aquattromani: 6

SERVIZIO ISPEZIONE LAVORO

“Ha visto la faccia di quel tipo? Quanto dovrà sborsare, secondo lei?”, chiese la nuova collaboratrice al suo ispettore capo, tornando da una verifica a un cantiere edile. “Minimo quindicimila”, rispose l’uomo, riordinando i verbali nella valigetta griffata, “faremo bene i conti prima di spedirgli il verbale. La cifra potrebbe aumentare e, se non paga, chiude!”.
“Però non mi sembra giusto”, replicò dubbiosa la ragazza, “i macchinari e i ponteggi erano a norma, e i dipendenti rispettavano le prescrizioni di sicurezza. Se l’azienda chiudesse, gli operai si ritroverebbero disoccupati.”
L’ispettore divenne paonazzo.
“Ma chi cazzo si crede, ‘sta troietta?”, pensò, “solo perché è laureata, ritiene di sapere tutto? Vent’anni di gavetta, come il sottoscritto, e poi ne riparliamo. Maledette donne. Si sentono le più intelligenti e poi, al primo che ci casca, si fanno mettere incinte e mantenere. Se non fosse perché devo tenermi buono il direttore, le avrei già mollato un calcio in culo e tanti saluti!”.
Rispose a voce alta, ma cercando di contenere la rabbia: “Non è questo il punto! Conta la carta, capisci? I macchinari erano a posto, ma mancavano i documenti! Nessuna valutazione del rumore, e neppure per il rischio chimico. Alcuni versamenti di contributi sono avvenuti in ritardo, e il registro presenze non era aggiornato. Vuoi diventare una brava ispettrice? Sanziona duramente le aziende, e ci riuscirai!”
Ancora non si capacitava del fatto che gli avessero affibbiato una donna. Era tutto così complicato con quella. E doveva evitare apprezzamenti e gesti equivocabili o addio carriera. Forse un frocio sarebbe stato più gestibile e ricattabile. Ma lei no, cazzo! Era una mina vagante!
“Cose da non credere. Pensano solo al guadagno e della sicurezza dei lavoratori se ne fregano”, commentò il collega, mettendo in moto l’auto.
L’uomo proseguì: “Mio zio m’ha raccontato che da lui, in Germania, queste cose non succedono. Tanto ti spetta per legge? Bene, tanto ti pagano. E son tutti assicurati. Il lavoro nero, in Germania, non esiste.”
La vettura partì, nell’afa dell’una meno un quarto. Soltanto la ragazza indossò la cintura di sicurezza. L’auto era rimasta in sosta sotto il sole torrido e iI caldo, all’interno dell’abitacolo, faceva incollare gli abiti alla pelle.
“Se ci fermassimo al ristorante e, poi, richiedessimo il rimborso della ricevuta all’ufficio?”, propose il capo dal sedile posteriore. Tutti annuirono.
“Vabbé, allora a ‘sto semaforo mi fermo”, disse il conducente con aria indolente. Prese il cellulare e chiamò la moglie, per avvisarla che non sarebbe rientrato a pranzo. Era ancora al telefono quando scattò il verde ed egli, reggendo il cellulare con la mano sinistra, con la destra abbandonò il volante per cambiare marcia.
Arrivarono al ristorante e scesero dall’auto rovente, per rifugiarsi nei locali climatizzati.
Non appena il proprietario vide entrare l’ispettore capo gli corse incontro, cercando di nascondere il legame di parentela che li legava. “Che sorpresa, benvenuto! E che bella collega ci avete portato!”, gridò, stringendogli calorosamente la mano.
“Modestamente, è uno dei nostri migliori acquisti. È una ragazza bella e competente. Ha un grande avvenire”, rispose il funzionario, dissimulando l’avversione per quella donna.
“Ispettore, posso parlarle in privato? Vorrei domandarle un consiglio”, domandò il ristoratore.
Seguendo il cugino nel retro della cucina, l’ispettore si rivolse disinvoltamente ai due sottoposti: “Mi sbrigo in un attimo. Guardate il menu e scegliete quello che volete.”
“Ho un problema con uno dei cuochi, quello albanese. Vuole denunciarmi perché non l’ho messo in regola e ora lo voglio licenziare. Ho poco lavoro, non mi occorre. Che faccio?”, bisbigliò il ristoratore.
L’ispettore ebbe una furente reazione: “Ma ti rendi conto, disgraziato? Hai un cugino ispettore del lavoro, gestisci uno dei locali più rinomati della zona, e ti prendi un dipendente in nero? Ma sei pazzo?”
“Sono quasi tutti in nero qui e lo sai benissimo. Chi può permettersi, al giorno d’oggi, di tenere tutto il personale in regola? Mi costerebbe troppo. Aiutami, o quello mi farà chiudere!”, supplicò il cugino.
Il tono del funzionario ridivenne cordiale: “Senti, il problema è delicato, non posso darti un consiglio immediato. Devo studiarmi la faccenda con calma, parlare con quel tipo, capire se sia disponibile ad un accordo. Però ora ho fame. Portaci da mangiare e vedrò cosa posso fare. A proposito, offri tu a tutti e mi fai pure la ricevuta, perché devo farmi rimborsare.”
I tre pranzarono e, alla fine, uscirono dal ristorante così sazi da non riuscire quasi a respirare.
Entrarono nell’automobile e l’ispettore capo ordinò al collega: “Metti in moto e andiamo. Dobbiamo studiare una bella punizione per quell’impresa di stamani. ‘Sti delinquenti vanno messi in riga. Lavoro nero? Fossero tutti come noi, non esisterebbe più. Altro che Germania. All’ufficio, forza!”

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Informazioni su remo

scrivo. Ultimi libri pubblicati: Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton 2007, fuori catalogo); Bastardo posto (Perdisa Pop 2010); Vicolo del precipizio (Perdisa Pop 2011); Buio assoluto (Historica, 2015); Vegan. Le città di dio (Tlon, 2016); La notte del santo, Time crime

27 thoughts on “aquattromani: 6

  1. E’ realista. Non è retorico, c’è qualche luogo comune che comunque *è* nell’italica mentalità dell’Italia DI SEMPRE ( per cui anche di oggi). L’unica novità rispetto al passato è la presenza dell’Albanese in cucina. Siamo un quartierone di “furboni”.
    Un racconto coerente.
    Primo posto, per ora. Il resto della mia “classifica” personale non muta.

  2. Lettera dal mio molino al primo posto
    Come corpo morto e racconto ‘mbriago al secondo, pari.
    Poco convincenti gli altri tre. in questo non vedo nulla dell’italia di oggi e la scrittura è incerta
    un lettore

  3. questa E’ l’italia di oggi. funzionari pubblici e politici che ti dicono ipocriti quello che devi fare, dove conta la carta, non la sostanza, e poi intrallazzano ch’è un piacere. il racconto genera irritazione: il grande capo bilioso e maschilista dalla coscienza intermittente, i sottoposti destinati per pigrizia o convenienza ad assomigliargli.
    buono. stile abbastanza adeguato.
    non so stilare una classifica.

  4. No. Il tema è attinente, gli spunti ci sono, ma la scrittura non mi piace. La trovo slegata, superficiale. Anche i personaggi sono tagliati con l’accetta, ma questo è un portato, credo, dello scarso numero di battute. Quindi…

    1) Lettera dal mio molino (un racconto credibile e ben scritto) – Come corpo morto (l’Italia dei nuovi poveri, con dignità) A PARI MERITO
    2) Ufficio reclami (criptico ma uno sforzo c’era, anche da parte degli autori)
    3) Servizio ispezione lavoro (un racconto che mette insieme i luoghi comuni dei furbetti italici, ma senzasufficiente spessore)
    4) Racconto ‘mbriaco (ruota di pavone per far vedere che si sanno un sacco di cose, Ok, ma il troppo stroppia e diventa… banale)
    5) La telefonata (furbissimo escamotage per scrivere un racconto… senza scriverlo).

  5. ….più che l’osservanza delle regole potè la carta….
    Purtroppo è così, lo vivo ogni giorno nel mio lavoro. Non importa se rispetti le regole. Se manca la carta, il timbro, il bollo, ecc. sei fregato.

    Mi piace la “classifica” aggiornata in tempo reale, lanciata da Laura Costantini e rilanciata da Rossana Massa.
    Credo che la farò un po’ mia….
    Giusto il tempo di trovare sei posizioni sei… :-)

  6. Questo racconto mi piace, amo la scrittura nervosa, a sciabolate anche in prosa e non stilerò un elenco di preferenze: non mi piacciono le competizioni, pensavo che qui si trattasse di condivisione, ecco perché ho partecipato, ma mi sbagliavo.
    E’ un buon racconto, scritto bene e che presenta situazioni autentiche dell’Italia di oggi in maniera visiva.

  7. Da quello che mi pare di avere compreso, la “classifica” serve solo per l’impaginazione dell’e-book. Non è una vera e propria competizione, a colpi di sciabolate. Almeno questo è quanto ho capito io….

  8. 1) Servizio Ispezione Lavoro
    2) Lettera dal mio molino ( a cui amputare la fine)
    3) Come corpo morto
    4) Ufficio Reclami
    5) Racconto ‘mbriaco
    6) La telefonata

    apprezzandoli tutti

  9. L’argomento è terribilmente vero ed attuale. Lo stile è adatto ai personaggi che si muovono solo per “dovere d’ufficio”, mandati da un meccanismo che si preoccupa solo dei numeri e delle cifre, ma meno della formazione e della prevenzione.

    Grottesco e affascinante.

  10. L’Italia di oggi, perché ci siamo immersi, è difficile da cogliere con distacco. Stiamo partorendo con sforzo l’Italia di domani, che ha in comune con quella del passato la furberia, le scorciatoie, il maschilismo, l’approssimazione, il forzismo coi deboli e il debolismo servile coi forti.
    Il racconto è poco coeso. Si poteva ambientare tutto al ristorante e dargli una fine meno sospesa, ma le battute sono una spada di Damocle!

  11. li ho letti tutti, non voglio fare classifica, ma il bar è un ologramma del primo racconto mi ha dato fastidio…, qualcuno ha parlato di pavone, meglio racconti come questo che è un po’ incerto ma genuino

  12. scrittura piacevole, argomento in tema, purtroppo molto attinente all’Italia, e non solo di oggi.
    spero ancora che questa sia una condivisione, non una competizione.

  13. non male come idea ma lo trovo un po’ confusionario.

    certo, il limite dei 5000 caratteri può portare a questo quando si voglionodire molte cose, ma d’altronde anche questo è nello spirito del mettersi in gioco, no?

  14. Purtroppo la confusione regna quasi sovrana, nonostante le più rosee previsioni a medio-lungo raggio.
    Non è lontano il giorno in cui varrà di più la facciata che la sostanza. Ci siamo quasi.
    Ci si mettono anche quelli che propinano la “destrutturazione” come rimedio, ma alla fine ricadono nella più banale ovvietà.
    Ma non smetteremo di impegnarci per l’integrità (soprattutto morale) della nostra Patria.
    Questo è un bellissimo luogo di confronto.
    Stilerò la classifica alla fine.

  15. …forse chi non vive direttamente certe situazioni, può rimanere confuso dal leggerne la cruda realtà….
    Sicuramente il limite di battute è un ostacolo per tutti gli autori in gioco….

  16. Direi che Laura e Morena hanno espresso anche il mio parere: centrato l’argomento ma lo stile è scarno e un po’ confuso.
    Lory

  17. Cosa significa scrittura incerta e stile scarno è confuso? Dove stanno le incertezze e le confusioni?
    E’ un luogo di confronto, verissimo, però sarebbe forse opportuno motivare meglio i propri giudizi.

  18. il racconto è scritto bene, secondo me, ma ci credo poco che si faccia tutto questo casino per aver gente in nero.

    Magari io abito in un altro paese e qua si parla di un’altra Italia.

    Tutto è possibile, neh.

  19. Argomento di sicura attualità. Non mi piace il modo di scrivere, ma è un giudizio del tutto personale.

  20. Uno spaccato molto realista dell’Italia di oggi, non c’è che dire. Ma non mi convince del tutto. Forse perché è troppo manicheo, forse perché è troppo evidente l’intento moralistico… come un apologo scritto per educare bambini e adolescenti in età scolare.

  21. Aitan: Manicheo?? ma sai cosa vuol dire Manicheo? “come un apologo scritto per educare bambini e adolescenti in età scolare”. Ma lo sai cosa è un Apologo?
    Vabbè che sei stato nominato “giudice onorario”, però…

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