Pubblicato da: remo | 9 luglio 2009

aquattromani: 3

LA TELEFONATA

– Uffa, non mi viene uno straccio di idea. Dell’Italia di oggi, dice. Dovremmo saperne qualcosa, no?
– Ci sarebbe da metterci di tutto, dalla politica al lavoro nero, ai barconi che vomitano persone a Lampedusa come se fossero pesci andati a male, alle badanti rumene e polacche, alla prostituzione di ogni colore. Ma che ne sappiamo veramente di queste cose, tranne quello che ci arriva dai giornali, dalla televisione e da qualche sporadica conoscenza di riporto?
– Va bene, la carne al fuoco è molta, forse troppa, ma di buono cosa c’è? La libertà d’informazione no. Ci dicono quello che vogliono e poi dobbiamo immaginare più verità possibili.
– I canali televisivi sono di parte, questo ormai l’abbiamo capito. Ognuno tira l’acqua al suo mulino. Forse potremmo capire qualcosa quando litigano, agli uomini la verità scappa sempre appena gli vengono i nervi.
– Si dice In vino veritas, se mi consenti, traduco in latino maccheronico, tanto al mondo, ormai, è tutto maccheronico: In nervis stat veritas, ti piace?
– Non solo gli uomini, se permetti, si infuriano in diretta televisiva e tutti sparano le rispettive pecche senza riflettere che accusando si accusano.
– Però io continuo a non avere le idee chiare, gli argomenti possibili sono davvero troppi. Che mi dici della condizione femminile?
– Paleolitica, ecco. E devo dirlo a mio svantaggio. Anche se il maschio non trascina più la femmina per i capelli come nelle barzellette tradizionali, siamo ancora lontani secoli da una vera parità.
– Ieri mi è venuta a trovare un’amica e ha pianto, parlava di violenza psicologica del marito.
– Per fortuna tu questo problema non lo hai…
– Già, però questo non è un problema dell’Italia di oggi, è una storia di sempre e del resto non si può generalizzare.
– E chi generalizza? ci sono sempre le eccezioni che confermano la regola, ah, ah, ah.
– Tutto vero. Intanto io sono ancora senza idee per questo racconto a quattro mani.
– E pure io. Ma mica ce l’ha ordinato il medico di partecipare, se non ci va ci cancelliamo e amen.
– Certo che possiamo, però, prima di arrivare a tanto, mi piacerebbe proprio mettere in piedi un bel racconto, di quelli che fanno magari “audience”, tanto per restare in tema.
– Uhm, a me pare che in fondo potremmo anche rimaneggiare quel tuo racconto sul caporeparto e farlo passare per nuovo, in fin dei conti è attuale anche il tema.
– Ma no, dai, è meglio rinunciare. L’argomento va troppo nel particolare.
– Forse hai ragione tu. Vabbé, allora glielo scrivi tu a Remo che ci ritiriamo, per mancanza di idee?
– Senti, che ne diresti di raccontare di quel mio amico che si fa crescere la barba lunghissima per sembrare un islamico?
– Ma a chi vuoi che importi?
– A nessuno. Allora senti queste: i vecchi abbandonati dalla famiglia all’ospizio e i cani scaricati sull’autostrada o comunque sulla strada per farsi la vacanza in pace.
– In pace dici? Ma non senza rimorsi. Quand’ero piccola ho letto sul sussidiario la storia di quel nonno trascurato a cui cade la tazza della colazione e si rompe, allora il nipotino tenta di aggiustarla e, quando il papà gli chiede cosa faccia, risponde: “Voglio riparare la tazza per darla a te quando sarai vecchio”. Altro che Italia di oggi, questa è storia antica e gli animali sono stati sempre abbandonati, però la fissazione della vacanza a tutti i costi per fare crepare d’invidia amici e nemici con le cartoline spedite dall’Egitto o dall’isola esotica, questa sì, potrebbe essere un’idea, tu che hai attraversato il Sahara a dorso di cammello…
– Sì, sì, prendimi in giro. Piuttosto, secondo te il razzismo è veramente superato o cova sotto sotto per riesplodere a luogo e momenti opportuni? Guarda la violenza negli stadi, vanno lì a divertirsi e si ammazzano come niente, ciao mamma, ciao papà, e il figlio non torna mai più .
– Io dico sempre: poveri genitori. E che mi dici delle stragi del sabato sera, di ritorno dalle discoteche? E’ un argomento troppo triste, vedo le famiglie straziate. Ormai è un’abitudine planetaria, come se ci fosse un orgoglio a chi resiste di più al sonno, alle pasticche, ad agitarsi ballando e facendo gli scemi. Intanto i genitori aspettano e sperano senza essere capaci di frenare i figli.
– Potremmo continuare all’infinito, questa è la verità, ma non abbiamo risolto il nostro problema, che ci mettiamo in questo racconto a quattro mani?
– Ho una certa confusione in testa, non mi viene un briciolo d’ispirazione,
– Aspetta, io ho bisogno della tinta, perché non mi accompagni dalla parrucchiera? Lì sì che se ne sentono di storie! Così mentre io mi faccio sistemare la chioma tu aguzzi l’udito e prendi appunti.
– Questa mi sembra proprio buona, anche io dal barbiere ne sento delle belle. L’ultima era di un vecchio che per sposare la badante ha divorziato dalla moglie ottantenne.
– Certo che ormai non ci si meraviglia più di niente!
– Infatti, pensa che la badante ha solo ventisette anni.
– Cose da pazzi!
– Allora cosa gli scriviamo a Remo per dirgli che rinunciamo?
– La verità, che non abbiamo trovato un’idea decente, ecco.

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Responses

  1. Ummm non mi viene altro.
    Sgnapis

  2. il racconto di come si potrebbe fare un racconto…è un racconto? magari sì, ma questo (per me) è un po’ deboluccio

  3. carinissimo, scorre via come una ciciarata tra amiche.

  4. …..mi ricorda tanto un “racconto” che seguì quello che scrissi io in un certo “Domino”….. (dejà vu?!?!)
    Mah, tanti argomenti snocciolati e reali, sottoforma di conversazione…
    Non è male, è scorrevole. Però non mi ha “appagata”. Ma neppure disturbata più di tanto.

  5. Sono un po’ perplessa: mi pare lo snocciolamento senza nerbo – una sorta di pretesto in forma di dialogo – di tutta una serie di mali che affliggono l’Italia. Non è proprio nelle mie corde, ma naturalmente è solo la mia opinione.

  6. Non si capisce se il serrato susseguirsi di battute sia riferito ad un dialogo o ad una riflessione.
    Però mi pare di cogliere il nucleo centrale della discussione: gli argomenti sull’Italia sarebbero molti, ma nessuno – e a nessun livello – riesce ad affrontarli, in maniera costruttiva poichè impegnato in comode critiche.
    D’altro canto un esame rischierebbe di cadere nel più banale qualunquismo.

    Lo lettura è veloce e l’idea è originale.

    Questa la personalissima quanto scalcinata idea di un pessimo scrittore ma che legge avidamente tutto ciò che passa sotto i suoi occhi per nutrire la propria mente.

  7. Mmh…non mi è piaciuto e non per un fatto di forma, di come sia stato strutturato il dialogo ecc. piuttosto perchè mette in fila una serie di pensieri un po’ troppo retorici sull’Italia. Insomma prendiamo, a titolo di esempio, la prostituzione. E’ un problema solo nostro? Non credo. Forse sarebbe stato meglio scegliere un argomento preciso dell’Italia di oggi e affrontarlo nella stessa modalità ma con maggior spessore e presa.

  8. eh…
    non proprio un racconto ma una raccolta di idee.

  9. come panoramica sui mali di oggi, simpatica l’idea di raccontare la difficoltà di raccontare, anche se non proprio nuova.

  10. Bene, visto che questa è la seconda edizione di Raccontiaquattromani, riesumo una mia personalissima ossessione della prima edizione: la classifica. E dico:
    1) A corpo morto (per il momento the best)
    2) Ufficio reclami (criptico ma uno sforzo c’era, anche da parte degli autori)
    3) La telefonata (furbissimo escamotage per scrivere un racconto… senza scriverlo).

  11. E brava Laura che già si lancia nelle classifiche. Correggo: il primo racconto si intitola “come corpo morto” e suppongo sia (per i tuffi e la caduta nell’abisso) un riferimento a “e caddi come corpo morto cade” della Divina Commedia.

  12. […] a vedere articolo:  aquattromani: 3 posted under Mediaset, News, Persone, Rai, Sky, Soubrette, […]

  13. Scusate… non vorrei fare la scassaminchia (pure se è una cosa che ammetto mi riesce particolarmente bene, non vogliatemene) ma ci sono barconi che riscono a “vomitare persone a Ustica”? Mi suona strano, già che arrivano mezzi affondati a Lampedusa, ce ne sono che riescono a fare il periplo della Sicilia eludendo la guardia costiera e l’occhi vigile di Maroni…?

  14. ….si sarà fatta confusione con il disastro aereo…
    (quanto a scassamaroni non sto male neppure io….)….

    Insomma….Lampedusa, Ustica…..sempre da quelle parti stanno, no?

  15. sono nuovo, sono in ritardo e recupero il tempo perduto:
    La telefonata: va bene scherzare scrivendo di quanto non si riesca scrivere, ma un racconto (ammesso che lo sia) solo di dialoghi è difficile da scrivere! i dialoghi devono essere credibili! qui (anche ammesso che uno dei due abbia la “summer-card” della vodaphone) lo sono?
    Come corpo morto: bello e amaro il tema e belli certi richiami già citati da altri; nello stile scarno e quotidiano della I^ persona stonano certi termini (ologramma, serpi di medusa)
    Ufficio reclami: confermo criptico, idea buona, citazione Kafka azzeccata, ma a leggerlo che fatica!

  16. scassaminchia per scassaminchia, ustica e lampedusa non stanno proprio dalle stesse parti… :)
    (a meno che per “persone vomitate” non ci si riferisse a frotte di turisti)

    in generale, comunque il tema è ostico e non aiuta, va detto.

  17. il tema è sicuramente ostico, ma una “gaffe” così alla quarta riga, in un certo senso mina la credibilità del resto, e il lettore ha la sensazione di leggere qualcosa fatto perché s aveva da fare, ma senza emozione o partecipazione.

    (mo mandatemi pure… io vado eh)

  18. sonia concordo con quanto dici tu.
    il riferimento all’ostico era in generale, dati questi primi racconti letti.

  19. Sì, difficilissimo farsi capire semplicemente attraverso un dialogo, io però penso che sotto ci sia qualche altra cosa: i due personaggi di questo racconto manifestano la propria incapacità di entrare realmente nel sociale dell’Italia odierna perché fanno come quella donna la quale, davanti all’armadio pieno, guarda e dice: . E’ questa l’impressione che mi rimane: l’incapacità di guardare vedendo realmente e la mancanza della compassione o della compartecipazione.

  20. @ e.l.e.n.a.: la mia era una frase sarcastica e provocatoria… :-)))
    Ovviamente, non stanno proprio dalle stesse parti.
    Ma dici che lo sappiano proprio tutti tutti? (soprattutto chi non vive da quelle parti?)…. ;-)

    p.s.: giacché “ci mandano”, almeno andiamo in gruppo…. :-D

  21. Credo che il lapsus Ustica &/o dintorni sia voluto.
    Gli autori hanno voluto porre l’accento sulla scarsità di informazioni e di approfondimenti che da sempre affligge (molti di noi), non a caso subito dopo si parla di “sporadiche conoscenze di riporto”. E di conseguenza sulla facilità nel’elencare – quasi a pappagallo – le piaghe di ogni tempo e di ogni luogo.

  22. Tu dici Mario?
    è probabile… mam, pensandoci bene, il problema dell’immigrazione e degli sbarchi di Lampedusa non può essere citato come “conoscenze da riporto”, perchè i giornali e la tv lo sbattono generalmente in tv quotidianamente, specialmente in certi periodi dell’anno(basti vedere sotto elezioni), e indipendentemente dal come se ne parli, ne parlano davvero molto.
    quindi non si può parlare di scarsità di informazione, non almeno in questo caso.
    Più che disinformazione mi fa pensare che il personaggio che parla al telefono sia disinformato e superficiale.
    scusami se mi sono “puntata” su questa cosa ma è un anno buono che sto leggendo e studiando sul tema.

    (Paola, via in pulmino? :) )

  23. Incongruenze ed eventuali errori che riscontreremo in futuro: dico di correggerli anche subito con l’aiuto dei commenti e il consenso degli autori (tramite mail, su raccontiaquattromani@gmail.com).
    il tutto in funzione dell’ebook finale.

  24. Casualmente mi sono accorta che, nel mio precedente commento, è stato saltato un rigo di discorso diretto: parlavo della donna che, davanti all’armadio pieno, sostiene di non avere niente da mettersi. E’ questa la sensazione che mi rimane dopo la lettura del racconto, una incapacità di entrare nel dolore degli altri ( quindi anche nella gioia ) per una fondamentale mancanza di interesse, questi due guardano e non vedono. Sì, l’errore si può correggere, anche se penso sia stato voluto sottilmente, per evidenziare la superficialità dei due personaggi.

  25. Sì, è il riassunto di un’Italia marcata stretta, i cui i mali, alla fin fine, si mescolano, non c’è via di scampo…quasi quasi mi faccio uno…? :-)
    Infatti lei va dal parrucchiere, lui dal barbiere e qui aggiungeranno altra carne al fuoco, altre mezze verità, altra sciatteria dell’informazione, che fa in modo che ognuno tiri l’acqua al suo mulino, quando il problema è che lì, farina, non ce n’è quasi più.
    Non ha la struttura classica del racconto, ma l’Italietta da teatrino…c’è tutta!!!
    Proprio tutta.

  26. Non tutti studiano – per svariate ragioni – lo specifico tema dell’immigrazione, sebbene sarebbe una cosa lodevole.
    Come sosteneva Paola, chi abita lontano da quelle zone potrebbe fare confusione e, complice la leggerezza ed il disinteresse con cui spesso si accolgono le notizie dai media, elaborerebbe le relative notizie con altrettanta banale superficialità.

  27. l’idea è simpatica, ma la gente non parla così.

  28. nella mia opinione, si tratta del classico raccontino ammiccante nei confronti di chi legge: ne cerca la complicità, sembra captarne la benevolenza

    francamente fastidioso

  29. @ sonia: è fuori dalla porta con il motore acceso…. Pronta? :-)))

  30. Banale.

  31. scusate tutti: ma quando parlate del più e del meno parlate politicamente corretto e in punta di forchetta? questi sono discorsi da pianerottolo, embé? magari il genere signoramia fosse scomparso dalla faccia della terra, o meglio, dalla faccia dell’italietta: purtroppo non è così e raccontare metaletterariamente e sciattamente la chiacchiera è un’operazione lecita quanto un’altra.
    qui, come altrove, se le storie non sono dure o funamboliche o metaforico-allegoriche che le capisce giusto – forse – chi le scrive, non s’è contenti. non posso dire di trovare il racconto stratosferico, ma nemmeno meritevole di certe valutazioni stronk.

  32. – Gelmini mode on- 6 – Gelmini mode off –

  33. Mi sta bene il signoramia, però il linguaggio è un poco impacciato e contorto per voler essere “in presa diretta”..
    Concordo sulla difficoltà di mettere a fuoco…
    Dario, GELMINI MODE ON- 6 -GELMINI MODE OFF –
    WHAT DOES IT MEAN?

  34. Maria Lucia, mi adeguo alle direttive del mio datore di lavoro :-)

  35. Si legge bene e nell’immediato può funzionare, ma in un’antologia?


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