Pubblicato da: remo | 9 luglio 2009

aquattromani: 4

RACCONTO ‘MBRIAGO (FORSE, NON SO, FATE VOI)

Italia di oggi, Italia di ieri, Italia che viene Italia che vai, vai a quel paese, quale? Prendi l’Alitalia? Boh, intanto la Maria sta cantando mio fratello è figlio unico e la Giuliana si è risposata per la terza volta, mentre Mario ieri – oh sentite a me ha detto così – ieri, dicevo, Mario entra in un cesso di un bar di periferia, che per l’appunto è anche un cesso di bar, gli scappa la pipì ma vuole anche un attimo di intimità, voglia di piangere, niente di che, così sceglie il cesso con la tazza, ché lo sciacquone porta via lacrime e piscio, solo che quando entra, sorpresa: dentro, seduto, “Comodo, comodo, stia comodo”, c’è un vecchio gay, ma garbato, che mostrandogli un pennarello gli dice: “Posso scrivere sul suo ombelico?”, e Mario lo lascia fare, e anche se gli scappano lacrime e pipì scopre la pancia, ma poco, e l’altro, col pennarello, dove c’è l’ombelico gli scrive, Ciao e grazie. Si salutano, poi.
“Io sono Mario”,
“Io sono gay”.
“Ciao”.
“Ciao”.
“Alla prossima”.
“Alla prossima”.

Dicevo poi che la Maria invece, che qui nel punto dove lo stivale è slacciato, si chiama solo Maria, canta ancora una canzone che fa: Mio fratello è figlio unico dimagrito declassato sottomesso disgregato e ti amo Mariù. Lo dice a se stessa, Maria. Dovrebbe forse dire: “Io sono figlia unica crepata coi capelli color melanzana le varici e le rughe che la crema Nivea da euri tre non ci fa mica i miracoli sopra e ti odio, Mariù”. Questo dovrebbe cantare. Ma poi, Maria, Mariù mette cinquantacentesimi nel buchetto del carrello e come la iena va a procacciare il cibo morto per i figli. Ma c’è poco da ridere anche per una iena.

E Giuliana si prova il vestito grigio perla, perlamadonna quanto cazzo costa, però l’ha comprato, ché al terzo matrimonio sembra brutto andare in bianco. E’ l’era, pensa Giuliana, delle famiglie extra large. Gli svedesi da mò che si sono allargati, però il tasso di suicidi in Svezia è altissimo perdio, Giuliana, che ti metti a pensare ora? Non leggi mai i giornali. Spòsati, intanto. Poi ridivorzi. Poi ti riallarghi. Poi ti suicidi pure tu, forse. Auguri!

Vedi, provo a parlare di Berlusconi adesso e mi viene in mente che ci
ha i capelli come il dottor Chierichini, che faceva il dentista davanti a casa mia. Era pazzo. E la moglie pur’essa. Lui si spalmava sulla testa, ogni mattina, un amalgama misterioso. Usciva per strada come sui mattoncini del lego. Tornato a casa, che fungeva, o fingeva fate voi, anche da studio, cavava i denti al pari di uno sciamano, con gli occhi fuori dalle orbite, e la moglie schizofrenica, dal buco della serratura, controllava se per caso qualche femmina avesse l’intenzione di baciarlo, infilandogli la lingua insanguinata in bocca. Non si è mai saputo che fine facessero i denti cavati. Io credo che la moglie li raccogliesse lesta per farsene una collana. Erano altri tempi. Forse era un Italia migliore? A me sembra di si. Chi andava in Vespa mangiava le mele; le mele erano già avvelenate ma facevano bene con la buccia inzuppate nel diserbo, e poi qualcuno che vinceva lo scudetto c’era sempre e morto un Papa ne abebamus subito un altro, e Pippo Baudo, il sabato sera, ci faceva tanto divertire, poi si andava a letto presto e le mogli non davano fastidio ai mariti e i mariti, sognando la Carrà, non si lasciavano dare fastidio ché l’indomani, domenica, prima si distribuiva l’Unità poi si andava al cinema, nell’Italia di allora, altrochecazzi, c’erano cinema che proiettavano due film al prezzo di uno, era già lunedì quando finiva il secondo, così non c’era il trauma del sabato del villaggio, che sarebbe poi domenica, e comunque, proprio bella bella non è mai stata l’Italia, diciamocelo, tre morti sul lavoro al giorno non tolgono nessun medico di torno, ambulanza, stop, condoglianze, stop, rammarico del padrone, incazzati che poi ti passa, c’è Sanremo, c’è Andreotti, e raccomanda tu che raccomando anch’io, però almeno, un attimo, diciamolo, dai, ferma tutti: ci-si-incazzava-ci-si, almeno-no?
Non per nulla il dentista Chierichini, che era pazzo, e la di lui moglie pure, furono sgozzati un giorno dalla donna di servizio, che era di origini francesi e conviveva con un pastore belga, ma allora nessuno disse “via gli stranieri dall’Italia”, “ce l’ho duro“, “ce l’ho così così”, cielo cielo manca, via via, vieni via con me, diciamolo, un po’ meglio era l’Italia dei fantastici anni fate voi fratelli, che dite? Sessanta? Settanta? Ottanta? La paura fa Novanta, basta, fermiamoci, a quando c’era chi vestiva alla marinara e chi con le pezze al culo, però si sperava, almeno, allora. Vedrai vedrai vedrai che cambierà… una cippa. Sì si sperava, sì era meglio, almeno un po’, forse, fate voi. Io, come vedete che ne so?, io, non faccio testo, e non so mica se è vera la storia che mi ha raccontato Mario, la storia siamo noi, quando?, non so, ecco. Quello che so è che Pippo Baudo non morirà mai e questa certezza, nella bufera, è per me fonte di una bizzarra consolazione. Forse.

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Responses

  1. finalmente arrivo per tempo:
    un pò discontinuo nello stile ma lirico
    anche per il crescendo finale.
    forse è adatto per un recitato, tipo monologo

  2. sarà che io del racconto ho un’idea restrittiva ma questa è una specie di giaculatoria. intelligente, per carità, ma non mi pare un racconto.

  3. appunto, non ha la struttura del racconto,
    forse può avere il suo perchè come monologo

  4. Mi è piaciuto nel crescendo. Un filo nostalgico come piace a me. Concordo con Bignardi: testo adatto ad un monologo.
    Mi aspettavo racconti di cronaca, storie umane e non, di questa Italia mediatica che a mio avviso ha perso di identità…
    E’ ancora presto, ma la partenza mi sembra un po’ “strana”.
    Buona notte
    Sgnapis

  5. Ci sono spunti interessanti, intuizioni lucidissime e qualche ovvietà.

  6. Scusate la mia incompetenza, ma non ci ho capito nulla.
    L’inzio surreale e piacevole scema in un turbinìo di frasi di cui onestamente non capisco l’attinenza con il tema.

  7. certo non ha la struttura del racconto, e ho come la vaga sensazione che queste due paia di mani se importino bellamente
    un ottimo parlato, originale con spunti surreali, non perde mai il ritmo: bello, molto bello.

  8. “Campionando” ciò che dice la gente verrebbe fuori un testo analogo. La capacità sta nell’assemblarlo e non è facile.
    A me sembra che nella denuncia o nella semplice costatazione stiamo avendo, proposta dopo proposta, una inarrestabile deriva verso la prevedibilità. Spero che arrivino altri occhi.

  9. d’accordo con eventounico

  10. gli autori non me ne vogliano, ma a me pare una sorta di ruota di pavone: uno sfoggio di frizzi e lazzi, di giochi di parole che, però non capisco dove vogliano andare a parare. tra l’altro non credo sia attinente al tema. si punta – forse con troppa insistenza – all’originalità. proprio per questo la mia impressione è che le quattro mani si siano concentrate di più sul riuscire a ottenere un colpo a effetto che sulla costruzione di una storia.
    sempre in my humble opinion, ovviamente.

  11. credo anch’io che la ricerca dell’originalità stia prendendo la mano, anzi le mani, a scapito del racconto.

  12. bella scrittura, ma senza racconto.
    è un bel pezzo. è adatto a tante cose ma non mi pare un racconto.

    mi sa che stavolta remo ci ha fregati :-)
    con ‘sta cosa del tema diventa più difficile scrivere. o no?
    o è il tema proposto che è tanto complesso e non si sa che argomento privilegiare, forse perché ci sarebbero tante cose da dire e non riusciamo a focalizzare bene?
    che ne pensano i quattromanisti della situazione?

  13. L’inizio non mi è piaciuto, sinceramente, ma per fortuna ha recuperato in concretezza proseguendo. C’è un po’ di virtuosismo, che male c’è?

  14. Non trovo alcuna differenza con la telefonata di prima, scritto con un altro stile, ma altrettanto inconcludente.
    Secondo me.

  15. Forse è il tema, troppa carne al fuoco, forse sono le 4 mani coatte, ma la sensazone che ho avuto leggendo gli ultimi due racconti è quella di un “buttarsi” a cavolo senza avere molto da dire. Ovviamente è il mio parere di lettrice e lascia il tempo che trova…
    lory

  16. sposo completamente il punto di vista di Lory

  17. Lory ha ragione secondo me.
    pensavo… e se invece di un pour pourri di tante cose, più o meno messe lì, si decidesse di prendere un argomento e approfondire quello? mica tutti gli autori scriveranno la stessa cosa, sarà poi, l’insieme di tutti i racconti pervenuti e raccolti a dare l’immagine dell’Italia di oggi.
    visione globale data da tanti punti di vista frammentari.

  18. Arieccomi. Intanto la mia classifichetta:
    1) Come corpo morto (per il momento the best)
    2) Ufficio reclami (criptico ma uno sforzo c’era, anche da parte degli autori)
    3) Racconto ‘mbriaco (ruota di pavone per far vedere che si sanno un sacco di cose, Ok, ma il troppo stroppia e diventa… banale)
    4) La telefonata (furbissimo escamotage per scrivere un racconto… senza scriverlo).

    Poi. Io il tema proposto da Remo lo adoro, pensavo che ne sarebbero scaturiti racconti bellissimi, l’elevazione letteraria della cronaca di tutti i giorni. Invece, fino ad ora, l’unico vero racconto è stato il primo *Come corpo morto* che ha affrontato il tema dei nuovi poveri. Ce ne sono migliaia di altri, di temi, di spunti, di suggestioni. Basta aprire il giornale, la tele, o forse semplicemente gli occhi invece di involversi in esercizi di stile. Io penso che questo concorso non miri a stabilire chi è il più bravo a giocare con le parole. Io penso che miri a RACCONTARE l’Italia di oggi. Magari mi sbaglio, ma io la penso così.

  19. non ci son più i dentisti di una volta, signoramia

    bella storia ma un po’ lunga: per lo stile sbindone secondo me si doveva scrivere secca.
    secondo me, neh.

  20. lo spessore è l’anima del racconto, anche quando non è racconto
    4mani, se ne avrà voglia, da queste 5000 battute potra scrivere 4 libri
    bello: originalità non è reato, come clandestinità

  21. concordo con eva carriego.
    la struttura del racconto si destruttura, s’impappina s’ingorga e si intasa di ovvietà, come l’italia di oggi.
    Il pezzo comunque doveva essere mooolto più ‘mbriago.

  22. E’ strano: lo trovo un po’ sulla linea de ” La telefonata “, ma ancora più scatenato.

  23. :( Sono arrivata al discorso su Berlusconi, poi non ce l’ho piu’ fatta.. mi spiace.. :( L’idea è buonissima (cosa c’e’ di piu’ diretto del pensiero stesso?) ma l’effetto è veramente pesante… Prometto che riprovo a leggerlo.

  24. Io sono d’accordo con chi ha detto che sembra, in questo nuovo quattromani, che gli autori trovino difficoltà ad affrontare il tema. Da parte mia a parte il primo racconto e l’ultimo, ma sopratutto il primo, tutti gli altri non sfiorano neanche la tematica. Francamente mi stupisce. Alla fine l’Italia di oggi è quella in cui viviamo quotidianamente. Un’Italia che è fatta di tante cose belle e brutte. Sembra quasi ci sia timore a prendere un aspetto e ad affrontarlo che poi non deve essere necessariamente drammatico! Mah sono curiosa di vedere cosa ci riservano il resto dei partecipanti!

  25. ….a me sembra un gran minestrone…
    Scritto bene, per carità, almeno per quello che mi intendo io.
    Però non mi soddisfa tutto ‘sto elenco di cose buttate lì, tanto per riempire lo spazio di cinquemila battute.
    Quanto alla (parziale, finora) classifica, concordo con Laura Costantini.

  26. MOGLIE, ma sei di una parzialità agghiacciante! Bene, SIGNORA… libererò il Bardo e ti aizzerò contro Figatellix! :-DDD

    Scherzi a parte: concordo sia con la Sgnapis che con Rossana. Con la Sgnapis perché ritrovo l’Italia di oggi solo nelle ultime due righe, con Rossana perché – per l’appunto – le ultime due righe stonano con il resto (benché narrato con delicatezza e sensibilità).

  27. oddio, scusate, il mio commento era destinato all’ultimo racconto! :DDDD sapete com’è… la vecchiaia… :DDD

  28. è bello, è l’italia di oggi brutta come quella di ieri, ma che nasconde tutta l’immondizia sotto il tappeto.

  29. Come ha scritto Laura, l’Italia di oggi offre una gran varietà di spunti (come quella di ieri, d’altronde) e i temi più sentiti, forse, sono “sempre quelli”, allora ci si butta sull’originalità nella scrittura. Talvolta riesce, talvolta no. Qui, secondo me, è venuto così e così. Poco pathos.

  30. ubriaco lo è di sicuro. realistico: è l’italia di oggi! solo se siamo ubriachi possiamo essere giustificati della follia generale in cui viviamo.
    la scrittura tuttavia non è così originale come vorrebbe/dovrebbe dato il tema: che esordisce come sur-realista e poi si trasforma in una litania grottesca, un po’ incerto a quale genere aderire.

  31. Un flusso di coscienza che si lascia leggere che è un piacere. Ma, come la precedente telefonata, lo vedo troppo aderente alla consegna per sembrare vero.

    Sulle discussioni sul cosa è e cosa è un racconto, glisso e passo avanti.

  32. – Gelmini mode on- 6 – Gelmini mode off –

  33. Stupenda metafora dell’Italia di oggi: ubriaca. Un dialogo in più nella seconda parte o nel finale avrebbe becckettianamente alleggerito. Tra i migliori.

  34. Cogliere l’Italia di oggi è difficilissimo, come per un pesce descrivere l’oceano in cui nuota…
    Il racconto è virtuosistico, un monologo come quello di Cechov sul fumo…
    Un po’ confusionario, ‘mbriago, ma sperimentare non è reato.


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