bocca rossa, lucida di gloss metallizzato. Guarda gli occhi truccati da finta ingenua. Cosciente di sé, ma a quell’età si è fragili, non deve fare come lei, che ha ceduto all’amore. Sposata a 20 anni, incinta. Brusco risveglio da vagito, sogni di sfondare riposti nel cassetto, e tutto per uno che nella vita non ha combinato niente. Un buon partito, che tuttavia non è mai arrivato, nonostante la laurea in scienze politiche, scienza del nulla. Già tanto che abbia trovato un modesto impiego, e grazie a lei!
– E’ tutto a posto. Sei perfetta. E io come sto?
La ragazza guarda la madre. Gonna corta che non copre le gambe lunghe e nervose con un accenno di varici. Guarda la camicetta che lascia intravedere un seno abbondante, morbido e leggermente cascante. Guarda le labbra ancora belle ma tirate in una perenne smorfia, il trucco sapiente, di maniera.
-Vai bene, ma’. Mica devi essere presa tu.
Anna dà una botta alla figlia su una coscia. Sa d’essere ancora molto piacente, ma oramai fuori tempo massimo. L’orologio, corre. Si può sedurre il bottegaio, il coetaneo avvocato o commercialista, ma non il mondo, alla sua età….
L’occasione del casting potrebbe essere buona. Leo, poi…è una vecchia conoscenza. Tutto merito suo: Miss Muretto di Alassio, Salsomaggiore, sfilate in giro per l’Italia, pubblicità sulle tv locali, qualche servizio di moda, infine, purtroppo soltanto…sagre; con Giacomo che rompeva le balle. Due bambini e poi una vita a far la parrucchiera. Odore d’ammoniaca su per le narici per vent’anni. E lodarle poi, le rugose. Soddisfarle sempre, le perfide. Ringraziarle per la mancia a Natale.
La sala d’aspetto è gremita. Ragazze a gruppi, solitarie con il broncio e qualche mamma con la figlia. Anna guarda soprattutto le altre madri: dei cessi. Si chiede come possano avere messo al mondo certe bellezze, che tuttavia poi cambieranno, lo s’intuisce. Troppo rotonde di fianchi, capelli opachi e spenti, senza nerbo. La sua Sonia è qualcosa di più.
Si apre la porta, esce una ragazza in lacrime.
– Porco! Schifoso porco!
Nessuna reagisce, soltanto una biondina sembra imbarazzata e spaventata, ma abbassa gli occhi, si limita a cincischiare con i pupazzetti che pendono dallo zainetto.
Un’impassibile ragazza statuaria, dall’accento slavo, introduce Anna e Sonia nello studio. Un ufficio arredato in modo essenziale e spoglio: scrivania, manifesti d’attori e cantanti alle pareti azzurro polvere, poltroncine d’acciaio foderate di pelle grigia, pc, mobili per archivio.
Piante vere e finte sapientemente mescolate creano un effetto verde di sobria eleganza.
Anna e Sonia si siedono, ponendosi davanti al lucido scrittoio di cristallo.
– No, non lì, Leo vi aspetta di là.
Si apre una porta da cui si affaccia un uomo robusto. Giacca di lino chiaro stropicciato su camicia aperta e vissuta. Un sorriso gli illumina la faccia abbronzata, avanza allargando le braccia, mostrando l’alone beige di sudore ascellare. Capelli troppo scuri per i suoi 50 anni.
– Anna! Anna mia cara e mia bella! Anna mia dolcissima!
Effusioni.
La ragazza resta in disparte.
– Anna, fatti guardare! UNO SPLEN DO RE! Sempre più gnocca! Ma come fai! Come fai…?!
Anna fa un giro su stessa, accompagnata dalla mano di lui, che la fa ruotare alzandole il braccio sopra il capo. Anna piroetta ed infine lui l’attrae a sé. Leo si struscia ed Anna asseconda. Panza contro pancia lievemente lievitata con l’età ma accogliente. Sonia serra per contrasto la sua, soda, allenata dalla danza.
Gli occhi di Leo finalmente si posano su di lei, la squadrano, la spogliano, la valutano, si soffermano su quei fianchi un po’ abbondanti, ma di marmo. Su quel seno non molto grande ma invitante e poi, insomma, volendo, un bisturi…aggiusta le cose. La bocca è già carnosa di suo. Lo sguardo è docile, malizioso senza fatica alcuna. Offerto, senz’ombra di posa.
– Lasciatelo dire, Anna, hai fatto un capolavoro di figliola!
Sonia biondissima sorride, di un sorriso accennato, come di chi si degna ma, già seduta sul divano di velluto nero, per tutta risposta accavalla le gambe. Nel movimento lento mostra assai bene il tulle trasparente lì, sul pelo, anch’esso nero.

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Informazioni su remo

scrivo. Ultimi libri pubblicati: Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton 2007, fuori catalogo); Bastardo posto (Perdisa Pop 2010); Vicolo del precipizio (Perdisa Pop 2011); Buio assoluto (Historica, 2015); Vegan. Le città di dio (Tlon, 2016); La notte del santo, Time crime

29 thoughts on “aquattromani: 8

  1. brr, la descrizione di Leo mi ha agghiacciato…e il tocco narrativo stile scanner, che viviseziona le persone, si legge come un bisturi.

    eh, l’italia dei papponi e delle veline, in cinquemila battute.

  2. Mmh…la storia potrebbe funzionare, anzi funziona, però ci sono alcune espressioni che proprio non digerisco!

  3. Mah….sarà anche il ritratto di “certe” famiglie, per carità.
    Dopotutto programmi come “amici”, “veline” e reality vari, possono farci pensare che in Italia si viva di quello.
    Alla fine è troppo “luogo comune” per toccarmi. E certe descrizioni ed espressioni sono, decisamente, forzate.

  4. non mi convince del tutto. ci sono alcune forzature. e l’argomento è forse già troppo usato. o sentito.
    ma è un vero racconto: inizio, svolgimento, fine.
    la figlia ne esce vincente. gli altri sono molto ‘dentro la parte’.
    lei lo è ma in modo più sincero.

    vabbè, oggi sono prolissa. scusatemi :-)

  5. luogo comune madre-figlia a concorso di bellezza trasposto nell’italia 2009 dei papi e delle aspiranti veline.
    finale un pò troppo “tronco” (sarà per la crudeltà delle 5000 battute!) al paragrafo finale sono sceso col cursore pensando non fosse finito.
    certo l’ultima scena descrive bene la ragazzine di oggi che forse non sanno ancora bene quello che vogliono ma sanno benissimo come ottenerlo…

  6. L’ho trovato ottimo come ritratto di una triste Italietta divenuta luogo comune. Trovo deleteria ai fini educativi questa complicità femminile che si istaura tra madre e figlia e che è la porzione meglio descritta del racconto: la figlia diviene l’altra se stessa ringiovanita e vincente.

  7. scusate le mie assenze! I racconti vengono pubblicati velocemente e quando riesco ad accedere mi accorgo di quanto sono indietro!
    Comunque … non è il mio genere … mi spiace scriverlo, ma non mi piace! :(

  8. Ben scritto anche nella dovizia di particolari. Però mi pare tutto prevedibile, accavallamento con pelo compreso.
    Non mi ha emozionata.
    Quadretto diverso dal film di Visconti “Bellissima”, se si vuole cmq parlare di Italia di oggi, questo bisogna riconoscerlo.

  9. Il racconto è ben scritto e purtroppo rispecchia la nostra Italietta tra puritanesimo e puttanesimo… madri e figlie complici nel mercificarsi, ma non è una novità.
    Secondo me manca in tutti i racconti finora postati quel qualcosa in più, quel cogliere l’Italia da una prospettiva insolita, magari straniante. Io per prima credo che farò brutta figura, ma mi piacerebbe che qualcuno scrivesse qualcosa così.

  10. L’Italia di oggi, c’è. Il quadro sarà anche esasperato, negli ambienti bene tutto succederà più soft , in quello che si considera libertario ammantato di teorie sulle libertà , quella sessuale compresa, ma sostanzialmente è sempre la stessa solfa. Si può obiettare che, anche in questo caso, “è l’Italia di sempre”. Lo cantava già Guccini: “per aver soldi, la fama e la grana, bisogna essere un poco puttana”. “Fantoni Cesira” la nonna, Fantoni Anna la figlia, Fantoni Sonia la nipote. Il Papi non ha inventato niente, insomma. Semmai la situazione ha avuto la sua beatificazione mediatica ( ad ogni livello, internet compreso).
    Io stilo la mia classifica (soltanto sei), alla quale però ho ripensato ed è mutata, perché rileggo sempre tutti i racconti:

    1) Servizio Ispezione Lavoro
    2) Il passaggio del testimone
    3) Come corpo morto
    4) Davvero nel sogno
    5) Lettera dal mio molino ( a cui amputare la fine)
    6) Ufficio Reclami (anche se per i miei gusti “sbarella” nell’onirico)

  11. Quanto a Italia di oggi mi pare che ci siamo. Le pagine dei giornali ci hanno bombardato di esempi esplicativi.

  12. Diciamo che nei miei sei questo proprio non c’è. Mi dispiace.

    1) Davvero. Nel sogno (il titolo ci azzecca poco, ma il racconto è una telecronaca appassionante)
    2) Come corpo morto (l’Italia dei nuovi poveri, con dignità)
    3) Lettera dal mio molino (un racconto credibile e ben scritto)
    4) Ufficio reclami (criptico ma uno sforzo c’era, anche da parte degli autori)
    5) Servizio ispezione lavoro (un racconto che mette insieme i luoghi comuni dei furbetti italici, ma senzasufficiente spessore)
    6) Racconto ‘mbriaco (ruota di pavone per far vedere che si sanno un sacco di cose, Ok, ma il troppo stroppia e diventa… banale)

  13. ritorno su un punto che secondo me diventa sempre più evidente racconto dopo racconto.
    il tema “fisso” toglie fantasia e spontaneità.
    agli argomenti trattati ed al modo di interpretarli.
    la “banalità” che viene talvolta addebitata ai racconti è una banalità reale.
    non dico del male, ma della bruttezza di un certo vivere.
    scelto o subito.
    quest’ultimo racconto, non è esasperato ma assai fedele.
    ho avuto occasione di vedere le aspiranti concorrenti a programmi pomeridiani della signora costanzo e a selezioni di ragazze per balletti in programmi rai.
    quello che capita talvolta – raramente ma capita – è vedere ragazze completamente plagiate e a disagio, da madri frustrate che riversano il loro mancato successo in epoca giovanile perché non c’erano queste possibilità di sfondare, sulle figlie che costituiscono una rivalsa potente e totalizzante da conquistare senza esclusione di colpi.
    (foss’anche umiliare e “prostituire “ le proprie figlie).

    remo, ci hai inguaiato! :)

  14. 5.000 battute in un provino per velina? Si puo’ fare. Ma l’effetto non credo possa andare oltre a questo. Per me è scritto bene, ma il “bene” è chiaramente soggettivo, come per tante cose.
    Il problema, nel caso, coincide con quello che dice Silvia: non emoziona.

  15. Praticamente, il “Bellissima” viscontiano nell’era dei Papi.

    Ho trovato i dialoghi piuttosto artificiosi. Soprattutto la tirata iniziale della madre messa lì apposta per illustrarci che alla signora la scuola importa poco ed è più importante lo show(business).

  16. La mamma, troia nel DNA, vuol vedere la figlia sistemata laddove lei, forse per inesperienza giovanile, non è mai riuscita.
    Attuale ed emozionante, proprio per lo squallore che denota.

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